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Trump torna a Davos e scuote il Forum: tensioni su Ucraina, Gaza e Groenlandia

Il ritorno di Donald Trump a Davos agita il Forum economico mondiale. In agenda Ucraina, Gaza e Groenlandia, con l’Europa e la Nato sotto pressione.

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Manca poco all’arrivo di Donald Trump a Davos, sede del World Economic Forum. Non si tratta di un debutto, ma di un ritorno che assume contorni nuovi: il Trump “2.0”, rafforzato dal consenso elettorale, arriva con l’obiettivo dichiarato di mettere in discussione gli equilibri del vecchio mondo multilaterale, provocando già prima del suo arrivo tensioni e incertezze tra Unione europea, Nato e alleati occidentali.

Agenda e “special address”

La presenza del presidente statunitense è prevista tra il 21 e il 22 gennaio. Mercoledì è in programma uno special address, mentre giovedì Trump dovrebbe presiedere la prima convocazione del neocostituito Board of Peace, il Comitato per la pacificazione di Gaza. La ricostruzione dell’enclave palestinese, insieme ai dossier Ucraina e Groenlandia, rappresenta uno dei principali nodi geopolitici che i leader presenti cercheranno di affrontare.

L’Europa tra dialogo e paletti

Tra i protagonisti europei attesi a Davos figurano la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron. L’obiettivo è favorire un confronto pacificatore con Washington, ma anche fissare alcuni limiti all’approccio trumpiano, soprattutto sui temi della sicurezza e del commercio.

Il nodo ucraino

L’Ucraina resta uno dei punti più sensibili. Il presidente Volodymyr Zelensky arriva a Davos con l’intenzione di ottenere impegni concreti sulle garanzie di sicurezza da parte dei “volenterosi”, della Nato e della nuova amministrazione americana. Tuttavia, la sua presenza si intreccia con indiscrezioni su un possibile arrivo di Kirill Dmitriev, consigliere del Cremlino e negoziatore con Washington, ipotesi che avrebbe un forte valore simbolico dato l’assenza di alti diplomatici russi dal Forum negli ultimi anni.

La questione Groenlandia

Sul tavolo dei colloqui, anche in incontri riservati fuori dal perimetro ufficiale del Wef, è emersa con forza la crisi della Groenlandia. Trump ha più volte evocato l’ipotesi di un’annessione, sottraendola alla Danimarca e all’Unione europea, prospettando anche nuovi dazi. Una linea che ha spinto Copenaghen ad annullare la propria partecipazione al Forum e ad annunciare il rafforzamento delle truppe sull’isola.

Gaza e le incognite diplomatiche

Il presidente Usa intende inoltre sfruttare il palcoscenico di Davos per lanciare formalmente il Consiglio per Gaza, con figure di primo piano come Jared Kushner e Steven Witkoff. Sullo sfondo, però, pesano le indiscrezioni su possibili presenze eccellenti, come quelle di Vladimir Putin, Alexander Lukashenko e del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che avrebbero già sollevato perplessità, in particolare da parte della Francia.

Un Forum ad alta tensione

Tra escalation verbali, dossier geopolitici irrisolti e un’Europa chiamata a mantenere compattezza, Davos si prepara a essere il primo grande banco di prova internazionale del nuovo corso trumpiano. Un contesto in cui anche il ruolo della NATO, guidata dal segretario generale Mark Rutte, sarà centrale nel tentativo di disinnescare tensioni che rischiano di deflagrare proprio sulle nevi svizzere.

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Ucraina, Zakharova: “Ogni passo verso la soluzione del conflitto è importante”

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova afferma che ogni passo verso la risoluzione del conflitto ucraino è di grande importanza.

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Tutti gli sforzi che possano contribuire alla risoluzione del conflitto in Ucraina sono considerati di grande importanza da Mosca.

A dichiararlo è stata Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, commentando i negoziati trilaterali in corso a Ginevra.

Il riferimento ai colloqui trilaterali

Zakharova, intervenendo alla radio Sputnik, ha affermato che qualsiasi passo capace di guidare il processo verso una soluzione della crisi rappresenta un elemento rilevante.

Le dichiarazioni arrivano nel contesto degli sforzi diplomatici internazionali volti a favorire un’intesa tra le parti coinvolte nel conflitto.

Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle posizioni negoziali o su eventuali sviluppi concreti dei colloqui.

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Perù, destituito il presidente ad interim José Jerí: nuova crisi politica a pochi mesi dal voto

Il Parlamento del Perù destituisce il presidente ad interim José Jerí per presunto traffico di influenze. Nuova fase di instabilità politica a Lima.

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Il Parlamento del Perù ha destituito il presidente ad interim José Jerí al termine di un procedimento di impeachment per presunto traffico di influenze e presunte assunzioni irregolari.

La mozione di censura, presentata dall’opposizione, è stata approvata con 75 voti favorevoli, 24 contrari e tre astensioni. L’assemblea ha quindi dichiarato vacante l’incarico di Capo dello Stato in attesa dell’elezione di un nuovo presidente del Parlamento che assuma anche la guida della Repubblica.

Il meccanismo istituzionale e il ruolo del Parlamento

Jerí esercitava la presidenza ad interim in quanto presidente del Congresso, subentrato dopo la destituzione di Dina Boluarte nell’ottobre 2025.

Con l’approvazione della mozione, Jerí è stato rimosso dalla carica parlamentare, perdendo automaticamente la facoltà di esercitare la funzione presidenziale.

Poco prima del voto aveva respinto ogni accusa, minimizzando il cosiddetto “chifagate”, lo scandalo legato a presunti incontri riservati con imprenditori cinesi, definendolo un errore formale.

Verso un nuovo presidente ad interim

La votazione per eleggere il nuovo presidente del Parlamento è stata convocata per domani. L’attuale vicepresidente del Congresso, Fernando Rospigliosi, aveva già annunciato che non avrebbe assunto la presidenza in caso di approvazione della mozione.

Il Paese si trova così a vivere l’ennesima transizione politica, con otto presidenti succedutisi negli ultimi dieci anni.

Elezioni imminenti e clima di instabilità

La nuova guida ad interim sarà chiamata a traghettare il Perù fino a luglio 2026, quando entrerà in carica il presidente che verrà eletto nelle consultazioni generali previste ad aprile.

Nonostante la crisi istituzionale, diversi analisti locali ritengono improbabile una stagione di proteste violente come quella seguita alla destituzione di Pedro Castillo nel dicembre 2022, quando le manifestazioni furono represse con un bilancio di oltre 70 vittime.

La situazione resta tuttavia delicata, in un contesto segnato da instabilità politica ricorrente e forte polarizzazione interna.

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Uomo armato vicino al Campidoglio, arrestato 18enne con fucile carico

Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato vicino al Campidoglio degli Stati Uniti. Crescono le minacce contro i membri del Congresso.

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Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato a un isolato dal Campidoglio degli Stati Uniti dopo essere sceso dalla propria auto e aver iniziato a correre verso l’edificio.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il giovane è stato immediatamente affrontato dagli agenti della United States Capitol Police, che gli hanno intimato di gettare l’arma. Il sospettato avrebbe obbedito, si sarebbe sdraiato a terra ed è stato preso in custodia senza che venissero esplosi colpi.

Fucile carico e equipaggiamento tattico

Il capo della polizia del Capitol, Michael Sullivan, ha spiegato in conferenza stampa che il fucile era carico e che il giovane indossava un giubbotto tattico e guanti tattici. Aveva inoltre con sé ulteriori munizioni.

All’interno dell’auto sarebbero stati trovati un casco in kevlar e una maschera antigas. Le autorità non hanno reso nota l’identità del sospettato.

Minacce in aumento contro il Congresso

L’episodio si inserisce in un contesto di crescente allarme per la sicurezza dei membri del Congresso. Secondo i dati forniti dalla polizia del Capitol, lo scorso anno sono stati aperti quasi 15.000 casi di valutazione delle minacce, con un incremento di circa il 60% rispetto ai 9.474 casi registrati nel 2024.

Le indagini sono in corso per chiarire le intenzioni del giovane e verificare eventuali collegamenti o motivazioni.

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