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Esteri

Trump svela il “Discombobulator”, presunta “arma segreta” nel raid che ha portato alla cattura di Maduro

Donald Trump racconta in un’intervista al New York Post l’uso di una presunta arma segreta chiamata “Discombobulator” nel raid Usa che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, affermando che avrebbe neutralizzato le difese nemiche.

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Il Donald Trump ha dichiarato al New York Post di aver utilizzato una nuova arma segreta, da lui soprannominata “Discombobulator”, durante l’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro a Caracas. Secondo Trump, il dispositivo sarebbe stato fondamentale per neutralizzare le attrezzature difensive venezuelane, impedendo il lancio di missili e razzi mentre gli elicotteri americani entravano nella capitale per arrestare Maduro e sua moglie, Cilia Flores.

Una tecnologia di cui non si può parlare

Trump ha descritto il Discombobulator come un’arma di cui “non è permesso parlare” e non ha fornito dettagli tecnici, affermando soltanto che il suo impiego avrebbe reso inutilizzabili i sistemi di difesa nemici al momento dell’operazione. Secondo quanto riportato, le forze venezuelane avrebbero premuto i pulsanti dei loro sistemi antiaerei senza che questi rispondessero, mentre i soldati statunitensi avrebbero potuto procedere senza perdere vite americane.

Racconti dal terreno e voci non confermate

Alcuni resoconti citati nei media suggeriscono che la presunta arma potrebbe aver disattivato i radar nemici e altri sistemi di difesa elettronica, permettendo ai mezzi statunitensi di sorvolare la zona senza contrasto efficace. Testimonianze non verificate raccolte sui social e dai media americani descrivono malesseri fisici tra alcuni membri delle forze di difesa venezuelane, ma non esistono conferme ufficiali né dettagli sulla natura esatta della tecnologia impiegata.

Contesto dell’operazione

L’operazione, condotta il 3 gennaio, ha portato alla cattura di Maduro e Flores nell’ambito di accuse federali statunitensi per narcotraffico e possesso di armi. Maduro è stato trasferito negli Stati Uniti e attende processo, mentre in Venezuela ha assunto la carica di presidente ad interim l’ex vicepresidente Delcy Rodríguez.

Reazioni e dubbi

La rivelazione di Trump sull’uso del Discombobulator ha suscitato scalpore, ma restano molte domande aperte sulla reale esistenza e funzionamento di un’arma di questo tipo. Al momento non esistono conferme ufficiali dal Pentagono o da altre agenzie governative statunitensi sui dettagli tecnici o sull’efficacia di tale dispositivo, né è chiaro se si tratti di un’interpretazione mediatica delle tecnologie già note nel campo delle armi a energia diretta. Fonti e testimonianze diffuse online vanno dunque trattate con cautela, in assenza di verifiche indipendenti.

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Ucraina, Zakharova: “Ogni passo verso la soluzione del conflitto è importante”

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova afferma che ogni passo verso la risoluzione del conflitto ucraino è di grande importanza.

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Tutti gli sforzi che possano contribuire alla risoluzione del conflitto in Ucraina sono considerati di grande importanza da Mosca.

A dichiararlo è stata Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, commentando i negoziati trilaterali in corso a Ginevra.

Il riferimento ai colloqui trilaterali

Zakharova, intervenendo alla radio Sputnik, ha affermato che qualsiasi passo capace di guidare il processo verso una soluzione della crisi rappresenta un elemento rilevante.

Le dichiarazioni arrivano nel contesto degli sforzi diplomatici internazionali volti a favorire un’intesa tra le parti coinvolte nel conflitto.

Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle posizioni negoziali o su eventuali sviluppi concreti dei colloqui.

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Esteri

Perù, destituito il presidente ad interim José Jerí: nuova crisi politica a pochi mesi dal voto

Il Parlamento del Perù destituisce il presidente ad interim José Jerí per presunto traffico di influenze. Nuova fase di instabilità politica a Lima.

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Il Parlamento del Perù ha destituito il presidente ad interim José Jerí al termine di un procedimento di impeachment per presunto traffico di influenze e presunte assunzioni irregolari.

La mozione di censura, presentata dall’opposizione, è stata approvata con 75 voti favorevoli, 24 contrari e tre astensioni. L’assemblea ha quindi dichiarato vacante l’incarico di Capo dello Stato in attesa dell’elezione di un nuovo presidente del Parlamento che assuma anche la guida della Repubblica.

Il meccanismo istituzionale e il ruolo del Parlamento

Jerí esercitava la presidenza ad interim in quanto presidente del Congresso, subentrato dopo la destituzione di Dina Boluarte nell’ottobre 2025.

Con l’approvazione della mozione, Jerí è stato rimosso dalla carica parlamentare, perdendo automaticamente la facoltà di esercitare la funzione presidenziale.

Poco prima del voto aveva respinto ogni accusa, minimizzando il cosiddetto “chifagate”, lo scandalo legato a presunti incontri riservati con imprenditori cinesi, definendolo un errore formale.

Verso un nuovo presidente ad interim

La votazione per eleggere il nuovo presidente del Parlamento è stata convocata per domani. L’attuale vicepresidente del Congresso, Fernando Rospigliosi, aveva già annunciato che non avrebbe assunto la presidenza in caso di approvazione della mozione.

Il Paese si trova così a vivere l’ennesima transizione politica, con otto presidenti succedutisi negli ultimi dieci anni.

Elezioni imminenti e clima di instabilità

La nuova guida ad interim sarà chiamata a traghettare il Perù fino a luglio 2026, quando entrerà in carica il presidente che verrà eletto nelle consultazioni generali previste ad aprile.

Nonostante la crisi istituzionale, diversi analisti locali ritengono improbabile una stagione di proteste violente come quella seguita alla destituzione di Pedro Castillo nel dicembre 2022, quando le manifestazioni furono represse con un bilancio di oltre 70 vittime.

La situazione resta tuttavia delicata, in un contesto segnato da instabilità politica ricorrente e forte polarizzazione interna.

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Uomo armato vicino al Campidoglio, arrestato 18enne con fucile carico

Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato vicino al Campidoglio degli Stati Uniti. Crescono le minacce contro i membri del Congresso.

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Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato a un isolato dal Campidoglio degli Stati Uniti dopo essere sceso dalla propria auto e aver iniziato a correre verso l’edificio.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il giovane è stato immediatamente affrontato dagli agenti della United States Capitol Police, che gli hanno intimato di gettare l’arma. Il sospettato avrebbe obbedito, si sarebbe sdraiato a terra ed è stato preso in custodia senza che venissero esplosi colpi.

Fucile carico e equipaggiamento tattico

Il capo della polizia del Capitol, Michael Sullivan, ha spiegato in conferenza stampa che il fucile era carico e che il giovane indossava un giubbotto tattico e guanti tattici. Aveva inoltre con sé ulteriori munizioni.

All’interno dell’auto sarebbero stati trovati un casco in kevlar e una maschera antigas. Le autorità non hanno reso nota l’identità del sospettato.

Minacce in aumento contro il Congresso

L’episodio si inserisce in un contesto di crescente allarme per la sicurezza dei membri del Congresso. Secondo i dati forniti dalla polizia del Capitol, lo scorso anno sono stati aperti quasi 15.000 casi di valutazione delle minacce, con un incremento di circa il 60% rispetto ai 9.474 casi registrati nel 2024.

Le indagini sono in corso per chiarire le intenzioni del giovane e verificare eventuali collegamenti o motivazioni.

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