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Trump silenziato, Internet e lo spazio pubblico

Angelo Turco

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Il blocco definitivo degli account di Donald Trump da parte di Twitter dopo una sospensione temporanea di 12 ore fa discutere. Tanto più che questa decisione, riguardante in assoluto il primo utente al mondo della piattaforma, con 88 milioni di abbonati nel suo solo account privato, si accompagna a decisioni analoghe di altre piattaforme, da Facebook a You Tube, da Snapchat a Twitch: tutte quante volte a limitare l’uso dei social al Presidente degli Stati Uniti. 

Tutto ciò fa discutere, dunque, e con piena ragione.

Da una parte, i social media rivendicano in quanto imprese private la loro libertà di perseguire policies aziendali in ordine allo svolgimento del loro servizio. Quali che siano. Nel rispetto delle leggi vigenti, ma soprattutto tenendo conto degli orientamenti del mercato dell’informazione e della comunicazione.

Dall’altra parte, si sostiene che non si può limitare la libertà di parola e, in specie, porre il bavaglio all’esercizio dell’espressione politica. Sia pure di un personaggio come D. Trump, o di qualunque altra personalità più o meno simpatica o, all’opposto, screditata della scena interna o internazionale.

Se si discute, è perché c’è una parte di ragione in entrambe le posizioni. I social media devono poter svolgere le loro policies, all’interno di quadri normativi di tipo privatistico. E’ un principio regolatore fondamentale e irrinunciabile. Quel che tuttavia bisogna costruire sono esattamente quei quadri normativi, che oggi fanno acqua da molte parti. Mi sembra importante sottolineare due aspetti. Il primo ha a che fare con la circostanza che Internet è uno spazio pubblico, un’estensione della via in cui abito e della piazza in cui vado a passeggiare e del Parco in cui vado a correre. Senza soluzione di continuità: la distinzione tra spazio reale e spazio virtuale, già traballante da tempo, non regge più dopo l’esperienza pandemica nella quale siamo immersi. Lo spazio reale è strettamente intrecciato a quello virtuale: possiamo tranquillamente dire, anzi, che il primo funziona grazie al secondo, almeno nella stessa misura in cui il secondo funziona grazie al primo. Tenuto conto dei contenuti tecnologici, è chiaro che gli statuti giuridici devono in qualche modo essere equiparati.

Ora, parlare di spazio pubblico significa porre la questione dell’accesso, che dev’essere garantito a tutti, ogni restrizione dovendo essere espressamente regolamentata. E’ qui che interviene un problema delicatissimo, concernente specificatamente i social media. Aziende private, sì, il cui business ha a che fare con l’informazione e la comunicazione. Le quali, come per tutto il sistema mediale, devono godere di un grado elevato di libertà di creazione, di elaborazione e di circolazione: la mia pagina FaceBook, in questo senso, partecipa della stessa natura del New York Times.

Il focus si sposta dunque su: chi regola questa libertà di creazione ed elaborazione di informazioni, chi decide quando e come esse possono circolare, attivare circuiti di comunicazione e di dibattito pubblico?

La mia sensazione è che non possa essere lo Stato l’agente regolatore, non possano essere i pubblici poteri a definire i modi e i tempi e i contenuti informativi e comunicazionali dei media. Del resto, proprio le ultime vicende legate al Presidente americano ci dicono che non possono essere neppure le piattaforme ad esercitare un potere regolamentativo così delicato. Nell’uno e nell’altro caso, cioè nella fattispecie regolamentare statale come in quella aziendale, interviene ad un certo punto un elemento di arbitrio che, nel difendere gli interessi politici ed economici dei soggetti in causa, potrebbe ledere l’interesse superiore della libertà d’informazione e comunicazione e, di conseguenza, del libero accesso allo spazio pubblico di Internet.

Ho fatto prima menzione degli ultimi fatti americani. Trump è stato silenziato, afferma Twitter, per istigazione alla violenza. Si può essere anche d’accordo: l’istigazione alla violenza è certo un buon motivo. Peccato che ciò avvenga a 10 giorni dalla scadenza del mandato presidenziale. Quando l’uso dei social media che incita alla violenza da parte di Trump dura da 4 anni: si è reso manifesto sin dall’inizio del suo mandato, non è comparso alla fine. Una documentazione impressionante è fornita da https://www.vox.com/21506029/trump-violence-tweets-racist-hate-speech 

e da 

https://abcnews.go.com/Politics/blame-abc-news-finds-17-cases-invoking-trump/story?id=58912889

Del resto, non si tratta solo di istigazione alla violenza, dal momento che Twitter ha deciso di bloccare account di privati cittadini –pur legati alla politica- che pubblicano contenuti di QAnon, cioè negazionismi e complottismi di varia natura, non automaticamente violenti.

La quadratura di un cerchio non è mai facile, e questa è una delle più difficili. Eppure ci troviamo di fronte a un nodo cruciale per la configurazione della nuova geografia informazionale e comunicativa nella quale ci troviamo a vivere oggi e, sempre più, ci troveremo a vivere domani. 

Certo un’architettura regolamentativa va pensata e costruita, ma non può essere affidata all’etica mediale che abbiamo visto fin qui in azione: quando, cioè, una piattaforma decide in assoluta autonomia cosa fare e quando farlo, dando la spiegazione che vuole. Probabilmente occorre passare attraverso fasi diverse, che partano dall’istituzione di un Codice Etico che ciascuna azienda deve darsi –esplicito ed obbligatorio- in tutta autonomia, senza però che questo contravvenga i più generali principi di una “Carta dei diritti e dei doveri mediali” stabilita in via partecipata e consensuale da un’Agenzia internazionale. E’ quest’ultima, credo, che dovrebbe vegliare, in tutta indipendenza, sul loro rispetto e fungere altresì da Tribunale a cui i soggetti deputati, utenti e fornitori di servizi, possano ricorrere ove ravvisino comportamenti inappropriati, da qualunque parte provengano.         

Angelo Turco, africanista, è uno studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM.

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Procida Capitale della cultura, la gioia del sindaco di Ischia Ferrandino: opportunità per tutte le isole del Golfo 

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Dopo mesi di paralisi e depressione economica, le isole napoletane intravedono una luce in fondo al tunnel. È la nomina di Procida a Capitale italiana della cultura 2022, annunciata stamattina dal ministro per i beni culturali Dario Franceschini, un’occasione che può rappresentare un volano per l’economia di quegli splendidi territori a forte vocazione turistica. È anche per questo motivo che Enzo Ferrandino, sindaco del Comune di Ischia, accoglie con soddisfazione la notizia. “Gioiamo per questa importante affermazione conseguita dalla comunità procidana e siamo sicuri che potrà avere riverberi positivi anche per l’economia dell’isola di Ischia”. Ischia, con la sua enorme capacità ricettiva, si prepara così ad accogliere gli ingenti flussi turistici che saranno richiamati dalla nomina di Procida a capitale Italiana della cultura. 

Il sindaco di Ischia. Enzo Ferrandino

Sindaco Ferrandino, come commenta la nomina di Procida a Capitale italiana della cultura 2022?

Credo sia la vittoria di una comunità che ha saputo conservare la sua autenticità facendone un motivo di vanto, un vessillo da ostentare con orgoglio. È questo il messaggio che Procida lancia con questo successo: l’importanza di saper valorizzare le piccole comunità.

Ischia. Castello Aragonese

Quella di Procida è una vittoria anche per le altre isole napoletane, la sente come sua?

Assolutamente sì. Gioiamo di questa grande affermazione conseguita dalla comunità procidana. Con un post su Facebook mi sono complimentato col sindaco Dino Ambrosino, che ha creduto fortemente in questa iniziativa. Credo riuscirà a valorizzare la tradizione del territorio di Procida in modo efficace. Sono sicuro, inoltre, che questa successo potrà avere riverberi positivi anche per la nostra isola e in generale per tutta la Regione Campania. 

Imboccaturea del Porto di Ischia

Quale apporto sarà in grado di fornire Ischia a Procida Capitale della cultura?

Ischia è uno scrigno che custodisce tesori dal punto di vista storico e paesaggistico. Dal punto di vista turistico può offrire moltissimo, dal termalismo all’enogastronomia; completerà l’offerta procidana. Credo inoltre che, disponendo di tante strutture ricettive, Ischia potrà contribuire a garantire l’ospitalità degli ingenti flussi turistici. Da questo punto di vista noi sapremo farci trovare pronti. 

Quanto saranno importanti il dialogo e la collaborazione fra le due isole?

Credo saranno fondamentali. Con Dino abbiamo un rapporto di amicizia e stima personale, oltre che di apprezzamento del lavoro svolto dalle rispettive amministrazioni. In tante iniziative c’è coincidenza di vedute e di finalità, e sono sicuro che questo rapporto già saldo fra le nostre isole si fortificherà ulteriormente e sarà foriero di successi per tutti. 

Che momento è per Ischia dal punto di vista economico e sanitario?

Come tutte le località turistiche, oggi Ischia vive un momento severo, perché le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria mal si conciliano con le attività ordinarie dell’ospitalità. Il mio auspicio è che l’attività di vaccinazione proceda in maniera spedita, così da poter salvare la stagione 2021. L’emergenza sanitaria ad oggi è sotto controllo, l’isola fa registrare una percentuale di contagiati molto bassa, un positivo ogni 680 abitanti. Il nostro ospedale non ha al momento ricoverati Covid. Dobbiamo monitorare la situazione e vedere come evolve.

Crede che il 2022 potrà rappresentare l’anno della ripartenza per i territori a vocazione turistica?

Io spero in realtà che già il 2021 possa essere l’anno della ripresa, ma sicuramente il 2022 sarà contraddistinto da importanti flussi turistici per le nostre isole. Procida 2022 veicola un messaggio importante: la cultura può essere un’occasione per le comunità per crescere dal punto di vista economico. La cultura è sempre stata la colonna portante della nostra società e Procida sarà la  prova che con la cultura si può anche mangiare, a dispetto di quanto pensano in molti. 

Procida Capitale italiana della cultura per il 2022, il sindaco Ambrosino: premio ai piccoli comuni e occasione per le isole e i Campi Flegrei

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Procida Capitale italiana della cultura per il 2022, il sindaco Ambrosino: premio ai piccoli comuni e occasione per le isole e i Campi Flegrei

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Procida Capitale, parla il sindaco Ambrosino

Sarà Procida, la piccola isola del golfo di Napoli, la Capitale italiana della cultura per il 2022. Un’occasione importante per rilanciare l’economia nel segno del turismo e della cultura. “Con noi vince l’Italia minore, quella dei piccoli comuni dalle bellezze inesplorate che aspettano solo di essere scoperti e valorizzati”, ha commentato il sindaco di Procida Dino Ambrosino. “La cultura non isola” è il tema del dossier che ha conquistato la giuria del Mibact. “Durante tutti questi mesi in cui l’emergenza sanitaria ha separato le nostre comunità, la cultura ci ha tenuto uniti”, spiega il sindaco, che a Juorno ha delineato i tratti che caratterizzeranno Procida Capitale della cultura 2022: un turismo lento, a misura d’uomo, in grado di valorizzare il patrimonio dell’isola senza stravolgere la sua identità culturale. 

Ph. Enzo Rando/KONTROLAB

Sindaco, che cosa rappresenta questa vittoria per un’isola piccola come Procida?

Questa vittoria è dedicata ai “paesi dell’Italia minore”: il nostro è un Paese straordinario che include tanti piccoli comuni con enormi bellezze che aspettano solo di essere conosciuti e valorizzati. Procida non aveva il blasone di altre realtà, non tutti la conoscevano. Per questo nel corso del tempo abbiamo fatto tanto per promuoverla. Per la prima volta la giuria ha premiato un piccolo comune. Questa nomina rappresenta un’occasione importante per valorizzare l’isola e creare un volano economico per le realtà minori del nostro Paese. 

Procida Ph Roberta Basile / KONTROLAB

Desidera ringraziare qualcuno per questo successo?

Certo, dobbiamo ringraziare la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli, le scuole del territorio, la realtà dei Campi Flegrei con cui abbiamo presentato il progetto. Dietro questa nomina c’è stato un importante gioco di squadra, il lavoro sinergico di tante istituzioni e siamo davvero contenti di aver raggiunto questo traguardo.  

Ph. Enzo Rando/KONTROLAB

Come è nata l’idea di candidare Procida a Capitale della Cultura?

Un anno fa ragionavamo sulla necessità di orientare un turismo che a Procida stava crescendo di anno in anno. Era importante per noi valorizzare questi numeri senza compromettere l’identità culturale dell’isola. La candidatura è stato quindi uno strumento che ci ha permesso di ragionare insieme alla comunità su quale potesse essere il nostro futuro. La nostra idea è quella di un turismo lento, a misura d’uomo, che non stravolga le nostre caratteristiche. Da questa visione condivisa con la comunità è nato il progetto, che ha preso forma grazie al supporto di professionisti competenti. Siamo stati bravi a costruire un dossier competitivo e pieno di contenuti interessanti.

La processione dei Misteri del Venerdi Santo a Procida (ph. Mario Laporta)

Coniugare numeri importanti e tutela del patrimonio paesaggistico e culturale non sarà facile.

È vero, è la sfida più importante che ci attende. Dobbiamo essere attenti a tutelare un ecosistema che è comunque molto fragile; dobbiamo sfruttare questa nomina per recuperare quella parte del nostro patrimonio che è a rischio. Penso ai costoni che sono molto fragili e di cui ogni anno perdiamo un pezzettino, oppure penso alla valorizzazione di Palazzo D’Avalos, l’ex carcere. Sono strutture che non possiamo lasciare degradare.

La processione dei Misteri del Venerdi Santo a Procida (ph. Mario Laporta)

Su che cosa ha puntato il progetto premiato dalla giuria del Mibact? 

Il nostro progetto si fondava su un messaggio forte: “la cultura non isola”. Giocando sulle caratteristiche del nostro territorio, abbiamo voluto sottolineare che, soprattutto nell’epoca dell’emergenza coronavirus che ha separato fisicamente le nostre comunità, la cultura e l’identità ci hanno tenuto uniti. Credo che il nostro messaggio sia stato apprezzato dalla commissione che ha voluto premiarlo. 

La processione dei Misteri del Venerdi Santo a Procida
ph. Mario Laporta

Quali aspetti dell’isola saranno valorizzati?

Proporremo tanti eventi culturali e valorizzeremo un’idea di turismo lento, a misura d’uomo, cercando di non stravolgere i connotati dell’isola. Procida può rappresentare l’Italia che valorizza le sue ricchezze preservandole da impatti troppo violenti. Questa è la nostra sfida: sfruttare questa opportunità per creare occasioni economiche senza rinunciare alla nostra identità.

Isola di Procida PH MARIO LAPORTA

Quanto sarà importante lavorare in sinergia con le altre isole e il territorio campano limitrofo?

Noi siamo una rete di amministratori, fra le isole e i Campi Flegrei c’è una buona classe dirigente. Abbiamo compreso subito che questa opportunità deve valere per tutti e deve essere un’occasione per far conoscere le nostre ricchezze. L’isola a volte può sembrare lontana, tenuta a distanza dal mare. Al mare noi invece dobbiamo guardare come elemento di unione, perché questa è la storia di Procida: naviganti che hanno girato il mondo grazie al mare. Il mare non isola ma è un elemento attraverso il quale si creano legami importanti. 

Procida Capitale della cultura, la gioia del sindaco di Ischia Ferrandino: opportunità per tutte le isole del Golfo 

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Procida è la capitale italiana della cultura 2022

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Procida è la Capitale italiana della cultura per l’anno 2022. E’ stata proclamata da una giuria presieduta dal prof. Stefano Baia Curioni dopo l’esame dei 10 progetti presentati dalle citta’ che si sono candidate. La designazione si è svolta alla presenza del Ministro per i Beni e le Attivita’ Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini. Si erano proposte: Ancona, Bari, Cerveteri , L’Aquila , Pieve di Soligo (Treviso), Taranto, Trapani , Verbania Lago Maggiore e Volterra.

“E’ una enorme gioia che rappresenta credo un sentimento di tanti borghi italiani. Procida è la metafora di tante comunita’ che hanno riscoperto l’entusiasmo e l’orgoglio per i loro territori. Siamo onorati per questa straordinaria opportunita’ per una piccola isola”. Lo ha detto il sindaco di Procida, Raimondo Ambrosino, subito dopo aver ricevuto per la sua isola il titolo di Capitale italiana della Cultura per il 2022.

“Oggi è una giornata che dà un segnale di guardare al futuro. Nel 2022 il mondo e l’Italia sarà tornata alla normalità e certamente l’offerta culturale italiana e il turismo torneranno imponenti e fortissimi attraversando tutto il nostro territorio. Tra le finaliste ogni anno ci sono state grandi e piccole città. È la prima volta che vince una piccola. La competizione resta aperta nel futuro: si premia il progetto, non l’importanza, la bellezza o la storia della città. Viva Procida, perchè ci accompagni al meglio nel 2022” ha detto il ministro per i Beni culturali e il turismo Dario Franceschini, nella cerimonia on line in cui è stata proclamata Procida come Capitale italiana della cultura 2022. “E’ un anno molto complicato per il turismo e la cultura – ha ricordato – stanno attraversando un vero e proprio deserto. Stiamo cercando di sostenere tutte le attività culturali e le imprese turistiche: non è facile e continueremo a farlo finchè questa emergenza non sarà finita”. “E’ stata una competizione forte, con una commissione assolutamente impenetrabile e indipendente. E’ un dolore dover scegliere: si vede tutta la bellezza dell’Italia, la grandezza delle città grandi, delle piccole città, dei borghi, è un grande investimento che dobbiamo fare. Nel Recovery Plan ho proposto un grande investimento per l’Italia minore, per il turismo lento, i borghi, i cammini, le città d’arte: abbiamo una forza incredibile, una bellezza e una capacità di attrarre viaggiatori intelligenti e colti di tutto il mondo”, ha concluso Franceschini.

“Esprimiamo la nostra gioia e la grande soddisfazione per la scelta di Procida come Capitale italiana della Cultura 2022. L’isola di Procida e’ uno dei luoghi piu’ suggestivi e caratteristici della Campania per le bellezze ambientali, per la sua storia e le sue storie, per i suoi borghi e le sue spiagge. E’ un luogo assolutamente affascinante che sottolinea le molte bellezze della nostra terra”. Cosi’, in una nota, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. “Ha vinto un progetto bellissimo, di valorizzazione dell’isola e della Campania, a cui Regione e Comune hanno creduto. E’ un’occasione straordinaria di proiezione della nostra Regione sul piano internazionale sulla scia del grande successo delle Universiadi 2019 – sottolinea – Presenteremo nei prossimi giorni i contenuti del progetto”.

“Procida capitale italiana della cultura del 2022. Sono felicissimo come napoletano e come sindaco della Citta’ metropolitana. Abbiamo sostenuto questa candidatura che la nostra splendida isola merita. Complimenti ai procidani, insieme vinceremo questa sfida fantastica” scrive su twitter il sindaco di Napoli e della Città metropolitana, Luigi de Magistris.

 

 

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