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Esteri

Trump rilancia le accuse sulle elezioni del 2020 e punta il dito contro la Cina

Donald Trump torna a sostenere che le elezioni presidenziali del 2020 siano state condizionate da frodi e interferenze straniere. Nel discorso alla nazione accusa la Cina di avere acquisito i dati di 220 milioni di elettori, ma le affermazioni restano prive di prove capaci di dimostrare un’alterazione del voto.

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Sei anni dopo la sconfitta contro Joe Biden e dopo essere tornato alla Casa Bianca, Donald Trump rilancia le accuse di frode sulle elezioni presidenziali del 2020. In un discorso in prima serata, il presidente americano ha puntato il dito contro la Cina e altri Paesi stranieri, alimentando nuovamente i dubbi sull’integrità del sistema elettorale a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato.

Trump ha sostenuto che Pechino avrebbe acquisito illegalmente i dati personali di circa 220 milioni di elettori americani, definendo l’episodio la più grave violazione di dati elettorali della storia degli Stati Uniti. La Casa Bianca ha pubblicato documenti declassificati, ma dalle informazioni disponibili non emergono prove che tali dati siano stati utilizzati per modificare voti o risultati elettorali.

Le accuse sul voto del 2020

«Non possiamo permettere che un’altra elezione venga rubata», ha dichiarato Trump, tornando a sostenere che la vittoria di Biden nel 2020 sia stata ottenuta attraverso irregolarità.

Le accuse, tuttavia, non hanno trovato conferma nelle oltre sessanta azioni giudiziarie promosse dopo il voto, nei riconteggi, nelle verifiche condotte dagli Stati e nelle indagini del Dipartimento di Giustizia. Anche un rapporto dell’intelligence statunitense del 2021 concluse che nessun Paese straniero aveva alterato voti, conteggi o aspetti tecnici del processo elettorale.

La stessa documentazione citata dal presidente non dimostrerebbe che la Cina abbia cambiato l’esito delle elezioni. Parte dei dati indicati sarebbe inoltre composta da informazioni elettorali disponibili anche a partiti, società e operatori politici.

Pechino respinge le accuse

La Cina ha definito le dichiarazioni del presidente americano «pure invenzioni», negando qualsiasi interferenza nelle elezioni statunitensi.

Anche Mosca ha respinto le contestazioni. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha sostenuto che la Russia non avrebbe mai interferito negli affari interni di altri Paesi, chiedendo a sua volta che nessuno intervenga nelle questioni russe.

Le conclusioni dell’intelligence americana hanno però stabilito in passato che la Russia condusse operazioni d’influenza sulle elezioni statunitensi, pur senza alterare direttamente le schede o i conteggi.

Il nodo dei dati degli elettori

Secondo Trump, il possesso dei dati di milioni di cittadini avrebbe creato una minaccia senza precedenti alla sicurezza elettorale.

Gli esperti sottolineano tuttavia che entrare in possesso di informazioni personali non consente automaticamente di modificare le liste elettorali, accedere ai sistemi di voto o cambiare il risultato di un’elezione.

David Becker, direttore del Center for Election Innovation & Research, ha osservato che il discorso non avrebbe presentato elementi nuovi capaci di mettere in discussione il voto del 2020.

L’attacco dei democratici

Il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ha definito l’intervento un tentativo di condizionare preventivamente le elezioni di metà mandato, prima ancora dell’apertura dei seggi.

Trump ha sollecitato il Congresso ad approvare il Save America Act, una riforma che imporrebbe requisiti più severi per la registrazione degli elettori, tra cui la prova documentale della cittadinanza. Il provvedimento è però bloccato al Senato e viene contestato dai democratici, secondo i quali potrebbe rendere più difficile l’esercizio del voto per milioni di cittadini regolarmente aventi diritto.

Le accuse sui cittadini non americani

Il presidente ha inoltre affermato che oltre 250 mila persone prive della cittadinanza statunitense sarebbero state registrate nelle liste elettorali di quattro Stati.

L’amministrazione non ha però diffuso informazioni sufficienti sui criteri utilizzati per ottenere il dato. Gli esperti ricordano inoltre che il voto dei non cittadini è già vietato nelle elezioni federali e che i casi accertati rappresentano una percentuale estremamente ridotta.

L’attacco alle televisioni

Trump ha infine criticato le reti televisive che hanno scelto di non interrompere la programmazione per trasmettere integralmente il discorso, accusandole, senza fornire prove, di partecipare a un complotto contro di lui.

Il presidente ha evocato anche la possibilità di revocare le licenze alle emittenti, una minaccia che ha sollevato nuove preoccupazioni sul rapporto tra la Casa Bianca e i mezzi di informazione.

Il discorso conferma la volontà di Trump di riportare il tema delle frodi elettorali al centro della campagna per le elezioni di novembre. Ma, allo stato, non sono emersi elementi capaci di dimostrare che il risultato delle presidenziali del 2020 sia stato modificato da frodi diffuse o da interventi stranieri.

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Esteri

Trump: «Hormuz diventerà territorio Usa». Nuova sfida all’Iran

Trump rivendica il controllo americano dello Stretto di Hormuz e aumenta la pressione sull’Iran. In arrivo nuove sanzioni mentre resta incerto il futuro della tregua.

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Donald Trump alza ulteriormente il livello dello scontro con Teheran e annuncia l’intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz «territorio degli Stati Uniti».

Parlando all’accademia di polizia di Garden City, nello Stato di New York, il presidente americano ha descritto l’Iran come un Paese «pesantemente sconfitto» e rivendicato il controllo statunitense sul passaggio marittimo: «Abbiamo imposto il blocco. Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi».

Trump non ha spiegato attraverso quali strumenti giuridici o diplomatici intenderebbe procedere. Lo Stretto di Hormuz si trova tra Iran e Oman ed è disciplinato dalle norme internazionali sul transito negli stretti utilizzati per la navigazione. Una dichiarazione unilaterale di Washington non sarebbe quindi sufficiente a modificarne la sovranità.

Minacce militari e nuove sanzioni

Il presidente ha minacciato una risposta «cento volte superiore» nel caso di un attacco iraniano e ha definito la guerra contro Teheran un servizio reso alla comunità internazionale, ribadendo che Washington non consentirà all’Iran di dotarsi di armi nucleari.

Alla pressione militare si aggiungerà quella economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato per la prossima settimana misure di isolamento finanziario «mai viste prima». Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece sostenuto che il blocco navale dei porti iraniani potrà proseguire a tempo indeterminato attraverso la rotazione delle unità statunitensi.

La portaerei USS George Washington è diretta verso la regione per sostituire la USS Abraham Lincoln, impegnata da oltre 250 giorni. Trump ha respinto le preoccupazioni sulle difficili condizioni dell’equipaggio, sostenendo che il dispiegamento non sia stato eccessivamente lungo.

La tregua in scadenza

Le dichiarazioni arrivano alla vigilia della scadenza della finestra di 60 giorni prevista dal memorandum di Islamabad, fissata per il 17 agosto. Fonti governative pakistane hanno parlato di un’intesa per una proroga, ma Teheran ha negato che siano in corso trattative formali sull’estensione.

I rapporti tra Stati Uniti e Iran restano bloccati sui principali punti del negoziato: riapertura dello Stretto, sospensione del blocco navale, sanzioni, beni iraniani congelati e futuro del programma nucleare.

Petrolio e voto di novembre

La crisi energetica pesa anche sulla politica interna statunitense. Il vicepresidente JD Vance ha indicato nella riduzione dei prezzi di petrolio e benzina la priorità immediata dell’amministrazione, seguita dall’obiettivo di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.

Prima del conflitto attraverso Hormuz transitava circa un quinto del petrolio mondiale. Le forti limitazioni alla navigazione hanno ridotto drasticamente i flussi, mantenendo elevati i prezzi dell’energia.

Alla Casa Bianca cresce la preoccupazione per le elezioni di metà mandato di novembre. I repubblicani temono che una guerra prolungata e il caro-carburanti possano compromettere il controllo del Congresso. L’annuncio di Trump appare così rivolto contemporaneamente a Teheran, ai mercati e all’elettorato americano.

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Esteri

Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita

Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.

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Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.

Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.

Più di 360 millimetri in un giorno

Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.

L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.

Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.

Settemila passeggeri bloccati a Narita

All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.

Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.

Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.

Il governatore: «Mai visto un disastro simile»

Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.

L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.

Il ruolo del riscaldamento globale

Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.

Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.

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Farage rieletto a Clacton, ma riparte l’inchiesta sui suoi finanziamenti

Nigel Farage ha riconquistato il seggio di Clacton con 22.239 voti. Secondo il candidato satirico Count Binface. Con il ritorno alla Camera dei Comuni riprende l’indagine parlamentare su un contributo da cinque milioni di sterline che il leader di Reform UK avrebbe omesso di dichiarare.

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Nigel Farage è stato rieletto deputato nel collegio di Clacton, nell’Inghilterra sudorientale, al termine dell’elezione suppletiva da lui stesso provocata con le dimissioni dalla Camera dei Comuni.

Il leader di Reform UK ha ottenuto 22.239 voti, pari al 63,34%, migliorando la percentuale del 46,2% raccolta alle elezioni politiche del 2024. La consultazione è stata però disertata dai principali partiti britannici, che l’avevano definita un’iniziativa propagandistica destinata a distogliere l’attenzione dall’inchiesta parlamentare sulle finanze di Farage.

Count Binface secondo con il 26,9%

Al secondo posto si è classificato Count Binface, personaggio satirico interpretato dal comico Jonathan Harvey, con 9.455 voti e il 26,93% dei consensi. Alla competizione hanno partecipato complessivamente 34 candidati, molti dei quali indipendenti o appartenenti a formazioni minori.

L’affluenza si è fermata al 44,4%, in calo rispetto al 58,7% registrato nel collegio alle politiche del 2024. Farage ha presentato il risultato come una sfida vinta contro l’establishment politico, mentre Count Binface si è proclamato ironicamente «vincitore morale».

L’assenza alla proclamazione

Farage non ha partecipato alla cerimonia di proclamazione. Reform UK ha motivato l’assenza facendo riferimento a una minaccia alla sicurezza del leader. La polizia dell’Essex ha tuttavia precisato di non avere consigliato ad alcun candidato di disertare lo scrutinio e ha riferito che non si sono verificati incidenti.

Farage ha successivamente spiegato di avere temuto contestazioni e iniziative organizzate per metterlo in imbarazzo durante la proclamazione.

Sul tema della sicurezza pesa anche il clima seguito all’uccisione dell’ex ministra Ann Widdecombe. Gli investigatori dell’antiterrorismo stanno verificando un’eventuale connessione tra quell’omicidio e un precedente episodio incendiario avvenuto nell’abitazione londinese di Farage. Il possibile collegamento resta un’ipotesi investigativa.

Riprende l’inchiesta parlamentare

Con il ritorno di Farage alla Camera dei Comuni riparte l’indagine del commissario parlamentare per gli standard, sospesa quando il leader di Reform aveva lasciato il seggio. Gli accertamenti riguardano la mancata dichiarazione di un contributo da cinque milioni di sterline ricevuto dall’imprenditore delle criptovalute Christopher Harborne.

Farage respinge le contestazioni e sostiene di non avere commesso irregolarità. Al termine dell’inchiesta potrebbe essere proposta una sanzione parlamentare. Un’eventuale sospensione che rientrasse nei casi previsti dalla legge potrebbe aprire la strada a una petizione di revoca: per provocare una nuova elezione suppletiva sarebbe necessaria la firma del 10% degli elettori del collegio.

Labour e Conservatori hanno sottolineato che la rielezione non chiude il caso. La presidente laburista Bridget Phillipson ha affermato che il risultato non cancella le questioni ancora aperte sui finanziamenti di Farage.

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