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Esteri

Trump riduce le brigate Usa in Europa: allarme Nato sul fianco orientale

Il Pentagono annuncia la riduzione delle brigate da combattimento americane in Europa da quattro a tre. La decisione preoccupa gli alleati Nato, soprattutto sul fronte orientale, mentre Washington spinge l’Europa ad assumere maggiori responsabilità nella difesa convenzionale.

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L’amministrazione di Donald Trump accelera il riposizionamento strategico delle forze armate americane in Europa.

Il Pentagono ha annunciato la riduzione delle brigate da combattimento statunitensi schierate nel continente da quattro a tre, riportando di fatto la presenza militare ai livelli precedenti al 2021.

Anche se non sono stati diffusi numeri ufficiali complessivi, una Brigade Combat Team americana conta mediamente tra 4.400 e 4.700 soldati.

La decisione rappresenta un nuovo segnale della volontà americana di spingere gli alleati europei ad assumere maggiori responsabilità nella difesa del continente.

La Polonia teme il rallentamento sul fronte orientale

La misura avrà effetti immediati soprattutto sulla Polonia, considerata uno dei principali pilastri Nato sul fronte orientale.

È stato infatti rallentato il previsto dispiegamento della “2ª Brigata Corazzata da Combattimento, 1ª Divisione di Cavalleria”, composta da circa 4mila militari destinati a operare in Polonia e lungo il fianco est dell’Alleanza Atlantica.

Il vicepresidente americano J.D. Vance e il Pentagono hanno parlato di semplice “ritardo” e non di cancellazione definitiva della missione.

America First e nuova strategia Nato

Nel comunicato ufficiale, il Pentagono collega esplicitamente la decisione all’agenda “America First” di Trump.

Washington intende verificare:

  • le capacità operative europee
  • il contributo degli alleati Nato
  • la sostenibilità dell’attuale presenza militare americana

Secondo il Dipartimento della Difesa, gli alleati europei dovrebbero assumere «la responsabilità primaria per la difesa convenzionale europea».

Germania nel mirino dopo le tensioni con Merz

Parallelamente, l’amministrazione Trump avrebbe annunciato una riduzione di circa 5mila soldati anche in Germania.

La decisione arriva in un clima già teso con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, soprattutto dopo gli attriti diplomatici legati alla crisi iraniana.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato che Berlino non avrebbe ancora ricevuto un piano dettagliato ufficiale.

Stop anche a nuovi sistemi strategici in Germania

Il comandante Nato in Europa Alexus Grynkewich ha confermato che il previsto schieramento dell’unità “Long Range Fires Battalion” in Germania non avverrà almeno nel breve periodo.

Il generale ha però precisato che ulteriori ridispiegamenti saranno probabili nei prossimi anni man mano che l’Europa rafforzerà le proprie capacità difensive autonome.

La Nato si prepara a un nuovo equilibrio

Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, Washington sarebbe pronta a ridurre anche il contributo militare americano al sistema NATO Force Model, il dispositivo di forze rapidamente attivabili in caso di guerra o crisi grave.

Il sottosegretario alla Difesa americano Elbridge Colby considera prioritario riequilibrare gli impegni globali degli Stati Uniti.

L’obiettivo strategico di Washington è spostare progressivamente uomini e risorse verso l’Indo-Pacifico per contenere la crescita militare della Cina.

Rutte: “Il rafforzamento europeo deve essere graduale”

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha invitato gli alleati europei a prepararsi ai cambiamenti.

Secondo Rutte, il rafforzamento del pilastro europeo della Nato dovrà però avvenire “in modo controllato e graduale”, evitando squilibri che possano compromettere la sicurezza euro-atlantica.

Rubio vola verso il Quad indo-pacifico

Il nuovo orientamento strategico americano sarà evidente anche nei prossimi appuntamenti diplomatici.

Domani il segretario di Stato Marco Rubio parteciperà in Svezia al vertice Nato dei ministri degli Esteri prima di volare in India per un incontro del “Quad”, il formato strategico che riunisce Stati Uniti, India, Giappone e Australia nel teatro indo-pacifico.

La direzione scelta da Washington appare ormai chiara: meno peso diretto in Europa e maggiore concentrazione sul confronto globale con la Cina.

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Esteri

Droni sulla regione di Mosca, brucia il maxi hub Wildberries: Kyiv rivendica sette centri fuori uso

Un attacco con droni ha provocato un vasto incendio nel centro Wildberries di Koledino, vicino Mosca. L’Ucraina rivendica la messa fuori uso di sette dei dieci maggiori poli logistici dell’azienda, ma il dato non ha conferme indipendenti.

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Un vasto incendio ha colpito il centro logistico di Wildberries a Koledino, nella regione di Mosca, durante il massiccio attacco con droni condotto nella notte tra il 15 e il 16 agosto. Le autorità regionali russe hanno confermato che il rogo è divampato dopo l’arrivo dei velivoli senza pilota.

La struttura, situata nel distretto di Podolsk, è uno dei principali poli distributivi di Wildberries, il più grande operatore russo del commercio elettronico, spesso definito la “Amazon russa”. Il personale sarebbe stato evacuato prima che le fiamme si propagassero e, secondo le informazioni disponibili, all’interno del complesso non si registrerebbero vittime.

La rivendicazione del Ministero ucraino

Il Ministero della Difesa ucraino sostiene che l’attacco abbia provocato la sospensione delle attività nel centro di Koledino, indicato come il più grande magazzino dell’azienda, con una superficie di circa 250mila metri quadrati.

Kyiv afferma inoltre di avere messo complessivamente fuori uso sette dei dieci maggiori centri logistici di Wildberries presenti in Russia. Il dato, inserito dalle autorità ucraine nel bilancio delle operazioni condotte nelle ultime settimane, non risulta al momento verificabile in modo indipendente.

Le immagini diffuse sui social mostrano una colonna di fumo denso sollevarsi dall’area industriale. Restano da accertare l’estensione dei danni, la quantità di merci coinvolte e i tempi necessari per un’eventuale ripresa delle attività.

Un secondo incendio a Domodedovo

Un altro incendio è scoppiato nella stessa notte all’interno di una struttura logistica nella zona di Domodedovo, vicino a uno dei principali aeroporti della capitale russa. Le prime informazioni russe parlano di un deposito utilizzato anche per medicinali, senza confermare che si tratti di un secondo centro Wildberries.

L’attacco segna una nuova estensione delle operazioni ucraine contro infrastrutture economiche e logistiche situate nelle regioni interne della Russia. Mosca ha riferito di avere intercettato numerosi droni, ma anche in questo caso i numeri forniti dalle parti non possono essere verificati indipendentemente.

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Afghanistan, 724 camion di aiuti Onu attraversano Torkham

Il Pakistan ha consentito il passaggio attraverso Torkham di 724 camion con aiuti umanitari dell’Onu diretti in Afghanistan. Le frontiere restano però chiuse al normale traffico commerciale a causa delle tensioni tra Islamabad e Kabul.

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Sono 724 i camion carichi di aiuti umanitari delle Nazioni Unite entrati in Afghanistan dal Pakistan attraverso il valico di Torkham.

A comunicarlo è stato Mohamed Yahya, coordinatore residente e umanitario dell’Onu in Pakistan. In un messaggio pubblicato su X, il rappresentante delle Nazioni Unite ha ringraziato Islamabad e quanti hanno permesso di mantenere operativo il corridoio, consentendo alle forniture di raggiungere le famiglie maggiormente bisognose.

Il vicepremier e ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar ha espresso soddisfazione per il contributo offerto dal suo Paese all’operazione umanitaria.

Le frontiere restano chiuse al commercio

Il passaggio dei convogli non rappresenta una normalizzazione delle relazioni tra Pakistan e Afghanistan. I principali valichi sono chiusi al normale traffico commerciale dall’ottobre 2025, dopo gli scontri armati e l’aumento delle tensioni lungo il confine.

Islamabad accusa le autorità talebane di non contrastare adeguatamente i gruppi responsabili di attacchi in territorio pachistano. Kabul respinge le contestazioni e critica le restrizioni imposte dal Pakistan.

Nonostante la sospensione del commercio e del transito ordinario, Torkham è stato aperto in maniera limitata alle spedizioni umanitarie dell’Onu. La chiusura prolungata delle frontiere ha aggravato le difficoltà economiche delle comunità locali e ostacolato l’arrivo in Afghanistan di generi alimentari e medicinali.

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Esteri

Due coltelli nel post su Flávio Bolsonaro, uomo portato a deporre

La Polizia legislativa brasiliana ha identificato e portato a deporre un uomo accusato di aver pubblicato una possibile minaccia contro Flávio Bolsonaro. Il messaggio con due coltelli richiamerebbe l’attentato subito da Jair Bolsonaro nel 2018.

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«Questa volta ci penso io». Il commento, accompagnato dalle emoji di due coltelli, è apparso sotto un post dedicato alla visita elettorale di Flávio Bolsonaro a Juiz de Fora, nello Stato brasiliano di Minas Gerais.

La Polizia legislativa del Senato ha interpretato il messaggio come una possibile minaccia al senatore e candidato alla presidenza del Brasile. Il riferimento sarebbe all’attentato subito dal padre Jair Bolsonaro proprio a Juiz de Fora nel settembre 2018, quando venne accoltellato all’addome durante un comizio.

Perquisizione e dispositivi sequestrati

Dopo l’identificazione dell’autore, la magistratura ha autorizzato una perquisizione. L’uomo è stato accompagnato in commissariato per essere ascoltato, mentre alcuni dispositivi elettronici sono stati sequestrati e saranno sottoposti a perizia.

Non risulta ancora confermato se il sospettato sia rimasto in stato di detenzione dopo l’interrogatorio. Il procedimento è coperto dal segreto istruttorio.

La giustizia ha inoltre disposto misure cautelari che gli vietano di avvicinarsi a meno di 500 metri da Flávio Bolsonaro, dalla sua abitazione, dai luoghi di lavoro e dagli eventi pubblici ai quali parteciperà. Il sospettato risiederebbe a circa 400 metri dal luogo scelto per l’iniziativa elettorale.

Secondo la polizia, l’uomo risulterebbe già coinvolto in precedenti episodi di aggressione, lesioni e minacce. Ogni responsabilità dovrà comunque essere accertata nel corso delle indagini.

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