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Economia

Trump, oltre un miliardo dalle criptovalute: i democratici attaccano sul conflitto d’interessi

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Le criptovalute sono diventate una miniera d’oro per Donald Trump. Secondo le sue più recenti dichiarazioni finanziarie depositate presso l’Office of Government Ethics, il presidente americano ha indicato oltre 1,4 miliardi di dollari di redditi collegati ad attività crypto nel 2025. Una cifra che alimenta il dibattito sui possibili conflitti d’interesse tra affari privati e scelte politiche della Casa Bianca.

Il peso di World Liberty Financial

La quota principale arriva da World Liberty Financial, iniziativa crypto legata alla famiglia Trump. Secondo Reuters, quasi 800 milioni di dollari derivano da questa attività, tra vendite di token e cessioni di quote societarie. Altri 635 milioni sarebbero collegati alla vendita di memecoin riconducibili al marchio Trump.

La Casa Bianca respinge le accuse e sostiene che Trump non gestisca direttamente i propri investimenti. Il presidente ha rivendicato il rialzo dei mercati: “Tutti stanno guadagnando”, ha detto, spiegando che fondi indipendenti amministrano il suo denaro.

Warren chiede nuove regole

Le spiegazioni non convincono i democratici. La senatrice Elizabeth Warren, componente di vertice della Commissione bancaria del Senato, ha chiesto che la nuova legge sulle criptovalute impedisca a presidente, vicepresidente, alti funzionari, parlamentari e familiari di trarre profitto dal settore regolato dalle stesse norme.

Per Warren, senza una clausola etica, il Congresso rischia di ampliare invece di limitare il problema.

Accordi legali e altri redditi

Le dichiarazioni finanziarie indicano anche almeno 86,5 milioni di dollari da accordi legali con grandi società, tra cui Meta, Paramount e Disney. Il patrimonio e i redditi di Trump restano inoltre legati a hotel, golf resort, licenze del marchio e investimenti azionari in grandi gruppi tecnologici.

Il nodo politico

Il punto non è solo quanto Trump abbia guadagnato, ma se le sue decisioni pubbliche possano incidere sul valore dei suoi interessi privati. Gli organismi indipendenti per l’etica pubblica e diversi osservatori hanno sollevato dubbi senza precedenti sul rapporto tra presidenza e industria crypto.

La Casa Bianca nega ogni conflitto d’interessi. Ma la vicenda è destinata a pesare sul confronto politico americano: mentre Trump promette di fare degli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute, l’opposizione chiede regole più severe per separare affari di famiglia e potere pubblico.

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Economia

Fitch conferma l’Italia a BBB+: conti prudenti, ma il debito salirà al 138,2% del Pil

Fitch mantiene il rating italiano a BBB+ con outlook stabile e riconosce la prudenza nella gestione dei conti. Il debito pubblico resta però il principale rischio e dovrebbe raggiungere il 138,2% del Pil nel 2026.

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Fitch conferma il rating dell’Italia a BBB+ con outlook stabile, ribadendo il giudizio già espresso nel marzo scorso. Per l’agenzia, la solidità e la diversificazione dell’economia, la ricchezza privata e l’appartenenza all’Unione europea e all’area euro continuano a sostenere l’affidabilità creditizia del Paese.

Il rating resta però condizionato da due debolezze strutturali: un debito pubblico molto elevato e prospettive di crescita contenute nel medio periodo. Fattori che riducono gli spazi di bilancio e rendono più difficile abbassare il rapporto tra debito e Pil.

Deficit al 2,9% nel 2026

Fitch prevede che il deficit italiano scenda nel 2026 al 2,9% del Pil, sostenuto dalla prudenza nella gestione della spesa, dalla tenuta delle entrate e dalla solidità del mercato del lavoro.

Le misure finora adottate per compensare l’aumento dei costi energetici valgono meno dello 0,2% del Pil e sono considerate sostanzialmente neutrali per i conti pubblici. Gli investimenti, trainati dal Pnrr, restano invece decisivi per sostenere l’economia.

Secondo lo scenario dell’agenzia, l’Italia dovrebbe uscire nel 2027 dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.

Più flessibilità per energia e difesa

Il governo ha attivato la clausola nazionale di salvaguardia per ampliare gli spazi destinati alla spesa energetica e alla difesa nel periodo 2026-2028.

Fitch ritiene che gli esborsi effettivi saranno inferiori agli stanziamenti programmati, ma prevede una possibile revisione al rialzo degli obiettivi di deficit per il 2027 e il 2028.

L’agenzia riconosce all’Italia un impegno crescente nel rispetto delle regole europee e nella prudenza fiscale. Restano, tuttavia, le pressioni generate dall’invecchiamento della popolazione, dagli interessi sul debito e dagli effetti del cambiamento climatico.

Il debito resta il principale rischio

Il debito pubblico rappresenta il maggiore vincolo per il rating. Fitch stima che raggiungerà il 138,2% del Pil nel 2026, contro una mediana del 57% per i Paesi appartenenti alla stessa categoria di merito creditizio.

Il rapporto dovrebbe iniziare a diminuire gradualmente dal 2027, grazie agli avanzi primari e alla crescita nominale. Dal 2028 dovrebbe inoltre attenuarsi l’impatto sui conti dei crediti d’imposta maturati negli anni precedenti.

Le prossime valutazioni

Il prossimo appuntamento per l’Italia è fissato al 25 settembre con Moody’s. Seguiranno DBRS Morningstar il 16 ottobre e S&P Global Ratings il 13 novembre.

S&P assegna attualmente all’Italia un rating BBB+ con outlook positivo, mentre Fitch mantiene lo stesso livello accompagnato da prospettive stabili.

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Economia

Itala e O.S.C.A. tornano insieme a Torino: cinque modelli e due concept per la rinascita

Itala e O.S.C.A. portano al Salone Auto Torino 2026 cinque modelli e anticipano la futura gamma ibrida. Il progetto di Massimo Di Risio comprende anche due nuovi impianti e la crescita industriale di Fabbrica Italia.

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Cinque modelli, due concept Full Hybrid e un progetto industriale che punta a riportare sulle strade due nomi storici dell’automobilismo italiano. Itala e O.S.C.A. si presentano insieme al Salone Auto Torino 2026, riunendo per la prima volta l’intera gamma sviluppata per il rilancio dei due marchi.

Nello spazio espositivo trovano posto Itala 35, Itala 56, Itala 61, O.S.C.A. MT6 e O.S.C.A. MT8. Il progetto, guidato dall’imprenditore Massimo Di Risio, guarda anche alla crescita di Fabbrica Italia e alla realizzazione di due nuovi impianti a Macchia d’Isernia.

MASSIMO DI RISIO PRESIDENTE DEL GRUPPO DR AUTO 

Itala 35, il ritorno alle origini

La Itala 35 torna a Torino dopo il debutto al Museo nazionale dell’Automobile. Il nome richiama la 35/45 HP che nel 1907 vinse la leggendaria Pechino-Parigi.

Il nuovo modello è un crossover compatto con interni in Alcantara e pelle italiana, cerchi diamantati da 20 pollici, tetto panoramico e sistemi di assistenza alla guida di secondo livello.

Al lancio sarà disponibile con un motore 1.5 turbo benzina, capace — secondo i dati dichiarati dalla casa — di superare i 190 chilometri orari e accelerare da zero a cento in 7,5 secondi. Il prezzo annunciato è di 35 mila euro, con dotazione completa.

O.S.C.A. MT6, sportività nel nome dei Maserati

La MT6 segna invece il ritorno su strada di O.S.C.A., la casa fondata nel 1947 dai fratelli Maserati. È un crossover coupé compatto con assetto specifico, impianto frenante maggiorato, cerchi da 21 pollici e pneumatici Pirelli P Zero.

Il modello punta a reinterpretare in chiave contemporanea la tradizione sportiva del marchio, protagonista nel passato di circa mille vittorie ottenute in vent’anni di competizioni.

Itala 61, l’ammiraglia a sette posti

Con una lunghezza prossima ai cinque metri, la Itala 61 occupa il vertice della nuova gamma. Offre sette posti, trazione integrale predittiva, sedili posteriori reclinabili elettricamente e Head-Up Display.

Sotto il cofano è previsto un motore 2.0 turbo benzina da 231 cavalli, abbinato a un cambio automatico a otto rapporti. Tra i particolari più originali figura una borsa in pelle integrata nel portellone, richiamo ai modelli storici della casa.

Itala 56 e O.S.C.A. MT8 anticipano l’ibrido

Il futuro dei due marchi passa attraverso l’elettrificazione. A Torino vengono presentati i concept Full Hybrid di Itala 56 e O.S.C.A. MT8.

La Itala 56 abbina un motore 2.0 turbo benzina a un’unità elettrica, per una potenza complessiva dichiarata superiore ai 230 cavalli. La versione con motore 1.5 turbo dovrebbe arrivare sul mercato già nell’autunno del 2026.

La O.S.C.A. MT8, crossover coupé lungo 4,87 metri, mostra invece per la prima volta le sue forme definitive. Il concept ibrido supera, secondo il costruttore, i 300 cavalli e anticipa una variante attesa nel 2027. La gamma iniziale sarà proposta con motore 2.0 turbo e trazione anteriore o integrale.

Per il 2027 è annunciata anche una nuova O.S.C.A. Sportscar, destinata a celebrare gli ottant’anni dalla fondazione del marchio.

Il progetto industriale di Fabbrica Italia

Il piano di rilancio prevede che Fabbrica Italia si occupi di progettazione, sviluppo, industrializzazione e produzione, partendo da piattaforme tecnologiche sulle quali integrare competenze e componenti di aziende italiane.

Tra le collaborazioni annunciate figurano Italdesign per il design, Pirelli per gli pneumatici, MAK per i cerchi e RE:LAB e ART per elettronica di bordo e infotainment.

Durante il Salone, BiAuto Group affianca i due marchi con iniziative e test drive. Il primo showroom dedicato a Itala e O.S.C.A. è stato aperto in via Bologna 102, a Torino.

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Economia

Poste conquista il controllo di Tim: adesioni al 46,5%, quota complessiva oltre il 66%

Poste Italiane assume il controllo di Tim dopo che le adesioni all’offerta pubblica di acquisto e scambio hanno raggiunto il 46,5% del capitale. Sommando il 20,1% già posseduto, il gruppo supera il 66%. L’offerta, migliorata a 1,97 euro più 0,218 azioni Poste per ogni titolo Tim, sarà riaperta dal 21 al 25 settembre. La strategia prevede il delisting e un nuovo piano industriale nel 2027.

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Poste Italiane conquista il controllo di Tim. Al termine del periodo principale dell’offerta pubblica di acquisto e scambio, le adesioni hanno raggiunto il 46,5% del capitale della società telefonica. Una quota che, sommata al 20,1% già detenuto dal gruppo guidato da Matteo Del Fante, porta Poste oltre il 66% di Tim.

L’offerta non si chiude definitivamente: dopo il miglioramento delle condizioni economiche deciso da Poste, i termini saranno riaperti per cinque sedute di Borsa, dal 21 al 25 settembre.

L’accelerazione nell’ultima giornata

Nel rush finale sono state apportate all’offerta altre 635.897.378 azioni, facendo salire il totale a 993.608.722 titoli. Le adesioni sono così balzate dal 16,75% registrato nella giornata precedente a oltre il 46% del capitale.

Le azioni conferite rappresentano il 58,23% dei titoli oggetto dell’offerta. «Se guardate i benchmark è sempre così: le accelerazioni arrivano negli ultimi giorni», aveva osservato poco prima della chiusura l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola.

Il rilancio di Poste

A favorire l’accelerazione è stato il rilancio annunciato da Poste. Il corrispettivo in denaro è stato aumentato di 30 centesimi per ogni azione Tim, raggiungendo 1,97 euro, ai quali si aggiungono 0,218 nuove azioni ordinarie Poste.

Il gruppo ha inoltre rinunciato alla soglia minima di validità dell’operazione, inizialmente subordinata al raggiungimento del 66,67% dei diritti di voto.

Proprio il miglioramento dell’offerta ha fatto scattare la riapertura dei termini. Gli azionisti Tim che non hanno ancora aderito potranno consegnare i propri titoli dal 21 al 25 settembre, ottenendo lo stesso corrispettivo maggiorato.

Verso il delisting e il nuovo piano

La settimana supplementare potrà consentire a Poste di rafforzare ulteriormente la propria posizione nel capitale di Tim. La tabella di marcia indicata dal gruppo prevede il delisting della società telefonica e la presentazione di un nuovo piano industriale all’inizio del 2027.

Al centro dell’operazione ci sono l’integrazione delle attività e le sinergie tra due gruppi strategici per il Paese, dalla telefonia ai servizi digitali e finanziari.

L’operazione ha ricevuto anche il sostegno del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo il quale Tim ha recuperato una prospettiva più ampia in un settore tecnologicamente fondamentale. Anche i vertici della società telefonica, a partire da Labriola, avevano annunciato l’intenzione di aderire con le azioni in loro possesso.

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Poste Italiane conquista il controllo di Tim superando il 66% del capitale dopo il balzo delle adesioni all’Opas.

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Poste conquista il controllo di Tim: le adesioni all’Opas raggiungono il 46,5% e la quota complessiva supera il 66%.

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Poste Italiane assume il controllo di Tim dopo che le adesioni all’offerta pubblica di acquisto e scambio hanno raggiunto il 46,5% del capitale. Sommando il 20,1% già posseduto, il gruppo supera il 66%. L’offerta, migliorata a 1,97 euro più 0,218 azioni Poste per ogni titolo Tim, sarà riaperta dal 21 al 25 settembre. La strategia prevede il delisting e un nuovo piano industriale nel 2027.

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