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Trump minaccia Pickaxe Mountain, il sito nucleare iraniano nascosto sotto la montagna

Donald Trump minaccia di colpire Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo costruito dall’Iran vicino a Natanz. Il sito, mai ispezionato dall’Aiea e protetto da decine di metri di roccia, potrebbe risultare difficilmente raggiungibile anche dalle più potenti bombe anti-bunker americane.

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Donald Trump torna ad agitare lo spettro di un nuovo attacco contro il programma nucleare iraniano. Questa volta il bersaglio indicato dal presidente degli Stati Uniti ha un nome preciso: Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo costruito vicino all’impianto di Natanz e protetto dalla roccia di una montagna.

«Distruggeremo Pickaxe Mountain. Dite agli iraniani di tenersi pronti», ha dichiarato Trump lunedì 13 luglio durante un’intervista al programma radiofonico conservatore Hugh Hewitt Show, annunciando la possibilità di nuovi e più pesanti attacchi contro l’Iran.

Alle minacce americane Teheran ha risposto evocando nuove rappresaglie contro le forze statunitensi e contro le installazioni militari presenti nei Paesi del Golfo. L’escalation si inserisce nella ripresa degli scontri tra Washington e la Repubblica islamica, con attacchi americani contro obiettivi iraniani e lanci di missili e droni di Teheran contro basi e infrastrutture della regione.

Il sito nascosto vicino a Natanz

Pickaxe Mountain, conosciuto in Iran come Kuh-e Kolang, si trova poco a sud dell’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz. Il complesso è costituito da tunnel scavati all’interno della montagna, con diversi accessi e ambienti sotterranei progettati per resistere ad attacchi aerei e operazioni di sabotaggio.

L’Iran annunciò nel 2020 che la struttura sarebbe stata destinata alla produzione e all’assemblaggio di centrifughe avanzate, dopo che precedenti azioni di sabotaggio avevano danneggiato alcune installazioni nucleari in superficie.

La reale funzione del sito, tuttavia, continua a essere oggetto di valutazioni contrastanti. Secondo alcuni analisti, le dimensioni degli ambienti sotterranei potrebbero consentire non soltanto la costruzione di centrifughe, ma anche l’installazione di nuovi impianti per l’arricchimento dell’uranio. Al momento non risultano prove pubbliche definitive che Pickaxe Mountain ospiti già attività di arricchimento.

L’Aiea non ha mai ispezionato i tunnel

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica non ha mai avuto accesso al complesso. Teheran non lo ha dichiarato come impianto di arricchimento e ha fornito informazioni limitate sulla destinazione delle strutture.

L’assenza degli ispettori e la progressiva riduzione della cooperazione iraniana con l’Aiea rendono difficile stabilire con certezza cosa sia custodito nei tunnel e quale sia lo stato effettivo dei lavori.

Le immagini satellitari analizzate da centri di ricerca indipendenti indicano che la costruzione è proseguita negli ultimi anni e che sono state rafforzate le misure di sicurezza attorno agli ingressi. Il complesso non risulterebbe ancora pienamente operativo, ma potrebbe essere vicino al completamento delle principali strutture sotterranee.

Una fortezza sotto decine di metri di roccia

Il nodo principale è rappresentato dalla profondità del sito. Secondo alcune stime, gli ambienti potrebbero trovarsi tra gli 80 e i 100 metri sotto la superficie, più in profondità rispetto allo stesso impianto di Fordow.

Non esistono conferme ufficiali sulle misure esatte. Gli esperti ritengono però che la copertura rocciosa possa rendere estremamente difficile la distruzione del complesso attraverso un normale bombardamento aereo.

Anche le più potenti bombe anti-bunker utilizzate dall’aviazione americana potrebbero non riuscire a raggiungere direttamente le sale sotterranee. Un attacco potrebbe quindi concentrarsi sugli ingressi, sulle vie di comunicazione, sui sistemi energetici e sulle infrastrutture necessarie al funzionamento del sito.

Gli effetti dei precedenti bombardamenti

Stati Uniti e Israele hanno già colpito alcuni dei principali siti del programma nucleare iraniano, in particolare Natanz, Fordow e Isfahan. Washington ha sostenuto di avere inflitto danni gravissimi alle capacità nucleari di Teheran, ma le valutazioni sugli effetti a lungo termine delle operazioni non sono unanimi.

Le incursioni possono distruggere impianti, centrifughe e infrastrutture, ma non cancellano le competenze tecniche maturate dagli scienziati iraniani. Resta inoltre incerta la localizzazione di una parte dell’uranio arricchito che si trovava nelle disponibilità della Repubblica islamica prima degli attacchi.

Secondo le stime dell’Aiea precedenti ai bombardamenti del 2025, l’Iran disponeva di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento. Dopo la limitazione delle ispezioni internazionali, però, non è stato più possibile verificarne con precisione quantità, composizione e collocazione.

Le ipotesi di un’operazione terrestre

Tra gli scenari valutati a Washington sarebbe stata considerata anche un’operazione condotta da forze speciali per entrare nei tunnel, recuperare materiale nucleare o distruggere le infrastrutture dall’interno.

Una missione di questo tipo presenterebbe rischi enormi. Gli accessi potrebbero essere minati, protetti da reparti dei Guardiani della rivoluzione o progettati per trasformarsi in trappole. Anche un’eventuale occupazione temporanea del sito richiederebbe una vasta copertura aerea e potrebbe provocare numerose perdite.

Per questo l’ipotesi di un’incursione terrestre sarebbe rimasta, almeno finora, tra le opzioni più difficili e pericolose.

Il rischio di un programma clandestino

Anche la distruzione di Pickaxe Mountain non garantirebbe la fine definitiva delle ambizioni nucleari iraniane. Teheran conserva conoscenze scientifiche, personale specializzato e una rete industriale che potrebbe consentire, nel tempo, la ricostruzione di alcune capacità.

Gli analisti non escludono inoltre che l’Iran possa scegliere di mantenere visibili e controllabili alcuni siti conosciuti, sviluppando parallelamente strutture più piccole e clandestine.

Resta aperta anche la questione politica fondamentale: l’Iran ha sempre sostenuto che il proprio programma nucleare abbia finalità civili e ha negato di volere costruire una bomba atomica. Le potenze occidentali temono però che l’arricchimento dell’uranio a livelli molto elevati possa ridurre drasticamente i tempi necessari per produrre materiale destinato a un ordigno.

La minaccia di Trump contro Pickaxe Mountain conferma che la partita sul nucleare iraniano non è conclusa. E che sotto la montagna di Natanz potrebbe trovarsi uno dei punti più delicati e pericolosi dell’intero confronto tra Stati Uniti e Repubblica islamica.

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Trump: «Hormuz diventerà territorio Usa». Nuova sfida all’Iran

Trump rivendica il controllo americano dello Stretto di Hormuz e aumenta la pressione sull’Iran. In arrivo nuove sanzioni mentre resta incerto il futuro della tregua.

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Donald Trump alza ulteriormente il livello dello scontro con Teheran e annuncia l’intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz «territorio degli Stati Uniti».

Parlando all’accademia di polizia di Garden City, nello Stato di New York, il presidente americano ha descritto l’Iran come un Paese «pesantemente sconfitto» e rivendicato il controllo statunitense sul passaggio marittimo: «Abbiamo imposto il blocco. Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi».

Trump non ha spiegato attraverso quali strumenti giuridici o diplomatici intenderebbe procedere. Lo Stretto di Hormuz si trova tra Iran e Oman ed è disciplinato dalle norme internazionali sul transito negli stretti utilizzati per la navigazione. Una dichiarazione unilaterale di Washington non sarebbe quindi sufficiente a modificarne la sovranità.

Minacce militari e nuove sanzioni

Il presidente ha minacciato una risposta «cento volte superiore» nel caso di un attacco iraniano e ha definito la guerra contro Teheran un servizio reso alla comunità internazionale, ribadendo che Washington non consentirà all’Iran di dotarsi di armi nucleari.

Alla pressione militare si aggiungerà quella economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato per la prossima settimana misure di isolamento finanziario «mai viste prima». Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece sostenuto che il blocco navale dei porti iraniani potrà proseguire a tempo indeterminato attraverso la rotazione delle unità statunitensi.

La portaerei USS George Washington è diretta verso la regione per sostituire la USS Abraham Lincoln, impegnata da oltre 250 giorni. Trump ha respinto le preoccupazioni sulle difficili condizioni dell’equipaggio, sostenendo che il dispiegamento non sia stato eccessivamente lungo.

La tregua in scadenza

Le dichiarazioni arrivano alla vigilia della scadenza della finestra di 60 giorni prevista dal memorandum di Islamabad, fissata per il 17 agosto. Fonti governative pakistane hanno parlato di un’intesa per una proroga, ma Teheran ha negato che siano in corso trattative formali sull’estensione.

I rapporti tra Stati Uniti e Iran restano bloccati sui principali punti del negoziato: riapertura dello Stretto, sospensione del blocco navale, sanzioni, beni iraniani congelati e futuro del programma nucleare.

Petrolio e voto di novembre

La crisi energetica pesa anche sulla politica interna statunitense. Il vicepresidente JD Vance ha indicato nella riduzione dei prezzi di petrolio e benzina la priorità immediata dell’amministrazione, seguita dall’obiettivo di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.

Prima del conflitto attraverso Hormuz transitava circa un quinto del petrolio mondiale. Le forti limitazioni alla navigazione hanno ridotto drasticamente i flussi, mantenendo elevati i prezzi dell’energia.

Alla Casa Bianca cresce la preoccupazione per le elezioni di metà mandato di novembre. I repubblicani temono che una guerra prolungata e il caro-carburanti possano compromettere il controllo del Congresso. L’annuncio di Trump appare così rivolto contemporaneamente a Teheran, ai mercati e all’elettorato americano.

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Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita

Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.

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Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.

Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.

Più di 360 millimetri in un giorno

Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.

L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.

Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.

Settemila passeggeri bloccati a Narita

All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.

Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.

Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.

Il governatore: «Mai visto un disastro simile»

Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.

L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.

Il ruolo del riscaldamento globale

Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.

Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.

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Farage rieletto a Clacton, ma riparte l’inchiesta sui suoi finanziamenti

Nigel Farage ha riconquistato il seggio di Clacton con 22.239 voti. Secondo il candidato satirico Count Binface. Con il ritorno alla Camera dei Comuni riprende l’indagine parlamentare su un contributo da cinque milioni di sterline che il leader di Reform UK avrebbe omesso di dichiarare.

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Nigel Farage è stato rieletto deputato nel collegio di Clacton, nell’Inghilterra sudorientale, al termine dell’elezione suppletiva da lui stesso provocata con le dimissioni dalla Camera dei Comuni.

Il leader di Reform UK ha ottenuto 22.239 voti, pari al 63,34%, migliorando la percentuale del 46,2% raccolta alle elezioni politiche del 2024. La consultazione è stata però disertata dai principali partiti britannici, che l’avevano definita un’iniziativa propagandistica destinata a distogliere l’attenzione dall’inchiesta parlamentare sulle finanze di Farage.

Count Binface secondo con il 26,9%

Al secondo posto si è classificato Count Binface, personaggio satirico interpretato dal comico Jonathan Harvey, con 9.455 voti e il 26,93% dei consensi. Alla competizione hanno partecipato complessivamente 34 candidati, molti dei quali indipendenti o appartenenti a formazioni minori.

L’affluenza si è fermata al 44,4%, in calo rispetto al 58,7% registrato nel collegio alle politiche del 2024. Farage ha presentato il risultato come una sfida vinta contro l’establishment politico, mentre Count Binface si è proclamato ironicamente «vincitore morale».

L’assenza alla proclamazione

Farage non ha partecipato alla cerimonia di proclamazione. Reform UK ha motivato l’assenza facendo riferimento a una minaccia alla sicurezza del leader. La polizia dell’Essex ha tuttavia precisato di non avere consigliato ad alcun candidato di disertare lo scrutinio e ha riferito che non si sono verificati incidenti.

Farage ha successivamente spiegato di avere temuto contestazioni e iniziative organizzate per metterlo in imbarazzo durante la proclamazione.

Sul tema della sicurezza pesa anche il clima seguito all’uccisione dell’ex ministra Ann Widdecombe. Gli investigatori dell’antiterrorismo stanno verificando un’eventuale connessione tra quell’omicidio e un precedente episodio incendiario avvenuto nell’abitazione londinese di Farage. Il possibile collegamento resta un’ipotesi investigativa.

Riprende l’inchiesta parlamentare

Con il ritorno di Farage alla Camera dei Comuni riparte l’indagine del commissario parlamentare per gli standard, sospesa quando il leader di Reform aveva lasciato il seggio. Gli accertamenti riguardano la mancata dichiarazione di un contributo da cinque milioni di sterline ricevuto dall’imprenditore delle criptovalute Christopher Harborne.

Farage respinge le contestazioni e sostiene di non avere commesso irregolarità. Al termine dell’inchiesta potrebbe essere proposta una sanzione parlamentare. Un’eventuale sospensione che rientrasse nei casi previsti dalla legge potrebbe aprire la strada a una petizione di revoca: per provocare una nuova elezione suppletiva sarebbe necessaria la firma del 10% degli elettori del collegio.

Labour e Conservatori hanno sottolineato che la rielezione non chiude il caso. La presidente laburista Bridget Phillipson ha affermato che il risultato non cancella le questioni ancora aperte sui finanziamenti di Farage.

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