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Esteri

Trump incriminato, è il primo ex presidente della storia

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Donald Trump è stato incriminato dalla procura di Manhattan per il pagamento di 130.000 dollari alla pornostar Stormy Daniels per farla tacere sulla loro relazione. Il tycoon diventa così il primo ex presidente a essere incriminato nella storia americana. La decisione del gran giurì è destinata ad avere ripercussioni senza precedenti sulla politica statunitense oltre che a influenzare la corsa alla Casa Bianca per il 2024, anche se non fermerà quella del tycoon.

Che ha già reagito attaccando: “E’ una persecuzione politica e una interferenza elettorale”, “una caccia alle streghe che si ritorcerà contro Biden”. Il voto del gran giurì è arrivato a sorpresa visto che i giurati avrebbero dovuto valutare nella giornata di oggi altri casi e poi prendersi una pausa fino alla fine di aprile.

Neanche lo staff di Trump si aspettava una decisione e probabilmente neanche l’ex presidente che in queste ore a Mar-a-Lago sta valutando le sue prossime mosse. Le accuse precise mosse nei suoi confronti non sono ancora state rese note, almeno al pubblico. Cosa accadrà ora e quando Trump è chiamato a presentarsi alla procura non è ancora chiaro: i dettagli devono essere definiti dal Secret Service con le autorità di New York, anche se il legale dell’ex presidente ha assicurato che il suo assistito si presenterà spontaneamente e si sottoporrà alle procedure del caso, dalle impronte digitali alle foto. In tal caso dovrebbe essergli risparmiata l’umiliazione dell’arresto.

La polizia della Grande Mela è da giorni in allerta per possibili manifestazioni e proteste visto che l’ex presidente, rievocando una retorica simile a quella dell’assalto al Congresso, ha invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza e a farsi sentire. E proprio uno scenario simile a un nuovo 6 gennaio è quello che fa più paura e ha spinto le forze dell’ordine di New York a rafforzare le misure di sicurezza e i controlli online, dove alcuni da giorni gridano alla ‘guerra civile’ in difesa di Trump.

“Nessuno è al di sopra della legge. Questa incriminazione è solo l’inizio”, commenta a caldo Michael Cohen, l’ex legale del tycoon divenuto poi il suo principale accusatore. I repubblicani gridano già allo scandalo pur non conoscendo le accuse precise: parlano di una decisione “oltraggiosa”. Eric Trump, il figlio dell’ex presidente, definisce l’incriminazione come un attacco a un rivale politico. Il suo riferimento è ai democratici e a Alvin Bragg, il primo afroamericano procuratore di Manhattan. In casa dei democratici al momento tutto tace, così come alla Casa Bianca di Joe Biden. L’incriminazione alla pornostar è solo una delle inchieste aperte a carico di Trump, la cui situazione legale potrebbe complicarsi con l’avvicinarsi del voto. Fra le indagini aperte ci sono quelle sul 6 gennaio, quelle sulle interferenze sul voto in Georgia e quelle sulle carte segrete trovate a Mar-a-Lago.

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Capo Wagner contro Mosca, bilancio perdite ucraine ‘fantasioso’

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Il leader del gruppo paramilitare Wagner, Evgheni Prigozhin, ha definito “fantasie” i bilanci delle perdite ucraine rivendicati da Mosca, che afferma di aver respinto due grandi offensive in due giorni. “Queste sono solo farneticazioni”, ha detto Evgheni Prigozhin in un messaggio su Telegram. Il ministero della Difesa russo ha affermato di aver respinto due offensive ucraine su larga scala domenica e lunedì nel Donbass meridionale, di aver ucciso “più di 1.500 soldati ucraini” e distrutto “28 carri armati”.

Il governo ucraino, pur rivendicando guadagni territoriali nei pressi della città devastata di Bakhmout, nell’est del Paese, ha relativizzato l’entità delle sue “azioni offensive” e non ha fornito alcuna valutazione. Uccidere 1.500 soldati in un giorno è “un massacro infernale”, ha ironizzato il capo di Wagner, prendendo in giro il portavoce del ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. “In realtà, perché non sommare tutti i numeri dati da Konashenkov. Penso che abbiamo già distrutto l’intero pianeta Terra cinque volte”. Prigojine rilascia spesso dichiarazioni sopra le righe contro lo stato maggiore russo, che accusa in particolare di non fornire abbastanza munizioni agli uomini di Wagner, in prima linea nei combattimenti intorno a Bakhmout.

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Governo Giappone vuole il 30% di donne in ruoli dirigenziali

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Il governo giapponese punta ad avere almeno il 30% delle donne in ruoli dirigenziali nelle principali aziende del Paese entro il 2030, nel tentativo di allinearsi alle nazioni più avanzate nella promozione dell’uguaglianza di genere. Il progetto annunciato dall’esecutivo mira a garantire almeno una donna nel consiglio di amministrazione delle principali aziende quotate in Borsa entro il 2025, sollecitando tali imprese a introdurre nuove regole già da quest’anno. Il piano prevede inoltre di garantire che i dipendenti maschi abbiano diritto al congedo di paternità, e un sistema per mantenere inalterato il reddito per la famiglia anche quando si lavora a orario ridotto almeno fino al compimento dei due anni di età per il figlio.

Tra le nuove proposte, inoltre, c’è il rafforzamento delle misure di protezione delle donne da aggressioni sessuali e altre forme di violenza da parte dei partner, nonché la prevenzione del mobbing sul luogo di lavoro. Nell’ultimo studio pubblicato a marzo dalla Banca mondiale sulle opportunità economiche per le donne, il Giappone si è classificato al 104esimo posto su 190 nazioni, ed è invece al 116esimo posto su 146 paesi nella classifica sul divario di genere compilata dal Forum economico mondiale nel 2022. Il censimento più recente sulla popolazione ha mostrato che il numero di nascite nel 2022 in Giappone è diminuito per il settimo anno consecutivo, scendendo al di sotto delle 800.000 per la prima volta dall’inizio delle statistiche, nel 1899.

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Cina, colloqui schietti e costruttivi con diplomatici Usa

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L’assistente segretario di Stato Usa per gli Affari dell’Asia orientale e il Pacifico, Daniel Kritenbrink, e la direttrice senior per la Cina del Consiglio di sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Sarah Beran, hanno incontrato a Pechino il vice ministro degli Esteri, Ma Zhaoxu, e il capo del dipartimento per gli Affari americani e Oceania, Yang Tao, nel mezzo delle nuove tensioni bilaterali. Le parti, secondo una nota della diplomazia cinese, “hanno condotto una comunicazione schietta, costruttiva e fruttuosa sulla promozione del miglioramento delle relazioni sino-americane e sulla corretta gestione e controllo delle differenze”.

I colloqui si sono tenuti “in conformità con il consenso raggiunto” a Bali dai due capi di Stato, Xi Jinping e Joe Biden, lo scorso novembre. La Cina, ha aggiunto la nota, “ha chiarito la sua solenne posizione su Taiwan e su altre importanti questioni di principio. Entrambe le parti hanno convenuto di continuare a tenere le comunicazioni”. La visita a Pechino di Kritenbrink e Beran ha fatto seguito al rifiuto del ministro della Difesa cinese Li Shangfu, soggetto alle sanzioni americane dal 2018 per l’acquisto di aerei da combattimento e attrezzature dalla Russia, di incontrare a Singapore, a margine dello Shangri-La Dialogue tenutosi nel fine settimana, il capo del Pentagono Lloyd Austin. Oltre che ai recenti casi di incidenti sfiorati nelle acque e nei cieli del mar Cinese meridionale tra unità navali e aeree dei due Paesi.

“I funzionari hanno chiarito che gli Usa avrebbe fatto valere e difeso con vigore gli interessi e i valori degli Stati Uniti”, ha rimarcato invece una nota del dipartimento di Stato americano. L’arrivo del 4 giugno a Pechino della delegazione statunitense ha coinciso con il 34/mo anniversario della sanguinosa repressione del 1989 da parte delle truppe dell’Esercito popolare di liberazione cinese contre gli studenti che manifestavano a Piazza Tienanmen a favore delle riforme democratiche. Il portavoce per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha difeso lunedì i tempi dell’incontro, spiegando che il viaggio era stato “pianificato da tempo” e che “questo è il modo in cui i programmi hanno funzionato”. L’amministrazione del presidente Joe Biden sta spingendo per ripristinare le comunicazioni con la Cina, nel mezzo del deterioramento delle relazioni su questioni che vanno da Taiwan alle attività militari di Pechino nel mar Cinese meridionale fino alla guerra tecnologica. Anche il Global Times, il tabloid nazionalista del Quotidiano del Popolo, ha criticato la visita di Kritenbrink, scrivendo nella tarda serata di domenica che era più motivata dall’obiettivo di Washington di presentarsi come la parte in cerca di comunicazione.

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