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Esteri

Trump incontra i big oil alla Casa Bianca: focus su investimenti e controllo del petrolio venezuelano

Il presidente americano Donald Trump incontra i vertici delle grandi compagnie petrolifere per discutere investimenti in Venezuela dopo la cattura di Maduro. Garanzie di sicurezza e rilancio dell’industria al centro del dossier.

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Una ventina di amministratori delegati delle principali compagnie petrolifere mondiali si sono riuniti alla White House con il presidente Donald Trump per discutere del loro possibile ritorno in Venezuela e degli investimenti nell’industria petrolifera del Paese. All’incontro, nella East Room, ha partecipato anche l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, tra gli altri leader di big oil convocati da Washington.

Interesse strategico per le riserve venezuelane

Il Venezuela detiene una delle più grandi riserve petrolifere al mondo, ma la produzione è rimasta a livelli bassissimi dopo anni di crisi, sanzioni e sotto-investimenti. Secondo la strategia americana, il ritorno delle grandi compagnie potrebbe contribuire a rilanciare l’industria locale e ad abbassare i prezzi del carburante negli Stati Uniti, pur con significative incertezze operative e legali.

Garanzie di sicurezza e prospettive di investimento

Nel corso della riunione Trump ha assicurato ai manager che «avete sicurezza totale» per operare in Venezuela, pur senza schierare truppe statunitensi sul terreno, un elemento considerato cruciale dai dirigenti presenti per valutare investimenti in un contesto percepito come ad alto rischio.

Alcuni leader industriali, come il ceo di Exxon Mobil, hanno sottolineato la necessità di “cambiamenti significativi” nelle condizioni legali e commerciali prima di impegnarsi pienamente, riferendosi a storici sequestri di asset e alla complessità del quadro normativo locale.

Ruolo di Eni e altri operatori

Claudio Descalzi ha confermato la disponibilità di Eni a investire operando in cooperazione con le compagnie americane, ricordando che il gruppo già impiega circa 500 persone nel Paese e potrebbe contribuire alla ripresa del settore energetico locale.

Accordi sotto l’ombrello di Washington

Trump ha reso noto che saranno gli Stati Uniti a trattare direttamente con le compagnie energetiche, non con Caracas, stabilendo così la supervisione di Washington sulle future attività petrolifere in Venezuela. Il presidente ha parlato di investimenti “almeno per 100 miliardi di dollari” da parte dei big oil nel paese sudamericano.

Interessi geopolitici e reazioni internazionali

Questo nuovo corso segue l’operazione militare che ha portato alla cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro, un fatto che secondo alcune ricostruzioni ha accelerato l’ingresso degli Stati Uniti nel controllo dei flussi petroliferi venezuelani.

Le iniziative Usa nel settore energetico potrebbero avere ripercussioni geostrategiche significative, con impatti anche sui rapporti con Cina e Russia, che in passato hanno avuto ruoli rilevanti nel mercato energetico venezuelano.

Sguardo ai prossimi sviluppi

Resta da vedere se l’incontro di Washington si tradurrà in impegni concreti da parte delle major petrolifere, che finora hanno espresso cautela nonostante l’appeal strategico delle riserve venezuelane e le garanzie di sicurezza offerte dall’amministrazione americana. L’esito di queste trattative potrebbe influenzare la futura produzione di greggio e il panorama degli investimenti globali nel settore energetico.

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Rubio: “Gli Usa non si sottrarranno, Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali”

Marco Rubio a Bloomberg dopo Monaco: gli Stati Uniti non si sottrarranno all’impegno sull’Ucraina. Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali, dice.

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Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, in un’intervista a Bloomberg News dopo il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha affermato che gli Stati Uniti non si sottrarranno all’obbligo di contribuire alla fine della guerra in Ucraina.

Le dichiarazioni sono state riportate anche da CNN.

“Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali”

Rubio ha aggiunto di non ritenere che la Russia sia in grado di raggiungere gli obiettivi che si era prefissata all’inizio dell’invasione, quasi quattro anni fa.

Secondo il Segretario di Stato, Mosca starebbe perdendo tra i 7.000 e gli 8.000 soldati a settimana nel conflitto, una stima che, ha osservato, coincide con le più recenti valutazioni fornite da Kiev.

Le parole di Rubio si inseriscono nel quadro del confronto diplomatico in corso e delle valutazioni strategiche occidentali sull’andamento del conflitto.

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Zelensky a Monaco: “Putin come nel 1938, la pace solo con vere garanzie di sicurezza”

Alla Conferenza di Monaco Zelensky paragona Putin al 1938 e ribadisce che la pace può nascere solo da chiare garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha accusato il presidente russo Vladimir Putin di voler ripetere lo scenario del 1938.

“Sembra che Putin speri di ripetere Monaco del 1938, quando il precedente Putin iniziò a dividere l’Europa”, ha dichiarato, richiamando l’accordo che precedette la Seconda guerra mondiale e paragonando implicitamente il leader del Cremlino ad Adolf Hitler.

“La pace solo con chiare garanzie di sicurezza”

Zelensky ha ribadito che la pace può essere costruita solo su garanzie di sicurezza solide e verificabili. “Dove non esiste un chiaro sistema di sicurezza, la guerra torna sempre”, ha affermato.

Il presidente ucraino ha sottolineato che Kiev è impegnata nei negoziati e mantiene contatti con emissari statunitensi, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, e che è previsto un incontro con il Segretario di Stato Marco Rubio.

Negoziati e tensioni geopolitiche

Secondo Zelensky, l’obiettivo dell’Ucraina è una “vera sicurezza e una vera pace”, non soluzioni parziali o compromessi che possano favorire Mosca.

Le dichiarazioni si inseriscono nel contesto di un confronto internazionale segnato da tensioni persistenti e dalla ricerca di un equilibrio tra sostegno militare, diplomazia e deterrenza.

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Paolini unica azzurra a Dubai: esordio al secondo turno nel WTA 1000

Jasmine Paolini unica italiana nel tabellone del WTA 1000 di Dubai. Debutto al secondo turno contro Eala o una qualificata. Difende il titolo vinto nel 2024.

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Jasmine Paolini è l’unica azzurra presente nel tabellone principale del torneo WTA 1000 di Dubai, secondo “mille” della stagione sul cemento.

La 30enne toscana, attualmente numero 8 del mondo, entrerà in gara direttamente al secondo turno. Affronterà la filippina Alexandra Eala, numero 40 WTA, oppure una giocatrice proveniente dalle qualificazioni.

Un ritorno da campionessa in carica

Paolini torna negli Emirati con il peso e l’orgoglio di campionessa in carica, avendo conquistato il titolo nel 2024. Un risultato che ha rappresentato uno dei punti più alti della sua carriera e che ora è chiamata a difendere in un tabellone di alto livello.

L’obiettivo è dare continuità alla stagione e ritrovare fiducia dopo l’eliminazione al secondo turno a Doha. Dubai può rappresentare uno snodo importante per consolidare la posizione tra le prime dieci del ranking mondiale.

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