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Esteri

Trump deride i big della Silicon Valley, nel libro le manovre di Zuckerberg e Bezos

Nel libro “Regime Change” di Maggie Haberman e Jonathan Swan emergono retroscena sui tentativi dei big della Silicon Valley di riavvicinarsi a Donald Trump dopo il ritorno alla Casa Bianca.

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Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca avrebbe spinto alcuni dei più potenti protagonisti della Silicon Valley a cercare un nuovo rapporto con il presidente. Ma dietro i gesti pubblici di distensione, secondo il libro “Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump” dei giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan, ci sarebbe stato anche un lato più ruvido: Trump avrebbe deriso privatamente gli sforzi di riavvicinamento dei miliardari della tecnologia.

Il nuovo libro sulla seconda presidenza Trump

Il volume, pubblicato da Simon & Schuster, ricostruisce il primo anno della seconda presidenza Trump sulla base di centinaia di interviste e di un lavoro di reporting dentro l’amministrazione. Tra i retroscena anticipati dalla stampa internazionale ci sono anche i rapporti tra la Casa Bianca e i grandi gruppi tecnologici.

Secondo gli autori, figure come Mark Zuckerberg e Jeff Bezos avrebbero cercato di ristabilire un canale privilegiato con Trump dopo una stagione segnata da diffidenze, pressioni politiche e timori di ritorsioni regolatorie.

I messaggi mostrati a Mar-a-Lago

Nelle riunioni a Mar-a-Lago, Trump avrebbe mostrato ai collaboratori messaggi ricevuti da alcuni big della tecnologia, commentando con sarcasmo il loro tentativo di riavvicinamento. Secondo le ricostruzioni del libro, anche Elon Musksarebbe stato presente in alcune occasioni e avrebbe liquidato quei messaggi come una forma di supplica.

Si tratta di retroscena attribuiti dagli autori a fonti raccolte nel lavoro di preparazione del volume, non di dichiarazioni pubbliche dei protagonisti coinvolti.

Zuckerberg, Bezos e la nuova prudenza dei colossi tech

Il libro racconta anche i tentativi di Zuckerberg di accreditarsi presso Trump e il ruolo di Bezos, che avrebbe cercato di ricucire il rapporto con il presidente anche attraverso una cena privata nel dicembre 2024.

Secondo le anticipazioni, Bezos avrebbe espresso forte insoddisfazione per il Washington Post, quotidiano di sua proprietà, definendolo il suo investimento peggiore e criticandone duramente la gestione interna. Il retroscena è stato ripreso anche dalla stampa americana.

Il nodo degli appalti spaziali

Nella ricostruzione degli autori, Bezos avrebbe inoltre provato a portare l’attenzione di Trump sul tema degli appalti spaziali federali, chiedendo maggiore concorrenza in un settore dominato da SpaceX di Elon Musk. Sullo sfondo c’è la competizione tra Blue Origin e SpaceX, due aziende centrali nella nuova economia spaziale americana.

Il dossier mostra quanto il rapporto tra politica, tecnologia e sicurezza nazionale sia diventato decisivo nella Washington della seconda presidenza Trump.

La Silicon Valley dopo il 2024

Il quadro che emerge segna un cambio di fase rispetto al 2016, quando gran parte della Silicon Valley guardò con ostilità all’ascesa di Trump. Dopo il voto del 2024, il rapporto appare più pragmatico e più segnato dal timore delle conseguenze politiche ed economiche.

I grandi gruppi tecnologici cercano interlocuzione, protezione e stabilità regolatoria. Trump, secondo il libro, osserva quei movimenti da una posizione di forza e li usa anche come prova del proprio potere ritrovato.

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Intelligence Usa: possibile test russo alla Nato

Rapporti dell’intelligence statunitense valutano il rischio di un’azione russa limitata contro la Nato. Un’incursione terrestre resta poco probabile.

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Vladimir Putin potrebbe tentare di mettere alla prova la coesione della Nato con un’azione limitata contro uno dei Paesi alleati. È lo scenario contenuto in valutazioni dell’intelligence statunitense descritte da funzionari americani al Wall Street Journal.

Le ipotesi considerate comprendono un attacco informatico, l’impiego di gruppi armati senza insegne oppure un’incursione terrestre circoscritta sul fianco orientale dell’Alleanza. La finestra temporale indicata va dall’autunno del 2026 al 2029.

Non si tratta di informazioni su un attacco già deciso. Secondo i rapporti citati dal quotidiano, l’ipotesi più grave, quella di un’incursione militare, conserva una probabilità bassa, anche se potrebbe aumentare nel tempo.

L’obiettivo di dividere gli alleati

In precedenza Washington riteneva improbabile che Mosca provocasse direttamente un Paese Nato mentre prosegue la guerra in Ucraina. La valutazione sarebbe cambiata all’inizio dell’anno, anche per le difficoltà russe sul fronte e per gli attacchi ucraini contro obiettivi militari ed energetici.

L’eventuale obiettivo del Cremlino sarebbe verificare la disponibilità degli Stati Uniti a intervenire e creare divisioni tra gli alleati, soprattutto attraverso azioni ibride per le quali la risposta collettiva potrebbe risultare meno immediata. La Russia ha ripetutamente negato di voler attaccare la Nato.

Le scorte americane

Le valutazioni arrivano mentre negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per le disponibilità di alcune munizioni strategiche, ridotte dai trasferimenti all’Ucraina e dal conflitto con l’Iran. Tra i sistemi indicati figurano PrSM, Atacms e missili antiaerei Stinger.

Pentagono e comando Nato non hanno commentato le informazioni classificate. Un portavoce dell’Alleanza ha ribadito che la Nato valuta costantemente gli scenari di rischio ed è pronta a difendere i Paesi membri.

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Iran, mistero sulla salute di Mojtaba Khamenei

IranWire riferisce che Mojtaba Khamenei sarebbe in condizioni critiche. La notizia proviene da fonti anonime e non ha conferme indipendenti.

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Mojtaba Khamenei sarebbe in condizioni di salute estremamente gravi. A riferirlo è IranWire, sito con sede a Londra vicino all’opposizione iraniana, citando due fonti anonime legate all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian.

Secondo le fonti, nessun componente del governo avrebbe incontrato la Guida Suprema dopo l’attacco del 28 febbraio nel quale furono uccisi suo padre Ali Khamenei e altri familiari. Negli ambienti del regime circolerebbero voci su un possibile rapido peggioramento.

Le indiscrezioni non sono state confermate dalle autorità iraniane né verificate in modo indipendente.

Informazioni contrastanti sulla salute

Mojtaba Khamenei non è mai apparso pubblicamente dopo la sua nomina a terza Guida Suprema della Repubblica islamica. Le comunicazioni attribuitegli sono state diffuse esclusivamente in forma scritta, alimentando dubbi sulle sue condizioni e sull’effettivo esercizio del potere.

Ad aprile, finti internazionali hanno riferito, citando fonti vicine alla leadership, che Khamenei stava recuperando da gravi ferite al volto e alle gambe. A maggio, invece, fonti ufficiali iraniane lo avevano descritto come pienamente operativo e in buone condizioni.

In assenza di immagini recenti, interventi pubblici o comunicazioni mediche verificabili, non è possibile stabilire quale sia attualmente il suo reale stato di salute.

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Zelensky accelera sullo scudo Freyja

Zelensky chiede progressi concreti entro la fine del 2026 per Freyja, il progetto europeo di difesa contro i missili balistici.

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L’Ucraina punta a ottenere entro la fine del 2026 risultati concreti nello sviluppo di Freyja, il progetto congiunto per un sistema europeo di difesa contro i missili balistici. L’obiettivo successivo sarebbe arrivare a un prototipo entro la metà del 2027.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha riferito di aver discusso con i vertici militari e industriali le modalità per accelerare il programma, al quale partecipano attualmente dieci Paesi.

Secondo il piano illustrato da Kiev, l’Ucraina potrebbe produrre il missile intercettore e il relativo lanciatore, mentre i partner europei fornirebbero componenti essenziali come radar e sensori. Freyja viene presentato come un’alternativa meno costosa ai sistemi statunitensi Patriot, ma si trova ancora nella fase di sviluppo e non è operativo.

Kiev lavora anche a missili offensivi

Zelensky ha annunciato anche progressi nella realizzazione di missili balistici ucraini. «I test hanno mostrato un grande potenziale. Dobbiamo trasformarlo in un’arma reale», ha affermato nel suo intervento del 6 agosto.

Non sono stati diffusi dettagli tecnici indipendentemente verificabili sui test. La priorità di Kiev resta rafforzare la protezione contro gli attacchi russi, riducendo la dipendenza dalle forniture americane di intercettori Patriot.

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