Collegati con noi

Esteri

Trump attacca il sistema elettorale Usa: «Vulnerabile ai brogli», ma le accuse restano senza prove

Donald Trump denuncia presunte vulnerabilità del sistema elettorale americano e accusa Cina e Venezuela di interferenze. Le affermazioni, però, non sono state accompagnate da prove conclusive e sono contestate da intelligence, democratici e media statunitensi.

Pubblicato

del

Donald Trump torna ad attaccare il sistema elettorale degli Stati Uniti e, a meno di quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, denuncia il rischio che il voto possa essere «truccato e rubato».

Durante un discorso alla nazione dalla Casa Bianca, il presidente americano ha annunciato la desecretazione di documenti che, a suo giudizio, dimostrerebbero «scioccanti vulnerabilità» nelle procedure elettorali e nei sistemi informatici utilizzati per registrare gli elettori e contare i voti.

Le accuse contro Cina e Venezuela

Trump ha sostenuto che la Cina avrebbe realizzato «la più vasta violazione di dati elettorali della storia», acquisendo illecitamente informazioni relative a circa 220 milioni di elettori americani.

Secondo il presidente, Pechino avrebbe voluto ostacolare la sua rielezione nel 2020 e favorire Joe Biden, arrivando anche a valutare la produzione di schede elettorali illegali. La Cina ha respinto le accuse, affermando di non avere mai interferito nelle elezioni statunitensi.

Trump ha citato anche un presunto complotto collegato al governo venezuelano di Nicolás Maduro. Le affermazioni del presidente, tuttavia, non sono state accompagnate durante il discorso da elementi capaci di dimostrare che voti, schede o risultati siano stati effettivamente modificati.

Una valutazione pubblica dell’intelligence americana del 2021 aveva concluso che nessun attore straniero, compresa la Cina, era riuscito ad alterare tecnicamente registrazioni, schede elettorali o conteggi nelle presidenziali del 2020.

I presunti elettori non cittadini

Il presidente ha inoltre sostenuto che almeno 278 mila persone prive della cittadinanza americana risulterebbero iscritte nelle liste elettorali.

Il dato deriverebbe da una verifica parziale effettuata dal Dipartimento per la Sicurezza interna sui registri di alcuni Stati. Non è stato però chiarito quante di queste persone abbiano realmente votato né se tutte le registrazioni individuate siano effettivamente irregolari.

Gli studi indipendenti condotti negli ultimi anni indicano che il voto illegale dei non cittadini esiste, ma rappresenta un fenomeno estremamente raro e non risulta avere modificato l’esito di elezioni nazionali.

Il ritorno sul voto del 2020

Gran parte dell’intervento è stata dedicata alle presidenziali vinte da Joe Biden nel 2020. Trump continua a sostenere che quel voto sia stato manipolato, nonostante riconteggi, verifiche amministrative e numerosi procedimenti giudiziari non abbiano accertato frodi diffuse tali da cambiare il risultato.

Le accuse sulla presunta elezione rubata alimentarono la mobilitazione culminata nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.

I critici del presidente temono che il nuovo intervento possa servire a delegittimare in anticipo un’eventuale vittoria democratica nelle elezioni di novembre o a giustificare un maggiore controllo federale su procedure che la Costituzione affida principalmente ai singoli Stati. Reuters osserva che diverse conclusioni dell’intelligence e diversi studi indipendenti contraddicono alcune delle affermazioni avanzate dal presidente.

La replica di Newsom

Immediata la reazione del fronte democratico. Il governatore della California Gavin Newsom ha ricordato che le frodi elettorali sono molto rare e ha accusato Trump di voler creare sfiducia nel sistema prima delle elezioni di metà mandato.

Anche il senatore democratico Alex Padilla ha sottolineato che riconteggi, controlli e decine di cause giudiziarie non hanno prodotto prove di una frode elettorale generalizzata nel 2020.

Le televisioni dividono la diretta

Il discorso ha provocato tensioni anche nel sistema dei media americani. Fox News lo ha trasmesso integralmente, mentre CBS ne ha mandato in onda soltanto una parte, interrompendolo per inserire analisi e verifiche giornalistiche.

ABC, NBC e CNN hanno scelto di non trasmetterlo in diretta sui loro principali canali televisivi, pur rendendolo disponibile in streaming o sulle piattaforme digitali. Le emittenti hanno valutato il rischio di diffondere in diretta affermazioni non comprovate.

Trump ha accusato ABC e NBC di voler proteggere la sinistra e ha evocato la possibilità di revocare le licenze alle emittenti. Una minaccia destinata a sollevare nuove polemiche sulla libertà editoriale e sui poteri della Casa Bianca nei confronti dei mezzi di informazione.

Iran, Venezuela ed economia

Solo pochi passaggi del discorso hanno riguardato la politica estera e l’economia. Trump ha rivendicato i risultati ottenuti in Venezuela e ha affermato che gli Stati Uniti starebbero «vincendo in Iran», promettendo che presto saranno visibili i risultati dell’azione americana.

Il presidente ha inoltre celebrato l’andamento di Wall Street e il rallentamento dell’inflazione. Ma il centro politico del messaggio è stato inequivocabile: il ritorno della battaglia sul voto del 2020 e la richiesta di nuove regole elettorali in vista delle decisive elezioni di novembre.

Advertisement

Esteri

Trump: «Hormuz diventerà territorio Usa». Nuova sfida all’Iran

Trump rivendica il controllo americano dello Stretto di Hormuz e aumenta la pressione sull’Iran. In arrivo nuove sanzioni mentre resta incerto il futuro della tregua.

Pubblicato

del

Donald Trump alza ulteriormente il livello dello scontro con Teheran e annuncia l’intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz «territorio degli Stati Uniti».

Parlando all’accademia di polizia di Garden City, nello Stato di New York, il presidente americano ha descritto l’Iran come un Paese «pesantemente sconfitto» e rivendicato il controllo statunitense sul passaggio marittimo: «Abbiamo imposto il blocco. Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi».

Trump non ha spiegato attraverso quali strumenti giuridici o diplomatici intenderebbe procedere. Lo Stretto di Hormuz si trova tra Iran e Oman ed è disciplinato dalle norme internazionali sul transito negli stretti utilizzati per la navigazione. Una dichiarazione unilaterale di Washington non sarebbe quindi sufficiente a modificarne la sovranità.

Minacce militari e nuove sanzioni

Il presidente ha minacciato una risposta «cento volte superiore» nel caso di un attacco iraniano e ha definito la guerra contro Teheran un servizio reso alla comunità internazionale, ribadendo che Washington non consentirà all’Iran di dotarsi di armi nucleari.

Alla pressione militare si aggiungerà quella economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato per la prossima settimana misure di isolamento finanziario «mai viste prima». Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece sostenuto che il blocco navale dei porti iraniani potrà proseguire a tempo indeterminato attraverso la rotazione delle unità statunitensi.

La portaerei USS George Washington è diretta verso la regione per sostituire la USS Abraham Lincoln, impegnata da oltre 250 giorni. Trump ha respinto le preoccupazioni sulle difficili condizioni dell’equipaggio, sostenendo che il dispiegamento non sia stato eccessivamente lungo.

La tregua in scadenza

Le dichiarazioni arrivano alla vigilia della scadenza della finestra di 60 giorni prevista dal memorandum di Islamabad, fissata per il 17 agosto. Fonti governative pakistane hanno parlato di un’intesa per una proroga, ma Teheran ha negato che siano in corso trattative formali sull’estensione.

I rapporti tra Stati Uniti e Iran restano bloccati sui principali punti del negoziato: riapertura dello Stretto, sospensione del blocco navale, sanzioni, beni iraniani congelati e futuro del programma nucleare.

Petrolio e voto di novembre

La crisi energetica pesa anche sulla politica interna statunitense. Il vicepresidente JD Vance ha indicato nella riduzione dei prezzi di petrolio e benzina la priorità immediata dell’amministrazione, seguita dall’obiettivo di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.

Prima del conflitto attraverso Hormuz transitava circa un quinto del petrolio mondiale. Le forti limitazioni alla navigazione hanno ridotto drasticamente i flussi, mantenendo elevati i prezzi dell’energia.

Alla Casa Bianca cresce la preoccupazione per le elezioni di metà mandato di novembre. I repubblicani temono che una guerra prolungata e il caro-carburanti possano compromettere il controllo del Congresso. L’annuncio di Trump appare così rivolto contemporaneamente a Teheran, ai mercati e all’elettorato americano.

Continua a leggere

Esteri

Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita

Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.

Pubblicato

del

Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.

Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.

Più di 360 millimetri in un giorno

Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.

L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.

Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.

Settemila passeggeri bloccati a Narita

All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.

Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.

Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.

Il governatore: «Mai visto un disastro simile»

Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.

L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.

Il ruolo del riscaldamento globale

Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.

Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.

Continua a leggere

Esteri

Farage rieletto a Clacton, ma riparte l’inchiesta sui suoi finanziamenti

Nigel Farage ha riconquistato il seggio di Clacton con 22.239 voti. Secondo il candidato satirico Count Binface. Con il ritorno alla Camera dei Comuni riprende l’indagine parlamentare su un contributo da cinque milioni di sterline che il leader di Reform UK avrebbe omesso di dichiarare.

Pubblicato

del

Nigel Farage è stato rieletto deputato nel collegio di Clacton, nell’Inghilterra sudorientale, al termine dell’elezione suppletiva da lui stesso provocata con le dimissioni dalla Camera dei Comuni.

Il leader di Reform UK ha ottenuto 22.239 voti, pari al 63,34%, migliorando la percentuale del 46,2% raccolta alle elezioni politiche del 2024. La consultazione è stata però disertata dai principali partiti britannici, che l’avevano definita un’iniziativa propagandistica destinata a distogliere l’attenzione dall’inchiesta parlamentare sulle finanze di Farage.

Count Binface secondo con il 26,9%

Al secondo posto si è classificato Count Binface, personaggio satirico interpretato dal comico Jonathan Harvey, con 9.455 voti e il 26,93% dei consensi. Alla competizione hanno partecipato complessivamente 34 candidati, molti dei quali indipendenti o appartenenti a formazioni minori.

L’affluenza si è fermata al 44,4%, in calo rispetto al 58,7% registrato nel collegio alle politiche del 2024. Farage ha presentato il risultato come una sfida vinta contro l’establishment politico, mentre Count Binface si è proclamato ironicamente «vincitore morale».

L’assenza alla proclamazione

Farage non ha partecipato alla cerimonia di proclamazione. Reform UK ha motivato l’assenza facendo riferimento a una minaccia alla sicurezza del leader. La polizia dell’Essex ha tuttavia precisato di non avere consigliato ad alcun candidato di disertare lo scrutinio e ha riferito che non si sono verificati incidenti.

Farage ha successivamente spiegato di avere temuto contestazioni e iniziative organizzate per metterlo in imbarazzo durante la proclamazione.

Sul tema della sicurezza pesa anche il clima seguito all’uccisione dell’ex ministra Ann Widdecombe. Gli investigatori dell’antiterrorismo stanno verificando un’eventuale connessione tra quell’omicidio e un precedente episodio incendiario avvenuto nell’abitazione londinese di Farage. Il possibile collegamento resta un’ipotesi investigativa.

Riprende l’inchiesta parlamentare

Con il ritorno di Farage alla Camera dei Comuni riparte l’indagine del commissario parlamentare per gli standard, sospesa quando il leader di Reform aveva lasciato il seggio. Gli accertamenti riguardano la mancata dichiarazione di un contributo da cinque milioni di sterline ricevuto dall’imprenditore delle criptovalute Christopher Harborne.

Farage respinge le contestazioni e sostiene di non avere commesso irregolarità. Al termine dell’inchiesta potrebbe essere proposta una sanzione parlamentare. Un’eventuale sospensione che rientrasse nei casi previsti dalla legge potrebbe aprire la strada a una petizione di revoca: per provocare una nuova elezione suppletiva sarebbe necessaria la firma del 10% degli elettori del collegio.

Labour e Conservatori hanno sottolineato che la rielezione non chiude il caso. La presidente laburista Bridget Phillipson ha affermato che il risultato non cancella le questioni ancora aperte sui finanziamenti di Farage.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto