Cronache
Truffe agli anziani, sette arresti a Napoli: «L’amma fa chiagnere», così il gruppo piegava le vittime
Sette arresti per truffe agli anziani: il gruppo esercitava un controllo totale sulle vittime con pressioni psicologiche e blocco delle linee telefoniche.
Non avevano pietà delle loro vittime, anziani tra i 70 e i 90 anni, sottoposti a una pressione psicologica continua fino a essere privati di tutto, anche dei ricordi più cari. È il quadro che emerge dall’inchiesta che ha portato all’arresto di sette persone, eseguito dalla Squadra Mobile di Napoli, diretta da Giovanni Leuci, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Ambra Cerabona. Altre quattro persone sono state sottoposte all’obbligo di dimora.
L’accusa, per tutti, è di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate in danno di persone anziane. Il bottino complessivo stimato dagli inquirenti ammonta a circa 200mila euro.
Colpi in tutta Italia
I raggiri venivano messi a segno in diverse regioni: Piemonte, Toscana, Marche, Puglia e Calabria. L’ultimo tentativo, poi sventato, risale alla sera precedente agli arresti, a Livorno. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe continuato ad agire anche dopo l’avvio delle indagini, proseguendo le truffe nonostante interrogatori e accertamenti in corso.
Un’organizzazione strutturata
L’indagine ha ricostruito una struttura organizzata, con ruoli ben definiti. Luigi Sades e Vincenzo Mangiacapra sono indicati come i promotori. In particolare, Sades avrebbe organizzato il gruppo mentre si trovava agli arresti domiciliari nel quartiere Pallonetto di Santa Lucia. Tra gli indagati figura anche un minorenne, per il quale procede l’autorità giudiziaria competente.
Accanto ai promotori, operavano le telefoniste e i cosiddetti “cavallini”, incaricati di recarsi fisicamente dalle vittime per ritirare denaro e gioielli. Coinvolte, secondo l’accusa, Stefania Romano, Lucia Esposito, Immacolata D’Alessandro, Maria Ricciardi (per lei obbligo di dimora), Anna Canneva e Mariarca Caprio (obbligo di dimora). A supporto logistico, gli autisti, tra cui Nicola Cristiano (obbligo di dimora), Enrico Forte e Salvatore Lanza (obbligo di dimora).
Il modus operandi: il “finto maresciallo”
La tecnica era collaudata: la telefonata del finto maresciallo che annunciava un grave incidente stradale provocato da un parente della vittima, spesso con l’aggravante di una persona ferita gravemente. In alcuni casi veniva detto che si trattava di un bambino o di una donna incinta in pericolo di vita, per aumentare il panico.
All’anziano veniva poi prospettata un’unica via d’uscita per evitare l’arresto del familiare: il pagamento immediato di una somma in denaro o la consegna di gioielli. «Prendi, prendi», diceva la telefonista al cavallino, anche quando il bottino era minimo. Venivano sottratti persino medaglie al valor militare o civile dei coniugi deceduti.
Il controllo totale delle vittime
Uno degli aspetti più inquietanti riguarda il controllo delle comunicazioni: il gruppo utilizzava un sistema capace di generare chiamate simultanee su fisso e cellulare, bloccando di fatto le linee telefoniche delle vittime, che così non potevano chiedere aiuto o confrontarsi con familiari e forze dell’ordine. In questo modo i truffatori avevano il tempo di far perdere le proprie tracce.
Il denaro e i preziosi venivano poi spartiti in percentuale tra i membri del gruppo, con una parte destinata anche a coprire eventuali spese legali in caso di arresti.
Indagini ancora in corso
Sono nove gli episodi finora ricostruiti, a partire dall’arresto in flagranza di Luigi Gallozzi a Matera nel settembre 2024, che ha dato il via all’inchiesta. Le indagini proseguono per verificare ulteriori responsabilità e accertare l’eventuale esistenza di altre vittime.
Come previsto dalla legge, tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
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