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Triplete Maneskin: dopo Sanremo ed Eurovision miglior band rock agli Ema

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È la prima volta per l’Italia: i Maneskin sono la miglior band rock agli Ema. Damiano David (voce), Victoria De Angelis (basso), Thomas Raggi (chitarra) ed Ethan Torchio (batteria) hanno sbaragliato avversari di calibro, a Budapest infatti a contendere loro lo scettro c’erano  Coldplay, Foo Fighters, Imagine Dragons, Kings Of Leon e The Killers.


Con il loro look sfrontato e irriverente si sono presentati sul palco vestiti in nero e oro: Damiano, il indossava slip di pelle luccicanti, stivali e reggicalze, un manifesto a sostegno dellalibertò di espressione e di genere come hanno voluto sottolineare anche a parole nel momento del trionfo agli Mtv European Music Awards, dove hanno vinto il premio per la migliore rock band. Nella storia degli Ema è la prima volta che accade: nessun gruppo italiano era mai riuscito ad arrivare neppure alle nomination. Nell’anno dell’Italia è un altro grande successo.

 

 

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Arrivano i Maneskin, red carpet rock per Elvis

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 Sara’ una Montee des Marches a ritmo di rock ‘n roll mercoledi’ 25 maggio. C’e’ la premiere mondiale di uno dei film piu’ attesi del festival di Cannes 2022, Elvis di Baz Luhrmann dedicato al “vero” Elvis Presley, come dice il trailer, e al suo rapporto con il manager, il colonnello Tom Parker. E per l’occasione faranno il loro debutto al cinema i Maneskin. Dopo la vittoria a Sanremo 2021, quella dell’Eurovision, i quattro musicisti romani diventati un fenomeno internazionale con tour mondiali in arrivo, stanno bruciando una tappa dopo l’altra, protagonisti di una incredibile ascesa e mancava quella del cinema. Damiano, Victoria, Thomas e Ethan sono andati a Memphis per immergersi nell’atmosfera del re del rock ‘n roll e sono in arrivo sulla Croisette dove appariranno dopodomani. I Maneskin saliranno il tappeto rosso per la proiezione di gala al Grand Theatre Lumiere con Austin Butler e il premio Oscar Tom Hanks, i protagonisti. C’e’ da immaginare una ressa delle grandi occasioni davanti al Palais du Cinema. Sono arrivati in aereo a Nizza oggi pomeriggio alle 16 e subito portati lontano da tutti, con ogni probabilita’ all’hotel du Cap a Cap d’Antibes, da sempre il luogo delle superstar a Cannes distante dalla folla. Dopo la proiezione saranno, a quanto risulta, super ospiti del party della Warner Bros per festeggiare il film e si nutrono speranze per una loro esibizione live con la loro versione dell’iconica IF I CAN DREAM, il brano che cantano gia’ per la colonna sonora del film di Luhrmann che uscira’ solo al cinema dal 22 giugno. Gli inviti sono introvabili e c’e’ una totale segretezza nell’organizzazione dell’evento previsto dopo le 22, una festa ufficiale ‘Elvis a Cannes’ con ospiti, musica, show che avra’ anche una diretta social sull’account TikTok @warnerbrosfrance . I Maneskin, sono usciti con un nuovo singolo, Supermodel, dal sound californiano, frutto dei mesi del gruppo a Los Angeles, prodotto dall’acclamato produttore Max Martin dei Coldplay e Lady Gaga e presentato nella finale dell’Eurovision a Torino 10 giorni fa. Ora in attesa del tour mondiale Loud Kids tour che partira’ il 31 ottobre da Seattle, saranno protagonisti quest’estate in un tour dei piu’ prestigiosi festival mondiali per fare tappa in Italia per due concerti: giovedi’ 23 giugno allo Stadio Comunale di Lignano Sabbiadoro e sabato 9 luglio al Circo Massimo di Roma. Girato nel Queensland, in Australia, Elvis di Baz Luhrmann (“Il Grande Gatsby”, “Moulin Rouge!”), rivisita la storia di Elvis (Butler) vista attraverso la complicata relazione con l’enigmatico manager, il colonnello Tom Parker (Hanks). Il film, raccontato da Parker, approfondisce le dinamiche tra i due nell’arco temporale di 20 anni dagli esordi alla fama di Presley, che raggiunse un livello di celebrita’ senza precedenti sullo sfondo di un panorama culturale in evoluzione che segna la perdita dell’innocenza in America. Al centro di questo viaggio, una delle persone piu’ significative e influenti nella vita di Elvis, Priscilla Presley (Olivia DeJonge). “Austin Butler, che interpreta Elvis, e’ straordinario. Congratulazioni a lui”: cosi’ la vedova di Presley, 76 anni, ha applaudito in un lungo messaggio su Facebook l’interpretazione del giovane attore dopo una visione privata. “Penso che capirete un po’ meglio il viaggio di Elvis, diretto da un regista che ha messo il suo cuore, la sua anima e molte ore in questo film”, ha aggiunto. “Ho visto il film Elvis . Ho visto il trailer piu’ di una dozzina di volte. Ma le parole che ho sentito da mia figlia dicendo quanto ha amato il film e quanto piacera’ a Riley [la figlia di Lisa Marie Presley, Keough] quando lo vedra’ mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi”, ha detto Priscilla Presley in un post di Instagram con il trailer del film con Austin Butler, Tom Hanks e Olivia DeJonge. Ha anche detto che “ha rivissuto ogni momento del film” e che le ci sono voluti “diversi giorni per superare le sue emozioni”.

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La lunga notte di Vasco Rossi, in 120mila a Trento

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Erano tre anni che la ‘combriccola’ aspettava. E stasera l’abbraccio tra il Blasco e il suo popolo e’ stato totale. E liberatorio. In 120mila si sono dati appuntamento a Trento (nella nuovissima e anche contestata Trentino Music Arena) per la partenza del Vasco Live. Il tour che portera’ il rocker in giro per l’Italia, con 11 date tutte sold out (660mila biglietti venduti, compresi quelli per il doppio appuntamento al Circo Massimo l’11 e 12 giugno). Un boato ha accolto Vasco sul palco, appena il buio e’ iniziato a calare sullo spazio verde (27mila metri quadri di musica, sudore, emozioni). Un boato risuonato nella valle che accoglie l’Arena, incastonata tra le montagne del Trentino. E lui, il Komandante, il sorriso sornione e scanzonato di sempre, l’andatura inconfondibile, il cappellino immancabile, non si e’ risparmiato: due ore e mezzo di rock – una pausa di dieci minuti per rifiatare – e una trentina di canzoni in puro stile Vasco che hanno fatto dimenticare le ore di attesa passate sotto al sole cocente, i malori, il traffico che ha mandato in tilt mezza Trento (e che ha costretto a far slittare il concerto di 30 minuti per permettere a tutti di entrare – ma dopo un’altra mezz’ora c’era ancora gente che a piedi cercava di raggiungere l’immenso pratone), i parcheggi a 4 km dal palco.

“Ciao, ciao a tutti. Benvenuti, ben tornati, ben arrivati. Vivi, sani e lucidi. Finalmente, finalmente, finalmente di nuovo insieme. Finalmente a Trento”, e’ stato il benvenuto che ha dato ai 120mila, dopo essere partito con XI Comandamento, uno dei brani contenuto nell’ultimo disco “Siamo qui”, uscito a novembre. Del resto ha pescato tanto dall’ultimo lavoro: da La pioggia alla domenica a L’amore L’amore, per arrivare a Una canzone d’amore buttata via e nei bis Siamo qui. “Siete fantastici, quanto mi siete mancati. Era tempo che volevo farvi sentire queste canzoni. Finalmente, non ci credevo quasi piu’: sono molto eccitato. Incredibile, e’ stata lunga pero’ siamo ancora qua, evviva. Eh, si'”, ha rilanciato poco dopo, mostrandosi su quel palco mastodontico (90 metri di lunghezza per 28 di altezza) in gran forma – 70 anni festeggiati a febbraio -, nonostante i tre anni di stop e l’emozione che ogni tanto ha fatto capolino tra i vecchi successi (anche quelli ripescati direttamente dagli anni Ottanta come Ti Taglio la Gola, Toffee o Siamo soli – “ma siamo in tanti”) e le irrinunciabili ballate come Stupendo e Un Senso. Su Rewind il consueto lancio di reggiseni e ragazze in topless a favore di maxischermo, mentre nell’accenno di Delusa ha sostituito il nome di Berlusconi a quello di Boncompagni nel testo originale che faceva riferimento alle ragazze di Non e’ la Rai (“Quel Berlusconi la’,,,”).

“Il Popolo del Blasco: il loro entusiasmo e’ la mia benzina”, e’ il modo in cui – con una scritta durante Senza parole – Vasco omaggia il suo esercito in musica. Una festa per lasciarsi alle spalle due anni complicati, ma anche per far passare messaggi quanto mai necessari: “Fuck the war. Fanculo la guerra” – e’ il suo appello contro la guerra, accolto dall’ovazione della platea, durante Sballi ravvicinati del terzo tipo, quando sul palco arriva anche al basso il fido Gallo, Claudio Golinelli -. Noi siamo contro la guerra, contro tutte le guerre, perche’ tutte le guerre sono contro la civilta’. Tutte le guerre sono contro l’umanita’, contro le donne, contro i bambini, contro gli anziani. E la musica e’ contro la guerra. Pace, amore e musica – invita il rocker -. Facciamo l’amore. L’amore e la musica”. Ma incredibilmente attuali sono anche l’arrabbiata C’e’ chi dice no e gli Spari sopra, dichiarando cosi’ la sua solidarieta’ con chi sta soffrendo per la guerra (mentre una gigantesca piovra tentacolare appare sugli enormi maxischermi alle sue spalle). Ma la festa e’ festa, e i fuochi d’artificio sugellano il finale. Dopo Siamo solo noi, Vita Spericolata e l’accenno di Canzone che sfuma nell’immancabile chiusura con Albachiara.

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Addio Vangelis, sue note da Oscar per Momenti di gloria

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Non c’e’ persona, amante di cinema, semplice appassionato di musica, perfino spettatore televisivo o frequentatore di grande sport che non abbia conosciuto e amato Vangelis, magari senza nemmeno che il suo nome gli fosse familiare. La generazione degli anni ’60 ha ballato e si e’ innamorata sulle note di “Rain and Tears” con la voce rotta di Demis Roussos o di “It’s Five o’clock”; chi e’ cresciuto negli anni ’80 ha palpitato seguendo la corsa verso la vittoria di “Momenti di gloria”, scandita dal crescendo epico di una musica che ha fatto il giro del mondo finendo perfino in uno spot commerciale. Chi si e’ commosso vedendo la solitudine disperata del replicante di “Blade Runner” ha ancora in testa la straziante melodia che lo connota. E chi ha partecipato o visto in tv il mondiale di calcio in Corea/Giappone non dimentichera’ piu’ la sigla ufficiale di quella sfortunata (per l’Italia di Totti) spedizione. Evangelos Odysse’as Papathanassio, morto oggi in ospedale a Parigi all’eta’ di 79 anni, era nato in Tessaglia (ad Agria) il 29 marzo del 1943. In una delle sue rarissime interviste attribuiva al padre la sua passione per la musica che lo porto’ a inventare il suo primo concertino casalingo ad appena 4 anni, usando la radio, le pentole, i bicchieri. Autodidatta convinto, diceva che le sue radici rimanevano legate alla musica greca tradizionale, ma che il jazz aveva avuto la sua influenza fino a che, appena diciottenne, ottenne in regalo il suo primo organo Hammond. Contagiato dall’esplosione del pop e del rock diede vita al suo primo complesso (i Formynx) nel1963, ma il successo gli sarebbe letteralmente piovuto sulla testa cinque anni dopo, alla testa della progressive band degli Aphodites Child. Si incontrarono fuori dalla Grecia perche’ Vangelis si era auto-esiliato nel’67 sconvolto dalla presa del potere da parte dei Colonnelli e dalla successiva dittatura.

Con Demis Roussos e gli altri componenti della band rimase appena tre anni, scanditi pero’ da un successo senza pari. Intanto pero’ aveva trovato casa a Londra dopo un lungo soggiorno parigino e la somma delle influenze delle due culture, oltre all’adesione ai movimenti del “Maggio francese” segnarono profondamente la sua maturazione. Oggi si puo’ ben dire che Vangelis e’ stato tra i grandi pionieri della musica elettronica, ma senza la sua immediata consonanza per il cinema e le immagini, staremmo a scrivere una storia diversa. A Londra apri’ negli anni ’70 il suo studio di incisione (lo chiamava “il laboratorio”), diede un taglio netto alla sua vita da rocker, rigettandone le abitudini come le droghe e l’alcool, comincio’ un’intensa fase di ricerca autonoma che poi avrebbe trovato in Jon Anderson degli “Yes” il perfetto complice in un lungo e fecondo sodalizio. Nel frattempo pero’ aveva rispolverato la passione per le colonne sonore (coltivata in gioventu’ collaborando a diversi film greci dei primi anni ’60) e anche in questo caso ebbe la fortuna di incrociare l’occasione irripetibile. In Francia aveva scoperto sonorita’ e modelli culturali diversi lavorando con Frederic Rossif, Henry Chapier, Robert Fitoussi e cogliendo un successo personale con una grande serata all’Olympia. Ma fu a Londra che il destino busso’ alla sua porta nella persona del regista Hugh Hudson con sottobraccio il copione di “Momenti di gloria” (1980). “C’erano davvero pochi soldi, ma Hugh e i suoi produttori mi piacevano -racconto’ piu’ tardi – e fu un regalo del cielo lavorare con loro. Nessuno pero’ avrebbe scommesso un penny sul risultato finale. La chiave di tutto fu l’uso del sintetizzatore quando andavano ancora di moda le grandi orchestre e l’idea di un suono anomalo che scava la sua traccia nella mente”. Milioni di dischi venduti, un Oscar e i maggiori riconoscimenti del cinema inglese gli aprirono la porta di Hollywood, portarono alla collaborazione con Ridley Scott (“Blade Runner” e poi “1492”), a quella con un altro esule come Costa Gavras (“Missing”). La sua patria artistica rimase pero’ sempre l’Europa, spingendolo a lavorare con Roman Polanski (“Bitter Moon”), Jacques Cousteau e, in teatro, con due leggende della cultura ellenica come Michael Cacoyannis e Irene Papas. Non a caso la sua ultima collaborazione colonna sonora di successo fu per “Alexander” l’epica ricostruzione della cultura greca classica tentata da Oliver Stone nel 2004. Adorava la fantascienza e cercava le sonorita’ dello spazio tanto da collaborare con la Nasa e l’Esa per le missioni spaziali, considerava Stephen Hawkins il piu’ grande genio della nuova era. “La mitologia, la scienza, l’esplorazione dello spazio – ha detto – sono soggetti che mi hanno affascinato fin dalla prima infanzia. E si ritrovano sempre, insieme alle sonorita’ della mia patria, nella musica che scrivo”. Oggi se ne va, in seguito all’affezione del Covid, alla ricerca di un altro viaggio: lo accogliera’ quel cosmo fitto di sonorita’ arcane a cui guardava anche nell’ultimo album che ci ha lasciato, “Juno to Jupiter”, ispirato alla missione spaziale verso Giove.

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