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Cronache

Tre anni dopo gli amici ricordano Liliana Resinovich

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Sono trascorsi tre anni da quando Liliana Resinovich scomparve poco dopo essere uscita di casa, di mattina, e dopo tre anni la vicenda ha ancora tanti aspetti da chiarire. A cominciare se si sia trattato di una morte volontaria, un suicidio oppure di un omicidio.

Questa mattina, a tre anni dal giorno della scomparsa, un gruppetto di persone, una trentina di amici e conoscenti, si è ritrovato nel parco di San Giovanni (quello dell’ex ospedale psichiatrico) nei pressi del punto dove il 5 gennaio 2022 fu trovato il corpo di Liliana, poco distante dalla sua abitazione. Aveva 63 anni e il suo corpo era chiuso in due sacchi di quelli grandi e neri utilizzati per i rifiuti solidi urbani; aveva la testa chiusa in due sacchetti del tipo in uso per alimenti, trasparenti.

Un ben strano tipo di suicidio. Era scomparsa il 14 dicembre. Questa mattina gli amici hanno esposto un cartello rosa sul quale c’era scritto “Cara Lilly combattiamo per te. Non ti dimentichiamo mai. Verità e giustizia per Liliana”. Vicino avevano deposto alcuni mazzi di fiori. Un sit-in silenzioso, composto, al quale hanno preso parte anche il fratello e la cugina della donna, e l’amico del cuore, Claudio Sterpin, con il quale sembra che Lilly volesse andare a vivere.

“Vogliamo solo la verità e che le indagini facciamo chiarezza sulla vicenda” hanno ripetuto. Qualcuno si è spinto oltre, come Gabriella Micheli: “Lilly è stata uccisa da un gruppo di persone, in cui c’era sicuramente qualcuno che aveva nozioni mediche; si spiega solo così la gestione del cadavere e quello che è stato fatto”. “Chiediamo fin dall’inizio, con familiari e altri amici – ha aggiunto – che ci sia giustizia vera. Serve trovare l’assassino e i complici”.

Gli organizzatori del sit-in sono gli stessi che hanno avviato una petizione online sulla piattaforma change.org intitolata “Verità per Liliana Resinovich”, per chiedere “l’impegno di Procura di Trieste, Forze dell’ordine e del Ministero della Giustizia a mettere un punto a questa triste vicenda che ha visto coinvolto il popolo italiano e non solo”. Speranze per la risoluzione del caso sono riposte nella maxi consulenza medico-legale alla quale sta lavorando l’antropologa forense Cristina Cattaneo.

La perizia avrebbe dovuto essere depositata entro il 15 dicembre, ma è stata concessa una nuova proroga di 30 giorni. Di recente sono circolate indiscrezioni sull’attività del collegio peritale (oltre alla Cattaneo, i medici legali Stefano Tambuzzi e Biagio Eugenio Leone, e l’entomologo Stefano Vanin). Collegio incaricato dal pm Maddalena Chergia e che avrebbe individuato lesioni e segni prodotte da terze persone sul corpo. Un elemento che ha sorpreso il marito della donna, Sebastiano Visintin: sono “sconvolto, non non mi aspettavo una violenza fatta a mia moglie”.

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Cronache

Escort e calciatori, inchiesta Milano: 70 sportivi coinvolti nelle feste, 4 arresti

Inchiesta a Milano su feste con escort: almeno 70 calciatori coinvolti. Quattro arresti per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

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Sono almeno settanta i calciatori che avrebbero partecipato alle feste organizzate dalla società Ma.De, al centro di un’indagine della Procura di Milano per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

I nomi degli sportivi restano riservati e, salvo alcune eccezioni citate negli atti, non risultano indagati. Essere clienti, infatti, non configura di per sé un reato.

Gli arresti e l’organizzazione

Su richiesta della procuratrice aggiunta Bruna Albertini, la gip Chiara Valori ha disposto gli arresti domiciliari per quattro persone ritenute coinvolte nell’organizzazione del giro illecito.

Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe gestito un sistema strutturato di eventi e incontri privati, coordinando le ragazze coinvolte e i contatti con clienti appartenenti anche al mondo dello sport.

Il sistema delle serate e dei contatti

Le indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza hanno ricostruito un circuito di serate in locali della movida milanese, estranei alle contestazioni, e in location di lusso anche all’estero.

Le ragazze, in gran parte molto giovani, venivano indirizzate agli eventi e agli incontri privati, mentre gli organizzatori gestivano compensi e logistica.

Il business e i flussi di denaro

Secondo gli inquirenti, il giro avrebbe generato incassi per oltre 1,2 milioni di euro in meno di due anni, con una parte dei pagamenti proveniente direttamente da clienti sportivi.

Le somme sarebbero state movimentate anche attraverso conti esteri, elemento che rafforza l’ipotesi di un’attività organizzata e continuativa nel tempo.

Le testimonianze e le indagini in corso

A far emergere il sistema sarebbe stata la denuncia di una giovane, che ha raccontato modalità e condizioni di lavoro, parlando di trattenute sui compensi e di un contesto abitativo condiviso.

Le indagini proseguono con l’obiettivo di chiarire l’estensione del fenomeno e le responsabilità individuali, anche attraverso l’ascolto delle presunte vittime.

Il perimetro giudiziario

Al momento, le contestazioni riguardano esclusivamente gli organizzatori del presunto sistema illecito. La posizione dei clienti, compresi gli sportivi, resta distinta e non coinvolta sotto il profilo penale.

L’inchiesta resta aperta e in evoluzione, in attesa degli ulteriori sviluppi investigativi.

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Cronache

Studente transgender al liceo Aristofane, polemica su misgendering e sospensione: verso la carriera alias

Caso al liceo Aristofane di Roma: studente transgender denuncia umiliazioni e sospensione. In arrivo la carriera alias, intervengono sindacati e politica.

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Un caso che riaccende il dibattito sui diritti degli studenti transgender arriva dal liceo Aristofane di Roma, nel quartiere Val Melaina. Secondo quanto riferito dalla famiglia, un ragazzo che ha intrapreso un percorso di affermazione di genere sarebbe stato ripetutamente chiamato con nome e pronomi non corrispondenti alla sua identità da una docente.

La vicenda, ancora oggetto di attenzione e verifiche, è emersa attraverso il racconto della madre, che ha parlato di episodi di disagio e umiliazione protratti nel tempo.

La sospensione e le tensioni in classe

Il momento più critico sarebbe arrivato a febbraio, quando lo studente è stato sospeso per cinque giorni dopo un acceso confronto in aula. Secondo la ricostruzione familiare, il provvedimento disciplinare sarebbe seguito a una reazione del ragazzo, maturata in un contesto di forte stress.

La versione dei fatti è ora al centro dell’attenzione della comunità scolastica e dovrà essere valutata nelle sedi competenti.

La posizione della scuola

La dirigente scolastica Raffaella Giustizieri ha espresso rammarico per quanto accaduto e ha ricordato che l’istituto è impegnato nell’introduzione della cosiddetta “carriera alias”, uno strumento amministrativo che consente agli studenti in transizione di essere riconosciuti con il nome di elezione nei documenti interni.

L’approvazione del regolamento, inizialmente prevista per metà aprile, è stata rinviata ma resta imminente.

Interventi di sindacati e politica

Sul caso sono intervenute diverse realtà. La Flc Cgil ha sottolineato il dovere delle istituzioni scolastiche di garantire un ambiente inclusivo e rispettoso, evidenziando i rischi legati a comportamenti discriminatori.

La deputata Irene Manzi ha parlato di possibile violazione della dignità dello studente, mentre il sindacato DirigentiScuola ha chiesto l’attivazione rapida della carriera alias.

Anche Marilena Grassadonia ha evidenziato il valore educativo di tali strumenti, definendoli una responsabilità della comunità scolastica.

Il tema più ampio dell’inclusione scolastica

La Rete degli studenti medi ha definito l’episodio grave, sottolineando come situazioni analoghe non siano isolate nel sistema scolastico italiano.

Il caso si inserisce in un dibattito più ampio sull’inclusione, la formazione del personale e l’educazione alle differenze, temi su cui si confrontano istituzioni, sindacati e mondo della scuola.

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Cronache

Castel Maggiore, coppia trovata morta in casa: ipotesi omicidio-suicidio, indagini in corso

Due coniugi trovati morti a Castel Maggiore. Si indaga per omicidio-suicidio. Disposta l’autopsia per chiarire dinamica e cause.

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Due coniugi, un uomo di 73 anni e una donna di 63, sono stati trovati senza vita nella loro abitazione a Castel Maggiore, nel Bolognese. La scoperta è avvenuta nel primo pomeriggio, quando il figlio dell’uomo, preoccupato per l’assenza di risposte ai suoi messaggi, si è recato nell’appartamento trovando i corpi.

L’allarme è stato dato al 112, con l’intervento dei carabinieri della stazione locale e della compagnia di Borgo Panigale.

L’ipotesi investigativa

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, si tratterebbe di un omicidio-suicidio. L’uomo avrebbe ucciso la moglie, probabilmente nella serata precedente, per poi togliersi la vita alcune ore dopo.

Le cause esatte e la dinamica dell’accaduto dovranno essere accertate con precisione attraverso gli esami medico-legali e gli approfondimenti investigativi.

Gli accertamenti della Procura

Sul posto sono intervenuti anche i militari della sezione investigazioni scientifiche e il pubblico ministero di turno Federica Messina.

La Procura ha disposto l’autopsia su entrambi i corpi, passaggio ritenuto necessario per chiarire tempi e modalità del decesso.

Il contesto familiare

Secondo quanto emerso, la coppia attraversava da tempo una fase di crisi e, pur continuando a convivere, sarebbe stata di fatto separata.

Le indagini proseguono per ricostruire con esattezza quanto accaduto nelle ore precedenti al ritrovamento, in un quadro che al momento resta in fase di verifica da parte degli inquirenti.

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