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Cronache

Trasporto pubblico a Napoli, i sindacati difendono Anm: “Non si può guardare solo al mercato”

I sindacati del trasporto pubblico intervengono sul ricorso presentato dall’Antitrust al Tar Campania contro l’affidamento dei servizi ad Anm. Le organizzazioni chiedono stabilità, investimenti e tutela del trasporto pubblico cittadino.

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Il futuro del trasporto pubblico a Napoli torna al centro del confronto politico, amministrativo e sindacale dopo il ricorso presentato al Tar Campania dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato contro il Comune di Napoli e nei confronti di Anm, con richiesta di annullamento della delibera relativa all’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale.

Sulla vicenda intervengono ora le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Fna e Faisa Cisal, che chiedono di non ridurre il dibattito a una semplice questione di concorrenza economica.

“Anm ha migliorato i servizi nonostante le difficoltà”

Secondo i sindacati, negli ultimi anni Anm avrebbe registrato un miglioramento significativo dei servizi nonostante “enormi difficoltà economiche ereditate”, il concordato e la storica carenza di investimenti pubblici.

Le organizzazioni evidenziano in particolare i progressi ottenuti:

  • sulle linee ferroviarie metropolitane
  • sulle funicolari cittadine
  • sul sistema tranviario e filoviario
  • nella gestione della sosta e dei parcheggi

Per i sindacati, questi risultati sarebbero stati raggiunti grazie agli accordi sindacali, alle riorganizzazioni aziendali e ai sacrifici sostenuti dai lavoratori.

“Non sono arrivati casualmente”, sottolineano le sigle, ricordando come la contrattazione abbia consentito di ridurre i costi, aumentare la produttività e migliorare i servizi ai cittadini.

“Il trasporto pubblico non è solo mercato”

Le organizzazioni sindacali ribadiscono che il trasporto pubblico locale non può essere trattato esclusivamente come materia di competizione economica.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il servizio garantisce:

  • diritto alla mobilità
  • inclusione sociale
  • accessibilità
  • sostenibilità ambientale
  • coesione territoriale

Per questo chiedono che qualsiasi decisione futura tenga insieme qualità del servizio, tutela occupazionale, investimenti e sostenibilità economica.

Richiesta di affidamento per sei anni

I sindacati ritengono “indispensabile” che il Comune proceda all’affidamento del contratto di servizio ad Anm per i prossimi sei anni, così da consentire una programmazione stabile e di lungo periodo.

Nel documento si chiede inoltre di mettere l’azienda nelle condizioni di operare con maggiore autonomia gestionale, superando vincoli burocratici e rallentamenti amministrativi.

Secondo le sigle, Anm dovrebbe essere valutata soprattutto sui risultati raggiunti e sulla capacità di garantire il servizio ai cittadini.

“Servono investimenti e rimborsi adeguati”

Le organizzazioni sindacali chiedono anche una politica di rimborso chilometrico più stabile e competitiva, in linea con quella riconosciuta alle altre aziende di trasporto pubblico operanti in Italia.

L’obiettivo dichiarato è garantire:

  • equilibrio economico
  • capacità di investimento
  • continuità del servizio
  • migliore organizzazione del lavoro

Una partita strategica per la città

Il ricorso dell’Antitrust apre ora una fase delicata per il futuro del trasporto pubblico napoletano, in un momento in cui la città sta cercando di consolidare il rilancio della rete metropolitana e dei servizi di mobilità urbana.

Per i sindacati, difendere e rilanciare Anm significa difendere non soltanto i livelli occupazionali ma anche l’idea di un servizio pubblico essenziale costruito su investimenti, qualità e responsabilità sociale.

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Cronache

Barano d’Ischia, scoperto resort di lusso abusivo nascosto tra gli scogli: devastata un’area protetta R4

I Carabinieri hanno sequestrato a Barano d’Ischia un resort abusivo mimetizzato nella macchia mediterranea a Capo Grosso – Scarrupata. Costruita in zona a elevato rischio idrogeologico (R4), la struttura comprendeva impianti idrici, elettrici e condotte clandestine. Denunciate quattro persone.

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Un’aggressione sistematica al territorio, perpetrata in una delle aree più fragili e suggestive dell’Isola Verde. I Carabinieri della Stazione di Barano d’Ischia hanno scoperto un vero e proprio villaggio-resort abusivo realizzato in località “Capo Grosso – Scarrupata”, un tratto di costa selvaggio raggiungibile quasi esclusivamente dal mare o attraverso impervi sentieri naturali.

Le indagini, scattate nel mese di luglio, hanno svelato un complesso sistema di opere edificate a ridosso di una parete rocciosa per trasformare la zona in una struttura ricettiva di lusso clandestina. I militari del Nucleo Navale sono dovuti giungere sul posto via mare e raggiungere la riva a nuoto, individuando scale in ferro e legno ancorate alla roccia per 16 metri e una rete di tubazioni idriche intubate nel sottosuolo per oltre 120 metri. L’area, livellata con uno sbancamento di terreno per posizionare una struttura di 32 metri quadrati, era dotata di impianti elettrici nascosti in una grotta naturale, adibita a deposito per un gruppo elettrogeno e motori artigianali.

Per eludere i controlli aerei e marittimi, l’intero abuso era stato occultato sotto una rete mimetica vegetata integrata nella macchia mediterranea. Il successivo sorvolo dei droni ha consentito di mappare con precisione l’impatto dei manufatti su un’area classificata dal Piano Paesaggistico Regionale come “Coste Alte”, soggetta a vincolo sismico e ricadente in zona R4 — ossia a rischio frana molto elevato — in prossimità di un impluvio naturale per il deflusso delle acque piovane.

Considerato il concreto pericolo di prosecuzione dei lavori, testimoniato dal rinvenimento di attrezzi e materiali edili pronti all’uso, i Carabinieri e l’Ufficio Tecnico Comunale hanno eseguito due sequestri preventivi d’urgenza. Quattro persone, tra proprietari e comproprietari dei terreni, sono state denunciate alla Procura per reati edilizi, paesaggistici e per danneggiamento di beni ambientali. Le perizie tecniche hanno escluso ogni possibilità di sanatoria per le opere realizzate.

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Cronache

La difesa di Lavitola: «Ranucci fu avvisato prima dell’attentato»

Valter Lavitola renderà dichiarazioni spontanee al Tribunale del Riesame senza ritrattare la confessione. Secondo la difesa, avrebbe avvertito Sigfrido Ranucci del rischio di attentati oltre un mese prima dell’esplosione a Pomezia.

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Valter Lavitola tornerà a parlare dell’attentato a Sigfrido Ranucci. L’ex giornalista ed editore renderà dichiarazioni spontanee davanti al Tribunale del Riesame, la cui udienza dovrebbe essere fissata nella settimana del 24 agosto.

La decisione è arrivata dopo un colloquio di quasi tre ore nel carcere di Rebibbia con l’avvocato Arturo Cola. La difesa intende integrare la confessione resa il 12 agosto, senza ritrattare l’ammissione con la quale Lavitola si è attribuito l’organizzazione dell’attentato del 16 ottobre 2025 a Pomezia.

Il presunto avvertimento del 7 settembre

Il punto nuovo riguarda un incontro che sarebbe avvenuto il 7 settembre, oltre un mese prima dell’esplosione. Secondo la ricostruzione della difesa, in quell’occasione Lavitola avrebbe avvertito Ranucci dei rischi di possibili attentati.

«Riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci prima di quanto avvenuto il 16 ottobre», ha dichiarato Cola. Questa circostanza, al momento, rappresenta la versione del difensore e dovrà trovare conferme nelle dichiarazioni dei diretti interessati e negli altri elementi dell’indagine.

La difesa sostiene che Ranucci avrebbe giudicato poco attendibile o non particolarmente rilevante l’allarme ricevuto. Questo spiegherebbe, secondo Cola, perché il giornalista non ne avrebbe parlato agli investigatori. Anche questa interpretazione non risulta ancora confermata da Ranucci.

Lavitola ha comunque escluso che tra lui e il conduttore di Report esistesse un accordo preventivo sull’attentato.

«Non vuole ritrattare»

Le dichiarazioni al Riesame dovrebbero servire a chiarire il movente e le modalità esecutive dell’azione. Il gip, nel confermare la custodia in carcere, aveva giudicato alcuni passaggi della confessione generici e privi di indicazioni concrete verificabili.

«Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse», ha spiegato Cola, ma di precisare quanto già riferito e offrirne, secondo la strategia difensiva, una corretta interpretazione.

Lavitola ha sostenuto di aver voluto organizzare un’azione dimostrativa per ottenere un aumento della protezione assegnata a Ranucci. La bomba, tuttavia, distrusse l’automobile del giornalista e danneggiò quella della figlia.

Il pentimento riferito dal legale

Al termine del colloquio, Cola ha descritto Lavitola come psicologicamente provato e pentito per aver coinvolto Gomes Clesio Tavares, considerato dall’ex editore come un figlio, e per aver messo nei guai Ranucci, definito un fratello.

Si tratta del racconto fornito dal difensore sulle condizioni e sulle parole del proprio assistito. La confessione, ha aggiunto Cola, avrebbe offerto un contributo decisivo alle indagini, che prima delle ammissioni poggiavano prevalentemente su elementi indiziari.

Il Tribunale del Riesame dovrà valutare la misura cautelare, non la responsabilità definitiva di Lavitola. Il gip aveva mantenuto la detenzione ritenendo ancora esistenti il pericolo di inquinamento probatorio e il rischio di fuga. La difesa ha chiesto che l’indagato possa partecipare personalmente all’udienza anziché collegarsi in videoconferenza.

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Cronache

Lavitola parlerà al Riesame: nuove dichiarazioni sull’attentato a Ranucci

Valter Lavitola tornerà a parlare davanti al Tribunale del Riesame. La difesa vuole chiarire movente e modalità dell’attentato a Sigfrido Ranucci e chiederà una modifica della misura cautelare.

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Valter Lavitola renderà dichiarazioni spontanee davanti al Tribunale del Riesame nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci.

La decisione è stata presa dopo il colloquio nel carcere romano di Rebibbia con l’avvocato Arturo Cola, uno dei difensori dell’ex giornalista ed editore. L’udienza dovrebbe essere fissata nella settimana del 24 agosto, dopo il ricorso presentato dalla difesa il 15 agosto.

«La confessione ha aiutato le indagini»

«Siamo dell’idea che la sua confessione abbia dato un contributo enorme alle indagini», ha dichiarato Cola lasciando il carcere.

Secondo il legale, senza le ammissioni di Lavitola l’inchiesta sarebbe rimasta fondata su elementi indiziari. Si tratta, tuttavia, della valutazione della difesa, che punta a ottenere dal Riesame una modifica della misura cautelare.

Lavitola ha ammesso davanti al giudice di essere stato il mandante dell’attentato, sostenendo di averlo organizzato per favorire un rafforzamento della protezione assegnata al conduttore di Report. Ha inoltre negato l’esistenza di un accordo preventivo con Ranucci.

I punti ancora da chiarire

Le nuove dichiarazioni dovrebbero riguardare soprattutto il movente e le modalità esecutive dell’attentato. La difesa precisa che Lavitola non intende ritrattare, ma puntualizzare alcuni passaggi della confessione giudicati dal gip generici e privi di indicazioni concrete verificabili.

Il giudice ha mantenuto la custodia in carcere ritenendo ancora esistenti il pericolo di inquinamento delle prove e il rischio di fuga. Sarà ora il Tribunale del Riesame a valutare la legittimità e la necessità della misura cautelare, senza pronunciarsi sulla responsabilità definitiva dell’indagato.

L’avvocato Cola ha chiesto che Lavitola possa partecipare personalmente all’udienza e non in videoconferenza. In quella sede l’ex editore potrà depositare anche una memoria per integrare quanto già riferito durante l’interrogatorio di garanzia.

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