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Salute

Trapianto animale-uomo: paziente, ‘salto nel buio’, per vivere

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  “O morire o fare questo trapianto. Io voglio vivere, e’ un salto nel buio, ma e’ la mia ultima scelta”: lo aveva detto l’uomo di 57 anni a poche ore dal trapianto che avrebbe fatto battere nel suo torace il cuore di un maiale geneticamente modificato in modo da non causare il rigetto. Lo rende noto nel suo sito la stessa Universita’ del Maryland, nella quale l’intervento e’ stato eseguito. L’uomo, David Bennett, soffriva di una malattia cardiaca giunta allo stadio terminale che negli ultimi mesi lo aveva costretto a letto. “Non vedo l’ora di alzarmi dopo che mi saro’ ripreso”, aveva detto Bennett. Dall’intervento sono passati tre giorni, dichiara l’universita’, e il paziente sara’ “costantemente seguito nelle prossime settimane per verificare se il trapianto fornisce dei benefici salvavita”. Le sue condizioni erano cosi’ gravi da scoraggiare un trapianto di tipo convenzionale ed e’ per questo motivo che si e’ deciso per un intervento sperimentale, dopo l’ok per uso compassionevole arrivato alla vigilia di Capodanno dall’ente americano per il controllo sui farmaci, la Food and Drug Administration (Fda). Questo tipo di autorizzazione viene utilizzata quando un dispositivo medico sperimentale, in questo caso un cuore di maiale geneticamente modificato, e’ l’unica opzione disponibile per un paziente che deve affrontare una malattia che ne minaccia la sopravvivenza.

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Tumori: per polmome, rene, melanoma sì Aifa a terapia combinata

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L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilita’ della combinazione di 2 molecole immunoncologiche, nivolumab e ipilimumab, nel melanoma e nei tumori del rene e del polmone. L’approvazione riguarda il trattamento in prima linea del melanoma avanzato, del carcinoma a cellule renali avanzato a rischio intermedio/sfavorevole e, in associazione con 2 cicli di chemioterapia a base di platino, del tumore del polmone non a piccole cellule metastatico (NSCLC) senza mutazione dei geni EGFR e ALK. Approvata anche la monoterapia con nivolumab in seconda linea nel tumore dell’esofago. “La combinazione di nivolumab e ipilimumab consente di ottenere un meccanismo d’azione sinergico diretto verso due proteine che inibiscono l’attivazione del sistema immunitario (PD-1 e CTLA-4) – afferma Paolo Marchetti, Ordinario di Oncologia all’Universita’ La Sapienza di Roma e Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata -. Grazie alla duplice immunoterapia si riescono a cronicizzare molte forme di tumore metastatico. Grazie alla combinazione delle due molecole si ottengono risposte piu’ veloci e durature e dalla sopravvivenza a lungo termine, come evidenziato anche nella metanalisi, coordinata dall’Universita’ La Sapienza di Roma e pubblicata sul ‘Journal of Translational Medicine’, che ha considerato 7 studi, condotti fra il 2010 e il 2020, su piu’ di 2.420 pazienti colpiti da melanoma, tumore del polmone a piccole cellule e non a piccole cellule, della vescica, gastrico, sarcoma, mesotelioma. La combinazione di nivolumab e ipilimumab ha dimostrato un’efficacia agnostica e al di la’ del tipo di cancro, incrementando le riposte del 68%”. Nel 2020, in Italia, sono state stimate quasi 14.900 nuove diagnosi di melanoma. “Fino a pochi anni fa – afferma Paolo Ascierto, Direttore Unita’ di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli – non esistevano terapie efficaci e la speranza di vita dei pazienti con la malattia metastatica era di circa 6 mesi e meno del 10% era vivo a 5 anni. L’Italia ha contribuito in maniera decisiva a queste ricerche e la decisione di Aifa rappresenta un passo in avanti nelle cure”.

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Grimaldi, presidente del Movimento UCDL: l’affare del covid, esposto alla Corte dei Conti per danno erariale

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Il movimento UCDL, Unione per le Cure i diritti e le Libertà, per il tramite del presidente, l’avvocato Erich Grimaldi, ha depositato un articolato esposto alla Corte dei Conti di Roma/Lazio, affinché possa indagare su un presumibile danno erariale derivante da due importanti questioni e, precisamente, il conteggio, come pazienti e defunti covid, dei malati ricoverati per altre patologie e risultati incidentalmente positivi, sovrastimando i rimborsi agli ospedali, nonché gli impegni contrattuali assunti con la Comunità Europea, già ad inizio pandemia, su un numero di dosi di vaccini (circa 240 milioni, con ipotesi di potenziali 4/5 dosi), fortemente eccedenti rispetto alle incertezze relative all’effettiva sicurezza dei prodotti ed alla loro efficacia e utilizzo sulle varianti, con investimenti accordati, peraltro, in assenza di autorizzazioni definitive da parte dell’Ema e dell’Aifa.

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Salute

Tumori, Europa: nel 2022 la riduzione della mortalità dei 10 più comuni

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Entro il 2022 in Europa e nel Regno Unito si prevede la riduzione del tasso di mortalita’ delle dieci forme di tumore piu’ diffuse, a partire da quello ovarico. Lo indica la ricerca coordinata dall’Universita’ degli Studi di Milano assieme all’Universita’ di Bologna e sostenuta dalla Fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro. Pubblicati sulla rivista Annals of Oncology, i risultati indicano che nel 2022, rispetto al 2017, il tasso di mortalita’ per il cancro ovarico e’ destinato a diminuire del 17% circa nel 2022 nel Regno Unito e del 7% circa nei Paesi dell’Unione europea, soprattutto grazie all’uso di contraccettivi orali. “L’uso piu’ precoce e diffuso di contraccettivi orali nel Regno Unito rispetto alla maggior parte dei paesi dell’UE per le generazioni di donne nate dagli anni ’30 del secolo scorso ha un ruolo importante in queste tendenze”, ha osservato il coordinatore della ricerca Carlo La Vecchia, docente di Statistica medica dell’Universita’ di Milano. “In Italia, Spagna, Polonia e in altri Paesi, i contraccettivi orali sono stati resi disponibili molto piu’ tardi, e quindi le tendenze favorevoli in queste nazioni sono iniziate piu’ tardi e sono minori”. Secondo le indicazioni della ricerca, nel 2022 le morti per cancro ovarico saranno circa 26.500 nei Paesi Ue 4.000 nel Regno Unito. Dopo aver corretto per eta’, il tasso di mortalita’ sara’ rispettivamente di 4,32 e 4,57 per 100.000 donne rispettivamente nell’Ue e nel Regno Unito. Oltre all’uso a lungo termine di contraccettivi orali, che riduce del 40% circa il rischio di cancro alle ovaie nelle donne di mezza eta’ e anziane, La Vecchia, ha rilevato che “anche altri fattori possono essere parzialmente responsabili, come una riduzione nell’uso della terapia ormonale sostitutiva”.

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