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Cronache

Trapianto al Monaldi, Iervolino sentita dai pm: nodo formazione e protocolli

Prosegue l’inchiesta sul trapianto al Monaldi: la direttrice Iervolino sentita dai pm. Al centro formazione, protocolli e gestione del cuore danneggiato.

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La direttrice generale dell’Azienda dei Colli, Anna Iervolino, è stata ascoltata per circa un’ora dagli inquirenti nell’ambito dell’indagine sulla morte del piccolo Domenico Caliendo.

La sua audizione si è svolta come persona informata sui fatti, nel quadro dell’inchiesta coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci.

Le verifiche interne dopo il trapianto

Nel corso dell’audizione, la manager ha ricostruito le iniziative adottate subito dopo l’intervento eseguito il 23 dicembre scorso all’Ospedale Monaldi.

Dalle prime verifiche interne, alla convocazione del chirurgo Guido Oppido, fino alla richiesta di relazioni ai sanitari coinvolti. Parallelamente, sono state trasmesse comunicazioni alla Regione e agli organismi competenti, culminate con la sospensione del centro di chirurgia pediatrica.

Il cuore danneggiato e la catena delle responsabilità

Al centro dell’inchiesta resta la gestione del cuore destinato al trapianto, proveniente da Bolzano e risultato danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto.

Secondo quanto ricostruito, l’organo sarebbe stato conservato in un contenitore di vecchia generazione, privo di sistemi di controllo della temperatura, all’interno del quale sarebbe stato inserito ghiaccio secco.

Una circostanza che ha sollevato interrogativi sulle procedure adottate e sulle responsabilità nella catena operativa.

Il nodo della formazione e delle attrezzature

Uno dei punti più delicati riguarda la formazione del personale e l’utilizzo dei dispositivi disponibili.

In particolare, l’attenzione degli inquirenti si concentra sull’eventuale mancato impiego di contenitori di ultima generazione già presenti nella struttura, che avrebbero potuto garantire un monitoraggio più sicuro delle condizioni dell’organo.

Si tratta di un aspetto cruciale per comprendere se vi siano state carenze organizzative o gestionali.

Le posizioni della difesa

La chirurga Gabriella Farina, assistita dai propri legali, ha sostenuto di non essere stata in grado di accorgersi dell’inserimento del ghiaccio secco nel contenitore.

Sul piano giudiziario, resta aperta anche la valutazione del gip Mariano Sorrentino in merito alle richieste cautelari avanzate dalla procura nei confronti dei medici coinvolti.

Gli stessi sanitari, attraverso i difensori, hanno respinto le accuse, ribadendo la correttezza del proprio operato.

Un’indagine ancora in corso

L’inchiesta prosegue con l’obiettivo di chiarire ogni passaggio della vicenda, dalla fase di prelievo e trasporto dell’organo fino alla gestione clinica successiva.

Resta centrale il rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale accertamento definitivo delle responsabilità.

Nel frattempo, il caso continua a interrogare il sistema sanitario su protocolli, formazione e sicurezza nei trapianti.

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Cronache

Morte di Luana Di Raffaele a Napoli, il gip riapre il caso: “Non archiviate come suicidio”

Il gip di Napoli ha respinto la richiesta di archiviazione per la morte di Luana Di Raffaele, la giovane trovata senza vita a Mergellina nel marzo 2025. L’inchiesta per istigazione al suicidio prosegue con nuovi accertamenti su tabulati telefonici, relazioni personali e una misteriosa intercettazione.

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Non può essere archiviata come un semplice suicidio la morte di Luana Di Raffaele, la giovane donna trovata senza vita il 26 marzo 2025 in un appartamento della zona Torretta, nei vicoli di Mergellina, a Napoli.

È la decisione del gip Lucia Di Micco che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Napoli e disposto nuovi approfondimenti investigativi nell’ambito di un’inchiesta per istigazione al suicidio al momento contro ignoti.

Per il giudice esistono ancora elementi da chiarire e piste investigative che meritano ulteriori verifiche.

Il corpo trovato con un cappio al collo

La vicenda risale a oltre un anno fa quando la giovane venne trovata morta all’interno della propria abitazione con un cappio al collo. Le indagini erano state condotte dalla polizia e coordinate dalla Procura partenopea.

I pubblici ministeri avevano successivamente chiesto l’archiviazione del fascicolo, ritenendo evidentemente insufficienti gli elementi raccolti per sostenere l’ipotesi di istigazione al suicidio.

Una conclusione che però non ha convinto il gip.

Nuovi accertamenti e altri tre mesi di indagini

Nel provvedimento il giudice dispone ulteriori tre mesi di attività investigativa indicando una serie di approfondimenti ritenuti indispensabili.

Il primo nodo riguarda la ricostruzione dell’orario esatto della morte.

Secondo il gip è necessaria una nuova integrazione peritale per verificare se vi siano stati errori nella datazione del decesso.

L’accertamento temporale viene considerato centrale per ricostruire le ultime ore di vita della giovane donna.

Sotto esame tabulati e relazioni personali

Il giudice chiede inoltre di acquisire integralmente i tabulati telefonici di un uomo che avrebbe avuto una frequentazione con Luana Di Raffaele e che sostiene di essere stata l’ultima persona ad averla incontrata viva.

Per il gip, la ricostruzione finora effettuata su questo punto non sarebbe ancora sufficiente.

Parallelamente dovranno essere ascoltate nuovamente amiche, parenti e cugine della vittima per approfondire il contesto relazionale della giovane.

L’intercettazione su “un uomo che ha quasi ucciso lei”

Tra gli elementi richiamati nel provvedimento compare anche una intercettazione ritenuta significativa dagli investigatori.

Nelle conversazioni emergerebbe il riferimento ad “un uomo che ha quasi ucciso lei”, un soggetto identificato soltanto con un nome e mai pienamente individuato nelle testimonianze raccolte fino ad oggi.

Il gip sottolinea come questa figura sembri essere conosciuta nell’ambiente vicino alla vittima, pur non essendo mai emersa chiaramente nelle sommarie informazioni testimoniali.

Il giudice chiede ora di chiarire chi sia questa persona e se possa avere avuto un ruolo nella morte della giovane donna.

Un caso che torna sotto i riflettori

A distanza di oltre un anno, il fascicolo sulla morte di Luana Di Raffaele torna dunque al centro dell’attenzione investigativa.

L’ipotesi di un gesto autolesionistico non viene considerata definitivamente chiusa e la Procura dovrà ora sviluppare i nuovi accertamenti indicati dal giudice.

Al momento non risultano persone formalmente indagate e tutte le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.

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Cronache

Nicola Cosentino, la Procura impugna lo sconto di pena: battaglia giudiziaria sul vincolo di continuazione

La Procura generale di Napoli ha impugnato lo sconto di pena di un anno e due mesi riconosciuto a Nicola Cosentino dalla Corte di Appello attraverso il vincolo di continuazione tra due condanne. Intanto l’ex sottosegretario ha chiesto l’affidamento ai servizi sociali al Tribunale di Sorveglianza di Perugia.

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La Procura generale di Napoli impugna il provvedimento con cui la Corte di Appello ha riconosciuto a Nicola Cosentino (foto Imagoecnomica)  uno sconto di pena di un anno e due mesi. Al centro dello scontro giudiziario c’è il cosiddetto “vincolo di continuazione” tra due vicende penali distinte che hanno portato alla condanna dell’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi.

Da un lato la condanna per concorso esterno in associazione camorristica nell’ambito della vicenda Eco4, dall’altro la sentenza per la corruzione di un agente della polizia penitenziaria avvenuta durante la detenzione nel carcere di Secondigliano.

Secondo la Procura generale, i due episodi non sarebbero legati da un unico disegno criminoso tale da giustificare la riduzione della pena complessiva.

Il nodo del “vincolo di continuazione”

La decisione contestata era stata firmata dai giudici della Corte di Appello di Napoli Luisa Toscano, Nicola Russo e Federica De Maio, accogliendo la linea difensiva dell’avvocato Dario Vannetiello.

La Corte aveva ritenuto che i due fatti, pur distanti nel tempo — uno risalente al 2009 e l’altro al 2015 — fossero accomunati da una stessa impostazione comportamentale e da una medesima concezione del potere politico.

Nelle motivazioni si parla infatti di “una occasione di malaffare, corruzioni, rafforzamento di legami di potere e criminali”.

Un’impostazione che aveva consentito di riconoscere il vincolo di continuazione tra le due condanne e quindi di ridurre il cumulo della pena finale.

L’impugnazione firmata dalla Procura generale

La Procura generale, rappresentata dal magistrato Aldo Policastro, non condivide questa ricostruzione e ha deciso di ricorrere contro il provvedimento.

L’obiettivo dell’impugnazione è ottenere dalla Corte di Cassazione l’annullamento dello sconto di pena riconosciuto all’ex leader del Pdl campano.

Il caso assume così i contorni di un nuovo confronto giudiziario che potrebbe incidere direttamente anche sulle prospettive detentive di Cosentino.

La richiesta di affidamento ai servizi sociali

Parallelamente alla battaglia sullo sconto di pena, i legali dell’ex parlamentare hanno già presentato una richiesta di affidamento ai servizi sociali al Tribunale di Sorveglianza di Perugia, competente sul carcere di Spoleto dove Cosentino è detenuto.

La strategia difensiva si basa sul nuovo calcolo del fine pena, che — tenendo conto dello sconto riconosciuto e della buona condotta — potrebbe scendere sotto il limite dei quattro anni previsto per accedere a misure alternative alla detenzione.

Adesso toccherà ai magistrati valutare la richiesta anche sulla base dei pareri della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e della Procura nazionale antimafia.

Un caso che riporta ai rapporti tra politica e clan

La vicenda riporta inevitabilmente l’attenzione sugli anni più duri dell’emergenza rifiuti in Campania e sulle inchieste che hanno raccontato presunti intrecci tra politica, imprenditoria e clan camorristici, in particolare nell’area dei Casalesi.

Cosentino è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione camorristica nell’ambito dell’inchiesta sulla società Eco4, attiva nel settore della raccolta dei rifiuti.

Resta fermo il principio secondo cui ogni valutazione sulle misure alternative e sugli effetti del nuovo calcolo della pena dovrà essere rimessa alle decisioni definitive degli organi giudiziari competenti.

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Cronache

Morte del piccolo Riccardo Di Cristo al Monaldi, due medici indagati: disposta perizia sulle cure e sull’infezione da Escherichia-Coli

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Due medici risultano indagati nell’inchiesta sulla morte del piccolo Riccardo Di Cristo, il bambino di tre mesi originario di Torre del Greco deceduto il 16 febbraio 2024 all’ospedale Monaldi di Napoli. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha disposto un incidente probatorio per accertare con precisione le cause del decesso e verificare eventuali responsabilità sanitarie.

La vicenda riporta l’attenzione sul reparto del Monaldi già finito al centro dell’attenzione pubblica dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta nello stesso ospedale dopo un trapianto di cuore.

L’ipotesi dell’infezione contratta in ospedale

Secondo le ipotesi formulate dal consulente della famiglia, il neonato potrebbe essere morto a causa di una infezione da Escherichia-Coli contratta durante il ricovero ospedaliero. Al centro degli approfondimenti investigativi vi sarebbe anche la verifica sulla terapia antibiotica somministrata al bambino e sulla sua eventuale adeguatezza.

L’ipotesi investigativa punta a chiarire se l’infezione sia stata diagnosticata tempestivamente e se le cure adottate siano state corrette ed efficaci.

Riccardo era ricoverato nel reparto specializzato del Monaldi perché affetto da una malformazione cardiaca diagnosticata già durante la gravidanza. Il piccolo era in attesa di un intervento chirurgico.

Il gip respinge la richiesta di archiviazione

La svolta è arrivata dopo la decisione del gip Federica De Bellis di rigettare la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Stella Castaldo. Il giudice ha accolto le richieste dell’avvocato Tommaso Ciro Civitella, legale dei genitori del bambino, Alessandro Di Cristo e Yuanyuan Lì.

L’approfondimento investigativo ha comportato l’iscrizione nel registro degli indagati di due dottoresse del Monaldi, M.D.M. e M.C., entrambe in servizio nel reparto dove il piccolo era ricoverato.

L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto tecnico necessario per consentire gli accertamenti difensivi e peritali previsti dalla legge e non implica responsabilità accertate.

I periti nominati dal tribunale

Il tribunale ha nominato tre esperti incaricati di eseguire la perizia nell’ambito dell’incidente probatorio: Antonio Oliva, specialista in medicina legale, Gaetano Lanza, infettivologo, e Carlo Torti, cardiologo.

I consulenti dovranno chiarire diversi aspetti centrali dell’inchiesta. In particolare il gip intende accertare:

  • se vi sia stato un tempestivo riconoscimento dell’infezione da Escherichia-Coli;
  • quali siano state le cause dell’infezione;
  • se la terapia antibiotica prescritta fosse adeguata;
  • l’eventuale esistenza di un nesso causale tra infezione, cure praticate e morte del bambino.

Gli esperti dovranno inoltre valutare quanto l’infezione contratta in ambito sanitario e la terapia farmacologica abbiano inciso sull’aggravamento delle condizioni cliniche del piccolo Riccardo.

Gli esiti della perizia decisivi per il processo

Dall’esito dell’incidente probatorio potrebbe dipendere il futuro dell’inchiesta. Gli accertamenti tecnici serviranno infatti a stabilire se esistano elementi sufficienti per sostenere eventuali accuse in un processo.

L’indagine resta nella fase preliminare e tutte le persone coinvolte devono essere considerate presunte innocenti fino ad eventuale sentenza definitiva.

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L’inchiesta sulla morte del piccolo Riccardo Di Cristo, il neonato di Torre del Greco deceduto al Monaldi di Napoli, registra una svolta: due medici sono indagati e il gip ha disposto un incidente probatorio per accertare le cause del decesso e verificare l’eventuale ruolo di una infezione da Escherichia-Coli e delle cure antibiotiche somministrate.

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