Cronache
Trapianto al Monaldi, Iervolino sentita dai pm: nodo formazione e protocolli
Prosegue l’inchiesta sul trapianto al Monaldi: la direttrice Iervolino sentita dai pm. Al centro formazione, protocolli e gestione del cuore danneggiato.
Cronache
Morte di Luana Di Raffaele a Napoli, il gip riapre il caso: “Non archiviate come suicidio”
Il gip di Napoli ha respinto la richiesta di archiviazione per la morte di Luana Di Raffaele, la giovane trovata senza vita a Mergellina nel marzo 2025. L’inchiesta per istigazione al suicidio prosegue con nuovi accertamenti su tabulati telefonici, relazioni personali e una misteriosa intercettazione.
Non può essere archiviata come un semplice suicidio la morte di Luana Di Raffaele, la giovane donna trovata senza vita il 26 marzo 2025 in un appartamento della zona Torretta, nei vicoli di Mergellina, a Napoli.
È la decisione del gip Lucia Di Micco che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Napoli e disposto nuovi approfondimenti investigativi nell’ambito di un’inchiesta per istigazione al suicidio al momento contro ignoti.
Per il giudice esistono ancora elementi da chiarire e piste investigative che meritano ulteriori verifiche.
Il corpo trovato con un cappio al collo
La vicenda risale a oltre un anno fa quando la giovane venne trovata morta all’interno della propria abitazione con un cappio al collo. Le indagini erano state condotte dalla polizia e coordinate dalla Procura partenopea.
I pubblici ministeri avevano successivamente chiesto l’archiviazione del fascicolo, ritenendo evidentemente insufficienti gli elementi raccolti per sostenere l’ipotesi di istigazione al suicidio.
Una conclusione che però non ha convinto il gip.
Nuovi accertamenti e altri tre mesi di indagini
Nel provvedimento il giudice dispone ulteriori tre mesi di attività investigativa indicando una serie di approfondimenti ritenuti indispensabili.
Il primo nodo riguarda la ricostruzione dell’orario esatto della morte.
Secondo il gip è necessaria una nuova integrazione peritale per verificare se vi siano stati errori nella datazione del decesso.
L’accertamento temporale viene considerato centrale per ricostruire le ultime ore di vita della giovane donna.
Sotto esame tabulati e relazioni personali
Il giudice chiede inoltre di acquisire integralmente i tabulati telefonici di un uomo che avrebbe avuto una frequentazione con Luana Di Raffaele e che sostiene di essere stata l’ultima persona ad averla incontrata viva.
Per il gip, la ricostruzione finora effettuata su questo punto non sarebbe ancora sufficiente.
Parallelamente dovranno essere ascoltate nuovamente amiche, parenti e cugine della vittima per approfondire il contesto relazionale della giovane.
L’intercettazione su “un uomo che ha quasi ucciso lei”
Tra gli elementi richiamati nel provvedimento compare anche una intercettazione ritenuta significativa dagli investigatori.
Nelle conversazioni emergerebbe il riferimento ad “un uomo che ha quasi ucciso lei”, un soggetto identificato soltanto con un nome e mai pienamente individuato nelle testimonianze raccolte fino ad oggi.
Il gip sottolinea come questa figura sembri essere conosciuta nell’ambiente vicino alla vittima, pur non essendo mai emersa chiaramente nelle sommarie informazioni testimoniali.
Il giudice chiede ora di chiarire chi sia questa persona e se possa avere avuto un ruolo nella morte della giovane donna.
Un caso che torna sotto i riflettori
A distanza di oltre un anno, il fascicolo sulla morte di Luana Di Raffaele torna dunque al centro dell’attenzione investigativa.
L’ipotesi di un gesto autolesionistico non viene considerata definitivamente chiusa e la Procura dovrà ora sviluppare i nuovi accertamenti indicati dal giudice.
Al momento non risultano persone formalmente indagate e tutte le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.
Cronache
Nicola Cosentino, la Procura impugna lo sconto di pena: battaglia giudiziaria sul vincolo di continuazione
La Procura generale di Napoli ha impugnato lo sconto di pena di un anno e due mesi riconosciuto a Nicola Cosentino dalla Corte di Appello attraverso il vincolo di continuazione tra due condanne. Intanto l’ex sottosegretario ha chiesto l’affidamento ai servizi sociali al Tribunale di Sorveglianza di Perugia.
Cronache
Morte del piccolo Riccardo Di Cristo al Monaldi, due medici indagati: disposta perizia sulle cure e sull’infezione da Escherichia-Coli
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Due medici risultano indagati nell’inchiesta sulla morte del piccolo Riccardo Di Cristo, il bambino di tre mesi originario di Torre del Greco deceduto il 16 febbraio 2024 all’ospedale Monaldi di Napoli. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha disposto un incidente probatorio per accertare con precisione le cause del decesso e verificare eventuali responsabilità sanitarie.
La vicenda riporta l’attenzione sul reparto del Monaldi già finito al centro dell’attenzione pubblica dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta nello stesso ospedale dopo un trapianto di cuore.
L’ipotesi dell’infezione contratta in ospedale
Secondo le ipotesi formulate dal consulente della famiglia, il neonato potrebbe essere morto a causa di una infezione da Escherichia-Coli contratta durante il ricovero ospedaliero. Al centro degli approfondimenti investigativi vi sarebbe anche la verifica sulla terapia antibiotica somministrata al bambino e sulla sua eventuale adeguatezza.
L’ipotesi investigativa punta a chiarire se l’infezione sia stata diagnosticata tempestivamente e se le cure adottate siano state corrette ed efficaci.
Riccardo era ricoverato nel reparto specializzato del Monaldi perché affetto da una malformazione cardiaca diagnosticata già durante la gravidanza. Il piccolo era in attesa di un intervento chirurgico.
Il gip respinge la richiesta di archiviazione
La svolta è arrivata dopo la decisione del gip Federica De Bellis di rigettare la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Stella Castaldo. Il giudice ha accolto le richieste dell’avvocato Tommaso Ciro Civitella, legale dei genitori del bambino, Alessandro Di Cristo e Yuanyuan Lì.
L’approfondimento investigativo ha comportato l’iscrizione nel registro degli indagati di due dottoresse del Monaldi, M.D.M. e M.C., entrambe in servizio nel reparto dove il piccolo era ricoverato.
L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto tecnico necessario per consentire gli accertamenti difensivi e peritali previsti dalla legge e non implica responsabilità accertate.
I periti nominati dal tribunale
Il tribunale ha nominato tre esperti incaricati di eseguire la perizia nell’ambito dell’incidente probatorio: Antonio Oliva, specialista in medicina legale, Gaetano Lanza, infettivologo, e Carlo Torti, cardiologo.
I consulenti dovranno chiarire diversi aspetti centrali dell’inchiesta. In particolare il gip intende accertare:
- se vi sia stato un tempestivo riconoscimento dell’infezione da Escherichia-Coli;
- quali siano state le cause dell’infezione;
- se la terapia antibiotica prescritta fosse adeguata;
- l’eventuale esistenza di un nesso causale tra infezione, cure praticate e morte del bambino.
Gli esperti dovranno inoltre valutare quanto l’infezione contratta in ambito sanitario e la terapia farmacologica abbiano inciso sull’aggravamento delle condizioni cliniche del piccolo Riccardo.
Gli esiti della perizia decisivi per il processo
Dall’esito dell’incidente probatorio potrebbe dipendere il futuro dell’inchiesta. Gli accertamenti tecnici serviranno infatti a stabilire se esistano elementi sufficienti per sostenere eventuali accuse in un processo.
L’indagine resta nella fase preliminare e tutte le persone coinvolte devono essere considerate presunte innocenti fino ad eventuale sentenza definitiva.
Riassunto SEO
L’inchiesta sulla morte del piccolo Riccardo Di Cristo, il neonato di Torre del Greco deceduto al Monaldi di Napoli, registra una svolta: due medici sono indagati e il gip ha disposto un incidente probatorio per accertare le cause del decesso e verificare l’eventuale ruolo di una infezione da Escherichia-Coli e delle cure antibiotiche somministrate.


