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Trapianti cornea, in Italia il 60% degli interventi è mini-invasivo

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Italia “eccellenza mondiale” per i trapianti di cornea: oltre il 60% degli interventi e’ mini-invasivo, il recupero della vista e’ piu’ duraturo e con raro rischio di rigetto. A sottolinearlo sono gli esperti della Societa’ Internazionale Cornea, Cellule Staminali e Superficie Oculare (SICCSO) e della Societa’ Italiana Scienze Oftalmologiche (SISO) in occasione del Congresso mondiale sulla Cornea e del Forum della Banca degli Occhi, in corso a Chicago. Dei circa 7000 trapianti di cornea eseguiti in Italia ogni anno, il 60% (4000) sono mini-invasivi, realizzati cioe’ con tecniche selettive o “lamellari” che consentono la sostituzione dei soli strati corneali effettivamente compromessi, preservando quelli funzionalmente non danneggiati. Fino a quindici anni fa l’unica procedura tecnica di trapianto era rappresentata dalla sostituzione di tutta la cornea. Oggi il grande sorpasso: l’intervento tradizionale e’ adottato in Italia solo nel 30% dei casi. Eccellente, secondo gli esperti, anche il sistema italiano della Banca degli Occhi, che risponde alle richieste di oltre 200 centri di trapianto in Italia e di piu’ di 20 all’estero, grazie anche alla generosita’ dei nostri connazionali nelle donazioni. “Sostituire la porzione di cornea malata rispettando il piu’ possibile l’anatomia dell’occhio, e’ lo scopo delle nuove metodiche di trapianto, tra cui l’ultima novita’ e’ rappresentata dal trapianto corneale lamellare anteriore chiamato DALK”, afferma Vincenzo Sarnicola, presidente della SICCSO e membro del consiglio direttivo della SISO. Questo intervento consiste nella sostituzione del solo foglietto intermedio della cornea (stroma), al posto di tutta la cornea ed e’ indicato nelle patologie corneali che non attaccano gli strati piu’ profondi. Prima fra tutte il cheratocono nelle sue fasi avanzate, una malattia che colpisce i giovani adolescenti con una progressiva deformazione della forma della cornea e grave deficit visivo. Oggi grazie alla DALK, sottolinea Sarnicola, “e’ possibile sostituire solo lo strato di cornea malato, lasciando intatto il resto. L’intervento quindi risulta molto meno invasivo con grandi vantaggi per il paziente”. Essendo minore la porzione del tessuto trapiantato, il rischio di complicanze durante l’operazione e’ quasi azzerato. “Il risultato e’ piu’ duraturo, con alte percentuali che il recupero della vista resti ottimale per tutta la vita, perche’ il rischio di rigetto e’ raro: appena il 4% contro il 30% dell’intervento tradizionale”, continua Sarnicola. “Anche i pochi casi di rigetto rispondono bene alle terapie: spesso bastano solo colliri a base di cortisone e antibiotico”, dichiara Alessandro Mularoni, vicepresidente SISO. “Resta la difficolta’ di apprendere una metodica decisamente piu’ complessa, che richiede grande perizia tecnica perche’ i migliori risultati si ottengono ancora separando manualmente i vari strati della cornea – precisano Sarnicola e Mularoni -. Ma la tecnica garantisce risultati d’eccellenza con una sopravvivenza dei tessuti trapiantati che raggiunge il 99%. Tuttavia il trapianto classico registra ancora una buona sopravvivenza dei tessuti trapiantati dell’80%, ma con un calo progressivo anche dopo dieci anni di distanza”. Le donazioni di cornea inoltre, grazie anche all’efficienza del sistema italiano della Banca Occhi, non solo soddisfano il fabbisogno nazionale, con 15mila prelievi, ma forniscono 800 tessuti all’estero ogni anno”, concludono gli esperti.

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Esteri

Leader Isis ucciso da ribelli nel sud della Siria

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Il leader dello Stato islamico , la cui morte e’ stata annunciata da un portavoce del gruppo islamico estremista, e’ stato ucciso da militanti ribelli nel sud della Siria. Lo ha riferito il comando militare Usa in Medio Oriente (Centcom). “Questa operazione e’ stata condotta a meta’ ottobre dall’Esercito Siriano Libero nella provincia di Daraa in Siria”, ha detto il comando americano, aggiungendo che “la morte di Abu al-Hassan al-Hashimi al-Qurashi e’ un nuovo colpo per l’Isis”.

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Esteri

Epstein: vittoria Isole Vergini, riceveranno 105 mln di dollari

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La società che gestisce il patrimonio di Jeffrey Epstein, trovato impiccato nell’agosto 2019 nel carcere di New York dove era detenuto, ha accettato di pagare alle Isole Vergini americane oltre 105 milioni di dollari mettendo così fine ad una causa durata tre anni. Lo riporta New York Times. I rappresentanti del finanziere, condannato per abuso e traffico di minori, hanno accettato di rimborsare in contanti più di 80 milioni di dollari di agevolazioni fiscali che una delle sue società aveva ricevuto dalle Isole Vergini. L’accordo consentirà inoltre al governo di ottenere circa la metà dei proventi della prevista vendita della tenuta di Little Saint James, l’isolata isola privata dove risiedeva Epstein. La vendita potrebbe fruttare circa 55 milioni di dollari. La procuratrice del territorio Usa Denise George, che ha intentato una causa civile contro il patrimonio del finanziere nel gennaio 2020, aveva sostenuto che il governo delle Isole era stato frodato al fine di ottenere lucrosi vantaggi fiscali per la Southern Trust Company di Epstein. Questo ha permesso inoltre al finanziere di utilizzare per anni la sua residenza sull’isola per abusare sessualmente di giovani donne e finanziare il suo stile di vita. “All’inizio di questo caso, ho avuto la fortuna di incontrare tre giovani donne molto coraggiose che sono state vittime di traffico e abusi a Little St. James. Il nostro lavoro è stato ispirato e incoraggiato dalla forza di tutte coloro che sono sopravvissute agli abusi di Epstein”, ha dichiarato la procuratrice in una nota dopo la sentenza.

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Esteri

Von der Leyen lancia una Norimberga per i crimini russi

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Una nuova Norimberga sui crimini della Russia. Un tribunale speciale che arrivi dove la Corte Penale Internazionale non può intervenire. In un breve video lanciato di prima mattina Ursula von der Leyen prova a sferzare il fronte europeo pro-Ucraina dopo settimane di segnali di affaticamento, soprattutto finanziario. Lo fa puntando ad un duplice obiettivo: da un lato rendere i vertici russi perseguibili, dall’altro confiscare gli asset congelati di Mosca come forma di risarcimento delle devastazioni portate alle città ucraine. La proposta della Commissione è destinata a fare rumore a Bruxelles e non solo. Perché si tratta dell’inizio di un percorso difficile, dal punto di vista giuridico e politico. Un percorso che non potrà prescindere dal sostegno della comunità internazionale. La Commissione ha lanciato due ‘paper’ differenti come base della discussione; il primo riguarda il tribunale speciale, il secondo il sentiero legale per arrivare alla confisca dei beni congelati in ossequio alle sanzioni. “Ci assicureremo che la Russia paghi per la devastazione che ha causato, con i fondi congelati degli oligarchi e i beni della sua banca centrale”, ha sottolineato von der Leyen, assicurando che sulla creazione del tribunale ad hoc sarà cercato “il più ampio consenso possibile”. La proposta verrà presentata alla riunione dei Rappresentanti dei 27 di giovedì e ha già innescato due importanti reazioni. Da un lato quella degli Usa, che hanno assicurato il loro sostegno “all’idea di uno sforzo internazionale per mettere Mosca di fronte alle sue responsabilità”. Sul fronte opposto la risposta dei russi non si è fatta attendere: “Se i beni dei nostri cittadini saranno confiscati ci saranno misure adeguate”, ha avvertito la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova. In realtà la proposta della Commissione ha tempi di attuazione lunghi e un esito incerto. “E’ innanzitutto un messaggio politico, è importante dire che la Russia può essere perseguita e che deve risarcire i danni arrecati”, ha frenato un alto funzionario europeo. Sull’istituzione di un tribunale speciale l’obiettivo dell’Ue è avere il sostegno dell’Onu. Non del Consiglio di Sicurezza, dove il veto della Russia (e della Cina, molto probabilmente) farà franare la richiesta di Bruxelles, ma dell’Assemblea Generale. Una delle basi da cui partire, viene raccontato dalla Commissione, potrebbe essere la risoluzione dell’11 novembre in cui, nel paragrafo 4, l’Assemblea generale Onu ha raccomandato la creazione da parte degli Stati membri, in collaborazione con l’Ucraina, di un registro internazionale dei danni. Nell’idea di Bruxelles il tribunale potrebbe essere ibrido (composto da giudici stranieri e ucraini) o internazionale. E opererebbe laddove la Corte penale internazionale, il cui Trattato non è stato ratificato da Mosca, non può agire. Il primo passo giuridico per la confisca degli asset russi è stato invece l’inserimento delle violazioni delle sanzioni anti-russe nella categoria degli ‘eurocrimini’. Se c’è un crimine, c’è una condanna che, nella strategia della Commissione, potrebbe includere la confisca dei beni di chi ha violato le misure restrittive. Sul reato non ci può essere retroattività ma sul congelamento degli asset sì. Il punto è che sarebbero confiscabili solo gli asset liquidi. E dei 300 miliardi delle riserve della banca centrale russa – 19 sono invece i miliardi congelati di cittadini privati – bloccati dall’Ue, al momento, i tecnici della Commissione non sanno quale sia la parte liquida. Sarà necessaria, in ogni caso, la collaborazione degli Stati membri. Von der Leyen, tuttavia, ha assicurato massima determinazione. Inciampando anche in un errore: nel video ha parlato di 100mila vittime tra i soldati ucraini. Poco dopo il frame è stato rimosso. Il dato, ha spiegato la portavoce Dana Spinant, era inesatto.

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