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Cronache

Tragedia in una clinica a Pompei, mamma muore a 39 anni dopo aver preso in braccio la bimba appena messa al mondo

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Sono notizie che non vorremmo mai dare. Sono notizie che si fa veramente fatica a dare. La cronaca, amara cronaca, però, è questa. E tocca raccontarla con ogni precauzione. Parliamo di un parto, che dovrebbe essere motivo di gioia, ed invece è il più grande dolore che possa accadere a chiunque. Una donna di 39 anni, originaria di un piccolo comune alle falde del Vesuvio, ricoverata 48 ore fa nella Casa di Cura Maria Rosaria di Pompei (nella foto sotto), è deceduta dopo aver messo al mondo una bambina. Il suo terzo figlio in un matrimonio bellissimo, ci dicono.

La bambina è nata  con un cesareo,  un intervento chirurgico che, per quanto abusato in Campania, consente l’estrazione del neonato da un’apertura ottenuta chirurgicamente nelle pareti addominali e uterina. Quello della donna pare che fosse un intervento programmato, dunque tutto è stato eseguito seguendo un protocollo medico normale, non c’era alcuna urgenza. Ovviamente trattandosi di un intervento chirurgico c’è bisogno di una anestesia. Non sappiamo dirlo con certezza ma sembra sia stata  eseguita una anestesia subaracnoidea, con la paziente sveglia e cosciente durante l’intervento. Dunque la donna ha avuto non solo la consapevolezza della nascita della figlia ma ha anche visto la sua bambina. Poi però, dopo aver dato la vita, ha perso la sua vita.

Giustizia. La procura di Torre Annunziata ha già aperto un fascicolo di inchiesta

Come è successo? Nel rispetto assoluto del dolore della famiglia che ha subito una così grave perdita e rispettando anche chi ha operato nella Clinica, diciamo che la procura di Torre Annunziata ha aperto una inchiesta che dovrà accertare le cause del decesso e capire se si è trattato di un accidenti della vita o se ci sono responsabilità o negligenze – e in capo a chi eventualmente- per questa assurda morte che devasta dal dolore una famiglia che oggi avrebbe dovuto gioire per la nascita di una bambina. Nelle prossime ore sarà effettuata l’autopsia sul corpo della donna. Saranno nominati tecnici di parte, saranno indagati medici, infermieri e si aprirà un capitolo giudiziario che dovrà accertare se esistono delle responsabilità in ordine a questa morte. Toccherà ai giudici stabilirlo. Noi proveremo solo a raccontare, senza offendere nessuno e senza criminalizzare alcuno. Vogliamo raccontare la verità rispettando tutti in una vicenda così dolorosa. La notizia, questa notizia, però, fa parte di quelle notizie che non vorremmo mai dare.

 

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Cronache

Bandiere a mezz’asta, l’Italia unita nel silenzio e nel lutto

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Il tricolore cala e avvolge il dipendente comunale. Lo nasconde completamente, come se non bastasse la mascherina che ha gia’ sul viso. Nel frattempo un minuto di raccoglimento scende sulle piazze dei municipi d’Italia, dove i sindaci escono per strada, davanti ai palazzi dei Comuni, per uniformarsi al silenzio che da settimane si vive nelle citta’. Il minuto di raccoglimento osservato a mezzogiorno del 31 marzo, come “lutto e sostegno reciproco nella lotta al coronavirus”, ha unito i luoghi delle istituzioni, dal Quirinale a Palazzo Chigi, dalla Santa Sede a Montecitorio, fino alla stazione dei carabinieri di Codogno. L’iniziativa, partita dall’Associazione nazionale comuni italiani, e’ stata raccolta in tutto il Paese raggiungendo anche ambasciate e citta’ slovene al confine.

Tra i primi a mettere a lutto le bandiere c’e’ il Quirinale: sul balcone della piazza sono state fatte scendere a mezz’asta dai corazzieri, mentre qualche ora dopo il celebre “Torrino”, il belvedere del palazzo che espone gli stendardi, e’ stato illuminato di verde, bianco e rosso. Il tricolore e’ stato indossato dai sindaci di citta’ come Roma, Napoli, Milano, Bari e Torino fino al silenzio per esprimere vicinanza ai familiari delle vittime della pandemia. Idem per chi lavora a Montecitorio. Anche l’Ansa, la Rai e il mondo dei media hanno partecipato interrompendo le attivita’ per un minuto. “La vicinanza delle istituzioni e dei cittadini dimostra che l’Italia e’ unita e solidale in questo momento”, ha commentato il presidente dell’Anci Antonio Decaro, che ha promosso l’iniziativa su impulso del presidente della provincia di Bergamo, uno dei territori piu’ colpiti dal contagio. “Esprimiamo lutto per le vittime dell’emergenza sanitaria – ha aggiunto – ma anche solidarieta’ per tutti gli operatori sanitari impegnati in prima linea e di speranza che le nostre comunita’ tornino presto alla normalita’”. Accanto al tricolore, a essere abbassata e’ stata la bandiera dell’Unione europea. Ma in qualche municipio cittadino c’e’ stato chi, polemicamente, ha deciso di ammainarla definitivamente o persino di toglierla per qualche ora: un gesto politico e di protesta che fa da sfondo al dibattito interno all’Unione sulle iniziative da prendere a favore dei Paesi piu’ colpiti dal Covid-19. “Faro’ issare nuovamente la bandiera quando ci saranno risposte chiare dall’Europa – spiega il sindaco di Limone Piemonte – Non sono antieuropeista ma non condivido la scelta della comunita’ di non prendere decisioni”. Una protesta simbolica messa in atto anche dal sindaco di Grosseto: “Ho ripiegato delicatamente la bandiera dell’Ue, ma l’ho fatto solo per quel momento, non l’ho tolta per sempre. Sono un uomo delle istituzioni ma il gesto lo rifarei mille volte. L’Europa ha abbandonato i suoi figli fondatori”.

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Una rete di donne contro il coronavirus: la solidarietà ad Ischia

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Ci hanno pensato da subito agli anziani, a chi aveva difficoltà ad uscire di casa anche solo per acquistare le medicine, a chi non riusciva a fare la spesa perché stanco o ammalato, achi ha bisogno di tante cose… così sono scattate le operazioni di solidarietà sull’isola di Ischia. Grazie al volontariato, grazie soprattutto ad gruppetto di di donne che hanno saputo organizzare una rete in grado di aiutare e di farlo con intelligenza. Così c’è chi va a consegnare i pasti, anche ai contagiati da Covid-19, è stato attivato il servizio di “carrello sospeso” in quasi tutti i supermercati dell’isola. E grazie a quest’esempio si attivano anche tanti altri, pronti a donare- tempo, derrate alimentari o quant’altro- per alleviare le pene di chi soffre di più

Il cuore di Ischia per contrastare la crisi legata al Covid-19. Una rete di associazioni, più di trenta volontari impegnati tutti i giorni, il sostegno di imprenditori e famiglie solidali: nei giorni in cui il sistema sanitario combatte per contenere il contagio da coronavirus, l’isola scopre il valore della solidarietà.
In prima linea Insula Spei, Caritas, Catena Alimentare, Servizio umanitario ASSI, Mensa del Sorriso, Punto D, La Casa dei Bambini e Associazione Nazionale Carabinieri.
Il numero verde 800 96 0528, gestito dalla cooperativa Eco, è attivo sin dai primi giorni dell’emergenza: a titolo gratuito, vengono consegnate a domicilio la spesa e i medicinali agli anziani over 70 residenti non autosufficienti e soli sul territorio dell’isola.

I volontari formano staffette sul territorio in grado di consegnare medicinali ai dializzati o ai contagiati da Covid-19, in piena sicurezza e dotati dei dispositivi di protezione individuale.
Intenso, in particolare, lo sforzo rivolto alle famiglie bisognose, la cui crisi economica è acuita dall’isolamento: alle centinaia di famiglie aiutate regolarmente dalle Caritas parrocchiali e dall’associazione Catena Alimentare si aggiungono quotidianamente nuove segnalazioni dal territorio.

 

Marianna Sasso

“Siamo pronti a dare risposte a chiunque ne abbia esigenza”, spiegano Marianna Sasso, che coordina la rete di volontariato, e Luisa Pilato, responsabile dell’area emergenze della Caritas diocesana di Ischia.
In quasi tutti i supermercati dell’isola è attivo il servizio “carrello sospeso”, che consente alla clientela di acquistare – anche attraverso la spesa online, senza muoversi da casa – beni da destinare ai bisognosi: i volontari passano a ritirarli in giornata, provvedendo poi alla distribuzione.

“Suggeriamo in particolare l’acquisto di scatolame, farina, omogeneizzati e pannolini”, dice Luciana Morgera. Con Punto D resta inoltre alta l’attenzione sulle vittime di violenza domiciliare; l’ASSI, grazie a un pulmino accessoriato, si occupa del trasporto di disabili in caso di necessità primarie.
Batte fortissimo il cuore dell’isola d’Ischia.

 

 

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Cafiero de Raho lancia l’allarme: guardia alta contro le mafie pronte a cavalcare la rabbia sociale

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La crisi del coronavirus possibile strada per le mafie per tentare di insinuarsi negli interstizi del disagio sociale e provare a cavalcarlo. Gli strumenti per captare il consenso sociale sono i soldi. E le mafie ne dispongono. “Ovunque ci sia un disagio sociale e una difficoltà pensano di inserirsi mafia, camorra e ‘ndrangheta, mirano soprattutto al consenso sociale a volte anche organizzando forme di protesta ma il più delle volte offrendo servizi, ciò di cui la parte più povera della società ha bisogno, dando benefici per poi richiederli con gli interessi” spiega il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Rahi sottolineando che “in momenti di emergenza come quello attuale è altissimo il livello di attenzione su queste forme di apparenti benefici che la camorra e le mafie tentano di offrire alle fasce più povere”.  “Non solo le fasce sociali più povere sono maggiormente esposte, ma anche le imprese. Immaginiamo fra qualche mese, quando le imprese dovranno tornare su mercato, se lo Stato non interviene con forti sostegni, con i cosiddetti ‘bazooka economici, saranno moltissime le aziende in difficoltà. E se lo Stato non interviene con la forza economica che restituirà impulso a queste imprese – spiega Cafiero De Raho -, è certo che vi sarà una grave esposizione alle crisi delle imprese”.  “E tutto questo agevolerà ancora una volta le mafie che sono pronte a investire il loro denaro”, ha sottolineato.  Certe manifestazioni di insofferenza sociale come possibili attacchi per saccheggiare market, feste vietate in strada per sfidare l’autorità dello Stato sono segnali mafiosi o di insinuazione della mafia nelle proteste? Su questi versante “non vi sono elementi che, di per sé, dimostrino la riconducibilità di quelle manifestazioni a disegni di camorra o mafie. Sembrano sorte all’interno del disagio sociale autonomamente, senza un disegno mafioso” dice Cafiero De Raho.

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