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Esteri

Tous français! La Francia non deve essere lasciata sola davanti al fronte turco-iranico

Angelo Turco

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I rintocchi di Notre Dame si diffondono lenti e profondi su una Parigi silente, tramortita dalle molte paure che ne rendono deserte le vie del centro e quelle di periferia. Fanno eco le campane di tutta la Francia che ricordano meste le tre persone uccise a Nizza, vittime di una violenza irriflessiva, senza nome possibile, che offende l’umanità stessa di chi la compie, di chi la ispira, di chi la predica e di chi la pratica. 

Sono le 15. La Francia è sotto assedio

Nel giorno in cui prende la dolentissima misura del disastro epidemico, dei suoi contagi primi in Europa, dei suoi ricoveri, delle sue terapie intensive sotto stress, delle bare che lasciano i suoi ospedali ormai sulla linea di saturazione, dei suoi confinamenti sempre più duri, della sua economia in ginocchio: sì, in questo stesso giorno, la Francia piange i morti di un’altra guerra. Persone assassinate da un ragazzo tunisino di nome Brahim, al grido di una bestemmia contro il Dio dei musulmani che viene detto “grande” come certamente è, alla stregua di ogni Dio per chi ci crede, ma che viene offeso nell’essenza della sua misericordia trasformata in una brutalità che solo una vita privata della mente e dello spirito, un virus d’altra natura, può praticare senza neppure poterla concepire.

Questa guerra viene da lontano. Oggi oppone la Francia repubblicana, che difende le libertà di tutti noi -di culto, di coscienza, di espressione- agli oscurantisti islamici pronti a trasformarsi in milizie del terrore. Sul fuoco dell’integralismo che rappresenta nessuna cultura, nessuna religione, ma solo se stesso, la sua grandissima povertà spirituale e civile, soffiano i professionisti della violenza. Così costruendo le trame della ferocia in cui restano impigliati i giovani “Brahim” umiliati dalla vita già nella pur loro giovane età. 

Ma su quel fuoco si innestano gli interessi della politica, con tutte le strumentalizzazioni che ne discendono. Oggi il grande manovratore si chiama Recep Tayyip Erdoğan, un autocrate che definisce il presidente Macron un demente e non riesce a capire cosa sia la libertà di stampa e il suo ruolo nello svolgimento della vita democratica in Europa. Il nuovo sultano turco conduce da Ankara una politica espansionista a tutto campo, su un arco geopolitico che va dal Caucaso, con la crisi tra Armenia e Azerbaigian, nella quale ha preso le parti di quest’ultimo, alla Libia, dove parteggia per al-Sarraj contro Haftar, passando per la Siria e l’Iraq, dove si aggrappa a tutto ciò che può avere un contenuto anti-curdo, e naturalmente per il Mediterraneo orientale.

Qui la punta dell’iceberg sono gli idrocarburi recentemente scoperti sul fondo marino, reclamati dalla Grecia (e da Cipro), ma che innescano rivendicazioni di sovranità marittima da parte della Turchia, anzitutto, cui si accodano anche Egitto e Israele. Questione spinosissima, che evoca tensioni, dissapori, rancori storici tra Atene e Ankara. Il fatto è, tuttavia, che su questo quadro in movimento, è ricompreso anche il Libano, un Paese molto legato alla Francia, ma anche molto legato all’Iran, con la sua componente sciita. Si capisce dunque in tutta la sua importanza la recente dichiarazione di Teheran in favore dell’Azerbaigian. E si collocano in una luce più ampia i pronunciamenti antifrancesi degli ayatollah. Una saldatura del mondo turco-iranico netta e multifocale, a dir poco inquietante.

Siamo tutti francesi nel dolore di Nizza e di Conflans-Sainte-Honorine, dove è stato decapitato appena qualche giorno fa il Professore Samuel Paty. Tutti francesi, tutti europei nella difesa delle libertà civili e dei valori democratici. Tutti vigili contro gli estremismi pronti a fare di tutta l’erba un fascio, mischiando la furia di pochi esagitati che si macchiano di blasfemia con una grande tradizione religiosa e culturale come l’Islam. Tutti molto preoccupati per un’escalation che superasse la soglia di sicurezza diplomatica e portasse a scontri armati, su uno qualunque dei fronti geopolitici su cui Parigi incrocia il fronte turco-iranico.  

*Angelo Turco, africanista, è uno studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM 

 

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Esteri

Abbandonato in una casa con scarsa assistenza sanitaria e un solo bagno chimico, così è morto Maradona

Paolo Chiariello

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Ancora notizie, alcune sconcertanti, sulla morte di Diego Armando Maradona, il campione argentino morto all’età di 60 anni mercoledì scorso. Secondo quanto riferisce il Clarin, la magistratura argentina ha interrogato la ex compagna Verónica Ojeda, la madre di Diego Fernando Maradona. La donna è stata ascoltata dai magistrati della procura di San Isidro per oltre 5 ore. I magistrati vogliono fare luce sulla degenza del Pibe de Oro nella casa di Tigre dove è morto. Dopo l’interrogatorio della donna è stato ascoltato anche il suo attuale compagno Mario Baudry, un avvocato, che ha rivelato un dettaglio incredibile. “La casa in cui si trovava Diego era molto semplice, senza bagno. C’era un letto e un wc chimico”, ha rivelato. “Diego non meritava di passare i suoi ultimi giorni così”, ha aggiunto. Per Baudry, Maradona non avrebbe perso la vita “se fosse stato in un centro medico”. “Se ci fosse stato un medico con lui questo non sarebbe accaduto”, ha aggiunto.

Maradona, l’ultimo messaggio d’amore per il figlio Diego Fernando prima di morire

Un paio di giorni prima di morire Diego aveva spedito a Baudry un messaggio vocale in cui lo pregava di prendersi cura di Veronica Ojeda (la donna stava finalmente uscendo dall’incubo covid) e di Diego Fernando, il secondo maschio di Diego Armando Maradona, l’altro è Diego Junior, il suo figlio prediletto napoletano di cui si era inspiegabilmente privato per anni forse plagiato da quella corte dei miracoli che lo circondava e gli nascondeva il mondo reale. Ecco l’audio della telefonata.

 

Sembra una sorta di testamento. Una disposizione testamentaria di chi sa o crede di poter o dover morire a breve. Ad ascoltarla ora questa telefonata vengono i brividi. E a giudicare dal livello di assistenza umana e sanitaria di cui godeva Diego, si può comprendere il tono della voce del campione. Quasi derelitto, abbandonato al suo destino. Destino triste, solitario y final, avrebbe detto il grande scrittore argentino Osvaldo Soriano, per spiegare questa pagina incredibile di un hombre vertical come Maradona. Ma torniamo all’interrogatorio di Veronica Ojeda e dell’avvocato Baudry, attuale compagno di quest’ultima.  Baudry ha riferito che nei prossimi giorni “verranno svolti rilievi informatici, sulle telecamere di ingresso e su tutta la documentazione con le relative perizie”. “I responsabili sono quelli che hanno firmato le dimissioni dalla clinica, ma dare la colpa ai figli non è corretto”, ha dichiarato ancora. E proprio sulle ore e i giorni precedenti la morte del Pibe de Oro, il quotidiano la Nacion pubblica i messaggi che i figli si sarebbero scambiati nella ‘chat di famiglia’ da cui emergerebbe la preoccupazione di Dalma, Giannina e Diego Jr sul modo in cui il padre era assistito. Nella chat era presente anche la psichiatra di Maradona Agustina Cosachov. Sempre la Nacion pubblica anche il documento con cui l’ex numero 10 del Napoli è stato dimesso dalla Clínica Olivos, dove era stato operato per un “ematoma subdurale”. Nel documento si raccomandava come necessario stabilire una continuità delle cure dopo aver lasciato il centro medico. Il documento è firmato dal dottore Leopoldo Luque, dalle figlie Gianinna e Jana Maradona e da un rappresentante della clinica. Esiste dunque un protocollo sanitario che avrebbero dovuto seguire per assicurare a Maradona quella continuità assistenziale che era lecito attendersi dopo una operazione al cervello. Questo protocollo è stato rispettato? È quello che devono accertare i magistrati della procura di San Isidro. Ed è questo il motivo per cui agli atti dell’inchiesta c’è già un indagato per omicidio colposo, il dotto Lepoldo Luque.

 

Il dottor Luque è un neurologo, peraltro amico di Diego Maradona. Luque è quello che ha chiamato l’ambulanza quando Diego Maradona è stato trovato nel suo letto probabilmente già morto. In ogni caso non rispondeva alle sollecitazione del nipote, Johnatan Esposito, che dopo diverse ore non vedeva lo zio uscire dalla sua camera. Quella che segue è la telefonata di Luque al numero di emergenza 911 (il 118 in Italia) per richiedere l’intervento presso la casa in cui Diego era convalescente in un quartiere (Tigre) alla periferia di Buenos Aires. Ecco l’audio della telefonata.

 

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Corona Virus

Si dimette Scott Atlas, consigliere Trump per Covid

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Scott Atlas, il controverso consigliere speciale di Donald Trump per il Covid-19, si dimette. Lo riportano i media americani, citando alcune fonti. Atlas ha consegnato la sua lettera di dimissioni al presidente Usa ma non e’ chiaro se la task force della Casa Bianca per il coronavirus sia a conoscenza della sua decisione.Convinto sostenitore dell’immunita’ di gregge, Atlas era stato scelto da Trump pur non avendo alcuna esperienza in malattie infettive. Nelle sue vesti di consigliere speciale ha ripetutamente minimizzato la minaccia del Covid, che ha ucciso negli Stati Uniti piu’ di 267.000 persone. Atlas ha piu’ volte criticato l’uso della mascherina e il distanziamento sociale, invitando fra l’altro i residenti del Michigan a ribellarsi alle restrizioni decise dalla governatrice Gretchen Whitmer.

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Esteri

La morte di Maradona, aveva ‘sbattuto’ la testa 3 giorni prima: ecco le nuove accuse

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Non accenna a placarsi la commozione per la morte improvvisa di Diego Maradona, illustre patrimonio del calcio mondiale. Lo provano le centinaia di immagini degli omaggi di atleti e tifosi in ogni parte del mondo. E lo testimoniano le lacrime inconsolabili della figlia maggiore Dalma che, sola nel palco che fu del padre, ha assistito nella ‘Bombonera’ alla vittoria-omaggio del Boca sul Newell’s Boys . Ma i titoli dei media non si alimentano solo del dolore, ma anche e soprattutto dei risvolti giudiziari, delle polemiche e delle tensioni che il decesso inatteso di un simile difficile ed imprevedibile personaggio non puo’ mancare di provocare. Giudici, pm, avvocati e agenti di polizia lavorano a Buenos Aires su un dossier difficile, complesso, che ipotizza il reato di ‘omicidio colposo’ e che implica decine di testimonianze, e l’esame di una voluminosa documentazione scritta, audio e video. Per ora l’unico personaggio che e’ rimasto impigliato nella rete giudiziaria e’ il medico del ‘Pibe de oro’, Leopoldo Luque, che come indagato ha subito la perquisizione della casa e della clinica. Criticato dalla ex moglie di Diego, Claudia, e dalle figlie Dalma, Giannina e Jana, il medico ha cercato di farsi interrogare dai pm di San Isidro per chiarire il suo ruolo e le sue responsabilita’ nell’assistenza a Maradona, ma senza successo. Uscendo dal tribunale il suo avvocato, Mara Carla Digiuni, ha parlato di “un gesto spontaneo” del suo assistito, chiarendo che Luque “non e’ imputato ne’ ha rilasciato una dichiarazione”. Le perquisizioni, ha sottolineato, “sono avvenute nel quadro di una sezione della causa che riguarda la documentazione” clinica. Inoltre, vista l’ampia cerchia di conoscenze e di ‘amicizie’ di Maradona, e’ comprensibile che molti personaggi siano in fila per contribuire ad agitare ulteriormente le acque torbide che circondano la dinamica della sua morte. Stamani e’ stata la volta dell’avvocato Rodolfo Baque’, che difende gli interessi dell’infermiera Dahiana Madrid. Ha rivelato che due mercoledi’ fa Diego e’ caduto nella villa dove era stato trasferito sbattendo la testa sul lato destro, opposto a quello dove era stato operato per la rimozione di un ematoma subdurale. Prima dell’incidente, ha aggiunto, “era stato rinchiuso per tre giorni nella sua stanza”. E’ arrivato ad avere 115 pulsazioni al minuto, ed il giorno prima di morire ne aveva 109, quando e’ noto che un paziente con problemi coronarici non puo’ superare le 80 pulsazioni”. Il corpo “inviava segnali che non sono stati ascoltati con farmaci. Poteva essere ricoverato nella clinica piu’ lussuosa del mondo, ma e’ stato tenuto in un luogo inadatto”. Sempre oggi in Procura si e’ presentato Mario Baudry, fidanzato di Veronica Ojeda, come rappresentante di Diego Fernando Maradona, il figlio che la donna ebbe durante una relazione con il ‘Diez’. Senza svelare le sue dichiarazioni ai giudici, ha detto che “riteniamo che l’ex calciatore non sia stato assistito bene e che “la sua morte a nostro avviso era evitabile”. Infine hanno manifestato l’intenzione di dare battaglia anche quattro sorelle del ‘Pelusa’ (Claudia Nora, Ana Estela, Maria Rosa , Rita) che hanno annunciato di volersi presentare come ‘parte lesa’ nella causa, e che saranno assistite dall’avvocato Matias Morla, che e’ duramente criticato, come il neurochirurgo Luque, da ex moglie e figlie di Maradona.

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