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Tour sconvolto: Vingegaard cade e si ritira, Evenepoel vince davanti a Pogacar

Remco Evenepoel conquista la quindicesima tappa del Tour de France sul Plateau de Solaison. Jonas Vingegaard è costretto al ritiro dopo una caduta, mentre Pogacar conserva saldamente la maglia gialla.

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Una caduta, un ritiro doloroso e una classifica generale improvvisamente ridisegnata. La quindicesima tappa del Tour de France, da Champagnole al Plateau de Solaison, sconvolge ruoli e destini della Grande Boucle.

Jonas Vingegaard, secondo nella generale e principale rivale di Tadej Pogacar, è caduto a circa 21 chilometri dal traguardo mentre la Visma-Lease a Bike guidava il gruppo all’uscita da una rotonda. Il danese ha perso il controllo della bicicletta ed è stato costretto ad abbandonare la corsa, lasciando il Tour con il braccio immobilizzato.

Le prime informazioni parlano di un possibile problema alla clavicola, ma al momento non risulta ancora diffuso un bollettino medico ufficiale che confermi la necessità di un intervento chirurgico.

Evenepoel vince sul Plateau de Solaison

Ad approfittare della giornata più drammatica del Tour è stato Remco Evenepoel, capace di conquistare la sua prima vittoria in una tappa in linea della corsa francese.

Il belga della Red Bull-Bora-hansgrohe ha resistito sull’ascesa finale all’accelerazione di Pogacar e Isaac Del Toro, rimanendo l’unico avversario capace di seguire la coppia della Uae Team Emirates-XRG.

Nel finale Evenepoel ha sfruttato il proprio spunto veloce, superando Pogacar e conquistando il successo in 4 ore, 23 minuti e 9 secondi. Del Toro ha chiuso al terzo posto.

Pogacar lavora per Del Toro

Pogacar ha affrontato gli ultimi chilometri più da gregario che da dominatore. Lo sloveno ha imposto il ritmo soprattutto per favorire la classifica del compagno Del Toro, senza cercare con decisione il quinto successo personale in questa edizione.

Il messicano, coinvolto senza gravi conseguenze nella caduta che ha eliminato Vingegaard, è riuscito a ripartire e a restare con i migliori sull’ultima salita. Con il terzo posto di tappa ha conquistato anche la maglia bianca di miglior giovane, superando Paul Seixas.

Dopo il traguardo Pogacar ha consolato il compagno con una pacca sul casco, mentre Evenepoel celebrava una delle vittorie più significative della propria carriera.

Evenepoel secondo nella generale

Il ritiro di Vingegaard modifica radicalmente la classifica. Pogacar resta saldamente in maglia gialla, mentre Evenepoel sale al secondo posto con un ritardo di cinque minuti.

Del Toro è terzo a 5 minuti e 58 secondi e indossa la maglia bianca. Seixas ha chiuso la tappa al quarto posto, perdendo 58 secondi dai primi tre.

«Vincere in montagna contro Pogacar significa molto»

«È fantastico, sono sopraffatto dalle emozioni», ha raccontato Evenepoel dopo il successo.

Il belga ha sottolineato il valore della propria prestazione in salita: «Sto correndo contro il corridore più forte di tutti i tempi. Vincere al Tour in montagna contro di lui è difficilissimo. Ho ricevuto tante critiche perché non riuscivo a tenere sulle salite più dure: questa vittoria ha un grandissimo significato per me e per chi mi sta intorno».

Evenepoel guarda ora alla cronometro di martedì, 26 chilometri nei quali partirà da favorito e proverà a ridurre il distacco dalla maglia gialla.

Pogacar: «Difficile vedere Jonas abbandonare»

Pogacar ha dedicato le prime parole al rivale costretto al ritiro.

«È molto triste che Jonas sia fuori. Dal 2021 battagliamo qui. All’inizio non avevamo un buon rapporto, ma negli ultimi due anni siamo diventati buoni rivali e, in qualche modo, amici», ha detto lo sloveno.

Pogacar ha ricordato anche i controlli antidoping notturni ai quali entrambi sarebbero stati sottoposti, ipotizzando che il riposo insufficiente possa avere inciso sulla concentrazione. Si tratta, tuttavia, di una valutazione personale del corridore e non di una causa accertata dell’incidente.

Dopo il giorno di riposo, il Tour ripartirà martedì con la cronometro da Évian-les-Bains a Thonon-les-Bains. Evenepoel proverà ad attaccare, mentre a Pogacar basterà amministrare un vantaggio che, dopo l’uscita di scena di Vingegaard, appare ancora più solido.

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Ciro Immobile dice basta: addio al calcio dopo 350 gol

Ciro Immobile annuncia il ritiro dopo una carriera da 656 partite e 350 gol. È stato campione d’Europa, quattro volte capocannoniere e Scarpa d’Oro.

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Ciro Immobile lascia il calcio giocato. A 36 anni, dopo 656 partite e 350 gol conteggiati nel bilancio complessivo della sua carriera, l’attaccante di Torre Annunziata ha annunciato il ritiro.

La notizia è stata comunicata dal Paris FC, il club nel quale si era trasferito nel febbraio 2026 dopo le esperienze con Besiktas e Bologna. In Francia ha disputato l’ultima parte di una carriera professionistica durata 17 anni.

«Ciro Immobile è una leggenda», ha sottolineato il club parigino. Alla base della decisione anche la volontà dell’attaccante di dedicare più tempo alla famiglia.

Gli anni da leggenda con la Lazio

La parte più importante della carriera resta quella vissuta con la Lazio. In otto stagioni Immobile è diventato il miglior marcatore nella storia del club biancoceleste, con 207 reti in 340 presenze considerando tutte le competizioni.

Con la Lazio ha conquistato una Coppa Italia e due Supercoppe italiane. Nel suo palmarès figurano anche una Supercoppa di Germania con il Borussia Dortmund e una Supercoppa di Turchia con il Besiktas.

È stato capocannoniere della Serie A quattro volte. Nel 2020 ha vinto la Scarpa d’Oro grazie ai 36 gol segnati in campionato, eguagliando il primato realizzativo stabilito da Gonzalo Higuain.

Il trionfo europeo con l’Italia

Con la Nazionale italiana Immobile ha collezionato 57 presenze e realizzato 17 reti. Ha partecipato alla vittoria dell’Europeo disputato nel 2021, segnando due gol durante il torneo concluso con il successo sull’Inghilterra a Wembley.

Dagli inizi a Torre Annunziata al settore giovanile della Juventus, la sua carriera lo ha portato a indossare anche le maglie di Pescara, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e Paris FC.

Si chiude così il percorso di uno degli attaccanti italiani più prolifici della sua generazione. Titoli, record e una Scarpa d’Oro certificano il valore di un centravanti capace di costruire la propria leggenda soprattutto attraverso i gol.

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Napoli, accordo per Badiashile: ad Allegri il gigante della difesa

Il Napoli chiude l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il difensore arriverà in prestito con diritto di riscatto per rinforzare il reparto di Allegri.

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Dopo quasi un mese di trattative, il Napoli ha raggiunto l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il via libera di Aurelio De Laurentiis ha sbloccato l’operazione: restano da completare lo scambio dei documenti, le visite mediche e la firma prima dell’annuncio ufficiale.

Il difensore francese, fortemente voluto dal direttore sportivo Giovanni Manna e da Massimiliano Allegri, arriverà in prestito oneroso con diritto di riscatto.

Operazione da 30 milioni più bonus

Il Napoli verserà subito tre milioni di euro al Chelsea. L’opzione per l’acquisto definitivo è stata fissata a 27 milioni, mentre un ulteriore milione di bonus sarebbe legato alla conquista dello scudetto.

L’investimento complessivo potrà quindi raggiungere i 30 milioni in caso di riscatto, salendo potenzialmente a 31 con il bonus. Manna è riuscito a evitare l’inserimento dell’obbligo di acquisto, lasciando al club la possibilità di valutare il rendimento e le condizioni fisiche del giocatore durante la stagione.

Con Badiashile sarebbe già stata raggiunta un’intesa per un contratto fino al 2031, con uno stipendio vicino ai 2,5 milioni netti all’anno, destinato a entrare pienamente in vigore in caso di riscatto.

Il francese ha scelto Napoli

Decisiva è stata la volontà del calciatore, che avrebbe respinto altre proposte provenienti dalla Premier League per aspettare gli azzurri. Badiashile aveva già conosciuto l’atmosfera dello stadio Maradona e avrebbe indicato Napoli come destinazione preferita.

Il difensore è atteso in Italia nei prossimi giorni. Le visite mediche dovrebbero svolgersi all’inizio della settimana a Villa Stuart, a Roma. Superati i controlli, potrà raggiungere Allegri a Castel Volturno.

Un rinforzo per l’emergenza difensiva

Mancino, alto 194 centimetri e dotato di una buona tecnica individuale, Badiashile può garantire forza fisica, qualità nell’impostazione e pericolosità sui calci piazzati.

Il suo arrivo assume particolare importanza considerando le assenze di Alessandro Buongiorno e Luca Marianucci e i problemi fisici che hanno rallentato la preparazione di Sam Beukema. Allegri spera di poter convocare il francese già per la prima giornata di campionato contro il Genoa.

Dopo Costantino Favasuli, il Napoli si prepara così ad accogliere il secondo rinforzo della nuova stagione e a consegnare al tecnico il centrale necessario per affrontare l’emergenza nel reparto arretrato.

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Tamberi è tornato: oro europeo nel giorno di Camilla, Sioli bronzo

Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto a Birmingham. Oro con 2,32 metri nel giorno del compleanno della figlia Camilla; Sioli è bronzo.

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Il primo oro da papà arriva nel giorno del primo compleanno della figlia Camilla. Gianmarco Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto conquistando a Birmingham la medaglia d’oro con 2,32 metri.

Mezza barba, pretattica e spettacolo: Gimbo ritrova i gesti e la forza mentale dei giorni migliori. Dopo un errore iniziale a 2,18, l’azzurro cresce salto dopo salto fino alla misura decisiva. L’ucraino Oleh Doroshchuk si ferma a 2,30 e conquista l’argento. Festa doppia per l’Italia grazie al bronzo di Matteo Sioli con 2,27.

«Camilla mi ha dato la forza»

Tamberi dedica il successo alla figlia e alla famiglia, presenti allo stadio insieme alla moglie Chiara.

«È tutto speciale. È stata Camilla a darmi la forza di reagire dopo Parigi, il motivo per cui ho continuato e mi sono rimesso in gioco. Non poteva continuare a vedere il “babà”, come mi chiama lei, prendere schiaffi a destra e a sinistra».

Il campione marchigiano trasforma la vittoria anche in un messaggio per chi sta affrontando un momento difficile: «Continuate a crederci e a lottare. Giocatevela sempre con voi stessi, perché chi continua a investire alla fine vince».

“Guess who’s back”

Dietro al numero di gara Tamberi aveva scritto “Guess who’s back”, indovina chi è tornato. Una profezia preparata prima di lasciare la camera d’albergo.

«Sapevo che sarebbe successo. Sentivo di stare bene, anche se in pochi mi credevano quando le gare andavano male. È come se il mio corpo aspettasse il momento che conta per venire fuori».

L’oro cancella due anni segnati dalla delusione dei Giochi di Parigi, dai problemi fisici, dai calcoli renali e da un difficile avvicinamento agli Europei. Dopo avere definito “terribili” i salti delle qualificazioni, Tamberi ha ritrovato in finale talento, coraggio e quella capacità di esaltarsi nelle grandi occasioni che ha caratterizzato la sua carriera.

«Che sollievo. Sono stati due anni difficili e non ho mai smesso di crederci. So quello che ho fatto per arrivare qui. Non faccio mai un passo indietro, ci arrivo a muso duro. Mi basta sapere che ne è valsa la pena».

Poi le capriole, il morso alla medaglia e l’abbraccio alla famiglia. Gimbo è tornato. Nel giorno più bello per papà Tamberi.

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