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Tornano gli ‘A67 con “Naples Calling”: è un inno alla ribellione contro la rassegnazione dei napoletani

“Naples Calling” é il titolo del nuovo Album degli ‘A67, la band di Scampia che nel 2005 si fece conoscere con “‘A camorra song’ io”. Daniele Sanzone e gli ‘A67 cantano ancora la necessità di cambiare la mentalità di un popolo che deve svegliarsi dal torpore per sconfiggere la rassegnazione in cui è caduta la città.

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Euscito stamattina Naples Calling, quarto album degli A67, la band di Scampia formata da Daniele Sanzone (voce), Enzo Cangiano (chitarre) e Gianluca Ciccarelli (bassi). Un nuovo lavoro discografico con un sound elettronico, brani in italiano e in napoletano e importanti collaborazioni.

Chiaro è lomaggio a London Calling, album dei Clash che ha fatto la storia del punk rock. La title track Naples Calling è un inno alla ribellione. La maschera Pulcinella, nei panni del rivoluzionario, si dá fuoco nella piazza del Mercato. Solo questo atto estremo potrà destare i napoletani dal torpore e dalla rassegnazione e Napoli – così auspica il frontman Sanzone – potrà uscire da quella condizione di perenne agonia e, come una fenice, risorgere dalle proprie ceneri.

Sanzone, esce oggi lalbum Naples calling: sonorità, temi, collaborazioni; cosa troveremo in questo nuovo progetto musicale?

Eun disco molto eterogeneo, con un sound diverso da quello dei nostri lavori precedenti, molto elettronico. Troverete tanti pezzi in lingua italiana, ma non scompare la lingua madre, il napoletano. Ci sono collaborazioni importanti, da Caparezza a Frankie hi-nrg mc, passando per Franco Ricciardi e Dario Sansone dei Foja. Torniamo con questo lavoro dopo una lunga pausa e siamo molto soddisfatti del risultato finale.

 

Il titolo dellalbum (e dellomonima canzone) è un chiaro omaggio a London Calling dei Clash. Qual è il messaggio contenuto in Naples calling?

É la città di Napoli che – attraverso la propria maschera – immola se stessa per trasmettere un messaggio ai suoi abitanti: così non si può più andare avanti. Il protagonista è un Pulcinella rivoluzionario che, per destare il popolo dal torpore e dalla rassegnazione, arriva allatto estremo di darsi fuoco in piazza Mercato, luogo simbolo dove nacque Masaniello e trovò la morte  Eleonora Pimentel Fonseca. Pulcinella si immola per svegliare il suo popolo, come i bonzi in Vietnam, com Ian Palach nella Primavera di Praga, come Mohamed Bouazizi nella Primavera Araba. Unimmagine drammatica e devastante. Naples Calling è un grande atto damore: lauspicio è che da questa immaginifica tragedia la città possa trovare nuova linfa vitale e come la fenice risorgere dalle proprie ceneri. Elauspicio di una rivoluzione per una città eternamente agonizzante.

Oggi come in passato Napoli è lacerata da problemi atavici e profonde contraddizioni; eppure quasi mai i napoletani sono insorti destandosi dal loro torpore. Perché – per citare il testo di Naples Calling – Napule chiamm ma nisciuno risponne?

Photo by Gaetano Massa

É un discorso complesso. Forse il napoletano, vivendo allombra del Vesuvio, in equilibrio fra la vita e la morte, ha sempre concepito il proprio destino con fatalismo. DallUnità dItalia ha in qualche modo interiorizzato il concetto di vittima, non mancando mai di lamentarsi della propria condizione. Poi ha invece momenti caratterizzati da reazioni virulente, come quella di Masaniello. E lo fa pure attraverso il calcio, penso allenergia inesauribile degli anni di Maradona. Al napoletano basta poco per animarsi, salvo poi ricadere in quella condizione di abbandono. A Napoli diventa tutto un fuoco di paglia. A Napoli si dice spesso ccà nisciuno è fesso; e però paghiamo la tassa più alta per la spazzatura, lassicurazione più costosaAbbiamo finito col diventare tutti fessi. Dovremmo iniziare a guardarci allo specchio con onestà e umiltà.

Quanto è forte linfluenza esercitata dai Clash sugli A67?

I Clash sono un pietra miliare del rock e il disco London Calling – che ha compiuto quarantanni nel 2019 – ha fatto la storia. A noi piaceva anzitutto il titolo. Naples Calling era perfetto per il messaggio che volevamo comunicare. Ciò che ci lega ai Clash, se posso permettermi, è la versatilità del suono, una certa attitudine, il modo di concepire il rock e il punk, lo sguardo politico sul mondo. Uno spunto ce lha dato un nostro fan che ci definiva sempre i Clash napoletani e allora noi ci siamo lasciati ispirare da London Calling.


Come giudica la scena musicale napoletana di questi ultimi anni?

É un momento in cui la trap sembra aver monopolizzato la scena. Ci sono progetti molto interessanti, penso a Liberato, unoperazione vincente. Mi piace non solo per la musica ma per tutto ciò che ruota attorno ad essa: le immagini, i videoclip, la comunicazione. Altri artisti mi piacciono meno. I contenuti della trap troppo spesso si limitano a sesso, soldi e macchine. Siamo lontani dal movimento degli anni novanta; lo spessore politico, la musica e la qualità di quei testi erano unaltra cosa. La musica è sempre una fotografia della società in cui viviamo, un riflesso del tempo. Di questi tempi la musica impegnata non va più di moda. C’è ancora chi, come noi, fa canzoni impegnate, solo che spesso stentano ad arrivare al grande pubblico.

Gli A67 sono legati indissolubilmente a Scampia. Al netto di stereotipi e spettacolarizzazioni, com’è cambiato il quartiere in questi anni?

É cambiato tantissimo, in meglio. Le piazze di spaccio, così come dipinte da Gomorra, non esistono più. Dopo sedici anni è stata inaugurata la nuova stazione della metropolitana. A breve partirà labbattimento della prima Vela; sono state assegnati i nuovi alloggi popolari agli aventi diritto. Mi piace lidea di lasciare in piedi una delle Vele, come un monito in grado di ricordarci ciò che siamo stati e che non vogliamo più essere. Qualcosa si muove a Scampia, ma la normalità è ancora lontana. Parliamo comunque di uno dei territori col più alto tasso di evasione scolastica e di disoccupazione giovanile dEuropa. Serve lavoro, sviluppo, una politica seria e una presenza costante dello Stato.


Le periferie sono quasi sempre viste solo come luoghi pericolosi e marginali. Cosa posso esprimere dal punto di vista culturale ed umano?

Dalle periferie possono nascere cose molto interessanti: laddove manca tutto, resta solo limmaginazione. Spesso vi nascono grandi talenti. In alcuni casi, in termini culturali, la periferia diventa centro e il centro diventa periferia. Girando per le periferie trovi storie non banali, persone e vissuti che ti arricchiscono. La periferia può regalare belle sorprese, soprattutto ora che i centri delle città iniziano quasi tutti ad assomigliarsi. Napoli però rimarrà sempre unica ed inimitabile; ha unidentità forte che non è stata scalfita da nessuna dominazione straniera. Questa è la sua forza: ha assorbito ed assorbe tutto da tutti, come una spugna, rimanendo sempre se stessa.

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Addio a Mirna Doris, voce storica canzone napoletena stroncata a 80 anni da un brutto male

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È morta per davvero Mirna Doris, voce storica della canzone napoletana, stroncata da un cancro a 79 anni. ne avrebbe compiuti 80 a settembre.  Dopo un balletto di notizie, smentite e poi conferme, purtroppo ora è ufficiale: Mirna Doris, nata Annunziata Chiarelli, questo il suo vero, non c’è più. È stata una delle protagoniste assolute della musica napoletana e nazionale. Vinse il Festival di Napoli nel 1968 e da li’ un infinito numero di successi e di partecipazioni canore e televisive, soprattutto in Rai. L’artista è morta a Villa Angela, la clinica di via Manzoni dove era ricoverata per curare questo cancro che l’ha divorata. L’incertezza sul decesso è dipeso dalla struttura sanitaria che ha prima  annunciato il decesso e poi smentito. “Purtroppo – conferma Fabio Turiello, responsabile dei ricoveri di Villa Angela – il cuore di Mirna Doris si è fermato alle 11.40. In un primo momento abbiamo sperato di non dare questa notizia, poi dal medico che aveva in cura la cantante è arrivata la notizia esatta del decesso: arresto cardiaco”. Quando è comparsa per la prima volta all’alba la notizia del decesso, in effetti Mirna Doris era ancora viva. Si è spenta alle 11,40.

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Addio a Joe Amoruso, tastierista della band di Pino Daniele

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  Si e’ spento all’ospedale del Mare di Napoli Joe Amoruso, pianista e tastierista dello storico gruppo di Pino Daniele. Amoruso, 60 anni, nel 2017 era stato colpito da un’emorragia cerebrale prima di un concerto a Lesina in Puglia. Oggi l’arresto cardiaco. ”Un altro grande artista della storica band di Pino Daniele ci ha lasciato – scrive il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris – Joe Amoruso, pianista, tastierista, compositore, una colonna del supergruppo di Pino Daniele, se n’e’ andato a soli 60 anni. Alla sua famiglia e a quanti lo hanno applaudito in questi lunghi anni va il profondo cordoglio della citta’”. Amoruso, originario di Boscotrecase, dopo la scomparsa di Pino Daniele si esibiva spesso in amarcord del ‘Nero a meta” con cui aveva lavorato a dischi che hanno fatto la storia della musica napoletana e italiana. Amoruso e Pino Daniele, insieme a James Senese, Tullio De Piscopo e Tony Esposito, si erano ritrovati nell’operazione ‘Ricomincio da 30’ nel 2008 dei concerti natalizi al Palapartenope. Nella sua carriera, aveva inciso un album da solista e collaborato con numerosi artisti tra i quali, solo per citarne alcuni, Roberto Murolo, Vasco Rossi, Zucchero, Andrea Bocelli, la Premiata Forneria Marconi.

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Lutto nel mondo della musica, è morto Corrado Sfogli: era l’anima della Nuova compagnia canto popolare

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Era malato da tempo, e ieri in serata si e’ spento nella sua casa a Caserta, Corrado Sfogli, chitarrista e direttore musicale della Nuova compagnia di canto popolare, marito di Fausta Vetere, anche lei nome di punta della compagine, padre di Marco Sfogli, chitarrista della Premiata Forneria Marconi. Sfogli era entrato nel 1976 nella Compagnia, nata nel 1967, subentrando a Eugenio Bennato.

Nato a Caserta, citta’ nella quale ha iniziato lo studio della chitarra con il maestro Eduardo Caliendo, si era diplomato al Conservatorio Cimarosa di Avellino. Partecipo’ alla tourne’e di Angelo Branduardi ‘Camminando Camminando’. Ha pubblicato album cult tra cui ‘La gatta Cenerentola’ e ‘La cantata dei pastori’. Nel 1984 ha collaborato con Pino Daniele nel live ‘Scio”. “Ha lasciato la vita terrena Corrado Sfogli, anima, cuore e corpo della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Corrado rappresentava l’autenticita’ della musica partenopea, sempre vicina al popolo della nostra citta’. Corrado e’ stato anche un uomo sempre sensibile alla vita sociale e politica della nostra comunita’. Un pensatore libero. Personalmente l’ho sempre ammirato come artista e come uomo. A Fausta Vetere, alla famiglia, ai suoi cari il cordoglio mio personale e della citta’ di Napoli”, scrive in una nota il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

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