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Cultura

Torna Capitan Capitone con Daniele Sepe e la sua ciurma di oltre 100 musicisti

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Non è solo  estro, ritmo, studio, armonia, godibilità, ricerca, ispirazione, fantasia, equilibrio o musicalità, ma è sempre stata anche piena di contenuti la musica  che Daniele Sepe, musicista, compositore e maestro napoletano ha creato nel corso della sua lunga carriera artistica. Contenuti che tante volte lo hanno tenuto forzatamente ai margini del mercato discografico nazionale, cosi intriso di perbenismo e pensiero unico, ma che non hanno per nulla spento la sua incrollabile  vena artistica e il suo amore per la musica, quella che si ascolta, si canta, si balla e fa riflettere, quella musica che lo ha portato sui palcoscenici europei a diffondere tradizioni e generi musicali che affondavano le radici nella nostra musica più autentica.  Daniele Sepe, uno dei piu’  apprezzati  sassofonisti italiani, con alle spalle innumerevoli dischi e produzioni proprie, oltre ad un numero infinito di collaborazioni in altri dischi prodotti dai tanti colleghi musicisti che sempre lo hanno apprezzato e sostenuto, nella sua lunga carriera collabora con Stefano Bollani, ha curato gli arrangiamenti del nuovo album premiato al premio oltre alle incalcolabili serate e concerti tenuti anche gratuitamente, cosa non particolarmente frequente tra i musicisti. Oggi Daniele Sepe si ripropone con la terza tappa di una delle sue ultime avventure iniziata circa 4 anni fa, infatti è  on line il nuovo brano “Chi mi insegnò a nuotar – A historia do Cazzimmao”, anticipazione del terzo capitolo della fortunatissima saga di Capitan Capitone, album numero 29 per il musicista partenopeo. Le nuove avventure di Capitan capitone, questo il titolo dell’album, sarà in distribuzione da Gennaio e vede la partecipazione di oltre cento musicisti e cantanti, tra cui Stefano Bollani, Mimì Caravano, Lavinia Mancusi, Fabio Celenza, Simona Boo, Aldola Chivala, Emilia Zamuner, Mario Insenga,  Sabba, Shaone, Marcello Coleman, Maurizio Capone, Cristian Vollaro, una ciurma di tutto rispetto. La Storia di Cazzimmao è un brano espressamente dedicato ai bambini, che inaspettatamente hanno amato subito la figura piratesca di Capitan Capitone, ed è un brano realizzato con i numerosi cori dei bambini dell’Istituto benedetto Croce di Pescasseroli e dei bambini della Scalzabanda di Napoli. Non resta che vedere e ascoltare questo nuovo brano di cui pubblichiamo il link e partecipare, per chi lo volesse al crowfounding che Sepe ha lanciato, slegandosi ancora una volta dalle regole del mercato. Crediamo sia più che giusto, citare tutti i musicisti, adulti, giovani e giovanissimi che hanno partecipato a questa avventura corale che solo Daniele Sepe poteva in maniera cosi gioiosa intraprendere.

Emilia Zamuner voce, Simona Boo voce, Valentina Cenni voce, Federica Leva voce, Lavinia Mancusi voce,  Salvatore Sabba Lampitelli voce, Mimí Caravano voce, Marcello Coleman voce, Carmine D’Aniello voce, Cristian Vollaro voce, Paolo Romano “Shaone” voce, Aldo “Aldolà” Laurenza voce, Maurizio Capone voce, steel drums, Mario Insenga voce, batteria, Antonello Iannotta voce, congas, darbouka, cucchiai, percussioni, Massimo Ferrante voce, Gianluca Capurro voce, chitarra elettrica, Renata Frana dilruba, Alessandro De Carolis flauti dolci, ottavino, Stefano Bartoli clarinetto, clarinetto a 5 chiavi (1820), Luciano Nini clarinetto, clarinetto basso, Antonello Capone fagotto, Pietro Santangelo sax alto e tenore, Domenico Augusto sax soprano, Raffaele Tiseo violino, Peppe Frana robab, oud, citola,  Alessandro D’ Alessandro organetto, Franco Giacoia chitarra, chitarra 12 corde, chitarra elettrica,  Gennaro Porcelli chitarra elettrica, Edoardo Catemario chitarra classica, Roman Gomez chitarra, Andrea Marchesino chitarra, ukulele, cavaquinho, chitarra a 7 corde,  Roberto Trenca chitarra, charango, bombo, Carmine Guarracino chitarra, Alessandro Coletta chitarra, chitarra elettrica, Erasmo Petringa mandola, mandoloncello, violoncello, violino, Michelangelo Bencivenga banjo, Gianluca Rovinello arpa celtica, Luca Casbarro voce, zampogna, fisarmonica, Nino Conte fisarmonica, Massimo Marcer tromba, Gianfranco Campagnoli tromba, Riccardo Pittau tromba, Roberto Schiano trombone, Alessandro Tedesco trombone, Nico Casu corno naturale, Pippo Petrillo bassotuba, Francesco Balassone beat trap, Andrea Lamacchia contrabasso, Gigi De Rienzo basso elettrico, Davide Costagliola basso elettrico, Mauro Romano basso elettrico, Roberto Caccavale basso elettrico, Raffaele Di Fenza marimba, xilofono, glocken, vibrafono, Stefano Bollani pianoforte, Piero De Asmundis piano a muro, Tommy De Paola Hammond, clavinet, Roberto Bastos voce, surdo, repenique, tumbao, zanza, percussioni brasiliane, Luca Cioffi tapan, darbouka, Fabio Malfi batteria, Paolo Forlini batteria, Antonio Esposito batteria, Fabrizio Musto batteria.

Coro “Decima Sinfonia”  di Pescasseroli Direttore: Anna Tranquilla Neri. Soprani:Nicla Filancia, Marilena Morisi, Marianna Del Principe, Nadia Strinati, Marisa Rufo, Anna Tranquilla Vitale. Contralti: Gianna Petrella, Angela Ursitti, Sara Di Pirro, Maria Luisa Di Pirro.Tenori: Settimio Morisi, Emanuele Trella, EzechiaTrella, Domenico Pandolfi, Fausto Leone, Rolando Neri. Bassi: Nunzio Morisi, Daniele Morisi, Settimio Francesco Colasante, Alberto Leone, Stefano Colasante, Armando Vitale, Giuliano Gentile.

Coro di voci bianche dell’Istituto Benedetto Croce di Pescasseroli: Christian Cosentino, Arturo D’Addezio Di Pirro, Tranquilla Decina, Gabriele De Dominicis, Alisia Di Vito, Nunzio Finamore, Casian Crisstian, Manolachioiaia, Anastasia Morisi, Francesco Neri, Carmine Notarantonio, Vittoria Saltarelli, Ettore Santangelo,  Chiara Trella, M. Antonietta Boccia, Mario D’addezio, Lorenzo La Cesa, Marzia Laudazi, Giada Morisi, Carmen Pistilli, Luca Ricci, Gianluca Borsa, Francesco Gabriele, Gentile Edoardo De Dominicis, Daniel Stufani,  Ginevra Ursitti, Emma Elisa D’Addario,  Aurora D’Addezio, Alice Gentile, Caterina Gentile, Diletta Gentile, Adele Maria Neri, Beatrice Rosa, Cristiana Trella, Marika Valente, Finamore Martina, Angela Parmigiano, Marika Stufani, Costanza Trella

Coro dei bambini della Scalzabanda: Yuri Rocco, Elio Amendola, Adriano Moscarelli, Alessandro Scalfati, Andrea Saracino, Sofia Saracino,  Elaine Anne Govoni, Eric Carl Govoni, Laura D’Alessandro, Claudia D’Alessandro, Marinella Picone, Franco Picone, Giacomo Iudicone,  Francesco Fiore, Dafne Miletti, Lara Libera Coppolaulia Alfano, Anita Manna, Menuar GheboubNina, Aiello Khun

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Cultura

Omar Hassan al Palazzo delle Arti di Napoli, un viaggio nei colori dalla memoria

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E’ un viaggio che ci accompagna nell’iconicità dell’arte antica e moderna,  un continuo aprirsi di ricordi e memorie su di un’opera o su di un gesto artistico. E’allo stesso tempo un superare la linea dei ricordi e immergersi nell’opera complessiva di Omar Hassan, trentatreenne figlio di madre italiana e padre egiziano, allievo di Alberto Garutti, grande esponente dell’arte contemporanea italiana, che con la mostra Il mondo Sotto Sopra dal 23 Febbraio  al 28 Marzo in esposizione al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) ci racconta del suo nuovo viaggio come un rito di passaggio, un cambiamento, un passo oltre il suo già visto.

Apre le memorie e ci fa riflettere su cio’ che abbiamo visto e su come affrontare le problematiche che si ripresentano e pensavamo fossero per sempre risolte. Hassan nelle sue opere e nei suoi video, affronta con forza, rinnovata forza, argomenti già discussi e fonti di riflessioni, ce li ripropone sfacciatamente, facendoci capire che bisogna sempre guardare le cose con i propri occhi, benchè siano state già viste e visitate da tanti. Questo condotta ripercorre un un principio fotografico, che ci ricorda  che pur essendo già prodotti e visti    grandi e rinomati servizi a firma di grandissimi fotografi su importanti temi umani e sociali, bisogna che i giovani,

ri-fotografino tutto, perché non cambia solo il soggetto, ma cambia in special modo la sensibilità, gli occhi e la cultura di chi fotografa, quindi mai un servizio può essere considerato una copia asettica di un altro ben piu’ antico.

Come scrive la curatrice Maria Savarese nelle note di accompagnamento alla mostra, “dalle opere di Omar Hassan… si coglie il movimento dell’artista mentre dipinge, si intuiscono i colori che ha utilizzato per primi e la forza che ha impresso in ogni singola goccia. La pittura diventa un gesto e ogni gesto un segno sulla tela. La saturazione dello spazio pittorico genera come risultato la totale inclusione dello spettatore nella dimensione creata dall’artista fatta di pura espressione non mediata neanche dalla mimesi”

In Omar Hassan l’Arte emerge (anche) come bisogno e come rinascita, come espressione di stati d’animo, esplosione di energia, sintesi progettuale. Nelle sue opere sono presenti diversi segni del presente: dalla cultura della street art presente nella serie “Injections”, all’action painting che rimanda alle sue radici egiziane e all’arte islamica; dalla serie sul pugilato “Breaking Through”, 121 grandi quadri legati alla sintesi del gesto (e a Napoli saranno visibili due nuove opere della nuova serie Breaking Through Black) alle tele della serie “Time Lines”.

 

 

 

 

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Cultura

“Afrika. Chiavi d’accesso”, per Abdul Haji, imprenditore, ora si può parlare di Savana Valley

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Abdul Haji, di nazionalità keniota, etnia somala e religione musulmana, è un bell’uomo di circa quarant’anni con l’aria di un ragazzo. Di mestiere fa l’imprenditore a Nairobi. È attivo nel campo delle costruzioni e del business development. Lavora molto e sorride ancora di più. È poliglotta, colto, professionale e gentiluomo. Possiede infatti quell’educazione profonda, fatta di sensibilità più che di maniera, che da noi purtroppo è diventata merce rara.

Il 19 febbraio è volato da Nairobi a Napoli per partecipare alla presentazione del libro «Afrika. Chiavi d’accesso» pubblicato dalla casa editrice partenopea Ebone e scritto da Francescomaria Tuccillo, il manager e avvocato napoletano che ha vissuto dieci anni in Kenya e che Abdul ha definito «my friend, my brother». Un amico, un fratello. Gli interventi del giovane imprenditore africano hanno suscitato un vivo interesse nel corso della serata tenutasi presso la sede dell’Unione Industriali di Piazza dei Martiri. Juorno.it  ha potuto intervistarlo per approfondire alcuni dei temi che gli stanno a cuore.

L’Africa è un continente in profonda trasformazione, che pochi conoscono davvero. Potrebbe farci qualche esempio concreto della nuova Africa?

È vero che in Europa, purtroppo, l’Africa è vista spesso come un continente problematico, un «charity case» o addirittura una minaccia. La realtà è ben diversa. Innanzi tutto, come scrive il mio amico Francescomaria nel suo libro, «si fa presto a dire Africa». La nostra è una terra immensa e diversificata, con una grande varietà di climi, culture, gradi di sviluppo e 54 nazioni. In generale si può dire che tutte stanno evolvendo a un ritmo molto rapido. Prendiamo il mio paese, il Kenya. Oggi la classe media rappresenta più la metà dei suoi cinquanta milioni di abitanti, l’istruzione si sta diffondendo, il PIL cresce stabilmente così come in molti altri paesi limitrofi.

L’esempio concreto di questo sviluppo è la digitalizzazione e, in particolare, il forte incremento delle tecnologie mobili. Le cito un solo caso: il sistema chiamato M-Pesa, «M» come mobile e «Pesa» come denaro in swahili. Si tratta di una gamma di servizi di micro-finanza accessibili attraverso lo smartphone: in sostanza una banca senza sportelli. Basta il cellulare per depositare, inviare o prelevare denaro, chiedere un prestito, investire, pagare i beni di consumo. Il mio paese lo ha lanciato, con grande successo, nel 2007. Oggi più di due miliardi di transazioni l’anno sono effettuate con questo sistema, l’85% dei cittadini ha accesso ai servizi bancari anche nelle zone rurali e, poiché tutte le operazioni sono tracciabili, la corruzione si è molto ridotta.

Aggiungo che il Kenya sta diventando il paese africano più connesso telematicamente, non solo in questo campo. Insomma, voi conoscete tutti la Silicon Valley. Forse bisognerebbe cominciare a conoscere meglio anche la «Savana Valley».

La stabilità democratica e i diritti civili sono una condizione di sviluppo per i paesi africani. Come giudica l’evoluzione in questo ambito?

Parlo ancora del Kenya: dal 1963, anno dell’indipendenza, noi siamo una repubblica presidenziale, eleggiamo i nostri rappresentanti ogni cinque anni e non abbiamo mai avuto guerre civili o colpi di stato. Mi rendo conto che non è il caso di tutti i paesi africani, ma è certo che tutti stanno evolvendo verso una democrazia più stabile e solida: siamo infatti consapevoli che si tratta di una condizione indispensabile di sviluppo oltre che di civiltà.

Per quanto riguarda i diritti civili le cito due esempi. Io sono musulmano, come una minoranza dei kenioti. E sono sempre stato rispettato dalla maggioranza cristiana, con cui conviviamo da anni pacificamente. Il nostro paese, così come l’Etiopia o altri del Corno d’Africa, è un baluardo contro gli estremismi, purtroppo ancora presenti in alcune aree come la Somalia.

Infine, ci tengo a sottolineare il nostro impegno per la parità di genere, contrariamente a quanto si pensa. La nostra Costituzione del 2010, che oggi stiamo ancora migliorando attraverso un processo di consultazioni popolari, sancisce l’assoluta uguaglianza tra uomini e donne, punisce le discriminazioni e stabilisce che un terzo del Parlamento deve essere occupato da donne. In Etiopia il nuovo premier, Abiy Ahmed Ali, Premio Nobel per la Pace nel 2019, ha un esecutivo per la metà femminile. La presidente della Repubblica etiope è una donna così come quella della Corte Suprema. Molto resta da fare, ma siamo ben determinati ad andare avanti e progredire ancora di più.

Da noi si parla molto di migrazioni. Lei considera questo un problema destinato a crescere?

Innanzi tutto chi emigra scappa dalla guerra o dalla fame. Non dobbiamo dimenticarlo. In secondo luogo, i migranti che lasciano l’Africa sono molto meno di quelli che emigrano da una nazione africana all’altra. Il Kenya è il paese che riceve il più grande numero di rifugiati. Ne ospitiamo oltre 500.000, prevalentemente di origine somala, proprio perché in Somalia perdurano i conflitti interni e il terrorismo. Aggiungo che li accogliamo con umanità e che personalmente sono molto fiero di questo primato.

Oggi la Cina è di gran lunga il primo partner commerciale e industriale dell’Africa. E l’Europa?

Quando mi chiedono della crescente presenza della Cina in Africa comparata con la decrescita europea, mi piace rispondere con una storiella africana… Una signora che vive praticamente sola, perché suo marito è spesso assente, ha un problema con un armadio che non si chiude bene e le cui ante si aprono in continuazione. Chiama allora un falegname, che cerca di aggiustarlo. Poiché non capisce la causa del problema, entra nell’armadio per guardarlo dall’interno. Proprio in quell’istante torna finalmente a casa il marito della signora e trova lo sconosciuto dentro il suo armadio. Furioso, gli domanda che cosa stia facendo. E il falegname risponde: «Sto facendo quello che dovresti fare tu. Ti rispondo così perché se ti dicessi che sono qui ad aggiustare l’armadio non mi crederesti».

Nella mia parabola, la donna è l’Africa, il falegname è la Cina e il marito assente è l’Europa. Credo che la metafora sia chiara.

La Cina oggi ci fornisce soluzioni rapide alle nostre domande in campo industriale, commerciale e infrastrutturale. Questo non significa che siamo sposati con la Cina, né che vogliamo altri colonizzatori. Inoltre le nostre affinità con l’Europa restano profonde, molto più di quelle che esistono con qualunque altra parte del mondo. Noi ci vestiamo come gli europei, pratichiamo in maggioranza la stessa religione degli europei, parliamo tra noi in francese, inglese, italiano o portoghese perché le lingue europee sono diventate le nostre, studiamo in Europa e amiamo l’Europa.

Adesso sta all’Europa beneficiare di questi antichi legami psicologici e culturali, capire le grandi opportunità economiche e politiche che l’Africa può offrirle e considerarci finalmente non un problema ma un partner. Credo che una collaborazione più stretta e costante rappresenterebbe un grande beneficio per l’Europa e per noi: noi abbiamo bisogno delle competenze europee e l’Europa credo abbia bisogno delle nostre risorse, delle nostre energie e della nostra giovinezza. Spero che l’espressione impiegata da Francescomaria Tuccillo – «Eurafrica» – indichi la strada del futuro.

Credits: i filmati sono stati realizzati da  #Time4Stream 

“Afrika.Chiavi d’accesso”, Francescomaria Tuccillo, 128 pp, Ebone Edizioni, E. 12,99 

www.ebonedizioni.com

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Cinema

CliCiak Scatti di Cinema, la ventiduesima edizione in mostra al Centro di Fotografia Indipendente a Napoli

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E’ oramai come sentirsi dire che si vuol vincere facile, una scuola consolidata e internazionalmente riconosciuta, capace di imporsi (è proprio il caso di dirlo) sulle scene e sui set ad ogni latitudine di questo mondo magico che è il cinema, dove vince l’estro del “direttore lavori”, del regista, di quel nome che esce a titoli di coda finiti o all’inizio della proiezione, ma che poco sarebbe senza la macchina/staff produttiva che deve comporre e saper oculatamente guidare, tutte sono parti fondamentali in questo enorme apparato che è il cast/produttivo di un film, ma da sempre uno degli aspetti e professioni che a tutto questo danno una immagine e riportano all’esterno le sensazioni, le emozioni e le  meraviglie del set, sono i fotografi di scena. Non solo mere riprese fotografiche delle scene e dei set  che il regista e il direttore di fotografia compongono insieme agli scenografi e a tutti gli operatori di ripresa, ma dalle foto di questi fotografi esce l’anima della produzione, il fotografo di scena deve saper documentare ed interpretare i set e quello che si muove intorno ad essi,  che giorno dopo giorno compongono l’opera filmica e alla quale  dovranno dare una immagine che nei manifesti e nella comunicazione ne influenzerà il successo o meno. Angelo Novi, Tazio Secchiaroli, fotografi di scena che sono usciti dalle scene e hanno rappresentato la vita sulle scene e la vita nel cinema, i fotografi di Fellini e Mastroianni e Leone, Novi e Secchiaroli, due maestri che oggi hanno eredi che continuano nella loro tradizione a guardare oltre la macchina da presa e addirittura a consigliare inquadrature con i loro scatti e le loro visioni a piani riprese già consolidati e studiati da tempo, stravolgendo, a volte intere giornate di lavorazione, migliorando , qualora ce ne fosse bisogno il prodotto finale. Queste visioni, queste foto, queste opere da tempo sono chiamate a concorso dal Centro Cinema Città di Cesena in un contest fotografico aperto a tutte le produzioni cinematografiche intitolato «CliCiak Scatti di Cinema»  in collaborazione con Fondazione Cineteca di Bologna a cura di Antonio Maraldi sono alla ventiduesima edizione di un evento   che ha visto nel corso degli anni, premiare fotografi poi arrivati con i film da loro seguiti sui red carpet dei più importanti premi cinematografici internazionali, Oscar, Leoni d’Oro, Palme, Orsi.

Dal 22 Febbraio  «CliCiak Scatti di Cinema» fa tappa a Napoli, con quaranta foto esposte nelle sale del Centro di Fotografia Indipendente di piazza Guglielmo Pepe con una mostra a cura di Roberta Fuorvia.

un importante appuntamento per professionisti e appassionati che hanno la possibilità di apprezzare i lavori selezionati negli spazi del Centro di Fotografia Indipendente.

La 22esima edizione è stata vinta da Stefano C. Montesi (miglior foto per Michelangelo infinito), Mario Spada (miglior serie cinema per Capri Revolution) e Angelo R. Turetta (miglior serie tv per Il nome della rosa), mentre il Premio Giuseppe e Alda Palmas, per un fotografo che si presenta per la prima volta è andato a Franco Oberto per Soledad, mentre il premio speciale Ciak Ritratto d’attore è stato vinto per la sezione in bianco e nero da Anna Camerlingo (per una foto di I bastardi di Pizzofalcone 2) e per quella a colori da Eduardo Castaldo (per una foto di L’amica geniale), scelti dalla giuria di addetti ai lavori (Marina Alessi, Cesare Biarese, Gianfranco Miro Gori, Paolo Mereghetti e Michele Smargiassi) tra 2.100 foto di scena, presentate da 62 autori, a documentazione di 102 tra film, corti e serie tv. Numeri – sottolineano i promotori – che confermano l’interesse per un’iniziativa unica nel suo genere in Italia, dedicata a valorizzare il lavoro dei fotografi di scena attivi sui set delle produzioni cinematografiche e televisive delle ultime tre stagioni.

Quaranta le foto esposte dal 22 febbraio alle ore 19,00 al 12 marzo al Centro di Fotografia Indipendente di Napoli. L’ingresso alla mostra è gratuito.

In esposizione le foto di:

Livio Bordone, Anna Camerlingo, Bepi Caroli, Eduardo Castaldo, Paolo Ciriello, Giuseppe D’Anna, Fabrizio De Blasio, Chico De Luigi, Tullio Deorsola, Floriana Di Carlo, Gianni Fiorito, Simone Florena, Paolo Galletta, Duccio Giordano, Matteo Graia, Maila Iacovelli e Fabio Zayed, Claudio Iannone, Arianna Lanzuisi, Fabio Lovino, Giulia Mannelli, Maria Marin, Andrea Miconi, Stefano Montesi, Nicoletta Morici, Franco Oberto, Lia Pasqualino, Sara Petraglia, Andrea Pirrello, Azzura Primavera, Emanuela Scarpa, Giuseppe Schimera, Assunta Servello, Mario Spada, Angelo R. Turetta, Federico Vagliati, Loris T. Zambelli.

 

 

 

 

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