Spettacoli
Torna Canzonissima su Rai1: Milly Carlucci riporta in tv lo storico varietà musicale dopo 50 anni
Dopo cinquant’anni torna su Rai1 lo storico varietà musicale Canzonissima. Alla conduzione Milly Carlucci con un cast di grandi artisti della musica italiana.
Dopo cinquant’anni torna in televisione uno dei programmi più celebri della storia del servizio pubblico.
Da sabato 21 marzo, in prima serata su Rai1, riparte Canzonissima, lo storico varietà musicale andato in onda tra il 1956 e il 1975 per dodici edizioni e rimasto uno dei simboli dell’intrattenimento televisivo italiano.
Ad annunciare il ritorno è stata la conduttrice Milly Carlucci, prima attraverso i social e il promo trasmesso su Rai1, poi con la presentazione ufficiale durante il Festival di Sanremo.
Un cast che unisce generazioni musicali diverse
Il nuovo ciclo del programma vedrà la partecipazione di numerosi artisti della musica italiana.
Tra i protagonisti figurano Riccardo Cocciante, Elio e le Storie Tese, Elettra Lamborghini, Michele Bravi, Irene Grandi, Fabrizio Moro, Fausto Leali, Malika Ayane, Leo Gassmann, Arisa, Vittorio Grigolo ed Enrico Ruggeri.
Gli artisti si esibiranno dal vivo accompagnati da un’orchestra di 25 elementi diretta dal maestro Luigi Saccà. Alcune performance saranno arricchite da coreografie curate da Matteo Addino.
Una gara musicale costruita sulla memoria delle canzoni
Il programma sarà trasmesso in diretta dall’Auditorium Rai del Foro Italico.
Ogni puntata sarà costruita attorno a un tema specifico e vedrà i cantanti interpretare brani che fanno parte della storia della musica italiana.
Prima di ogni esibizione sarà trasmessa una clip in cui l’artista racconterà il legame personale con la canzone scelta e il significato che il brano ha avuto nel suo percorso umano e artistico.
Il meccanismo della competizione
Al termine di ogni puntata sarà proclamata la “Canzonissima di puntata”, che accederà alla finale.
Nell’ultima serata verranno riproposte tutte le canzoni vincitrici delle puntate precedenti per determinare la Canzonissima 2026.
Il voto sarà espresso da tre componenti: un panel di personalità del mondo dello spettacolo, gli stessi artisti in gara – che potranno votare un brano diverso dal proprio – e il pubblico coinvolto attraverso i social.
Un programma che ha fatto la storia della televisione
Canzonissima è stata una delle trasmissioni più importanti della televisione italiana.
Alla conduzione si sono alternati alcuni dei nomi più celebri dello spettacolo nazionale, tra cui Nino Manfredi, Delia Scala, Lauretta Masiero, Mike Bongiorno, Sandra Mondaini, Dario Fo e Franca Rame, Walter Chiari, Raimondo Vianello, Pippo Baudo, Loretta Goggi, Corrado e Raffaella Carrà.
Con il ritorno del format, la Rai punta a riportare in prima serata un grande varietà musicale capace di unire memoria e contemporaneità.
Alla guida della nuova edizione ci sarà proprio Milly Carlucci, con una produzione firmata Ballandi.
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Maccio Capatonda: «La comicità nasce dalle fragilità». Il racconto tra infanzia, successo e inquietudini
Intervista al Corriere della Sera a Maccio Capatonda: dalle fragilità personali alla comicità surreale, passando per cinema, tv e vita privata.
Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Marcello Macchia (foto Imagoeconomica) racconta il percorso personale e artistico che lo ha portato a diventare Maccio Capatonda.
Il nome d’arte nasce anche da un’esperienza difficile: la perdita precoce dei capelli, iniziata a 14 anni e vissuta inizialmente come un trauma che ha inciso sull’autostima, trasformandosi poi in un elemento distintivo.
L’infanzia e il rapporto con la famiglia
Cresciuto tra Vasto e Chieti, Macchia descrive un’infanzia segnata da un rapporto familiare complesso.
I continui contrasti tra i genitori hanno inciso profondamente sulla sua sensibilità, alimentando paure e interrogativi già da bambino. Un immaginario che trova una prima forma nel cinema, in particolare nel film Ritorno al futuro, vissuto come una chiave per interpretare e rielaborare la propria realtà.
La nascita della vocazione artistica
La passione per il cinema emerge presto. Da adolescente riceve una telecamera e inizia a realizzare i primi sketch e cortometraggi, spesso ispirati al genere horror.
L’ingresso nel mondo dello spettacolo avviene grazie a personaggi come Jim Massew, che attirano l’attenzione della Gialappa’s Band e aprono la strada alle prime esperienze televisive.
I personaggi e il successo televisivo
Nel tempo nascono figure iconiche della sua comicità surreale: Padre Maronno, Mariottide, Mirkos.
Personaggi costruiti su paradossi e deformazioni della realtà, che gli consentono di affermarsi come uno degli autori più originali della scena comica italiana contemporanea.
Il rapporto con la popolarità
Nonostante il successo e un ampio seguito sui social, Macchia ammette un rapporto ambivalente con la notorietà.
Da un lato il riconoscimento del pubblico è parte integrante del suo lavoro, dall’altro permane una certa difficoltà nel gestire il rapporto diretto con i fan, legata a una sensazione di distanza e inadeguatezza.
La ricerca personale e la distanza dalla realtà
Accanto all’attività artistica, il comico racconta di aver intrapreso un percorso di ricerca interiore, tra meditazione e momenti di isolamento volontario.
Una dimensione che riflette una tensione costante tra creatività e realtà quotidiana, spesso percepita come distante o filtrata attraverso la costruzione comica.
Il nuovo progetto e la sfida del teatro
Tra i progetti più recenti, la serie “Sconfort Zone” rappresenta un tentativo di mettere in scena fragilità e crisi personali, in parte autobiografiche.
In parallelo, Macchia si prepara a una nuova esperienza teatrale, con uno spettacolo che racconta il passaggio dal linguaggio video alla dimensione dal vivo, segnando una tappa importante nel suo percorso artistico.
La visione della comicità
Per Maccio Capatonda, la comicità è «una lotta contro la realtà» e un atto di ribellione costruito attraverso giochi linguistici e paradossi.
Una visione che affonda le radici in modelli come Roberto Benigni, Massimo Troisi e Carlo Verdone, ma che trova una declinazione originale nel suo stile personale.
Maturità e ritorno all’essenziale
Guardando al presente, Macchia individua nella maturità la possibilità di recuperare uno sguardo più libero, vicino a quello dell’infanzia.
Un ritorno all’essenziale che, nelle sue parole, significa «imparare a riperdere il controllo», ritrovando quella spontaneità che resta alla base della sua comicità.
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