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Spettacoli

Torino ospiterà l’edizione 2022 dell’Eurovision

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Si svolgera’ a Torino, il prossimo maggio, l’Eurovision Song Contest. Il capoluogo piemontese, tra le 17 citta’ candidate, e’ stato scelto per ospitare il piu’ grande evento non sportivo al mondo, che torna in Italia dopo 31 anni grazie alla vittoria dei Maneskin. Una “grande sfida per il nostro Paese”, secondo l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes, mentre il supervisore esecutivo dell’Eurovision, Martin Oesterdahl, definisce quella della Mole “la citta’ perfetta”. Parole che riscattano le delusioni dei torinesi per gli appuntamenti mancati degli anni scorsi, dal no alle Olimpiadi invernali all’addio al Salone dell’Auto. “Abbiamo vinto! Mesi di lavoro, call infinite, centinaia di documenti, pile di normative, ispezioni, sopralluoghi ma, alla fine, ce l’abbiamo fatta anche questa volta: abbiamo portato a Torino l’evento musicale piu’ seguito al mondo!”, esulta su Facebook la sindaca Chiara Appendino. “L’emozione e la gioia di quest’ultima sfida vinta sono tantissime”, aggiunge la prima cittadina uscente, che ringrazia “tutte le persone, enti e istituzioni che hanno lavorato alla candidatura e contribuito all’ottenimento di questo fantastico risultato”. Sconfitte, tra le altre citta’, Milano, Bologna, Rimini e Pesaro, il 14 maggio Torino portera’ la Grand Final della 66esima edizione della manifestazione – vinta quest’anno a Rotterdam dalla band italiana con la canzone ‘Zitti e Buoni’ che prima aveva trionfato al Festival di Sanremo – al Pala Alpitour. L’arena indoor tra le piu’ grandi d’Italia realizzata dall’architetto giapponese Arata Isozaki per le Olimpiadi invernali del 2006 e’ la stessa che a novembre ospita la prima di cinque edizioni delle Atp Finals, tra i piu’ prestigiosi e seguiti tornei di tennis al mondo. L’Eurovision diventa dunque un’altra vetrina internazionale per la prima capitale d’Italia. Dopo Napoli, nel 1965, e Roma, nel 1991, sara’ la terza volta che l’Italia ospitera’ l’appuntamento canoro, 190 milioni di spettatori quest’anno tra televisioni e online. Da “Non ho l’eta’” di Gigliola Cinquetti, la prima a vincere il contest nel 1964, ai Maneskin, passando per “Insieme: 1992” di Toto Cotugno, la canzone che ha trionfato nel 1990, l’Eurovision ha fatto la storia recente della musica. A Torino sono attesi da tutta l’Europa migliaia di appassionati, oltre che per la finale, anche per le semifinali del 10 e 12 maggio. “Da oggi inizia un viaggio emozionante”, conclude Fuortes, l’ad della Rai che organizza l’evento insieme all’European Broadcasting Union.

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Cultura

Il mistero intorno al “Salvator Mundi” di Leonardo nel documentario “The Lost Leonardo”

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Nel 2005 Alexander Parish, cacciatore di ‘sleeper’ (cioe’ opere classificate con errori di attribuzione che girano principalmente nelle aste) acquista con il collega Robert Simon per 1175 dollari in da una casa d’aste di New Orleans, una misteriosa versione, considerata una copia di una copia di una copia, del Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci, che rappresenta un Cristo benedicente. Dodici anni dopo lo stesso quadro, che dopo vari passaggi di mano esami e polemiche feroci sulla possibilita’ sia un vero Leonardo, viene acquistato in un’asta da Christie’s per la cifra record di 450 milioni di dollari da un misterioso compratore che il New York Times indichera’, poco dopo, nel principe saudita Mohammed Bin Salman. Un percorso avventuroso, tra restauri considerati spericolati, istituzioni internazionali, trattative, porti franchi, rapporti fra nazioni, libri fantasma e montagne di denaro, ricostruito come una trama gialla/thriller nel documentario The Lost Leonardo di Andreas Koefoed, che dopo il debutto al Tribeca Film Festival arriva in Italia in selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma. E’ un’ora e 40 di appassionante full immersion, nel mercato dell’arte, “che dopo la droga e la prostituzione, e’ il piu’ redditizio al mondo” dice sorridendo uno degli intervistati. Un viaggio che non dona certezze ma offre un coro di voci (oltre a molti dei protagonisti della vicenda, critici, curatori di museo, studiosi, mediatori, giornalisti, agenti dell’Fbi specializzati in frodi di opere d’arte ed ex operativi della Cia) per tentare di fare un po’ di luce sul mistero legato al dipinto. Una domanda al quale sembra impossibile rispondere con certezza, visto il pessimo stato nel quale era stato ritrovato il quadro e l’estensione (giudicata da molti eccessiva) del lavoro di restauro e conservazione operato da una delle massime autorita’ del campo negli usa, Dianne Modestini (convinta assertrice dell’autenticita’ dell’opera, tanto da creare un sito sul lavoro dedicato al quadro), che secondo alcuni curatori di museo e critici si sarebbe spinta a ritoccare fino all’85% dell’opera. Questioni che non hanno impedito nel 2008 all’allora direttore della National Gallery di Londra di esporre il quadro, dopo averlo fatto esaminare da alcuni esperti, attribuendolo con certezza a Leonardo. Una patente prematura di autenticita’ che ha dato il via a una corsa al rialzo per la vendita. Dagli originari proprietari, per 83 milioni di dollari, allo svizzero Yves Bouvier, specializzato nella compravendita esentasse di opere d’arte nei suoi depositi ‘porto franco’; da lui (attraverso contatti nebulosi a base di cifre gonfiate) all’oligarca russo Dmitry Rybolovlev per oltre 127 milioni di dollari, fino all’approdo da Christie’s. Un’ultima vendita che da cinque anni ha reso il dipinto ‘invisibile’: a riprova anche lo spazio vuoto, poi riempito da un’altra copia del Salvator mundi, al Louvre (dopo una trattativa per il prestito del quadro, sfumata all’ultimo, con tanto di libro fantasma edito dal museo e poi mandato al macero) nella grande esposizione dedicata a Leonardo nel 2019 per i 500 anni dalla morte. “Questa e’ una storia vera ma anche una favola come quelle di Andersen – spiega il regista -. Con un quadro danneggiato, abbandonato per secoli, riscoperto per caso e poco dopo lodato come un capolavoro a lungo perduto di una bellezza divina. Nel momento di massimo picco sotto i riflettori viene denigrato come falso, ma si rivela soprattutto quanto sia falso il mondo che ha attorno, guidato da poteri cinici e dal denaro”.

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Musica

È morto il compositore e produttore Antonio Coggio, è stato papà artistico di tante pop star

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È morto oggi a Roma il compositore, arrangiatore e produttore italiano Antonio Coggio. Aveva 82 anni. A darne l’annuncio, con un post di Facebook, è stato Claudio Baglioni. “Addio caro Tonino. Attraverso me- scrive Baglioni- ti saluta e ti abbraccia un’ultima volta, quel ragazzo non ancora diciottenne in cui credesti subito e che accogliesti nella tua piccola famiglia e nella tua grande amicizia. Se, in tutto questo tempo ho combinato qualcosa di buono, il primo complice sei stato tu. Te ne sarò sempre grato”. Coggio, nato a Savona il 16 maggio del 1939, era chiamato ‘Tonino’ dagli amici e dagli artisti che ha scoperto: da Claudio Baglioni a Ivano Fossati, da Mia Martini a Mariella Nava, da Mimmo Cavallo a Fiorella Mannoia, da Luca Barbarossa a Stefano Rosso.

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In Evidenza

Tv: è l’ora dell’on demand gratis, ma con pubblicità

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La parola chiave e’ VOD (Video on demand), ma ormai l’acronimo non basta piu’. Per delineare le tendenze del mercato televisivo serve il prefisso: SVOD, TVOD, PVOD E BVOD, AVOD. Dalla formula con la sottoscrizione di un abbonamento (Subscription VOD) a quella con acquisto singolo (Transactional VOD), dalla vendita di contenuti speciali (Premium VOD) alle piattaforme delle emittenti televisive tradizionali (Broacaster VOD), fino alle offerte gratuite con pubblicita’ (Advertising VOD). Quale che sia la modalita’, l’on demand fa ormai la parte del leone nel mercato e la pandemia non ha fatto altro che accelerarne la crescita, grazie all’uscita di film direttamente sullo schermo di casa, al traino delle serie, ma anche all’intrattenimento e allo sport. Un’esplosione di contenuti che spesso disorienta lo spettatore e spinge sempre piu’ alle aggregazioni commerciali e a creare piattaforme semplici e intuitive. Siccome il mercato europeo segue spesso le orme di quello americano, la tendenza attuale e’ la crescita dei servizi on demand con pubblicita’, gia’ affermati Oltreoceano. In Italia oltre a YouTube si e’ vista, ad esempio, la discesa in campo di Chili e dal 28 ottobre di Pluto TV di Viacom. Negli ultimi tempi, i servizi video finanziati dalla pubblicita’ – si legge nel XIX Rapporto Annuale di ITMedia Consulting, Turning Digital – The Game Changer – hanno iniziato a trovare il loro pubblico in Europa e competono sempre piu’ per i budget pubblicitari, mantenendo la promessa di sfruttare i dati degli utenti per un targeting migliore e un’offerta piu’ personalizzata, motivo fondamentale per cui il mercato si sta spostando rapidamente verso i servizi online. La stima dei ricavi totali del settore AVOD in Europa occidentale nel 2020 e’ pari a 4.945 milioni di euro, cioe’ circa il 16% della pubblicita’ televisiva nel 2020, ancora una fonte di ricavi secondaria. Tuttavia, mentre la pubblicita’ televisiva tradizionale e’ tendenzialmente in diminuzione, l’AVOD dovrebbe continuare a crescere e alcuni attori hanno gia’ iniziato ad adottare strategie di ibridazione provenienti dagli Stati Uniti mescolando le offerte AVOD e SVOD al fine di massimizzare la loro portata. Anche quello del BVOD, ovvero il contenuto e la programmazione messi a disposizione on demand dalle emittenti televisive come Rai, Mediaset, BBC, TF1, ITV, sara’ un mercato in forte crescita nel 2021. I servizi su richiesta sono esplosi in popolarita’ a causa della pandemia e il BVOD, nel suo piccolo, non ha fatto eccezione. Alcuni di questi cambiamenti stanno diventando permanenti, il che significa che la domanda di servizi BVOD continuera’ a crescere. Nel complesso il fatturato complessivo del mercato televisivo in Europa occidentale, dopo aver superato per la prima volta la soglia dei 100 miliardi nel 2018, ha registrato nel 2020 un decremento del -1,5% rispetto al 2019, ritornando agli stessi livelli del 2018. L’intero settore della pay-tv, che rappresenta ancora la parte piu’ consistente dei ricavi totali della TV, ha raggiunto i 52,6 miliardi di ricavi, con +4,6% rispetto al 2019, un risultato per certi versi sorprendente, favorito dalla componente VOD che cresce di oltre il 30%, mentre la pay-TV tradizionale si mantiene appena sotto la media (-0,3%). Nel 2020 la pubblicita’ televisiva e’ scesa a 26,4 miliardi, un calo del 12,5% rispetto al valore raggiunto nel 2019. I primi sei mesi del 2021 danno un recupero sostanzioso, anche se difficilmente a fine anno si raggiungera’ il valore del 2019. La pubblicita’ televisiva perde comunque quote rispetto alla pubblicita’ online che e’ diventata la prima risorsa in tutti i Paesi europei analizzati.

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