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Tokyo, per Antonella Palmisano compleanno d’oro: la marcia si tinge di azzurro
Lo aveva detto, voleva farsi il piu’ bel regalo per il suo trentesimo compleanno. Antonella Palmisano e’ stata di parola e all’Odori Park di Sapporo ha vinto l’oro nella 20 km di marcia dei Giochi di Tokyo 2020. E qui sono finiti gli aggettivi e le sue lacrime, c’e’ solo quella gioia che, come ha detto Gimbo Tamberi, “ti fa esplodere il cuore”. Rimane una certezza: e’ la piu’ grande Olimpiade di sempre per l’atletica italiana, con la quarta medaglia d’oro, come mai avvenuto nella storia. E sul gradino piu’ alto del podio della marcia dopo il barese Massimo Stano, sale la tarantina Antonella Palmisano. Entrambi sono di casa a Roma, a Castelporziano, dove li allena un guru di questa disciplina, Patrizio Parcesepe. L’azzurra, tenutasi quasi sempre nelle posizioni di testa, come aveva fatto Stano nella gara maschile, sferra l’attacco decisivo al sedicesimo chilometro, con un cambio di ritmo devastante che lascia sul posto l’ottima colombiana Sandra Arenas e le favorite della vigilia, le tre cinesi Liu, Yang e Qieyang, di cui e’ supervisore un altro mago della marcia, Sandro Milano che di Olimpiadi vinte se ne intende. Insomma, quella della Palmisano e’ stata una gara quasi fotocopia di quella di Stano, e infatti vinta dominando nel finale, al punto che i suoi passaggi a ognuno degli ultimi quattro chilometri sono stati roba da uomini: 4’06”, 4’09”, 4’06” e 4’06”.
Prodezze finali a parte, viene da pensare che quella di Stano e Palmisano sia stata una tattica concordata a tavolino (“e’ stato un gioco di squadra che si e’ svolto nel modo migliore”, dice lei), perche’ entrambi nei giorni scorsi avevano fatto sapere di non sentirsi nella forma migliore a causa di qualche problemino fisico. Invece non era vero, al punto che in gara si sono messi davanti a tirare fin dai primi chilometri, per poi vincere alla grande. Nel caso della Palmisano, il suo e’ il quarto oro vinta da una donna nell’atletica delle Olimpiadi, dopo quelli di Ondina Valla, Sara Simeoni e Gabriella Dorio: roba da libri di storia. Lei lo ha fatto marciando ai 31 gradi e con il 64% di umidita’ di Sapporo, con il sorriso sul volto e portando nei capelli il solito fiore ricamato dalla mamma. Si sentiva talmente forte che nelle ultime battute della gara si era messa sulle spalle una bandiera tricolore, poi l’ha persa proprio mentre passava davanti al negozio di Armani a Sapporo con in vetrina la tuta dell’Italia con il sol levante tricolore, un segno del destino, ma ha continuato fino al traguardo verso l’oro, chiudendo senza proposte di squalifica e mostrando una marcia da manuale. La bandiera italiana l’ha ripresa dopo, mentre abbracciava le rivali, l’ha portata anche sul podio ‘provvisorio’ (la medaglia le verra’ consegnata domani nell’Olimpico di Tokyo) dove ha cantato quel ‘popopopopo’ che celebra tanti successi italiani. “Sono sulla scia di Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi – le parole di una Palmisano superfelice -, mi hanno dato una carica immensa, e poi anche della vittoria degli Europei di calcio: per l’Italia e’ un momento magico”. Intanto, a contrasto di tanta felicita’, piangeva lacrime amare la brasiliana Erica Sena, fermata dai giudici (pit stop di due minuti) mentre andava verso il bronzo. Intanto l’azzurra di Mottola si e’ fatta il regalo piu’ bello: “vincere l’oro olimpico nel giorno del mio compleanno, che premio -. dice strafelice -. Negli ultimi cinque chilometri ho avuto la pelle d’oca, pensando a tutti i sacrifici che ho fatto e pensando a tutte le persone che mi sono state vicine. Ma la vittoria di Massimo Stano mi ha dato una carica in piu'”. Sono lontani quei giorni che, dopo la Coppa Europa, le avevano fatto pensare di dover rinunciare per infortunio. “Ho pianto quasi tutti i giorni, avevo paura – rivela – di dover rinunciare a essere qui, ma ne e’ valsa la pena perche’ qui ho reso possibile l’impossibile”. E quasi non ci crede mentre bacia lo scudetto tricolore sulla maglia.
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