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“Toh, CR7 sbarca a Caselle” in anticipo! Visite mediche, conferenza stampa e poi Ronaldo si aggregerà alla Juventus

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Understatement, così direbbero gli inglesi. E invece, forse, è la cifra del tifo e del modo di comunicare della Juventus. La squadra della famiglia Agnelli ha portato in Italia con un investimento monstre di 400 milioni euro (tra costo del cartellino, ingaggio, soldi al procuratore, benefits, sistemazioni e tasse) il più bravo calciatore in circolazione,  Cristiano Ronaldo, ma frena gli entusiasmi nel presentare il campione portoghese. Doveva arrivare lunedì CR7, cioè oggi, e invece è sbarcato a Torino con 24 ore di anticipo. E la Juve lo ha accolto con un tweet e una foto: Cr7 , famiglia e suo entourage che lasciano l’aeroporto dopo l’atterraggio con un jet privato.  Il cinguettio? “Guardate chi è sbarcato a Caselle!”. È lui, Ronaldo. 

Cristiano Ronaldo. Parte oggi l’avventura italiana del campione portoghese

CR7  ha passato la serata nella Club house del circolo di golf  “I Roveri” della Mandria in compagnia del presidente dalla Juve Andrea Agnelli e del suo vice Pavel Nedved. All’hotel Golden Palace, nel centro di Torino,  si è invece sistemato il procuratore Jorge Mendes insieme con Ricardo Regufe, amico fraterno di CR7. Nel pomeriggio Ronaldo sosterrà le visite mediche al Juventus Medical Lab prima di incontrare la squadra e i media nella presentazione delle 18.30. Poi incontrerà i compagni e l’allenatore Max Allegri. Comincia così, salvo ripensamenti dell’ultima ora , l’avventura italiana di Ronaldo. Il suo contratto dura 4 anni: 32 milioni per ogni anno, premi e sfruttamento dell’immagine a parte. Insomma per il portoghese, 33 anni, non male davvero come scivolo per il pensionamento. CR7 dovrà dare una mano in Champions. E per questo che Andrea Agnelli ha fatto uno sforzo economico importante. Soldi, però, ben spesi. Ronaldo porterà effetti benefici su tutto il calcio italiano. La Juve recupererà presto quei soldi. Tra capitalizzazione in Borsa, marketing, merchandising, diritti Tv che saranno più salati, siamo certi che tutti i soldi spesi rientreranno. Presto!

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Pepe Reina, torna in Italia: al Como dell’amico Fabregas

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Ha già compiuto 41 anni ma è pronto a ritornare in Italia: stiamo parlando di Pepe Reina, portiere del Villareal appena ingaggiato dal Como dei miracoli di Fabregas.
Dopo il Liverpool, la doppia parentesi di Napoli, il Milan, la Lazio, Reina era tornato nella sua Spagna ma il richiamo dell’amico Fabregas è stato potente: il portierone è la persona giusta per dare un ‘anima ad una squadra che è appena arrivata in serie A, un collante per lo spogliatoio dove ci saranno anche molti big ma che non hanno mai giocato insieme. E Pepe Reina è capace di guidare davvero una difesa ed è  pure una garanzia per i rapporti umani. A dispetto dei suoi 41 anni e del fatto che arriverà probabilmente anche un super portiere come Pau Lopez.

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Conte: mercato ok, abbiamo preso i giocatori giusti

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“Sul mercato stiamo dando dimostrazione di avere una visione chiara sulle cose da fare. Per un club come il Napoli è giusto operare per il presente e per il futuro. Rafa Marin ha buone prospettive, un giovane, lo stesso vale per Buongiorno, anche lui giovane, prospetti che per anni possono essere delle colonne. C’è stata una grande occasione con Spinazzola e l’abbiamo colta. Stiamo facendo mercato in modo giusto, quello che deve fare il Napoli”.

Lo ha detto il tecnico azzurro Antonio Conte nella conferenza stampa da Dimaro. Conte ha parlato anche di Osimhen, con il Napoli che aspetta l’offerta giusta, e l’attaccante che nel frattempo lavora in ritiro: “Su Victor – ha detto Conte – parliamo di un professionista, un eccellente giocatore, un top player, io ci ho parlato e sa benissimo che non è cambiato assolutamente niente. E’ del Napoli, sa che ora deve lavorare ed avere il giusto atteggiamento anche se c’è questo tipo di accordo che ancora oggi non sappiamo come andrà a finire. L’ho trovato col sorriso, conta il presente”.

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Djokovic-Alcaraz, finale da record a Wimbledon

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Non sarà solo una rivincita quella che domani andrà in scena nella finale maschile a Wimbledon tra Novak Djokovic e Carlos Alcaraz. A 37 anni, reduce dall’operazione al ginocchio destro, il serbo ha mostrato nel suo percorso verso la finale, vedi il successo di ieri su Lorenzo Musetti, di potersi riprendere lo scettro ceduto un anno fa allo spagnolo e di aggiornare il suo quasi inimitabile libro dei record.

Il n.3 al mondo, già strepitoso a 21 anni, sogna una domenica trionfale per sè a Londra e per la Spagna a Berlino, come ha inavvertitamente auspicato dopo la vittoria in semifinale su Daniil Medvedev facendosi travolgere dai ‘buu’ del pubblico inglese. La fiducia in se stesso non manca certo all’iberico, che si sente pronto per affrontare la finale e portare a casa il quarto slam in carriera, per ritirarlo di nuovo dalle mani della principessa Kate, annunciata domani al Royal Box.

“Mi sento molto bene, ho un livello di tennis davvero alto, mi muovo bene – ha detto ieri lo spagnolo -. So cosa aspettarmi, so che dovrò dare il massimo. Non mi vedo come favorito – ha sottolineato – ma cercare di vincere è nella mia natura”. Il torneo ha regalato a Djokovic un piccolo vantaggio: lo spagnolo ha giocato 23 set per raggiungere la finale e ha trascorso quattro ore in campo in più rispetto al serbo che ha giocato 17 set e ha approfittato del ritiro di De Minaur nei quarti di finale. Ma come dice Alcaraz, qualunque siano le circostanze, “ogni partita è una guerra”.

Djokovic punta al suo 25/o slam e all’ottavo titolo a Wimbledon, dove domani giocherà la sua decima finale, un traguardo che molti ritenevano impossibile dato che solo il 5 giugno il serbo è stato operato al menisco destro e fino all’ultimo non era certo di giocare a Londra.

“Non volevo dimostrare niente a nessuno, volevo solo fare di tutto per poter giocare a Wimbledon e ce l’ho fatta. Ora gioco in tutta libertà e come posso”, ha detto dopo la vittoria in tre set su Musetti. Anche lui sa che dovrà alzare il suo livello di gioco per venire a capo del problema Alcaraz ma questo è il suo avvertimento al rivale: “Wimbledon tira fuori sempre il meglio da me, mi motiva ad essere il più forte possibile”.

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