Economia
Tim, soci al voto il 24/6 anche su governance e mission
Tim si prepara all’assemblea annuale. La stagione delle riunioni maratona è finita, anche quest’anno i soci voteranno in anticipo, affideranno le deleghe al rappresentante designato e il 24 giugno il notaio metterà a verbale le delibere. La grande novità è nella mappa dell’azionariato con Poste che sostituisce Cdp (con quasi il 10%) e in pectore è già il nuovo azionista di riferimento della compagnia telefonica, avendo acquistato una quota del 15% da Vivendi. I francesi hanno chiuso il capitolo tlc e iniziato il disimpegno scendendo dal 24% al 17,81% ma il closing dell’operazione deve ancora avvenire. Si aspetta l’ok dell’Antitrust e dovrebbe arrivare entro il 13 giugno (la record date) per consentire a Poste di presentarsi in assemblea con il 24,8 per cento.
All’ordine del giorno dell’assemblea, oltre all’approvazione del bilancio, della politica di remunerazione e del nuovo piano di incentivi e stock option ci sono anche alcune modifiche statutarie. In particolare sul perimetro dell’oggetto sociale, l’articolo 3 dello Statuto sociale. Tim non è più solo tlc: con la strategia 2024-2026 l’ad Pietro Labriola ha annunciato di essere passato al modello Customer Platform, per valorizzare e stabilizzare la base clienti di famiglie e pmi. Significa pacchetti personalizzati comprendenti la connessione fissa o mobile, ma anche l’offerta di contenuti, apparati e la possibilità di sottoscrivere contratti per l’energia (ha stretto una partnership con Axpo Italia), polizze assicurative ma ora con Poste le possibili sinergie si moltiplicano. “Stiamo esplorando ogni possibile opportunità, più lavoriamo più vediamo opportunità” ha commentato l’ad Matteo Del Fante.
La governance è un altro tema che i soci discuteranno. All’ordine del giorno ci sarà una delibera sulla riduzione del numero massimo dei componenti del Consiglio (oggi va da 7 a 19). Il cda, ora particolarmente snello con 9 consiglieri, potrebbe allargarsi per far posto ai rappresentanti di Poste (si guarda al direttore generale Giuseppe Lasco e a un indipendente) ma la proposta in assemblea sarà quella di non sforare comunque il numero dei 15. Verrà proposta, tra le altre delibere, anche la modifica della percentuale di possesso azionario per la legittimazione alla presentazione delle liste (indiscrezioni di stampa parlavano di un innalzamento dall’attuale 0,5% all’1,5% del capitale).
I soci che non voteranno la delibera di modifica della clausola sull’oggetto sociale e gli azionisti di risparmio “sono legittimati ad esercitare il diritto di recesso entro e non oltre quindici giorni dall’iscrizione della delibera assembleare presso il registro delle imprese” e verranno liquidati con 0,2884 euro per ogni azione ordinaria e 0,3295 euro per ogni azione di risparmio. In Borsa però i titoli sono già rispettivamente ben oltre quel prezzo, a 0,39 euro e 0,3878 euro. La settimana che si apre sarà densa di appuntamenti, martedì 27, è prevista l’udienza in Cassazione sulla restituzione del canone di concessione (1 miliardo di euro). Il giorno dopo, mercoledì 28, ci sarà una nuova riunione tra Fibercop e Open Fiber al Dipartimento innovazione sul tema dei lotti da riassegnare. Una fusione tra le due società, operazione che sbloccherebbe l’earnout (fino a 2,5 miliardi) per Tim, è in stallo ma “l’implementazione di una rete fissa unica – ricordano gli analisti di Mediobanca – sembra una priorità per il settore e potrebbe ricevere il sostegno politico”.
Economia
Fotovoltaico, l’Italia cresce ma le famiglie frenano: boom degli impianti industriali
Il fotovoltaico continua a crescere in Italia grazie agli impianti industriali e alle grandi centrali, mentre diminuiscono del 23% le nuove installazioni domestiche. Lombardia e Sicilia guidano la classifica della nuova potenza connessa.
In Italia aumentano le centrali solari e gli impianti fotovoltaici installati su fabbriche e centri commerciali, mentre rallenta il mercato dei pannelli destinati alle abitazioni.
Il settore continua complessivamente a crescere, sostenuto soprattutto dagli investimenti delle imprese e dai grandi impianti. La contrazione delle installazioni domestiche rappresenta però un segnale da non sottovalutare.
Il quadro emerge dall’analisi realizzata da Italia Solare sui dati di Terna aggiornati al 30 giugno 2026. Terna raccoglie e pubblica periodicamente i dati ufficiali sul sistema elettrico e sulla capacità installata nel Paese.
Oltre 2,2 milioni di impianti
Alla fine del primo semestre risultavano connessi in Italia 2.255.654 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva di 46.606 megawatt.
Tra gennaio e giugno sono entrati in funzione 89.173 nuovi impianti, che hanno aggiunto 3.093 megawatt di potenza.
La crescita, tuttavia, è distribuita in modo molto diverso tra i vari segmenti del mercato.
Il residenziale perde il 23 per cento
La nuova potenza installata sulle abitazioni è scesa dai 725 megawatt del primo semestre 2025 ai 556 megawatt dello stesso periodo del 2026. La contrazione è pari al 23 per cento.
In direzione opposta si muovono gli impianti commerciali e industriali. La potenza connessa è salita da 946 a 1.154 megawatt, con una crescita del 22 per cento.
Lo stesso incremento è stato registrato dalle grandi centrali fotovoltaiche, passate da 1.137 a 1.383 megawatt.
Il mercato italiano appare quindi sempre più concentrato sugli impianti di taglia media e grande. La loro crescita riesce a compensare il rallentamento del settore residenziale, ma secondo Italia Solare il ridimensionamento delle installazioni destinate alle famiglie deve essere affrontato.
Lombardia e Sicilia guidano la crescita
La Lombardia è la prima regione italiana per nuova potenza fotovoltaica connessa nel semestre, con 470 megawatt. Subito dietro si colloca la Sicilia con 469 megawatt.
Seguono il Veneto con 306 megawatt, l’Emilia-Romagna con 305, il Piemonte con 286, la Puglia con 218 e il Lazio con 215.
La Lombardia guida anche la classifica per numero di nuovi impianti, con 13.820 connessioni. Seguono il Veneto con 11.233, l’Emilia-Romagna con 8.039 e la Sicilia con 7.146.
Crescono anche le batterie
L’espansione delle energie rinnovabili è accompagnata dall’aumento dei sistemi di accumulo elettrochimico, le batterie utilizzate per conservare l’energia prodotta nei momenti di maggiore disponibilità e rilasciarla quando la produzione diminuisce.
Al 30 giugno 2026 gli accumuli installati in Italia avevano raggiunto una capacità complessiva di 19.334 megawattora, una potenza di 7.983 megawatt e un totale di 943.797 impianti.
Nel primo semestre sono stati connessi 1.350 megawattora di nuova capacità. Di questi, 914 erano associati a impianti fotovoltaici collegati alla rete e 436 a sistemi autonomi.
Anche in questo settore la Lombardia occupa il primo posto per gli accumuli collegati agli impianti fotovoltaici, con 122 megawattora di nuova capacità. Seguono Emilia-Romagna con 109, Sicilia con 103 e Veneto con 97.
La Lombardia è prima anche per potenza e numero di unità connesse, con 66 megawatt e 8.818 nuovi sistemi. Seguono, per numero di installazioni, il Veneto con 6.698 e l’Emilia-Romagna con 5.659.
La sfida delle installazioni domestiche
I numeri confermano il consolidamento del fotovoltaico nel sistema energetico italiano. Il rischio, tuttavia, è che la transizione venga sostenuta soprattutto dai grandi operatori, lasciando indietro famiglie e piccoli proprietari.
La ripresa del settore residenziale dipenderà dalla stabilità degli incentivi, dalla semplificazione delle procedure e dalla possibilità per i cittadini di ridurre i tempi necessari per recuperare l’investimento. Senza una maggiore partecipazione delle famiglie, la crescita del solare potrebbe risultare meno diffusa e meno accessibile.
Economia
Borse in calo, crollano i semiconduttori: timori sui costi dell’intelligenza artificiale
Le Borse chiudono sotto pressione per il crollo dei titoli tecnologici e dei semiconduttori. I dubbi sugli investimenti nell’intelligenza artificiale spingono gli investitori verso energia, difesa, utility e beni rifugio. Petrolio in rialzo, attesa per la Bce.
I timori per la sostenibilità degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale affondano i titoli tecnologici e trascinano al ribasso le principali Borse mondiali. Gli investitori tornano a cercare protezione nei titoli di Stato, nelle utility, nell’energia e nelle società della difesa, mentre il petrolio continua a salire per le tensioni internazionali.
La flessione dei mercati è stata guidata soprattutto dai semiconduttori. Il comparto ha perso circa il 20% rispetto ai recenti massimi e si avvia a registrare la settimana peggiore dalla crisi innescata dai dazi nell’aprile del 2025. L’indice statunitense dei chip è sceso di oltre il 23% dal picco raggiunto il 22 giugno.
Il crollo dei titoli tecnologici
In Europa hanno sofferto in particolare ASML Holding e Be Semiconductor Industries, penalizzate dalla rotazione degli investimenti dai titoli tecnologici con valutazioni elevate verso società considerate più difensive o maggiormente legate all’andamento dell’economia.
A pesare è il dubbio che la corsa alla costruzione di infrastrutture, centri dati e microprocessori per l’intelligenza artificiale possa non generare rendimenti sufficienti a giustificare le cifre investite.
La nuova ondata di vendite è stata alimentata anche dal debutto di Kimi K3, il modello sviluppato dalla startup cinese Moonshot AI, considerato competitivo rispetto ai sistemi occidentali pur richiedendo, secondo le prime valutazioni, risorse inferiori. La vicenda ha riacceso sui mercati timori simili a quelli provocati dalla cinese DeepSeek nel 2025.
L’attenzione si sposta ora sulle trimestrali dei colossi tecnologici, a partire da Alphabet, chiamati a dimostrare che le ingenti spese sostenute per l’intelligenza artificiale possono tradursi in ricavi e profitti.
Energia, utility e difesa in rialzo
In controtendenza sono tornati a salire i titoli dell’energia, sostenuti dall’aumento del prezzo del greggio, e quelli delle utility, tradizionalmente considerati più resistenti nelle fasi di maggiore avversione al rischio.
Acquisti anche sulle società della difesa, favorite dalle tensioni geopolitiche e dalle prospettive di un aumento della spesa militare.
La fuga dal rischio ha sostenuto inoltre i titoli di Stato e le valute considerate rifugio, come lo yen giapponese e il franco svizzero. Il dollaro ha recuperato leggermente, pur chiudendo una settimana debole rispetto alle principali monete internazionali.
Petrolio in aumento
Sul mercato delle materie prime il petrolio continua a guadagnare terreno. Il greggio statunitense Wti ha superato la soglia degli 80 dollari al barile, mentre il Brent si è spinto oltre gli 87 dollari, sostenuto dai timori di nuove interruzioni delle forniture energetiche e dalle tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz.
L’aumento del greggio favorisce le società petrolifere ma alimenta nuove preoccupazioni sull’inflazione e sulle future decisioni delle banche centrali.
Btp al 3,9%, spread sopra gli 80 punti
Sul mercato obbligazionario si è parzialmente attenuata la pressione sui rendimenti registrata nei giorni precedenti. Il rendimento del Btp italiano resta tuttavia intorno al 3,9%, mentre lo spread con il Bund tedesco supera gli 80 punti base.
Gli investitori attendono ora la prossima riunione della Banca centrale europea. L’ipotesi prevalente è che Francoforte mantenga invariato al 2,25% il tasso sui depositi, rinviando un eventuale nuovo aumento a settembre. La maggioranza degli economisti consultati da Reuters prevede almeno un altro rialzo entro la fine dell’anno.
L’inflazione europea rallenta al 2,8%
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione annuale dell’Eurozona è scesa al 2,8% a giugno, rispetto al 3,2% registrato a maggio. L’indice mensile dei prezzi al consumo è rimasto allo 0,2%.
Il rallentamento offre alla Bce margini per mantenere i tassi fermi nella prossima riunione, ma la nuova crescita delle quotazioni energetiche potrebbe rendere più complessa la scelta nei mesi successivi.
La domanda che attraversa i mercati è ora se il crollo dei titoli tecnologici rappresenti una nuova occasione per acquistare a prezzi più bassi oppure l’inizio di una correzione più profonda. Molto dipenderà dai risultati delle grandi aziende del settore e dalla loro capacità di dimostrare che la corsa all’intelligenza artificiale può produrre ritorni economici adeguati.
Economia
Ue, stretta su Google: Search dovrà condividere i dati e Android aprirsi agli assistenti IA rivali
La Commissione europea impone a Google nuove misure vincolanti: dal gennaio 2027 dovrà condividere parte dei dati di Search con i concorrenti, mentre Android dovrà garantire agli assistenti IA rivali funzionalità analoghe a quelle di Gemini. Google denuncia rischi per privacy e sicurezza.
Bruxelles alza il livello dello scontro con Google. La Commissione europea ha adottato due serie di misure vincolanti che intervengono sul funzionamento del motore di ricerca e del sistema operativo Android, con l’obiettivo di favorire la concorrenza nei mercati della ricerca online e degli assistenti basati sull’intelligenza artificiale.
Le decisioni sono state assunte nell’ambito del Digital Markets Act, la normativa europea che impone obblighi particolari alle grandi piattaforme considerate “gatekeeper”.
Google Search dovrà condividere parte dei dati
Il primo intervento riguarda i dati generati dalle ricerche effettuate dagli utenti. Google dovrà consentire ai motori concorrenti di accedere, a condizioni eque e non discriminatorie, a informazioni come query, classificazioni dei risultati, visualizzazioni e clic.
La condivisione dovrà partire dal gennaio 2027. I dati saranno sottoposti a procedure di anonimizzazione e potranno essere utilizzati soltanto da operatori che rispettino specifici requisiti di sicurezza. I beneficiari dovranno inoltre corrispondere a Google un compenso economico.
L’obiettivo dichiarato è permettere ai concorrenti di migliorare la qualità dei propri servizi e ridurre il vantaggio derivante dall’enorme quantità di informazioni accumulate negli anni da Google Search.
Android dovrà aprirsi agli assistenti IA rivali
La seconda misura riguarda Android. Entro dodici mesi Google dovrà garantire agli assistenti di intelligenza artificiale sviluppati da altre società un livello di integrazione paragonabile a quello riservato a Gemini.
Gli utenti dovranno poter scegliere un assistente alternativo e utilizzarlo per i comandi vocali, per la ricerca di informazioni e per attività come prenotazioni, messaggi o altre operazioni effettuate attraverso lo smartphone.
La Commissione punta così a evitare che il controllo di Android consenta a Google di attribuire un vantaggio automatico ai propri servizi di intelligenza artificiale.
Virkkunen: «Più scelta per gli utenti»
La vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen ha sostenuto che le misure potranno favorire innovazione e diversità nei mercati dei motori di ricerca e degli assistenti IA.
Bruxelles auspica la nascita e il rafforzamento di alternative a Google Search e Gemini, consentendo agli utenti europei di scegliere tra un numero maggiore di servizi.
Google denuncia rischi per privacy e sicurezza
La replica di Mountain View è stata dura. Secondo Google, l’apertura di Android e la condivisione dei dati di Search potrebbero compromettere la privacy degli utenti, la sicurezza informatica e la protezione del know-how aziendale.
L’azienda sostiene che un accesso più ampio al sistema operativo potrebbe aumentare il rischio di attacchi o utilizzi impropri delle funzioni più sensibili degli smartphone. Anche la trasmissione dei dati delle ricerche, secondo Google, potrebbe creare problemi di riservatezza e sicurezza nazionale.
La Commissione respinge le accuse e afferma che le misure prevedono controlli, anonimizzazione e la possibilità di valutare preventivamente eventuali rischi concreti.
Il caso dei video sul gioco d’azzardo
Sul fronte giudiziario, la Corte di giustizia dell’Unione europea è intervenuta nel procedimento nato dalla sanzione da 750mila euro inflitta nel 2022 dall’Agcom a Google per alcuni video pubblicati su YouTube e ritenuti promozionali del gioco d’azzardo online.
Il Consiglio di Stato aveva chiesto ai giudici europei di chiarire se Google potesse beneficiare della limitazione di responsabilità prevista per i semplici intermediari digitali.
Secondo la decisione, la piattaforma può essere considerata responsabile quando ha svolto un ruolo attivo, esaminando preventivamente il canale e i suoi contenuti prima di stipulare un accordo commerciale con il creatore. La valutazione definitiva del caso spetterà ora al Consiglio di Stato.
Google ha espresso delusione e ha annunciato che continuerà a sostenere le proprie ragioni davanti ai giudici italiani.
In arrivo possibili nuove multe
Il confronto potrebbe inasprirsi ulteriormente. Secondo il Financial Times, la Commissione europea starebbe preparando due nuove decisioni sanzionatorie, per importi complessivi nell’ordine delle centinaia di milioni di euro.
Una contestazione riguarda il presunto trattamento preferenziale riservato nei risultati di ricerca ai servizi di Google, tra cui Shopping e Travel. L’altra interessa le regole del Play Store, accusate di ostacolare gli sviluppatori che vogliono indirizzare gli utenti verso sistemi alternativi di pagamento o distribuzione delle applicazioni.
Al momento si tratta di anticipazioni giornalistiche e non di decisioni ufficialmente adottate.
Un lungo contenzioso con Bruxelles
Il nuovo capitolo si inserisce in un confronto iniziato da anni. Tra il 2017 e il 2019 la Commissione ha inflitto a Google sanzioni antitrust per oltre otto miliardi di euro.
Nel luglio 2026 la Corte di giustizia ha inoltre confermato la multa da 4,1 miliardi relativa alle pratiche adottate su Android, con le quali Google aveva imposto o favorito la preinstallazione di Search e Chrome sui dispositivi mobili.
La battaglia si sposta ora sull’intelligenza artificiale. Bruxelles vuole impedire che il dominio costruito da Google nella ricerca e nei sistemi operativi venga trasferito automaticamente nel nuovo mercato degli assistenti digitali. Mountain View ritiene invece che gli obblighi europei rischino di indebolire prodotti, sicurezza e tutela dei dati.
Il confronto tra apertura dei mercati e protezione degli utenti è destinato quindi a proseguire, con effetti che potrebbero modificare profondamente l’esperienza di milioni di cittadini europei.


