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Tim sceglie Kkr per l’offerta su Open Fiber

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Il dossier rete unica, nelle mani dell’ad Luigi Gubitosi ha fatto un passo avanti. Tim, che da alcuni mesi e’ alla ricerca di un partner per l’acquisto di Open Fiber, sta finalizzando la scelta puntando sul fondo Kkr per realizzare il progetto destinato a creare una infrastruttura di rete unica in fibra. Fino a pochi giorni fa, il numero uno di Enel Francesco Starace ribadiva di non sentire pressione a vendere e di essere molto soddisfatto della sua partecipazione nell’operatore wholesale ma anche di non aver mai concretamente ricevuto nessuna offerta. E questo, per quanto tempi e modi della partnership siano ancora tutti da definire, sara’ il prossimo passo da affrontare. Gubitosi potrebbe mettere a segno con questa operazione un doppio successo, facendo subito cassa: a far propendere per il fondo di private equity americano infatti sarebbe stato il suo interesse ad investire anche, con una quota di minoranza, nella ‘rete secondaria’ che ha valutato tra i 7 e i 7,5 miliardi. Significherebbe – ipotizzando la cessione del 40% di una newco che porta in pancia la rete da dopo i cabinet fino alle abitazioni, un incasso di circa 3,5 miliardi. “Gli ostacoli al deal con OF sarebbero ancora diversi (regolamentari, negoziali), ma il dossier avrebbe un’inattesa accelerazione e l’ingresso di Kkr costituirebbe un passaggio intermedio comunque positivo, in quanto potrebbe fare emergere un ulteriore asset (oltre a Inwit e ai data centers) su cui c’e’ disallineamento tra multipli del gruppo (5x EV/EBITDA) e multipli degli asset controllati. Una valutazione dell’asset rete a 10 volte il rapporto EV/EBITDA farebbe emergere circa 3,5 miliardi di extra valore per il gruppo, oltre ad aprire a ipotesi di consolidamento che consentirebbero sinergie di capex” commentano gli analisti di Equita. E la Borsa festeggia sostenendo il rialzo del titolo (+3,65% a 0,52 euro). Seduta record anche per la controllata Inwit che, in attesa della decisione dell’Antitrust europeo sulla fusione con Vodafone Tower, raggiunge per la prima volta la quota record dei 10 euro (chiude in rialzo dell’1,37% a 9,98 euro). Tornando a Tim, in attesa dei conti e del nuovo piano su cui si alzera’ il velo il prossimo 11 marzo, arriva l’endorsment del principale azionista. “Supportiamo attivamente il Cda di Telecom Italia nella crescita e siamo dei veri sostenitori degli sviluppi positivi che si stanno verificando sotto la guida di Luigi Gubitosi” ha detto il presidente di Vivendi Arnaud de Puyfontaine presentando i conti del Gruppo agli analisti finanziari ed escludendo un disimpegno. “La nostra presenza in Tim – ha sottolineato – e’ molto diversa da quella in Mediaset, sono situazioni e storie molto diverse”.

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Inflazione negativa a maggio ma vola carrello spesa

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Inflazione negativa a maggio 2020, per la prima volta da quattro anni: l’indice dei prezzi al consumo – secondo i dati diffusi dall’Istat basati sulle stime preliminari- e’ diminuito dello 0,1% sia rispetto ad aprile sia rispetto a maggio 2019, soprattutto a causa del crollo dei beni energetici. In controtendenza invece e’ risultato il carrello della spesa, ovvero quello che comprende i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona che ha registrato un +2,6%, tendenziale in accelerazione rispetto al 2,5% di aprile. Un dato questo legato soprattutto al comparto alimentare, unico settore rimasto completamente aperto durante il lockdown. L’inflazione acquisita per il 2020 e’ pari a zero per l’indice generale e a +0,7% per la componente di fondo, ovvero quella al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi. Per i beni ad alta frequenza di acquisto si e’ registrato un calo dello 0,2% sul mese e una stabilita’ sull’anno. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha registrato una diminuzione dello 0,2% sia su base mensile sia su base annua.. Sull’andamento dell’inflazione pesa anche il calo della domanda interna. Nel primo trimestre, secondo quanto registrato dall’Istat, tutti i principali aggregati della domanda interna sono diminuiti, con un calo del 5,1% dei consumi finali nazionali e dell’8,1% degli investimenti fissi lordi rispetto al trimestre precedente. La spesa delle famiglie, secondo l’Istituto di statistica, e’ diminuita in termini congiunturali del 7,5%. Il calo dei prezzi piu’ accentuato e’ stato quello dei beni energetici (-2,8% su aprile, -12,7% su maggio 2019) trainato da quello dei beni energetici non regolamentati (-4,2% su aprile, -12,2% su maggio 2019). Una flessione significativa e’ stata registrata anche dai prezzi dei trasporti (-1,6% sul mese, -4,1% su maggio 2019) e dal comparto abitazione, acqua elettricita’ (-0.4% su aprile, -4,4% su maggio 2019). Sono cresciuti invece i prezzi dei beni alimentari (+0,7% su aprile e +2,7% su maggio 2019) soprattutto grazie alla crescita di quelli non lavorati, cresciuti dell’1,2% su aprile e del 3,7% su maggio 2019. Il dato e’ legato anche all’emergenza epidemiologica che ha costretto le famiglie a casa e ha spinto al consumo di alimentari non lavorati. Secondo uno studio di Nomisma nel periodo del lockdown un italiano su tre ha mangiato piu’ frutta e verdura con un balzo del valore delle vendite del 15,8% tra gli scaffali delle grande distribuzione, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel primo trimestre il Pil ha segnato una riduzione del 5,4% sullo stesso periodo del 2019 . “Anche l’inflazione del mese di maggio si conferma una cartina tornasole di quanto sta accadendo- sottolinea Federdistribuzione – con il dato negativo a -0,1% (non accadeva dal 2016), trascinato verso il basso dalla diminuzione del prezzo dei carburanti. L’inflazione del carrello della spesa – afferma l’associazione – sostanzialmente non cambia rispetto al mese precedente, assestandosi al +2,6% (era +2,5%), tendenza imputabile a difficolta’ oggettive delle filiere, stressate dall’emergenza per improvvisi rialzi della domanda, costi di logistica in crescita e scarse produzioni per alcuni prodotti a causa di fattori climatici”. I consumatori del Codacons parlano invece dI “speculazioni” sul carrello della spesa che avrebbe subito “rincari ingiustificati durante il lockdown.”Gli unici prodotti acquistabili nel periodo di chiusura degli esercizi commerciali hanno subito un forte incremento – spiega il Presidente Carlo Rienzi – non a caso il carrello della spesa e’ salito del +2,6%, con gli alimentari che registrano a maggio una crescita dei prezzi del +2,7%. Questo significa che una famiglia, solo per mangiare, spende in media 206 euro in piu’ su base annua. Di “stangata” per il carrello della spesa parla anche l’Unione consumatori secondo la quale questi aumenti si traducono in una crescita su base annua di 220 euro per una coppia con 2 figli.

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Tensione su Mes, Conte pensa a nuovo scostamento

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Gia’ sognano la riforma fiscale con l’abbassamento delle tasse, i partiti di governo. Prima, pero’, dovranno fare i conti con la mancanza di risorse per far fronte alle misure piu’ urgenti e, quindi, con la necessita’ di fare nuovo deficit o anche ricorrere al Mes. Perche’ i 172 miliardi che all’Italia potrebbero arrivare dal Recovery Fund danno corpo a progetti ambiziosi e appetiti che l’emergenza Coronavirus aveva spento. Ma il grosso delle risorse, su cui Giuseppe Conte dovra’ ancora duramente trattare in Europa, e’ destinato ad arrivare nel 2021. Mentre ogni giorno si fa piu’ evidente che nuove risorse serviranno prima di agosto, per tamponare le falle di un’economia provata dal Coronavirus. Tanto che emerge gia’ la possibilita’ che il governo chieda un nuovo scostamento di bilancio, per approvare in deficit un altro decreto economico. Lo anticipa Conte ai sindaci delle citta’ metropolitane e all’Anci che incontra in un’infuocata riunione in videoconferenza. I primi cittadini, racconta chi era presente, alzano i toni, per denunciare il rischio di default. Luigi De Magistris minaccia di consegnare a Palazzo Chigi le chiavi del Comune di Napoli, dopo la bancarotta. Virginia Raggi avverte che c’e’ il rischio di spegnere le luci per le strade di Roma. Luigi Brugnaro lamenta che ministri e sottosegretari non capiscono la gravita’ della situazione: “Vivono nell’Eldorado”. Due ore, dice una fonte, assai tese. Fino all’impegno di Conte: arriveranno altri 3 miliardi per i Comuni, oltre i 3,5 stanziati nel decreto Rilancio. Ma con un nuovo provvedimento, che probabilmente sara’ finanziato in deficit, con una nuova richiesta di scostamento di bilancio al Parlamento. Bisogna sostenere i settori piu’ colpiti, come il turismo, e piu’ in generale i lavoratori. Ma risorse non ce ne sono, tanto che slitta in Consiglio dei ministri, “per problemi di coperture” e non senza tensioni, anche il Family act caro a Italia viva. Per far fronte a tutte le esigenze, nel Pd e in Iv in tanti sono convinti che sara’ inevitabile accedere alle risorse Ue subito disponibili, inclusi i 36 miliardi del Mes. Conte si prepara intanto a una battaglia che in Europa e’ tutta in salita sul Recovery fund. Il premier sente al telefono la presidente della commissione europea Ursula Von Der Leyen per esprimerle apprezzamento per la scelta profondamente europeista fatta dalla commissione Ue: nella proposta di Recovery fund – e’ la convinzione – emerge la consapevolezza che l’Europa possa uscire dalla crisi solo unita, perche’ la crisi riguarda tutti. Ma perche’ la proposta diventi realta’ e passi le forche caudine dell’approvazione all’unanimita’ dei leader Ue, c’e’ pero’ ancora da lavorare. Le opposizioni gia’ gridano al bluff per il fatto che le risorse, come spiega Valdis Dombrovskis, arriveranno ai Paesi in “tranche legate agli obiettivi di riforma”. L’Italia, sollecita Paolo Gentiloni, e’ incoraggiata a presentare il suo Recovery Plan, il piano di riforme, con la legge di bilancio. Conte ha gia’ illustrato i suoi sette punti, che vanno dalla semplificazione normativa, al fisco, alla giustizia: sono riforme – spiegano a Palazzo Chigi – che servono al Paese e gia’ nei progetti del premier per il prosieguo della legislatura. Non certo, notano dal M5s, un piano lacrime e sangue sul modello greco: “E’ bloccata la strada alla troika di turno”, dice Vito Crimi. Nicola Zingaretti elenca le sue priorita’ e da Roberto Fico a Dario Franceschini si fanno sentire le voci di coloro che ritengono che su queste riforme potrebbe poggiare l’alleanza strutturale Pd-M5s. L’ossatura degli interventi potrebbe iniziarsi a tratteggiare nelle prossime settimane, con il Piano nazionale delle riforme, per poi avere un quadro completo (e la riforma fiscale) con la manovra. Ma subito si intravedono all’orizzonte problemi e discussioni. Perche’ se al Pd sono convinti che la richiesta dei fondi Ue non potra’ essere giustificata dal progetto di tagliare le tasse, e’ proprio da li’ che vogliono partire M5s e Iv, che chiedono di abolire l’Irap e abbassare le aliquote Irpef. Il progetto, ribattono i Dem, c’e’ e va avanti a prescindere. Ma a impensierire di piu’ e’ la necessita’ di far fronte alle esigenze che ogni giorno si pongono a un Paese duramente provato dal Coronavirus. Come finanziare nuovi ammortizzatori sociali? Come sostenere il lavoro quando scadra’ il blocco dei licenziamenti? Sono temi di oggi, non di dopodomani. Per far fronte a quelle esigenze meglio accedere subito, dice da Iv Luigi Marattin, anche ai fondi del Mes. Ma sul punto Conte non sembra aver cambiare idea: si valutera’ e decidera’, se servira’, il Parlamento. Il momento della decisione potrebbe cadere dopo il Consiglio Ue del 19 giugno, quando si capira’ meglio che piega prenderanno le discussioni sul Recovery Fund. Che basti a tenere a bada le tensioni, non e’ scontato. Lo dimostra il caso del Family act: Iv si aspettava che andasse in Cdm in giornata e invece il provvedimento slitta, per mancanza di coperture. “Siamo tranquilli, abbiamo fiducia in Conte”, dicono i renziani, che sono pronti a far fuoco e fiamme se il Family act non arrivera’ in Cdm la prossima settimana. “E’ Gualtieri, per conto del Pd, a bloccare la riforma – dice una fonte parlamentare di Iv – ma il M5s e’ con noi, questa volta non riusciranno”.

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Recovery Fund da 750 miliardi, all’Italia 173 miliardi di cui 82 di aiuti e il resto da rimborsare entro il 2058

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“La Commissione propone un Recovery Fund da 750 miliardi che si aggiunge agli strumenti comuni già varati. Una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti”. La notizia la dà il commissario all’economia Paolo Gentiloni. Il pacchetto del Recovery fund proposto dalla Commissione europea per l’Italia ammonta a 172,7 miliardi di euro. Di questa somma enorme 81,807 miliardi sarebbero versati come aiuti e 90,938 miliardi come prestiti da rimborsare entro il 2058. È questo il bazooka che sarà utilizzato per risollevare l’economia del vecchio continente che esce dalla più grave crisi sanitaria del secolo.

I 172,7 miliardi proposti dalla Commissione Ue per l’Italia, come si diceva, rappresentano la quota più alta destinata a un singolo Paese. E questo sia in termini assoluti sia per quanto riguarda gli aiuti a fondo perduto che i prestiti. Segue l’Italia la Spagna, con un totale di 140,4 miliardi, divisi tra 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 miliardi di prestiti.  La Commissione trovare i fondi, i 750 miliardi di euro, innalzando “temporaneamente” il tetto delle risorse proprie del bilancio comune al 2% del Pil Ue, e andando sui mercati a finanziarsi. Il debito così emesso dovrà essere rimborsato tra il 2028 e il 2058, attraverso il bilancio comune post 2027. Per reperire risorse Bruxelles propone di includere nuove risorse da tasse sulle emissioni, sulle grandi multinazionali, sulla plastica e web tax.

“Sono giorni importanti. Il piano di intervento europeo sta assumendo la sua fisionomia definitiva. L’Italia deve farsi trovare pronta all’appuntamento. Deve programmare la propria ripresa e utilizzare i fondi europei che verranno messi a disposizione varando un “piano strategico” che ponga le basi di un nuovo patto tra le forze produttive e le forze sociali del nostro Paese” spiega Conte senza toni trionfalistici benchè quello europeo è un suo successo.

Recovery Fund, le reazioni dei politici alle proposte della Commissione

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