Economia
Tim dice addio alla rete, lunedì la firma con Kkr: nasce Fibercop e l’ad sarà Ferraris
Conto alla rovescia per la nascita di Fibercop e per la nuova era di Tim. Lunedì mattina a Milano, davanti al notaio Carlo Marchetti, il gruppo guidato da Pietro Labriola e il fondo americano Kkr firmeranno la nascita della società della Rete. Si tratta, secondo analisti ed osservatori, di un “appuntamento storico” che chiude un capitolo di cui si parla da oltre 20 anni. Quella di lunedì sarà una giornata di lavoro lunga e con diverse tappe. Si inizia con il perfezionamento dell’operazione tra Tim e Kkr. Dopo il conferimento degli asset (la rete di accesso fisso, la rete di trasporto nazionale e regionale, i ponti radio, le infrastrutture passive, gli impianti di commutazione, gli impianti tecnologici) a Fibercop, Kkr, che oggi ne controlla il 37,5% acquisterà attraverso un veicolo appositamente creato, Optics Bidco, le quote di Fastweb (4,5%) e di Tim (58%).
La società della rete, nel 2023, avrebbe registrato ricavi per circa 4 miliardi e 2 miliardi di margine operativo. Con il closing la sede legale di FiberCop, che ora è la stessa di Tim in via Negri a Milano, verrà trasferita in via Marco Aurelio 24, un grosso stabile che si affaccia anche su via Giuseppe Giacosa e che sarà la sede milanese della società infrastrutturale. Il quartier generale e principale sede operativa sarà invece a Roma in via Oriolo Romano, nel quadrante nord della città. FiberCop avrà circa 20mila dipendenti distribuiti su tutta Italia, la maggior parte dei quali dedicati al presidio e allo sviluppo della rete. Il secondo appuntamento di giornata sarà l’assemblea di FiberCop per la nomina del nuovo consiglio.
La composizione vede Massimo Sarmi confermato presidente; Luigi Ferraris, che ha lasciato il testimone in Fs a Stefano Donnarumma, dovrebbe essere cooptato come amministratore delegato ed Elisabetta Romano dovrebbe assumere il ruolo di chief technology officer. Sulla partita Kkr non si è mossa da sola: ad affiancarla nell’operazione altri azionisti, a partire dal ministero dell’Economica e dal fondo italiano F2i, mentre dall’estero sono arrivati il Canada Pension Plan e la Abu Dhabi Investment Authority. Fibercop avrà il compito di migliorare la connettività del paese e di intavolare i ragionamenti sulla rete unica con Open Fiber.
Tim, che con l’operazione ridurrà fortemente il proprio indebitamento finanziario, nei prossimi anni punterà sullo sviluppo di tre business diversi: quello consumer, ovvero i servizi per famiglie e Pmi, Tim Enterprise, che si occupa delle grandi aziende e della pubblica amministrazione, e il Brasile. Della nuova Tim tutti “parlano come se fosse un’azienda consumer ma il 70% dell’Ebitda e della cassa vengono da Brasile ed Enterprise, che sono segmenti ad alta redditività”, ha sottolineato nei giorni scorsi l’amministratore delegato Pietro Labriola, che ha aggiunto anche come sul fronte Enterprise il gruppo voglia “giocare un ruolo, anche eventualmente attraverso nuove acquisizioni”. Il Cda di Tim si riunirà il 31 luglio per approvare i risultati del secondo trimestre, l’ultimo del gruppo integrato, per poi avviare il proprio nuovo percorso nella seconda parte dell’anno, con l’obiettivo di arrivare a fine 2024 a una crescita dei ricavi del 2-3% e a un aumento dell’Ebitda After Lease dell’8-9% rispetto rispettivamente ai 14,4 e ai 3,5 miliardi dei risultati proforma dello scorso anno.
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