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Politica

Terza rata entro l’estate, l’Ue ora attende il nuovo Pnrr

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Lo sblocco dello stallo sancito dalla decisione dell’Italia di rinunciare a 519 milioni di fondi subito ha spalancato le porte all’erogazione della terza rata. I 18,5 miliardi (non più i 19 previsti), a Bruxelles hanno smesso di essere un tabù. A dividere Roma dal bonifico siglato Unione europea ci sarebbero solo dei controlli formali: entro l’estate l’esborso si concretizzerà. Parallelamente, si preannunciano “tempi non lunghi”, spiegano fonti brussellesi, anche per l’ok della Commissione alle modifiche della quarta, di fatto preventivamente concordate dal governo con la task force del Next generation Ue. Lo slittamento del target intermedio relativo ai 7.500 nuovi posti letto per gli studentati dalla terza alla quarta rata, dai tecnici dell’Ue è stato accorpato alle dieci modifiche presentate lo scorso 11 luglio sempre alla quarta richiesta di pagamenti. Le undici modifiche verranno valutate assieme. Una volta giunta la bollinatura della Commissione, il Consiglio Ue avrà quattro settimane per dare il via libera.

A quel punto, presumibilmente il prima possibile (la richiesta della quarta tranche era prevista per il 30 giugno), il governo potrà chiedere alla Commissione la rata da 16,5 miliardi: i 16 iniziali più il mezzo miliardo slittato dalla terza tranche. Stando alle modifiche concordate, il governo non dovrà più dimostrare di aver creato 7.500 posti letto ex novo per studenti, ma di aver avviato il lavoro in vista della creazione di 60mila alloggi, che è il target finale previsto dal piano entro il giugno del 2026. Il lavoro “molto costruttivo” fatto da Italia e Ue sulle modifiche parziali al piano ha mostrato, da parte europea, innanzitutto un dato: è la Commissione per prima ad avere tutto l’interesse che il Next Generation, fiore all’occhiello della legislatura von der Leyen, non frani tra ritardi e mancate attuazioni. Ed è proprio partendo da questo assunto che l’Italia, nelle settimane che verranno, tornerà sotto i fari della Commissione: il governo, infatti, deve ancora presentare il nuovo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza arricchito del capitolo del RePower.

Questa volta non si tratta di modifiche su misura ma di una riconfigurazione del piano, che il governo peraltro sembra volere piuttosto corposa. L’Europa ha fretta, anche perché la valutazione dei 27 Pnrr modificati richiede tempo e c’è una scadenza che, giuridicamente, non è rinviabile: il 31 dicembre 2023, dopo il quale secondo il regolamento del Next Generation sovvenzioni e prestiti ex Recovery Fund non sono più erogabili. Non a caso, la Commissione aveva caldamente invitato i 27 a presentare i nuovi Pnrr entro il 30 aprile. La deadline, però, è stata rispettata da uno sparuto gruppo di capitali. Col passare delle settimane, tuttavia, i Paesi membri che hanno presentato i nuovi piani sono aumentati. Gli ultimi, in orine cronologico, sono stati Austria e Belgio. Più della metà, al momento, ha fatto la sua consegna. Per l’Italia il quadro è reso più difficile dalla complessità del piano. L’Ue è pronta a utilizzare tutta la flessibilità permessa per accogliere le modifiche che il governo presenterà: ma se ciò avvenisse molto dopo l’estate i tempi per l’approvazione si farebbero pericolosamente stretti. Con un’appendice: entro dicembre, in teoria, l’Italia dovrebbe fare richiesta per la quinta rata. Ma la tranche, molto probabilmente, sarà modificata nell’ambito della riconfigurazione dell’intero piano.

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La metà degli italiani crede che la magistratura sia politicizzata, sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera

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featured, Stupro di gruppo, 6 anni ,calciatore, Portanova

Il rapporto tra la magistratura e la politica è da tempo un tema centrale nella vita politica italiana, con una storia che affonda le radici negli ultimi trent’anni. Dall’era di Tangentopoli, che ha segnato una crisi drammatica nel sistema politico italiano, i giudici hanno svolto un ruolo chiave, suscitando reazioni positive da alcuni e critiche negative da altri. Oggi, questo conflitto ritorna al centro dell’attenzione con l’intervista rilasciata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha sollevato preoccupazioni riguardo a una presunta fazione della magistratura decisa ad ostacolare il governo attuale.

La fiducia nella magistratura ha subito un calo significativo negli ultimi anni. Dall’apice del 2011, un periodo segnato dalla crisi economica e dalla necessità di rassicurazioni esterne alla politica, l’indice di fiducia nella magistratura è sceso al 38 nel 2021, toccando il punto più basso. Tuttavia, nel 2022, la fiducia ha sperimentato una modesta ripresa, raggiungendo il 45, forse influenzata dalle polemiche e dalla discussione sulla restrizione delle intercettazioni.

Le dichiarazioni del ministro Crosetto hanno suscitato reazioni contrastanti nella popolazione. Poco più di un quinto degli italiani (22%) concorda con l’idea di una fazione organizzata di magistrati contraria al governo, mentre il 35% ritiene che, anche se in modo non organizzato, alcuni magistrati perseguano obiettivi politici. In generale, l’opinione che vi sia un qualche livello di “inquinamento” politico nel sistema giudiziario è maggioritaria, con solo il 13% che nega tale esistenza.

La decisione del ministro di esporre pubblicamente le sue preoccupazioni è oggetto di divisione tra la popolazione. Il 32% ritiene che Crosetto abbia fatto bene a rendere pubbliche le sue preoccupazioni, mentre il 30% pensa il contrario. La percezione di condivisione delle opinioni sulla polemica varia tra gli elettori di centrodestra, che tendono a ritenere che ci sia un consenso più ampio, e gli elettori di opposizione, che credono che tali opinioni siano condivise principalmente dal ceto politico o dagli elettori di centrodestra.

L’approvazione della cosiddetta “pagella” dei magistrati, approvata durante l’ultimo Consiglio dei ministri, è divisa tra gli intervistati. Il 36% la approva, mentre il 26% la disapprova. La questione, come molte altre nel sondaggio, vede un considerevole 38% di intervistati che non esprimono una posizione definitiva.

Infine, sull’utilità dello scontro tra politica e magistratura, le opinioni sono nuovamente divise. Il 39% ritiene che tale polemica sia dannosa e aggiunga tensioni inutili in un momento già difficile, mentre il 30% pensa che sia utile per chiarire l’esistenza di una magistratura politicizzata. In definitiva, nonostante la recente crescita nella fiducia, la magistratura ha perso parte significativa della stima dei cittadini, riflettendo una percezione diffusa di politicizzazione, che sia organizzata o individuale. L’intervento di Crosetto, sebbene divida per fazioni politiche, sembra non suscitare sentimenti profondi, ma potrebbe contribuire a rinforzare l’elettorato di riferimento. I dati citati in questo articolo sono presi da un sondaggio Ipsos sul Corriere della Sera di oggi

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Politica

Crosetto, “un plotone contro di me”, è scontro in Aula

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E’ scontro nell’Aula della Camera tra il ministro Guido Crosetto e le opposizioni. Se il responsabile della Difesa – chiamato a rispondere ad un’interpellanza sulla giustizia – lamenta la mistificazione della sua intervista sulle toghe – parlando di un “plotone di esecuzione” contro di lui – Pd, M5s e +Europa chiedono un dibattito più ampio sul tema. Le accuse al ministro sono di avere “un carente senso delle istituzioni” (come sostiene Giuseppe Conte), ma anche di attaccare “confusamente”, i magistrati (affermano i dem e +E). Crosetto ribadisce che alcuni “interventi pubblici” di giudici sono stati “gravissimi”, che chi giudica deve avere un atteggiamento “terzo”, ma esprime fiducia nella magistratura.

Poi, ribatte alle minoranze parlamentari: “Tutto mi aspettavo tranne che qualcuno contestasse un ministro che risponde ad un’interpellanza”. Il titolare della Difesa non si lascia sfuggire una sottolineatura sulle tante assenze in Aula: “Mi è dispiaciuto che tanti di quelli che in questi giorni avevano detto che era grave” quanto avevo sostenuto “non ci fossero”. In apertura dei lavori, la capogruppo del Pd Chiara Braga, mette agli atti una nuova “richiesta di informativa” da parte del ministro per “avere piena trasparenza”. Si associa il collega del M5s, Francesco Silvestri, che lo invita ad andare “in Procura a denunciare le sue preoccupazione” su “correnti che cospirano contro il governo”. “Non ho parlato di incontri segreti, di cospirazioni – afferma Crosetto -. Do lettura di alcuni interventi pubblici che io reputo gravissimi sulla questione giustizia”, “ho totale fiducia nella magistratura” ma “chi ha responsabilità deve essere terzo”.

Il ministro, riporta frasi di Stefano Musolino, segretario di Magistratura democratica, e rincara: “Io non penso che la magistratura debba limitare l’esercizio della volontà popolare perché ci sono tempi in cui c’è bisogno di riequilibrio'”. Il magistrato ribatte a tono: “Credo che il ministro non conosca alcuni fondamenti della nostra Costituzione e soprattutto il ruolo di garanzia a tutela dei diritti fondamentali che la Carta riconosce alla magistratura. Non ci facciamo intimidire da bagarre mediatiche”. Crosetto, riferisce di “insulti” e “interpretazioni malevole” delle sue parole: “La mia era una riflessione molto più alta. Tornando indietro non la farei perché avevo altro da fare, mi occupo di altro”. Salvo, poi, rilanciare: “Ho posto un tema e forse ho sbagliato a non farlo di più”. Per Matteo Renzi “Crosetto ha fatto un bel discorso, in teoria”, ma ad oggi “non vedo una riforma”. Il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova, firmatario dell’interpellanza gli domanda: “Cosa voleva fare? Mettere le mani avanti rispetto ad eventuali provvedimenti giudiziari a carico di membri del governo o della maggioranza?”.

A difesa del ministro, in Aula, si schierano esponenti di Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre dalla Lega di Salvini – che all’indomani delle polemiche su Crosetto aveva sottolineato che la riforma si dovrà fare “con i magistrati e gli avvocati” – nessun intervento. Intanto, non si placa la bufera sul sottosegretario Andrea Delmastro che, stando a quanto riportato da alcuni quotidiani, avrebbe fatto pressioni sul Dap per ottenere la relazione su Alfredo Cospito. Dopo le rivelazioni stampa, il M5s torna a reclamarne con forza le dimissioni, Avs propone una mozione di sfiducia unitaria delle opposizioni, Ilaria Cucchi chiede al ministro Nordio di revocargli le deleghe.

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Bilaterali Meloni a Dubai su Gaza, vede Erdogan ed Herzog

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L’urgenza di dare una “svolta” all’azione contro i cambiamenti climatici. Ma anche quella di trovare la via per una “pace duratura” in Medio Oriente. Giorgia Meloni si presenta alla Cop28 con l’annuncio di 100 milioni di euro che l’Italia verserà al nuovo fondo contro i danni provocati dal clima nei paesi più vulnerabili. Ma la guerra tra Israele e Gaza, con la tregua finita, i nuovi attacchi di Hamas, e la ricerca di terreni di mediazione internazionale inevitabilmente occupano gran parte dell’agenda parallela al vertice. La premier arriva all’Expo City di Dubai in tempo per la foto di famiglia (baci con il segretario dell’Onu Antonio Guterres, un momento di incertezza sull’etichetta per il saluto al presidente degli Emirati Arabi bin Zayed). Ci sono quasi 150 leader (l’Iran se ne va, proprio per la presenza di Israele) e una delle edizioni più partecipate di sempre perché non c’è più tempo da perdere per rendere concreta la transizione. Che va accompagnata anche nel campo dei sistemi alimentari, una “priorità”, con attenzione particolare all’Africa, l’altra “priorità” per l’Italia.

La premier ne parla con il primo ministro etiope Abiy Ahmed in uno dei diversi bilaterali che avrà nel corso della giornata. Il più delicato, quello con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Si erano sentiti solo poche settimane fa, e a Dubai Meloni cerca di richiamare il ruolo che Ankara può giocare nell’evitare un “allargamento” del conflitto al resto della regione. Mentre Erdogan fa sapere di avere sì sottolineato l’importanza di una “stretta cooperazione con l’Italia” per arrivare alla fondazione di uno Stato palestinese basato sui confini del 1967. Ma allo stesso tempo di aver ribadito che è “essenziale prendere misure efficaci per fermare Israele in modo tale da porre fine alle uccisioni” a Gaza.

Roma invece condanna il nuovo attacco di Hamas e la premier porta direttamente al presidente israeliano Isaak Herzog la “solidarietà” dell’Italia che, ribadisce, rimane “al fianco del popolo israeliano in questo difficile momento”. C’è anche, nelle parole della premier, l’auspicio per una nuova pausa umanitaria e l’impegno italiano per curare soprattutto i bambini feriti, con il team di medici arrivato con lei da Roma e la nave ospedale della marina militare Vulcano che attraccherà domenica ad Al Arish in Egitto. Di Gaza parla anche con il primo ministro del Libano, Najib Miqati (mentre Hezbollah rivendica un nuovo attacco) e della situazione al confine con Israele che resta critica.

E con l’emiro del Qatar, in prima fila nei negoziati, Tamim Al Thani. Tra un intervento e l’altro, e prima di andare all’Opera di Dubai per il concerto dell’orchestra della Scala, Meloni si confronta anche con gli amici Rishi Sunak e Narendra Modi – in India è “popolare”, sottolineano da Palazzo Chigi, e lo dimostra l’attenzione di “studenti e giornalisti” indiani (l’incontro con la stampa italiana è rinviato). E ha un rapido scambio con il segretario di Stato Usa Antony Blinken ma anche, tra gli altri, con il presidente francese Emmanuel Macron.

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