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Temono il contagio ma organizzano la rivolta in tutte le carceri d’Italia: già 6 morti e 18 feriti

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Attenzione. La situazione è quasi fuori controllo nelle carceri italiane. I detenuti ristretti, approfittando del momento difficile che sta vivendo lo Stato nella quotidiana battaglia per evitare la diffusione del contagio da coronavirus, intendono cogliere l’opportunità per organizzare e fomentare rivolte che da un lato faranno da sfondo a evasioni di massa di delinquenti che ci potremmo ritrovare tra le strade dopo la fatica fatta per metterli in cella e dall’altra per potersi sedere ad un  tavolo politico dove poter chiedere indulto, amnistia e soliti altri provvedimenti svuotacarceri che questo Paese pratica da tempo immemore. Oramai l’Italia agli occhi dei delinquenti è un Paese dove la certezza della pena è una barzelletta e la capacità di delinquere quasi una sicurezza di rimanere impuniti.

Le immagini della rivolta nel carcere di Poggioreale sono di Salvatore Laporta per Kontrolab

Da questa mattina in 27 carceri sono in corso proteste da parte dei detenuti. Alcuni chiedono l’amnistia a causa dell’emergenza Coronavirus.  Altri innescano gravi disordini come nelle carceri di San Vittore a Milano e di Rebibbia a Roma, dove – oltre a bruciare diversi materassi – alcuni reclusi avrebbero assaltato le infermerie. Questi disordini, queste rivolte, questa facilità con cui i detenuti prendono quasi possesso di strutture penitenziarie, le controllano, addirittura sequestrano personale di polizia penitenziaria, aprono celle e mostrano tutta la loro sfrontatezza uscendo in certi casi in strada, dunque con la possibilità di fuggire quando vogliono, dimostrano che questo Paese non controlla i penitenziari. Hanno organizzato tutto con una regia unica. Non è possibile che la mattina uno si sveglia e in 27 carceri c’è la rivolta. Questi sono in collegamento tra loro. E hanno deciso di farsi sentire tutti assieme. In molti casi, nel corso delle rivolte, i detenuti, per motivi che poi saranno inchieste della magistratura a dover chiarire, hanno persino fatto dirette su Facebook o postato video delle loro scorribande criminali nelle carceri messe a ferro e fuoco. La situazione difficile la spiega Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria in questo video:

I tagli al personale, i tagli alla sicurezza del personale, la incapacità di realizzare nuove carceri per detenuti fanno capire come questo sia uno dei settori più sfortunati della giustizia italiana. Parliamo di quel pezzo della giustizia che dovrebbe assicurare la certezza della pena e restituirci, possibilmente, in società non più dei delinquenti ma delle persone nuove capaci di ricominciare dagli errori commessi. Ma forse davvero la restrizione e la pena sono diventati una sorta di palestra per fortificare l’animo criminale di chi viene arrestato e rinchiuso.

Un primo risultato i delinqenti in rivolta l’hanno ottenuto. La politica si occupa di loro. Gli liscia il pelo. “Si mettano ai domiciliari tutti coloro che hanno pochi mesi ancora da scontare per arrivare a fine pena. Non si risolverebbe nulla se, come pensa qualcuno, si tornasse a chiudere le celle superando la vigilanza dinamica. Serve consentire ai direttori di poter lavorare ricostruendo un clima che il sovrappopolamento pregiudica”. Questa l’opinione del senatore Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori Pd. Sarebbe come premiare chi sta in queste ore devastando carceri e minacciando polizia penitenziaria, polizia di Stato, carabinieri e in alcuni casi anche l’Esercito accorsi in aiuto per sedare le rivolte.

Al momento il bilancio di sangue delle rivolte è drammatico. Sono  6 in totale i detenuti rimasti uccisi dopo il caos nel carcere di Modena. Tre sono morti prima del trasferimento, nel carcere di Modena. Altri 3 nelle carceri dove erano stati trasferiti. Ci sono poi un numero imprecisato di feriti, alcuni anche in maniera grave. E infine ci sono molti detenuti che sono stati portati in ospedali delle città dove erano ristretti perchè in overdose da droghe o da psicofarmaci. Molti di loro hanno approfittato della rivolta per devastare e saccheggiare le infermerie, sottraendo i farmaci e ingerendoli in quantità industriale. Alcuni di loro, almeno sei, rischiamo di non farcela. Sono i più gravi, portati nei pronto soccorsi cittadini e di questi quattro sono in prognosi riservata, terapia intensiva. Questo riferisce l’Ausl di Modena in un bollettino. In tutto sono 18 i pazienti trattati, in gran parte per intossicazione. Ferite lievi anche per tre guardie e sette sanitari.

Carcere di Poggioreale. Le rivolte nelle carceri italiane sono un segnale allo Stato da parte dei detenuti che colgono il momento di debolezza

Davanti a questo spettacolo allucinante e davanti anche alla arrendevolezza della politica che già parla di liberare chi è a fine pena, c’è chi la pensa in maniera diversa. “In un momento come questo resta solo un modo per ridare dignità al sistema penitenziario e a quello della giustizia tenuto conto che sia il vertice amministrativo sia il vertice politico si stanno rilevando inadeguati a fronteggiare le criticità e le emergenze ovvero chiedere a Conte di avvicendare sia il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede sia il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Francesco Basentini”. Questo è quanto chiede in una nota Giuseppe Moretti, presidente del sindacato di Polizia penitenziaria Uspp, dopo le proteste registrate in diversi penitenziari del Paese. La sospensione dei colloqui adottata per contenere il rischio di contagio dal Covid 19, secondo Moretti, è una misura “giusta” che “tuttavia avrebbe dovuto svolgersi con carattere di gradualità e accompagnata da una preventiva e opportuna informazione alla popolazione detenuta per il tramite dei vertici delle strutture penitenziarie”, e che invece “si sta rivelando un pretesto per richiedere un’amnistia e un indulto che sarebbe un’altra sconfitta per la giustizia e i familiari delle vittime dei reati”.

 

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Italia Viva con Gennaro Migliore che parla di “giornata tragica per il sistema carcerario. Ci sono state rivolte, azioni violentissime, messa a rischio costante della sicurezza degli operatori di polizia, dei detenuti e dei cittadini. Fino ad apprendere della morte di almeno detenuti nel carcere di Modena e non si sa di quanti altre persone in pericolo. In questo contesto è completamente mancata l’azione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, protagonista solo delle circolari che hanno costituito la miccia che ha incendiato decine di istituti”. Con queste parole il deputato di Italia Viva Migliore, già sottosegretario alla Giustizia, spiega che “Italia viva chiede una informativa immediata al ministro della Giustizia in Parlamento e l’immediata rimozione del capo Dap, il dottor Francesco Basentini”. Certo Basentini potrebbe passare alla storia del Dap come colui che è riuscito a mettere d’accordo sindacati e politica circa la inadeguatezza di chi dovrebbe controllare le carceri.

 

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Minacce mafiose per riavere denaro, vanno a processo due sacerdoti

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Prendera’ il via il prossimo 12 aprile, davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, il processo a carico di due sacerdoti vibonesi, Graziano Maccarone, segretario particolare del vescovo di Mileto, e Nicola De Luca, reggente della chiesa Madonna del Rosario di Tropea, accusati di tentata estorsione con l’aggravante delle modalita’ mafiose. E’ la decisione assunta dal gup distrettuale di Catanzaro che ha accolto la richiesta avanzata dalla Dda nei confronti dei due sacerdoti assistiti dagli avvocati Giovanni Vecchio e Fortunata Iannello. Secondo la tesi accusatoria i due sacerdoti avrebbero minacciato un conoscente per avere indietro dei soldi che gli avevano prestato vantando amicizie con la cosca Mancuso di Limbadi. Maccarone avrebbe anche scambiato oltre 3.000 messaggi a sfondo sessuale con la figlia disabile del debitore. I fatti oggetto dell’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Vibo Valentia e coordinata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e dal pm della Dda Annamaria Frustaci, risalgono al 2012. L’aggravante delle modalita’ mafiose viene contestata in quanto Maccarone, nel corso di un incontro, avrebbe specificato che “il cugino mio e’ Luigi, il capo dei capi”. Successivamente, sempre secondo l’accusa, il prete avrebbe contattato un parente di Nicotera, considerato legato al boss Pantaleone Mancuso detto “Scarpuni”, facendo poi recapitare al debitore il messaggio di stare attento “che avrebbe fatto una brutta fine”.

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Corona Virus

Coronavirus, i dati del contagio in Campania: 968 positivi e 42 morti

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Si attesta a poco più del 6% il rapporto tra persone risultate positive al Covid19 e numero di tamponi effettuati in Campania: sono 968 i nuovi positivi nelle ultime 24 ore su 15.343 tamponi secondo i dati del bollettino dell’Unità di crisi della Regione Campania. Non scendono però i ricoverati in terapia intensiva e gli ammalati ricoverati in ospedale, rispettivamente 100 e 1.448. Sono 42 i morti.

 

Questo il bollettino dell’Unità di crisi della Regione Campania di oggi:

Positivi del giorno: 968 (di cui 65 casi identificati da test antigenici rapidi)
di cui
Asintomatici: 835
Sintomatici: 68
* Sintomatici e Asintomatici si riferiscono ai soli positivi al tampone molecolare
Tamponi del giorno: 15.343 (di cui 1.302 antigenici)

Totale positivi: 209.482 (di cui 306 antigenici)
Totale tamponi: 2.270.343 (di cui 5.599 antigenici)​

​Deceduti: 42 (*)
Totale deceduti: 3.471

Guariti: 1.940
Totale guariti: 135.145

* 17 deceduti nelle ultime 48 ore e 25 deceduti in precedenza ma registrati​ ieri​

​Report posti letto su base regionale:

Posti letto di terapia intensiva disponibili: 656
Posti letto di terapia intensiva occupati: 100
Posti letto di degenza disponibili: 3.160 (**)
Posti letto di degenza occupati: 1.448

** Posti letto Covid e Offerta privata

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In Evidenza

Il ritorno di Callejon a Napoli da avversario: l’omaggio dei napoletani

Valeria Grasso

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Vederlo con la ‘camiseta’ viola nello Stadio Armando Maradona per i napoletani sarà uno choc vero e siamo sicuri che se ci fosse il pubblico si alzerebbe in piedi al suo ingresso in campo e gli tributerebbe un grande applauso perchè per José Maria Callejon la maglia azzurra era quasi una seconda pelle. Dal 2013 al 2020. Lo spagnolo è stato uno dei grandi protagonisti della squadra azzurra degli ultimi anni: il componente del trio magico – Insigne, Mertens e lui, il ‘caballero triste’- che ha regalato ai sostenitori tanta gioia oltre ad una Supercoppa e due Coppe Italia.

Sarà strano per i suoi ex compagni e tifosi vederlo con la maglia viola, sarà strano per Josè non schierarsi al fianco dei suoi colleghi e amici storici e non sentirsi parte integrante di uno stadio che lo ha amato tanto e che domani purtroppo non potrà applaudirlo come meriterebbe perché il Covid-19 non lo permette.
Ha collezionato 349 presenze in azzurro: quasi sempre titolare inamovibile, esterno instancabile (fase offensiva e difensiva impeccabile), intelligente tatticamente come pochi nel calcio.

Riservato, taciturno, generoso, dal temperamento solo all’apparenza così lontano da una città come Napoli che talvolta eccede ma che poi ha tanto cuore, Callejon si è ritrovato ben presto sulla stessa lunghezza d’onda. E con lui anche la sua compagna, Marta Ponsati Romero, modella catalana sposata nel corso della sua permanenza a Napoli, una coppia solida e molto unita. Insieme hanno pianto al loro al loro arrivo a Napoli, una incognita per due ragazzi giovani che avevano vissuto prima a Barcellona e poi a Madrid. Poi si sono sentiti a casa, nel loro ambiente ideale: lo ha raccontato la stessa Marta con un lungo post scritto con il cuore sul suo blog…

La loro famiglia si è impreziosita con la nascita (proprio a Napoli) di India (2014) e Aria (2016) dopo la maggiore (figlia di Marta) Paula. Ed un quarto bebè è in arrivo e forse stavolta nascerà sulle sponde dell’Arno e non alle pendici del Vesuvio.Le strade si sono separate consensualmente alla fine della scorsa stagione, dopo che Callejon aveva accettato anche di giocare gratis nel Napoli gli ultimi due mesi, a contratto scaduto. Un po’ di amarezza c’è perché si ha come la sensazione che abbia più dato ‘Calleti’ al Napoli che viceversa. Il cuore lascia spazio sempre più spesso al mercato e l’ultimo gesto del caballero è stato quasi quello di fare un passo indietro e voltare pagina.

A Firenze – una piazza difficile – dove a inizio novembre già si è avuto il cambio di allenatore con Prandelli che ha sostituito Iachini, Josè si sta ritagliando il suo spazio e possiamo scommetterci che ci riuscirà. Decisivo nella partita con il Cagliari il suo splendido assist a Vlahovic: e pensare che Prandelli aveva già deciso che per un giocatore così bravo nel suo modulo non c’era posto…
Bello il suo modo di festeggiare ad ogni goal: un inchino elegante, e con la maglia azzurra sono stati 82. Domani simbolicamente spetta allo stadio Maradona inchinarsi al calciatore e all’uomo Josè Maria Callejon.

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