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Tav, Macron: è un problema italiano, non ho tempo da perdere

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Il premier Giuseppe Conte aveva fatto trapelare ieri che avrebbe incontrato il presidente francese Macron per provare a equilibrare i conti per la Tav, a trovare ragioni economiche che rendessero la grande opera che divide Lega e M5S ancora digeribile. Per superare la famosa o famigerata analisi costi benefici della commissione. Tutto questo dovrebbe avvenire in un vertice (il primo dopo la crisi diplomatica) tra Macron e Conte domani. Ma sulla Tav, macini ha già detto alcune cose.

Conte vede Macron sulla Tav, riequilibrare costi opera

Sulla Torino-Lione “la Francia ha sempre avuto la stessa posizione, adesso è un problema italo-italien, io penso che i temi europei sono sufficientemente importanti, come la Cina che affronteremo domani, le questioni commerciali ed industriali, il nostro avvenire comune, ma credo che ogni volta che ci sono dei temi di divisione nazionale o domestici di un paese al Consiglio europeo si perde del tempo e io non ne ho molto da perdere”. Cosi’ il presidente francese Emmanuel Macron che domani avrà un bilaterale col premier Conte.

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Caos nel governo, Conte ha più di un sospetto che Salvini vuol rompere

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“L’Europa sappia che qualunque cosa accada, taglio le tasse”. Non e’ la prima volta che Matteo Salvini lo dice. Ma la richiesta di una flat tax da “almeno 15 miliardi” da varare subito, anticipando la manovra all’estate, genera “apprensione” a Palazzo Chigi e sospetti nel governo. La preoccupazione e’ che l’accelerazione leghista faccia saltare ogni possibilita’ di evitare la procedura d’infrazione. L’accusa tacita e’ quella esplicitato da Alessandro Di Battista: “Salvini vuol destabilizzare il governo, cerca l’incidente” per tornare a votare a settembre, capitalizzando i consensi della Lega. Tacciono per ora Giuseppe Conte e Giovanni Tria, protagonisti della trattativa con Bruxelles. Il tempo e’ agli sgoccioli: il 2 luglio la Commissione europea decidera’ se proporre la procedura d’infrazione a carico dell’Italia. Mercoledi’ sera il Consiglio dei ministri dovrebbe dare al premier e al ministro gli strumenti per provare a evitarla: la legge di assestamento di bilancio che certifichi maggiori entrate per circa 4 miliardi e altri somme a far calare il deficit, a partire dai 3 miliardi di risparmi attesi da quota 100 e reddito di cittadinanza. C’e’ anche l’ipotesi di varare un decreto per destinare quei miliardi al taglio del deficit. Ma poiche’ per M5s e Lega parlare di un decreto (cioe’ una ‘manovrina’) e’ una bestemmia, si cerca di evitarlo. Ma lo schema di Conte e Tria sembra essere stato travolto da Salvini, con la richiesta di non cambiare destinazione ai risparmi ma fare un intervento complessivo anticipando la manovra autunnale. L’iniziativa crea non poca apprensione in ambienti vicini a Palazzo Chigi. La domanda che circola e’: “A cosa mira Salvini con le sue uscite, nel bel mezzo di una trattativa difficilissima in cui l’Italia rischia grosso? Vuole complicare la trattativa e portare alla procedura d’infrazione o addirittura mira ad andare a votare?”. Una domanda pesante, che potrebbe trovare risposta solo quando, probabilmente tra martedi’ e mercoledi’, Conte vedra’ Di Maio e Salvini. Anche perche’ tra i tre non risultano contatti nelle ultime ore.

Un vertice politico e’ a questo punto cruciale, prima del Consiglio dei ministri di mercoledi’. Anche perche’ in quella sede Salvini vuole anche incassare il via libera alle autonomie regionali, su cui Barbara Lezzi per il M5s continua a esprimere tanti dubbi. Nel governo c’e’ in queste ore grande confusione. E spiazza non poco la scelta di Giancarlo Giorgetti di affondare i minibot proposti dal leghista Claudio Borghi: “C’e’ ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili? Se si potessero fare, li farebbero tutti”, dice il sottosegretario, che potrebbe essere candidato dal governo per un posto di commissario Ue. Di fronte alle uscite leghiste, la strategia di Di Maio e’ andare a vedere le carte di Salvini: sfidarlo sul suo stesso terreno. Ecco perche’ il capo M5s dice che “destabilizzare il governo mentre Conte tratta con l’Ue e’ da incoscienti”. Di Maio, “preoccupato” dall’ipotesi di una procedura, spinge il cuore oltre l’ostacolo proponendo di “eliminare una serie di balzelli” che gravano sui pensionati. E anche sui minibot il M5s dice che il problema dei debiti della P.a. va risolto. Ma sulla manovra, che “si puo’ fare anche domani”, Di Maio invita la Lega a portare le cifre: “Ancora non conosco le coperture della flat tax”. Il ministro dell’Interno risponde a distanza, in costume e a torso nudo, dal bagnasciuga di Milano Marittima. “Sono gia’ stati trovati – assicura, senza scomporsi – almeno 15 miliardi” per la flat tax: “L’Europa non esageri parlando di infrazione, multe, commissari. Tagliero’ le tasse qualunque cosa accada”, aggiunge. Una delle ipotesi, spiegano in casa leghista, sarebbe una tassa piatta fino al 15% fino a 65mila euro di reddito familiare e del 20% fino a 100mila euro. Si incontreranno gli interlocutori, dai sindacati alle imprese, per metterla a punto. Ma ora la partita e’ tutta interna al governo. Conte “sta lavorando bene, andiamo avanti quattro anni”, dice Salvini. Ma gli alleati M5s sospettano che, da qui a una settimana, voglia scalzarlo.

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Di Maio invita Di Battista a smetterla di destabilizzare il M5s: non giochiamo a risiko

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Non c’è una dichiarazione di guerra ma sulla mappa di un ipotetico risiko interno ai 5 Stelle e che vede contrapposti il capo politico Luigi Di Maio e il ‘movimentista’ Alessandro Di Battista sta per accadere qualcosa. Forse un chiarimento. “Non mi interessa se in buona fede o in mala fede, ma se qualcuno in questa fase destabilizza il Movimento con dichiarazioni, eventi, libri, destabilizza anche la capacità del Movimento di orientare le scelte di governo”. Di Maio lo scrive in un lungo post su Facebook e insiste: “Stiamo governando la Nazione Italia, non stiamo giocando a risiko”. Senza citarlo, insomma, chiama in causa l’ex deputato e autore del libro “Politicamente scorretto”. Lo stesso che per una frase sui 5 Stelle diventati in un anno ‘burocrati chiusi nei ministeri’, ha fatto arrabbiare il vicepremier. Ma l’ex deputato respinge le accuse (“Non c’è nessun tentativo di destabilizzazione”) e le ribalta su Matteo Salvini: “Ieri ho visto il ministro dell’Interno annunciare che intende convocare i sindacati, questo è un modo di destabilizzare il governo”, scandisce a “1/2 h in più”. Intanto, tra i due big 5S non e’ pace fatta e i chiarimenti ancora in sospeso. Dibba non lo nasconde. “Non dico che e’ tutto a posto”, ammette e aggiunge: “Quando uno e’ arrabbiato, si chiarisce”. Quindi annuncia: “Ci vedremo presto e chiariremo screzi e incomprensioni” con Luigi, “a cui voglio bene e lo stimo”, conferma. Da parte sua, e prima di lui, il numero uno del M5s è netto nel chiedere di deporre le armi: “Si rimettano i carriarmatini nella scatola e ognuno porti avanti il ruolo che è chiamato ad assolvere nella società: ministro, parlamentare, attivista, cittadino”.

In attesa di vedersi, l’attuale attivista pronto a ricandidarsi se cadesse il governo, continua a segnare le differenze con il socio di maggioranza: “La Lega sta provando a sondare per trovare un incidente. Se poi mi sbaglio, sarò il più felice”, punzecchia. Che il partito di Salvini voglia far saltare il banco, l’ex parlamentare non lo esclude da giorni (“Se fosse così, sono affari suoi”, aveva detto intervistato da Lilli Gruber mercoledì). Divisioni come da copione anche sulla Tav. Di Battista ripete di essere “contrarissimo” al progetto e aggiunge, quasi rispondendo al leghista: “Tutte balle che siamo il popolo del no”. Quindi argomenta: “E’ un’opera che costa tanti denari e non è utile”.

Ma aggiunge, fiducioso: “Sono convinto che Conte possa trovare una soluzione”. E butta sul tavolo anche l’ipotesi di una nuova agenda per il futuro del Movimento: “Ne ho parlato con Casaleggio e credo sia d’accordo anche Di Maio. Un movimento ha bisogno continuamente di rigenerarsi e io immagino una nuova agenda”. In casa 5 Stelle, intanto, si apre un’altra crepa. Anche se era nell’aria da tempo. La senatrice ‘dissidente’ Paola Nugnes annuncia al Manifesto che dira’ addio al Movimento, virando probabilmente al gruppo Misto (come gia’ l’ex capitano della Marina Gregorio De Falco, espulso dal M5s).

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Taglio parlamentari agita partiti, si vota al Senato

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Prossima fermata: aula del Senato a luglio. Servira’ la maggioranza assoluta. Ecco perche’ sulla riforma costituzionale per tagliare 345 parlamentari i partiti tornano ad agitarsi. Dietro la proposta, cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, serpeggiano infatti sospetti e veleni. Il rischio, dicono apertamente i Cinque stelle, e’ che ci sia chi spinge per mettere fine all’alleanza giallo-verde, trascinandosi dietro anche l’abbozzo di riforma costituzionale. I dirigenti M5s non lo dicono, ma temono che sia la stessa Lega a “sabotare” la riforma. Percio’ il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro lancia un avvertimento “urbi et orbi”: “Se qualcuno vuol far cadere il governo, e’ evidente che non vuole il taglio dei parlamentari. Mi auguro non sia cosi'”.

“Voglio vedere la Lega votare il taglio…”, ha detto sabato in tono di sfida, da Catania, Alessandro Di Battista. Il provvedimento, ora in commissione Affari costituzionali del Senato, riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Quasi un dimezzamento. Il testo e’ stato approvato in prima lettura sia a Palazzo Madama che a Montecitorio: ora non e’ piu’ modificabile, ma per diventare legge serve una seconda lettura conforme a maggioranza assoluta. Poi potrebbe esserci un referendum confermativo. Ma poiche’ con un taglio cosi’ netto alla prossima legislatura non ci sarebbe di sicuro posto per tutti i parlamentari attuali, il via libera alla riforma costituzionale viene gia’ considerato un modo per blindare la legislatura: nessuno – e’ la tesi – avrebbe piu’ interesse a far cadere il governo. Ecco perche’ chi vuole affossare la riforma – e magari anche l’esecutivo gialloverde – deve agire subito, evitando che a meta’ luglio, quando il testo dovrebbe essere in Aula al Senato, ci sia la maggioranza assoluta.

A garantire i voti, oltre a M5s e Lega, dovrebbero esserci i voti di Forza Italia e Fdi. Ma i pentastellati temono cambi di linea e defezioni e perciò fin d’ora alzano la guardia. A prendere le distanze dalla riforma è anche Paola Nugnes, nel passare dal M5s al gruppo Misto.

“E’ una svolta autoritaria”, e’ il suo affondo. Senza nessuna modifica anche nei ministeri, per la senatrice “si rafforza l’esecutivo a scapito del legislativo e della rappresentanza popolare”. Ma Luigi Di Maio prova a rassicurare sulla tenuta della maggioranza: “I numeri sono ben saldi”, scrive su Facebook annunciando l’arrivo di due nuovi senatori di maggioranza: “In Giunta per le elezioni al Senato stiamo per dare l’ok all’ingresso di due nuovi senatori: il seggio del Movimento in Sicilia mai assegnatoci e il seggio della Lega in Emilia-Romagna a seguito della vittoria di un ricorso”. All’ordine del giorno della Giunta, che si riunira’ mercoledi’, rischia pero’ di prendere la scena la vicenda del seggio calabrese di Matteo Salvini, insidiato dal ricorso della forzista Fulvia Caligiuri: se vincesse, Salvini dovrebbe traslocare da eletto in un’altra Regione, forse il Lazio, a discapito di un senatore della Lega.

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