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Economia

Tar del Lazio, parziale vittoria per Unicredit sul Golden Power per l’Ops su Banco BPM

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Il Tar del Lazio ha accolto parzialmente il ricorso di Unicredit contro il decreto con cui il Governo, il 18 aprile 2025, ha esercitato il Golden Power sull’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit sulla totalità delle azioni ordinarie di Banco BPM. L’operazione era stata comunicata al mercato il 25 novembre 2024.

I giudici amministrativi hanno ritenuto sproporzionato il vincolo quinquennale imposto al gruppo bancario di “non ridurre il rapporto impieghi/depositi in Italia”, considerando eccessivo fissare un termine rigido prima di aver completato un piano industriale dettagliato.

Focus sul project finance e libertà industriale

Altro punto accolto riguarda la prescrizione sul mantenimento del livello del portafoglio di project finance. Secondo il Tar, l’imposizione a tempo indeterminato di tale vincolo rappresenta un’invasione nella libertà industriale di Unicredit.

I giudici hanno definito la misura come un intervento diretto sulla politica aziendale, ritenendola sproporzionata rispetto all’obiettivo di tutela dell’interesse nazionale, pur riconoscendo la legittimità del principio di vigilanza pubblica su operazioni di interesse strategico.

Prescrizioni confermate

Non sono stati accolti gli altri punti del ricorso. In particolare:

  • L’obbligo di mantenere il peso degli investimenti di Anima in titoli italiani.

  • La prescrizione relativa all’uscita di Unicredit dal mercato russo entro nove mesi, misura giudicata coerente con le priorità geopolitiche e i rischi per la sicurezza nazionale.

Obbligo di rivalutazione per il Governo

Il Tar ha stabilito che il Governo dovrà rivalutare la durata delle misure imposte, coinvolgendo Unicredit in una nuova interlocuzione istituzionale per ridefinire i termini temporali delle prescrizioni considerate eccessive.

Secondo i giudici, è necessario un approccio proporzionato e ragionevole, capace di coniugare l’interesse pubblico alla sicurezza con la libertà di impresa e la sostenibilità delle prescrizioni imposte.

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Economia

Milei negli Usa tra Trump e investitori: missione diplomatica e finanziaria

Javier Milei prepara una missione negli Stati Uniti tra incontri con Donald Trump e vertici latinoamericani, con l’obiettivo di rafforzare l’alleanza geopolitica e attrarre capitali.

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Il presidente argentino Javier Milei si prepara a una intensa agenda diplomatica negli Stati Uniti con l’obiettivo di consolidare l’alleanza geopolitica con la Casa Bianca e attrarre nuovi investimenti.

Nel giro di tre settimane, Milei parteciperà a due incontri promossi dal presidente statunitense Donald Trump e sarà impegnato in una serie di appuntamenti con investitori a New York.

La “Giunta della Pace” a Washington

Il primo appuntamento è fissato per il 19 febbraio a Washington, dove Milei prenderà parte alla cosiddetta “Giunta della Pace”, foro voluto da Trump per discutere la crisi in Medio Oriente.

Il 7 marzo il presidente argentino sarà invece a Miami per un vertice con capi di Stato latinoamericani considerati vicini a Washington, tra cui Nayib Bukele, Nasry Asfura e Santiago Peña. Tra i temi attesi figura il contenimento dell’influenza cinese nella regione.

La Settimana Argentina a New York

Dal 9 all’11 marzo Milei sarà a Manhattan per la “Settimana Argentina”, evento dedicato alla promozione del Paese presso la comunità finanziaria internazionale.

L’ambasciatore argentino negli Stati Uniti, Alec Oxenford, ha definito l’iniziativa “il più grande evento di presentazione dell’Argentina al mondo degli investitori”, sostenendo che il Paese “ha smesso di essere una curiosità e ha iniziato a essere rispettato”.

La missione si inserisce nella strategia del governo di Buenos Aires volta a rafforzare i legami con Washington e a favorire l’ingresso di capitali privati nell’economia argentina.

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Economia

Pubblicità 2025, Nielsen: investimenti in Italia +0,4%. Radio e Web crescono, Tv in calo

Nielsen pubblica i dati Ad Intel: nel 2025 il mercato pubblicitario italiano cresce dello 0,4%. Bene Web, Radio e Out of Home, in calo Tv e Quotidiani.

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Nielsen ha diffuso i risultati Ad Intel relativi al mercato pubblicitario italiano di dicembre 2025. Gli investimenti segnano un +1,1% nel mese e chiudono l’intero 2025 con una crescita cumulata dello 0,4%.

Se si esclude dalla raccolta web la stima Nielsen su search, social, classified e Over the top, l’andamento annuo si attesta a -1,6%.

Secondo la nota diffusa dalla società, il 2025 consolida la forte performance del 2024 (+4,2%), anno trainato dai grandi eventi live come Europei di calcio e Olimpiadi. Negli ultimi tre mesi del 2025 si è registrata però una contrazione, ipotizzata come legata all’attesa per le Olimpiadi invernali e i successivi Mondiali di calcio. Le prospettive per il 2026 vengono indicate come positive.

Andamento dei mezzi: Tv in calo, cresce la Radio

Nel dettaglio dei singoli mezzi, la Tv chiude dicembre a -3,2% e l’intero 2025 a -1,8%.

I Quotidiani segnano -4,2% a dicembre e -3,7% sull’anno. I Periodici crescono a dicembre (+0,6%) ma chiudono il 2025 a -8,6%.

In crescita la Radio, che registra +8,2% nel mese e +1,8% sull’anno.

Sulla base delle stime Nielsen, l’intero universo del Web advertising chiude il 2025 a +2,9% (-1,7% considerando il solo perimetro Fcp AssoInternet). Positivi anche Out of Home (+5,4%) e Cinema (+6,1%), mentre il Direct Mail chiude a -4,5%.

I settori merceologici

A dicembre risultano in crescita 11 settori, con i maggiori contributi da Enti/Istituzioni (+40,6%), Servizi professionali (+54,6%) e Tempo libero (+22,2%).

In calo Gestione casa (-8,9%), Abbigliamento (-24,1%) e Turismo/Viaggi (-11,8%).

Tra i comparti con maggiore quota di mercato, nel 2025 crescono Alimentari (+3,7%), Finanza/Assicurazioni (+11,7%) e Bevande/Alcolici (+6,7%). In flessione Distribuzione (-10,2%), Gestione casa (-10,2%) e Cura persona (-7,4%).

Media mix e strategie divergenti

Nel 2025 i principali comparti mostrano un andamento polarizzato: Largo Consumo (-0,1%) e Attività e Servizi (-0,4%) restano sostanzialmente stabili, mentre risultano negativi Beni durevoli (-2%), Persona (-3,2%) e Tempo libero (-1,3%).

I due macrosettori dominanti, ciascuno con una quota del 28%, adottano strategie opposte. Il Largo Consumo concentra gli investimenti sulla Tv, che cresce dell’1,3%, pur riducendo la spesa sugli altri mezzi. Attività e Servizi, invece, incrementa la presenza su quasi tutti i canali ma disinveste in modo significativo dalla Tv (-6,1%) e dai Periodici (-1,4%).

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Economia

Borse asiatiche in rialzo prima del Capodanno lunare, Nikkei frenato dalla crescita debole

Le Borse asiatiche salgono alla vigilia del Capodanno lunare, con il Nikkei frenato dalla crescita debole del Giappone. Wall Street stabile dopo dati sull’inflazione. Oro in calo.

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Le principali piazze asiatiche hanno chiuso in rialzo alla vigilia delle festività per il Capodanno lunare, con diversi mercati chiusi o operativi solo per mezza giornata.

A Tokyo il Nikkei 225 ha guadagnato lo 0,1% a 56.996,21 punti, nonostante i nuovi dati macroeconomici abbiano mostrato una crescita dell’economia giapponese più debole del previsto nell’ultimo trimestre dell’anno, pari allo 0,2% su base annualizzata.

Hong Kong in rialzo, Cina e Corea chiuse

Scambi sottili in Asia per la chiusura delle Borse di Cina continentale, Corea del Sud e Taiwan. Il primo giorno del Capodanno lunare cade quest’anno martedì.

A Hong Kong l’Hang Seng ha chiuso la seduta di mezza giornata in rialzo dello 0,5% a 26.705,94 punti. In Australia l’indice S&P/ASX 200 ha guadagnato lo 0,3%, mentre a Mumbai il Sensex è salito dello 0,2%.

Wall Street stabile dopo le tensioni sull’AI

I futures statunitensi sono leggermente positivi, mentre i mercati americani restano chiusi per il Presidents Day.

Venerdì scorso Wall Street ha mostrato segnali di stabilizzazione dopo le turbolenze legate ai timori sull’impatto dell’intelligenza artificiale in diversi settori, in particolare nel comparto software. L’S&P 500 è salito di meno dello 0,1%, il Dow Jones ha guadagnato lo 0,1%, mentre il Nasdaq Composite ha perso lo 0,2%.

A sostenere il mercato ha contribuito un dato sull’inflazione statunitense che ha evidenziato un rallentamento delle pressioni sui prezzi, lasciando spazio a possibili ulteriori interventi sui tassi da parte della Federal Reserve.

Oro in calo, petrolio stabile

Nelle contrattazioni asiatiche l’oro ha perso l’1,1%, scendendo sotto la soglia dei 5.000 dollari l’oncia, mentre l’argento ha ceduto il 3,8%.

Il petrolio è rimasto sostanzialmente stabile, con il Wti poco sopra i 62 dollari al barile e il Brent vicino ai 68 dollari. Sul mercato valutario, il dollaro si è rafforzato sullo yen, mentre l’euro è rimasto pressoché invariato rispetto alla valuta statunitense.

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