La stagione influenzale in Italia si avvia alla conclusione con un bilancio importante ma meno pesante rispetto allo scorso anno. Secondo le rilevazioni del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, circa 12,6 milioni di italiani sono stati colpiti da infezioni respiratorie acute.
Il dato resta elevato ma è inferiore rispetto alla stagione precedente, quando i contagi avevano raggiunto circa 16 milioni di persone. L’epidemia non è però del tutto terminata e continua a registrare nuovi casi, anche se la curva appare in progressivo calo.
Oltre 400 mila nuovi casi nell’ultima settimana
Nell’ultima settimana di monitoraggio sono stati registrati circa 406 mila nuovi casi di infezioni respiratorie. Solo una quota molto ridotta, poco più del 2%, è però riconducibile ai virus influenzali classici.
In questa fase della stagione a circolare maggiormente sono altri patogeni respiratori come Rhinovirus, virus respiratorio sinciziale e metapneumovirus, che stanno prolungando la coda dell’epidemia.
I bambini piccoli restano i più colpiti
La fascia di popolazione più esposta resta quella dei bambini sotto i quattro anni. Nella scorsa settimana quasi un bambino su trenta in questa fascia di età ha contratto un’infezione respiratoria.
Nelle altre fasce della popolazione, invece, i casi sono ormai in progressiva diminuzione. Anche accessi ai pronto soccorso e ricoveri ospedalieri stanno gradualmente tornando verso livelli considerati fisiologici.
Una stagione meno grave delle attese
Gli esperti sottolineano che, nonostante alcune premesse che facevano temere un’epidemia più intensa, l’andamento si è rivelato in linea con quello degli ultimi anni.
La stagione era iniziata con alcune incognite: la possibile prevalenza del virus H3, l’anticipo della circolazione influenzale e l’emergere della cosiddetta variante K. Tuttavia, secondo le analisi disponibili, questa variante non ha provocato un aumento significativo dei contagi né ha mostrato una maggiore gravità clinica.
Vaccino efficace ma coperture ancora basse
Gli studi condotti nei primi mesi della stagione indicano inoltre che la variante K resta vulnerabile al vaccino antinfluenzale.
Resta però un problema di adesione alla vaccinazione. I dati indicano una copertura vaccinale negli over 65 attorno al 50%, mentre nella fascia 60-64 anni si ferma al 21%. Ancora più bassa la copertura tra i bambini tra 6 mesi e 6 anni, che si aggira intorno al 20%.
Si tratta di percentuali molto lontane dagli obiettivi indicati dalle autorità sanitarie, che fissano un target minimo del 75% e un obiettivo ottimale del 95%.
La campagna vaccinale e le prospettive per il prossimo inverno
La maggior parte delle vaccinazioni è stata effettuata dai medici di medicina generale, con circa 9 milioni di dosi somministrate. Seguono i pediatri di libera scelta, con circa 880 mila dosi, e le farmacie, che ne hanno somministrate circa 870 mila.
Il Ministero della Salute guarda ora alla prossima stagione influenzale, con l’obiettivo di rafforzare la sensibilizzazione della popolazione, semplificare l’accesso alla vaccinazione e sostenere le Regioni nelle campagne di prevenzione. L’obiettivo dichiarato è anticipare l’influenza stagionale e ridurre l’impatto sui servizi sanitari.