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Salute

Tamponi, 58 milioni spesi da italiani in farmacia a gennaio

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Nelle prime quattro settimane del 2022 gli italiani hanno speso in farmacia ben 58 milioni di euro in test antigenici rapidi. La cifra e’ stato elaborata da Iqvia, provider globale di dati in ambito sanitario e farmaceutico. Una spesa, quella di 58 milioni, che rapportata alla spesa dell’intero 2021 (sempre in farmacia), pari a 140 milioni di euro, è indicativa dell’aumento esponenziale del numero di test effettuati in seguito all’introduzione del Green Pass. E’ molto probabile che nella spesa abbia pesato tanto i tamponi fatti per il dopo cenoni natalizi.

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Formia, primo prelievo di tessuto osseo da donatore vivente nella provincia di Latina

All’ospedale Dono Svizzero di Formia eseguito il primo prelievo di tessuto osseo da donatore vivente nella provincia di Latina. Il presidente Rocca: passo importante per la rete dei trapianti nel Lazio.

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All’ospedale Dono Svizzero di Formia è stato realizzato il primo prelievo di tessuto osseo da donatore vivente nella provincia di Latina. L’intervento rappresenta un passaggio significativo per il rafforzamento della rete della donazione e dei trapianti nel Lazio.

Il risultato è stato sottolineato dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che in una nota ha evidenziato il valore dell’operazione per il sistema sanitario regionale.

Rocca: “Un traguardo importante per la sanità del territorio”

Secondo Rocca, il primato raggiunto dall’ospedale di Formia rappresenta un traguardo rilevante e motivo di soddisfazione per l’intero sistema sanitario regionale.

Il presidente ha spiegato che l’intervento dimostra la qualità della sanità del territorio e la professionalità delle équipe mediche e sanitarie coinvolte nel percorso di cura.

Il valore della cultura della donazione

Nel suo intervento Rocca ha anche sottolineato il valore del gesto compiuto dal donatore, definito un atto di grande generosità.

Secondo il presidente della Regione Lazio è fondamentale continuare a promuovere la cultura della donazione, che permette di offrire nuove possibilità di cura e di migliorare la qualità della vita di molti pazienti.

Il lavoro delle équipe mediche

Nel messaggio istituzionale sono stati ringraziati l’équipe dell’Unità Operativa di Ortopedia dell’ospedale di Formia, la direzione sanitaria e tutto il personale coinvolto nell’intervento.

La Regione Lazio ha ribadito l’impegno a sostenere e valorizzare queste esperienze considerate di eccellenza, con l’obiettivo di rafforzare una sanità sempre più efficiente, solidale e vicina ai cittadini.

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Salute

Influenza 2026, stagione verso la fine: 12,6 milioni di italiani colpiti ma meno dell’anno scorso

La stagione influenzale in Italia si avvia alla conclusione con 12,6 milioni di contagi. Numeri inferiori al 2025 ma restano casi tra i bambini. Preoccupano le basse coperture vaccinali.

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La stagione influenzale in Italia si avvia alla conclusione con un bilancio importante ma meno pesante rispetto allo scorso anno. Secondo le rilevazioni del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, circa 12,6 milioni di italiani sono stati colpiti da infezioni respiratorie acute.

Il dato resta elevato ma è inferiore rispetto alla stagione precedente, quando i contagi avevano raggiunto circa 16 milioni di persone. L’epidemia non è però del tutto terminata e continua a registrare nuovi casi, anche se la curva appare in progressivo calo.

Oltre 400 mila nuovi casi nell’ultima settimana

Nell’ultima settimana di monitoraggio sono stati registrati circa 406 mila nuovi casi di infezioni respiratorie. Solo una quota molto ridotta, poco più del 2%, è però riconducibile ai virus influenzali classici.

In questa fase della stagione a circolare maggiormente sono altri patogeni respiratori come Rhinovirus, virus respiratorio sinciziale e metapneumovirus, che stanno prolungando la coda dell’epidemia.

I bambini piccoli restano i più colpiti

La fascia di popolazione più esposta resta quella dei bambini sotto i quattro anni. Nella scorsa settimana quasi un bambino su trenta in questa fascia di età ha contratto un’infezione respiratoria.

Nelle altre fasce della popolazione, invece, i casi sono ormai in progressiva diminuzione. Anche accessi ai pronto soccorso e ricoveri ospedalieri stanno gradualmente tornando verso livelli considerati fisiologici.

Una stagione meno grave delle attese

Gli esperti sottolineano che, nonostante alcune premesse che facevano temere un’epidemia più intensa, l’andamento si è rivelato in linea con quello degli ultimi anni.

La stagione era iniziata con alcune incognite: la possibile prevalenza del virus H3, l’anticipo della circolazione influenzale e l’emergere della cosiddetta variante K. Tuttavia, secondo le analisi disponibili, questa variante non ha provocato un aumento significativo dei contagi né ha mostrato una maggiore gravità clinica.

Vaccino efficace ma coperture ancora basse

Gli studi condotti nei primi mesi della stagione indicano inoltre che la variante K resta vulnerabile al vaccino antinfluenzale.

Resta però un problema di adesione alla vaccinazione. I dati indicano una copertura vaccinale negli over 65 attorno al 50%, mentre nella fascia 60-64 anni si ferma al 21%. Ancora più bassa la copertura tra i bambini tra 6 mesi e 6 anni, che si aggira intorno al 20%.

Si tratta di percentuali molto lontane dagli obiettivi indicati dalle autorità sanitarie, che fissano un target minimo del 75% e un obiettivo ottimale del 95%.

La campagna vaccinale e le prospettive per il prossimo inverno

La maggior parte delle vaccinazioni è stata effettuata dai medici di medicina generale, con circa 9 milioni di dosi somministrate. Seguono i pediatri di libera scelta, con circa 880 mila dosi, e le farmacie, che ne hanno somministrate circa 870 mila.

Il Ministero della Salute guarda ora alla prossima stagione influenzale, con l’obiettivo di rafforzare la sensibilizzazione della popolazione, semplificare l’accesso alla vaccinazione e sostenere le Regioni nelle campagne di prevenzione. L’obiettivo dichiarato è anticipare l’influenza stagionale e ridurre l’impatto sui servizi sanitari.

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Ictus, nuova scoperta Neuromed: il recupero dipende anche dall’emisfero cerebrale opposto alla lesione

Uno studio dell’IRCCS Neuromed pubblicato su Stroke mostra che l’emisfero cerebrale opposto alla lesione gioca un ruolo decisivo nel recupero motorio dopo un ictus.

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Dopo un ictus l’attenzione clinica si concentra generalmente sulla parte del cervello direttamente colpita dalla lesione. Tuttavia il funzionamento del sistema nervoso non dipende da singole aree isolate ma da reti di connessioni distribuite tra i due emisferi cerebrali. Quando uno dei due subisce un danno, anche l’altro può modificare la propria attività, contribuendo al recupero delle funzioni oppure ostacolandolo.

Proprio su questo equilibrio tra emisferi si concentra uno studio condotto dal Laboratorio di Neurofarmacologia dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, realizzato in collaborazione con l’Università di Lund in Svezia e con la Washington University di St. Louis negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista scientifica Stroke.

L’emisfero controlaterale nodo chiave della riorganizzazione

La ricerca ha individuato nell’emisfero controlaterale, cioè quello opposto alla zona lesionata, un elemento cruciale nella riorganizzazione delle reti cerebrali dopo un ictus. Secondo i risultati dello studio, l’emisfero non colpito può diventare eccessivamente attivo generando un disequilibrio funzionale che finisce per ostacolare il recupero motorio.

Comprendere come modulare questa attività potrebbe quindi rappresentare una nuova strada per migliorare la riabilitazione neurologica dopo l’evento ischemico.

I recettori mGlu5 e la plasticità del cervello

Per individuare possibili strategie terapeutiche i ricercatori hanno concentrato l’attenzione sui recettori metabotropici del glutammato di tipo 5, chiamati mGlu5. Si tratta di proteine che regolano la comunicazione tra i neuroni e i processi di plasticità sinaptica, cioè la capacità del cervello di modificare le proprie connessioni.

Per studiarne il ruolo gli scienziati hanno utilizzato un approccio innovativo basato sulla fotofarmacologia. Questa tecnica impiega molecole sensibili alla luce che possono essere attivate o disattivate in modo selettivo in specifiche regioni del cervello, consentendo di modulare l’effetto del farmaco senza intervenire geneticamente sui neuroni.

Miglioramento del recupero motorio nei modelli sperimentali

La dottoressa Federica Mastroiacovo (foto in evidenza), primo autore dello studio, spiega che il recupero motorio dopo un ictus può essere influenzato in modo significativo dall’emisfero non direttamente colpito dalla lesione.

Nei modelli sperimentali utilizzati nello studio il blocco selettivo dei recettori mGlu5 nell’area cerebrale omotopica controlaterale alla lesione ha portato a un miglioramento significativo della funzione motoria. Lo stesso intervento nella zona lesionata non ha invece prodotto risultati comparabili.

Questo suggerisce che intervenire sull’emisfero opposto potrebbe rappresentare una strategia terapeutica efficace indipendentemente dall’estensione del danno ischemico o dalle terapie vascolari già effettuate.

Verso nuove strategie terapeutiche dopo lo stroke

Secondo il professor Ferdinando Nicoletti, responsabile del laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed e docente di Farmacologia alla Sapienza di Roma, lo studio identifica con precisione il sito cerebrale in cui l’inibizione dei recettori mGlu5 può favorire il recupero.

I risultati indicano che l’emisfero controlaterale non è un semplice spettatore del danno ma partecipa attivamente alla riorganizzazione delle reti neuronali dopo l’ictus.

La ricerca è stata condotta su modelli animali e rappresenta un passo avanti nella comprensione dei meccanismi neurobiologici che regolano la plasticità cerebrale dopo un danno ischemico. Saranno necessari ulteriori studi per verificare se e in quale misura questi risultati possano essere tradotti in nuove terapie per i pazienti.

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