Sport
Tamberi show ai Giochi del Mediterraneo, oro e festa a Taranto. Italia a un passo dal record
Gianmarco Tamberi vince il salto in alto ai Giochi del Mediterraneo di Taranto superando 2,25 metri e tenta poi senza successo il 2,35. L’Italia conquista 23 medaglie nella giornata e raggiunge quota 187, a sole sei lunghezze dal record assoluto stabilito a Bari nel 1997.
Gianmarco Tamberi conquista l’unico oro che ancora mancava alla sua straordinaria collezione. Ai Giochi del Mediterraneo il campione azzurro vince il salto in alto e accende lo stadio Valente di Taranto, in una giornata nella quale l’Italia conquista altre 23 medaglie e si porta a un passo dal record stabilito a Bari nel 1997.
Il pubblico è tutto per Gimbo fin dal suo ingresso in pista. Il fresco campione europeo, nonostante un calendario serratissimo che lo porterà già venerdì e sabato alle finali della Diamond League di Bruxelles, decide di rispettare l’impegno e domina una gara che praticamente non viene mai messa in discussione.
Tamberi entra a 2,15 metri, poi supera 2,25. È sufficiente per mettersi alle spalle il greco Antonios Merlos, fermatosi a 2,19, e conquistare la medaglia d’oro.
Con la vittoria ormai al sicuro, Gimbo decide di regalare un altro spettacolo al pubblico di Taranto. Fa alzare lo stadio, muove le braccia come un direttore d’orchestra e chiede agli spettatori di accompagnarlo nell’assalto ai 2,35 metri, misura che gli avrebbe consegnato il primato mondiale stagionale.
Questa volta l’impresa non riesce. Tamberi fallisce i tre tentativi, ma può comunque festeggiare un altro titolo da aggiungere a un palmares già ricchissimo.
Sul podio del salto in alto sale anche un altro italiano: Cristiano Falocchi conquista il bronzo.
Quello di Tamberi è il quarto oro azzurro di una giornata straordinaria. Gli altri arrivano da Giulia Miserendino nel sollevamento pesi, categoria 69 kg, da Nicholas James Ponzio nel getto del peso e da Chiara Erika Saraceni nel salto triplo.
Ponzio conquista il titolo con 21,21 metri, precedendo il francese Mallagi e l’egiziano Khalifa. Saraceni si impone invece con un salto da 14,21, davanti alle serbe Spanovic e Mitrovic.
Il bottino complessivo della giornata parla di 4 ori, 7 argenti e 12 bronzi, per 23 medaglie complessive.
L’Italia sale così a 187 podi e mette seriamente nel mirino il primato dei Giochi di Bari 1997, quando gli azzurri conquistarono 193 medaglie. Ne mancano appena sei. Resta invece ancora lontano il record relativo agli ori: a Bari furono 76, contro i 62 attuali.
Nel medagliere l’Italia domina nettamente, con la Turchia seconda a quota 90 podi.
Tra gli argenti spiccano quelli conquistati nel karate da Veronica Brunori, Erminia Perfetto e Silvia Semeraro. Due secondi posti arrivano dal basket 3×3, dove sia la nazionale maschile sia quella femminile vengono battute in finale dalla Spagna. Argento anche per Niccolò Gandola ed Elena Sali nel doppio misto leggero di canottaggio e per Alessandra Bonora nei 400 metri.
Numerosi anche i bronzi, dal canottaggio al karate, passando per sollevamento pesi, ginnastica artistica e atletica.
Qualche amarezza arriva invece da Pietro Arese, quarto nei 1500 metri, e soprattutto da Filippo Tortu. Il portabandiera azzurro chiude quarto la propria batteria dei 200 metri, ma viene ripescato e sarà comunque in finale.
Domani toccherà ancora all’atletica provare a spingere l’Italia oltre un altro traguardo storico. Dopo avere già superato le 176 medaglie di Pescara 2009, gli azzurri sono ormai vicinissimi al primato assoluto di Bari.
Ma la copertina di Taranto appartiene a Gimbo: oro ai Giochi del Mediterraneo, pubblico in piedi e un altro titolo aggiunto alla collezione di Tamberi.
Sport
Napoli, Allegri non fa drammi: «Buona partita, ora rabbia e niente paura»
Dopo Napoli-Arsenal, Allegri promuove la prestazione degli azzurri e invita il gruppo a reagire. Ansia per Meret e Alisson Santos, Di Lorenzo chiude il caso Lang.
Il Napoli incassa contro l’Arsenal la terza sconfitta consecutiva, ma Massimiliano Allegri difende la prestazione degli azzurri. Dopo essere rimasto diversi minuti negli spogliatoi a parlare con la squadra, il tecnico ha analizzato ai microfoni di Prime Video il debutto negativo nel girone unico di Champions League.
«Abbiamo giocato, secondo me, una buona partita contro una delle squadre più forti d’Europa. Il primo tempo è stato molto equilibrato e anche la gestione della palla è stata buona», ha spiegato Allegri.
Allegri: «Non dobbiamo demoralizzarci»
Nella ripresa l’Arsenal ha aumentato la pressione, trovando il gol decisivo con Ødegaard. Il tecnico azzurro, però, sottolinea i progressi difensivi mostrati dalla squadra.
«Loro hanno alzato i ritmi, ma noi abbiamo difeso bene. Se avessimo difeso così sabato contro l’Inter o contro il Como, forse quelle partite sarebbero finite diversamente».
Allegri invita il gruppo a reagire senza perdere fiducia: «Ci dispiace per le tre sconfitte consecutive, ma dobbiamo prendere quanto c’è di positivo. Non bisogna demoralizzarsi. Dobbiamo essere dispiaciuti e arrabbiati, ma i ragazzi hanno fatto una buona partita».
L’errore sul gol di Ødegaard
A decidere la sfida del Maradona è stata una giocata di Ødegaard al 75’. «Purtroppo siamo cascati su un uno-due che non abbiamo seguito», ha osservato Allegri.
Il tecnico ha individuato anche un altro limite nella manovra offensiva: «Sull’ultimo passaggio abbiamo compiuto scelte sbagliate in diverse occasioni».
Ansia per Meret e Alisson Santos
Alle tre sconfitte consecutive si aggiungono le preoccupazioni per le condizioni di Alisson Santos e Alex Meret. Per il brasiliano lo stop si annuncia più lungo: «Lo abbiamo perso per un po’ di tempo», ha spiegato Allegri.
Il portiere sarà invece sottoposto agli accertamenti necessari: «Dobbiamo valutare. Speriamo non sia nulla di grave».
Di Lorenzo: «Una sconfitta che fa male»
Amareggiato anche il capitano Giovanni Di Lorenzo: «È una sconfitta che fa male. Loro hanno avuto il pallino del gioco, però ci siamo difesi bene e abbiamo avuto le nostre occasioni. La prestazione è stata buona contro una grande squadra».
Il caso Noa Lang
A far discutere è stata anche l’esclusione di Noa Lang, mandato in tribuna per motivi disciplinari dopo un comportamento definito dal direttore sportivo Giovanni Manna «non idoneo».
Di Lorenzo prova a chiudere il caso: «Da domani si volta pagina. Lang fa parte del gruppo, lavora con noi e sono sicuro che dalla prossima partita ci darà un grande contributo».
In Evidenza
Napoli, Champions amara al Maradona: Ødegaard firma il tris di sconfitte
Il Napoli perde 1-0 contro l’Arsenal nell’esordio in Champions League. Decide un gran gol di Ødegaard al 75’. Gli azzurri, poco pericolosi, incassano la terza sconfitta consecutiva. Meret lascia il campo per un problema agli adduttori.
Il Napoli cade al Maradona nell’esordio in Champions League. L’Arsenal vince 1-0 grazie a una prodezza di Martin Ødegaard al 75’ e infligge alla squadra di Massimiliano Allegri la terza sconfitta consecutiva, dopo i due passi falsi in campionato.
Gli azzurri disputano una partita soprattutto di contenimento, lasciando il controllo del gioco agli inglesi e tentando di ripartire. Ma le occasioni costruite sono troppo poche e l’Arsenal, dopo avere più volte sfiorato il vantaggio, trova il gol che decide la sfida.
A preoccupare è anche l’infortunio di Alex Meret, costretto a lasciare il posto a Vanja Milinković-Savić durante l’intervallo per un problema agli adduttori.
Meret salva il Napoli
L’Arsenal prende progressivamente il controllo del possesso e costringe il Napoli a raccogliersi nella propria metà campo.
Al 22’ gli ospiti costruiscono la prima grande occasione: Mikel Merino colpisce di testa a pochi passi dalla porta, ma Meret risponde con un intervento decisivo.
Gli azzurri faticano a risalire il campo e non riescono a rifornire con continuità Rasmus Højlund. Sul finire del primo tempo è ancora l’Arsenal a sfiorare il vantaggio. Al 45’ Bukayo Saka si presenta a tu per tu con Meret, ma spreca una clamorosa opportunità.
Meret non rientra dopo l’intervallo
Il portiere del Napoli, già alle prese con problemi muscolari agli adduttori, non torna in campo per la ripresa. Al suo posto entra Milinković-Savić.
Il copione non cambia. L’Arsenal mantiene il possesso e continua a cercare gli spazi, mentre il Napoli resta basso e prova senza successo a ripartire.
Al 51’ Piero Hincapié spreca da posizione favorevole. Al 63’ Declan Rice tenta la conclusione dalla distanza, mandando il pallone sopra la traversa.
Il Napoli prova a uscire dal guscio affidandosi a Højlund, ma non riesce a costruire vere occasioni da gol.
La prodezza di Ødegaard
La resistenza azzurra termina al 75’. Ødegaard scambia con Christos Tzolis al limite dell’area e lascia partire una conclusione mancina precisa. Il pallone colpisce il palo interno e termina in rete, senza lasciare possibilità a Milinković-Savić.
È il gol che spezza l’equilibrio e premia il dominio territoriale della formazione inglese.
Allegri prova a cambiare l’inerzia inserendo David Neres e Lorenzo Lucca al posto di Højlund e Lobotka. Le sostituzioni, però, non producono la reazione sperata.
Havertz segna, ma è fuorigioco
Nel finale l’Arsenal resta pericoloso e sfiora il raddoppio con Madueke e Tzolis. Il Napoli evita il secondo gol, ma non riesce a creare i presupposti per il pareggio.
Al 93’ Kai Havertz manda nuovamente il pallone in rete, ma il gol viene annullato per fuorigioco.
Finisce 1-0 per l’Arsenal. Il Napoli comincia la sua Champions con una sconfitta e allunga a tre la serie di ko consecutivi. Al di là del risultato, preoccupa una squadra apparsa troppo prudente e incapace di rendersi realmente pericolosa davanti al proprio pubblico.
Sport
Shelton ferma Alcaraz alle tre di notte: maratona da record agli US Open
Ben Shelton batte Carlos Alcaraz in cinque set dopo 4 ore e 31 minuti e raggiunge la semifinale degli US Open. La partita, terminata oltre le tre del mattino, è la più tarda nella storia del torneo. L’americano affronterà Frances Tiafoe.
Finisce nel cuore della notte di New York il cammino di Carlos Alcaraz agli US Open. Lo spagnolo, rientrato dopo l’infortunio al polso che lo aveva tenuto lontano dai campi da aprile, è stato eliminato nei quarti di finale da uno straordinario Ben Shelton.
Lo statunitense, ottava testa di serie, si è imposto dopo 4 ore e 31 minuti con il punteggio di 6-7(5), 6-1, 6-3, 1-6, 7-6(8). L’incontro è terminato oltre le tre del mattino, diventando la partita conclusa più tardi nella storia del torneo newyorkese.
Una battaglia decisa al super tie-break
Alcaraz ha conquistato il primo set al tie-break, ma Shelton ha reagito dominando il secondo e prendendo il controllo anche nel terzo. Quando l’americano sembrava avere l’incontro in mano, lo spagnolo ha ritrovato intensità e lucidità, imponendosi nettamente per 6-1 nel quarto parziale.
Tutto si è deciso nel quinto set. Shelton è stato più freddo nel super tie-break, riuscendo a contenere il ritorno del rivale e a chiudere l’incontro con un ace a circa 235 chilometri orari.
Una battuta imprendibile, anche per un Alcaraz in condizioni fisiche migliori.
Shelton vince anche da fondocampo
La chiave della vittoria non è stata soltanto la potenza del servizio. Shelton ha risposto con continuità, ha retto gli scambi prolungati e ha costretto Alcaraz a giocare molte palle nei propri turni di battuta.
«Ho risposto davvero bene e credo di essere stato intelligente nel modo in cui ho affrontato il suo servizio», ha spiegato l’americano. «L’ho costretto a giocare tanto e sono stato bravo a sfruttare le occasioni nelle quali non trovava perfettamente gli angoli».
Shelton ha accettato gli ace del rivale senza perdere fiducia nel proprio piano tattico: «Per me era importante tenere negli scambi, avere un piano da fondocampo ed eseguirlo senza perdere tutti i punti dalla linea di fondo».
Alcaraz: «Esco con un sorriso»
La sconfitta interrompe la serie di 18 vittorie consecutive nei tornei del Grande Slam di Alcaraz. Il bilancio del suo ritorno rimane comunque positivo.
«Esco dal campo felice, con un sorriso. Sono orgoglioso di me stesso e di come ho lottato», ha dichiarato lo spagnolo. «Prima del torneo speravo di poter competere, giocare questo tipo di partite ed essere in salute».
Alcaraz non nasconde la delusione, ma guarda soprattutto alla risposta del fisico: «Ero molto stanco, però ho trovato il modo di spingermi oltre i miei limiti».
Poi i complimenti al vincitore: «Shelton ha giocato una partita molto completa e matura. Sapeva esattamente cosa fare in ogni momento. Fisicamente è una bestia: sembrava non avere punti deboli».
Un’altra notte estrema per Alcaraz
Per lo spagnolo non è la prima maratona notturna a Flushing Meadows. Nel 2022 aveva superato Jannik Sinner nei quarti di finale al termine di un incontro concluso alle 2.50 del mattino.
Quel successo aprì la strada al primo titolo del Grande Slam della sua carriera, conquistato a soli 19 anni. Questa volta, invece, la notte più lunga si è conclusa con l’eliminazione.
Derby americano in semifinale
Shelton raggiunge la terza semifinale Slam della carriera, dopo quelle disputate agli US Open del 2023, quando fu sconfitto da Novak Djokovic, e agli Australian Open del 2025, chiusi contro Sinner.
Nel penultimo atto affronterà Frances Tiafoe in un derby tutto statunitense. Tiafoe ha eliminato il connazionale Alex Michelsen rimontando due set di svantaggio e vincendo 5-7, 3-6, 7-5, 6-3, 7-6 (10-6).
«È stata una battaglia. Carlos è uno dei più grandi campioni del nostro sport e questa è sicuramente la partita più bella della mia carriera», ha commentato Shelton.
Il ringraziamento a New York
Decisivo anche il sostegno del pubblico, rimasto sugli spalti fino a notte fonda.
«La mia energia arriva sempre dalle persone in tribuna: il mio team, la mia famiglia, i miei amici e la città di New York, rimasta qui oltre le tre del mattino a gridare “Usa”», ha detto Shelton. «Sono loro che mi hanno permesso di continuare a lottare e mi hanno aiutato a vincere. Grazie, New York».
Il pubblico americano avrà adesso un semifinalista garantito. Dopo una notte entrata nella storia, saranno Shelton e Tiafoe a contendersi un posto nella finale degli US Open.


