Collegati con noi

Uncategorized

Tajani: l’Egitto aiuterà ad arginare i migranti

Pubblicato

del

I migranti partono soprattutto da Libia e Tunisia, ma è anche – e quasi soprattutto – su quella potenza regionale che è l’Egitto che si deve intervenire per arginare i flussi migratori. Ma per farlo, attraverso un “partenariato”, bisogna pure stabilizzare socialmente il Paese più popoloso di Nordafrica e Medio Oriente, alle prese con la crisi alimentare causata dalla guerra in Ucraina. Come emerso da dichiarazioni e indiscrezioni, ha puntato a questo la missione di sistema che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha guidato al Cairo incontrando il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Con il capo di Stato egiziano “abbiamo parlato anche della questione migratoria” affinché “ci sia una riduzione delle partenze di immigrati irregolari sia dalla Libia sia dalla Tunisia”, ha detto Tajani riferendo che Sisi “ci ha garantito l’impegno del suo Paese per collaborare con l’Italia affinché i flussi migratori illegali si riducano drasticamente nell’area del Mediterraneo”. “Certamente serve l’Europa, servono le Nazioni Unite”, ha ricordato il capo della Farnesina ma, ha avvertito, “l’Egitto è un grande Paese” e senza la sua “collaborazione” è “difficile poter risolvere questo problema”.

Non tanto per dare qualcosa in cambio, quanto per contribuire ad evitare che un Paese da oltre 100 milioni di abitanti diventi una bomba migratoria piazzata direttamente sulla sponda sud del Mediterraneo, Tajani ha guidato una missione per lanciare un “partenariato Italia-Egitto sulla sicurezza alimentare” rafforzando il sistema egiziano di produzione di cibo e intensificando la cooperazione bilaterale in campo agroalimentare. Un’accelerazione che era stata impostata a dicembre nell’ambito multilaterale del ‘Dialogo Mediterraneo sulla sicurezza alimentare’ e che ha visto ora sbarcare al Cairo una folta delegazione di imprenditori del settore agrifood e di organizzazioni internazionali (tra cui il programma ‘Prima’ che gestisce 500 milioni euro di finanziamenti per la ricerca di settore nel Mediterraneo).

E’ stato impostato un “tavolo tecnico” italo-egiziano per “internazionalizzare le nostre imprese” e “sviluppare attività commerciali”, ha reso noto Tajani. In questo quadro, con l’Egitto ci sarà un “coordinamento” nel campo della ricerca scientifica, tra l’altro “l’agricoltura tecnologica”, ha annunciato il ministro dell’Università, Anna Mari Bernini. Gli obiettivi immediati della missione sono stati quelli di individuare progetti in grado di stimolare investimenti pubblici e privati nel campo della sicurezza alimentare, integrare le differenti modalità di finanziamento e attivare partenariati tra imprese egiziane e italiane. “Sisi ci ha confermato la volontà dell’Egitto di collaborare con il nostro Paese per trovare le giuste soluzioni”, ha rivelato poi Tajani con riferimento ai casi di Giulio Regeni e Patrick Zaki, problemi “ancora irrisolti”.

Advertisement

Uncategorized

Gli Usa deportano migranti a Bangui, il piano sui Paesi terzi apre un nuovo caso

Un volo con migranti deportati dagli Stati Uniti è atterrato a Bangui, nella Repubblica Centrafricana. A bordo cittadini iraniani, afghani, turchi e georgiani nell’ambito del controverso piano americano sui Paesi terzi.

Pubblicato

del

Un aereo partito dagli Stati Uniti e diretto nel cuore dell’Africa riapre il fronte più controverso della politica migratoria americana. Il primo volo con a bordo migranti iraniani, afghani, turchi e georgiani deportati dagli Usa è atterrato venerdì sera a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, nell’ambito del piano di Washington per trasferire immigrati irregolari in Paesi terzi.

Il volo verso la Repubblica Centrafricana

A riferire l’arrivo del volo è stata l’Afp, citando Alma David, legale specializzata in immigrazione. Secondo le informazioni disponibili, tra le persone trasferite vi sarebbero cittadini provenienti da Iran, Afghanistan, Turchia e Georgia, cioè Paesi diversi da quello di destinazione finale.

La scelta della Repubblica Centrafricana solleva forti interrogativi. Lo stesso Dipartimento di Stato americano invita i propri cittadini a non recarsi nel Paese per alcun motivo, a causa dell’instabilità, della violenza armata e delle condizioni di sicurezza estremamente precarie.

Il piano di Trump sui Paesi terzi

Le deportazioni verso Paesi terzi sono diventate uno degli strumenti principali della stretta sull’immigrazione voluta da Donald Trump. La logica è quella di inviare persone non necessariamente nel Paese di origine, ma in Stati che accettano di riceverle attraverso accordi con Washington.

La legalità di questo sistema è però contestata davanti ai tribunali, sia negli Stati Uniti sia all’estero. Il nodo riguarda soprattutto le garanzie offerte ai deportati, il rischio di trasferimenti successivi verso Paesi dove potrebbero subire persecuzioni e l’assenza di legami personali, familiari o giuridici con le nazioni di destinazione.

Il caso degli iraniani

Particolarmente delicata è la posizione dei cittadini iraniani. Gli Stati Uniti considerano il regime di Teheran una minaccia terroristica e sono in aperto conflitto politico e militare con l’Iran. Nonostante questo, Washington sta procedendo con la deportazione di iraniani fuggiti dal loro Paese.

Secondo i legali, alcune persone coinvolte avevano ottenuto una forma di protezione contro il rimpatrio in Iran, nota come “sospensione dell’espulsione”. Si tratta di uno status più limitato rispetto all’asilo, ma comunque riconosciuto dai tribunali dell’immigrazione quando esiste il rischio di persecuzioni o trattamenti inumani nel Paese di origine.

I dubbi umanitari e giuridici

Le organizzazioni per i diritti dei migranti temono che il trasferimento in Repubblica Centrafricana possa lasciare queste persone senza tutele effettive, senza rete familiare e senza uno status stabile. Il timore è che, una volta arrivate in un Paese terzo, possano essere esposte a ulteriori espulsioni o a condizioni di forte vulnerabilità.

La vicenda mette insieme sicurezza, immigrazione, diritto internazionale e rapporti diplomatici. Per l’amministrazione Trump è una prova di forza nella lotta all’immigrazione irregolare. Per avvocati e attivisti, invece, è il simbolo di una politica che rischia di aggirare le protezioni previste per chi fugge da persecuzioni, guerre e regimi autoritari.

Continua a leggere

Uncategorized

Spara sei colpi contro un carabiniere dopo una lite stradale: paura a Sant’Anastasia

Paura a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, dove un motociclista ha esploso sei colpi d’arma da fuoco contro un carabiniere libero dal servizio dopo una lite per motivi di viabilità. Nessun ferito, indagini in corso.

Pubblicato

del

Sei colpi d’arma da fuoco esplosi in strada dopo una lite per motivi di viabilità. Una discussione nata nel traffico si è trasformata in un episodio gravissimo a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, dove un motociclista ha inseguito e sparato contro un carabiniere libero dal servizio.

La lite in via Guglielmo Marconi

L’episodio è avvenuto ieri sera in via Guglielmo Marconi. Secondo una prima ricostruzione, il militare viaggiava in scooter quando avrebbe avuto una discussione con un altro motociclista per questioni legate alla circolazione stradale.

Dopo la lite, il motociclista avrebbe inseguito il carabiniere ed esploso contro di lui sei colpi d’arma da fuoco. Nessuno dei proiettili ha raggiunto il militare.

I proiettili contro un’auto e un edificio

Uno dei colpi ha danneggiato lo pneumatico di un veicolo in sosta. Gli altri proiettili sono finiti contro il muro di un edificio. Non risultano feriti.

Dopo avere sparato, il motociclista si è allontanato facendo perdere le proprie tracce.

Indagini per identificare il motociclista

Sono in corso le indagini dei Carabinieri per identificare e rintracciare l’autore degli spari. Gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica dell’aggressione e verificando la presenza di immagini utili da telecamere di videosorveglianza presenti nella zona.

L’episodio conferma ancora una volta il rischio di escalation violente anche da liti nate per motivi apparentemente banali, trasformate in pochi istanti in fatti di estrema gravità.

Continua a leggere

Uncategorized

Torre del Greco, serra di cannabis in casa: arrestato un 48enne

A Torre del Greco i Carabinieri hanno arrestato un 48enne trovato in casa con una piccola serra indoor per la coltivazione di cannabis, materiale per il confezionamento e strumenti per la pesatura.

Pubblicato

del

C’era una piccola serra di cannabis nascosta dentro un’abitazione segnata dal degrado, tra oggetti accatastati, ambienti trascurati e materiale utile, secondo l’ipotesi investigativa, alla produzione e al confezionamento della droga. A Torre del Greco i Carabinieri hanno arrestato un uomo di 48 anni, già noto alle forze dell’ordine, accusato di detenzione e coltivazione di sostanza stupefacente a fini di spaccio.

Il controllo dei Carabinieri nell’abitazione

L’intervento è stato eseguito dai militari della sezione operativa di Torre del Greco. Durante la perquisizione domiciliare, i Carabinieri hanno trovato una casa in condizioni di forte disordine, con stanze ingombre di oggetti, arredi danneggiati e materiali ammassati.

Nel corso del controllo, l’attenzione dei militari si è concentrata sulla cucina, dove era stata allestita una piccola coltivazione indoor di cannabis.

La serra con dieci piante di cannabis

All’interno dell’abitazione i Carabinieri hanno sequestrato dieci piante di cannabis custodite in una serra domestica dotata di illuminazione artificiale, sistema di aerazione e irrigazione. Un impianto essenziale ma strutturato, ritenuto idoneo alla coltivazione della marijuana.

Nel corso della perquisizione sono stati trovati anche materiale per il confezionamento e strumenti per la pesatura, elementi che hanno portato gli investigatori a contestare l’ipotesi della destinazione allo spaccio.

L’arresto e i domiciliari

Il 48enne è stato arrestato per detenzione e coltivazione di droga a fini di spaccio. Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari nella stessa abitazione, in attesa del giudizio.

Resta ferma, come sempre, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto