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Taglio del cuneo fiscale strutturale, nel 2021 fino a 1.200 euro annui in busta paga

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Non una sperimentazione ma una riduzione strutturale delle tasse, con 16 milioni di lavoratori dipendenti che si ritroveranno anche nel 2021 buste paga piu’ pesanti fino a 1.200 euro l’anno. Il giorno dopo il varo del decreto legge per il taglio del cuneo fiscale il governo, nella messa a punto del testo, chiarisce la portata del provvedimento, che in un primo momento era stato immaginato ‘a tempo’, cioe’ solo per quest’anno, e “in via sperimentale”. Parole che non compaiono piu’ nella nuova versione del provvedimento, che ha ancora bisogno di limature sul fronte delle coperture prima di essere mandato al Quirinale per la firma e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, e che erano state gia’ chiarite, in mattinata, dal ministro dell’Economia. In tv Roberto Gualtieri e’ andato a spiegare un intervento “strutturale” che non solo “restera’” ma “che anzi vogliamo rendere ancora piu’ incisiva con la riforma fiscale”, respingendo gli attacchi di Matteo Salvini, cui ha riposto secco anche il premier: ai conteggi irrisori di “46 euro a testa” destinati ai lavoratori dai giallorossi, Giuseppe Conte ha ribattuto che il leader della Lega sa solo fare “facili ironie” ma non ha mai proposto “in 15 mesi di governo un taglio delle tasse”. Il decreto varato a due giorni dalle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, dice peraltro il sottosegretario al Mef Pier Paolo Baretta, non ha un sapore “elettorale” ma e’ stato fatto subito per “sgombrare il campo” e dare “certezze sul cuneo” per poi partire subito con la riforma dell’Irpef. Insomma, il taglio del cuneo, come dice Laura Castelli, sara’ di fatto “temporaneo”, per essere poi integrato e superato grazie alla riforma generalizzata del prelievo che ne manterra’ comunque “gli effetti”. Quindi chi da luglio avra’ un aumento del bonus Renzi da 80 a 100 euro, chi li prendera’ per la prima volta (i redditi tra 26.000 e 28mila euro) e chi ricevera’ da 80 euro in giu’, manterra’ anche con la riforma il vantaggio fiscale degli ultimi sei mesi di quest’anno. Vantaggio che, appunto, nel 2021 e’ gia’ indicato nel decreto fino a 1.200 euro l’anno, per i dipendenti cui spetteranno ora i 100 euro al mese. Come arrivare alla riforma del sistema, pero’, resta un rebus: l’obiettivo, ha ribadito Gualtieri, e’ quello di arrivare a varare entro aprile un disegno di legge delega per un fisco “piu’ equo, green e che riduca la pressione fiscale a partire dai redditi medio bassi”. E sul tavolo, accanto al modello tedesco delle aliquote continue che piace a Leu, e a quello della riduzione da 5 a 3 aliquote targato M5S, c’e’ anche l’ipotesi di intervenire abbassando le prime due aliquote, quelle che oggi sono al 23% e al 27%. Sarebbe un “obiettivo ottimale”, secondo Baretta, perche’ ne beneficerebbero in primis i redditi bassi ma poi anche tutti gli altri, e coinvolgerebbe – una delle richieste su cui sono gia’ in pressing i sindacati – anche i pensionati. Per gli incapienti anche l’esponente Dem conviene con l’idea gia’ illustrata anche dalla collega M5S Castelli di studiare un meccanismo ad hoc, probabilmente sempre un bonus, da calibrare tenendo conto di una platea che in parte si sovrappone con quella del reddito di cittadinanza.

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Ecco tutti gli aiuti disposti dal Governo, a chi richiederli, come richiederli e come incassarli

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Per famiglie, lavoratori e imprese c’è una data precisa per richiedere gli aiuti previsti dal governo: il 1° aprile. E da quel che si capisce non è uno scherzo.
Da mercoledì prossimo sul sito dell’Inps potranno essere presentate le domande per richiedere congedi, bonus, indennità e permessi.
Da lunedì 30 marzo, invece, si possono già presentare le domande per la cassa integrazione anche se in queste ore le Regioni stanno finendo di sottoscrivere gli accordi quadro con sindacati e associazioni di categoria. Un maxi-pacchetto da 10 miliardi di euro che coinvolgerà 11 milioni di italiani e che mai come oggi metterà alla prova la nostra burocrazia. Sarà sicuramente un rompicapo per l’utente medio. Con commercialisti e Caf chiusi non sarà facile. Sarebbe il caso rimettere in pista i commercialisti. Le domande vanno inoltrate con una procedura telematica, che è stata semplificata: si può accedere al sito dell’Inps con un unico Pin. Chi non lo ha, si affrettasse a richiederlo all’Istituto di previdenza: si riceve subito sul cellulare la parte completa del codice. Il problema vero è che i fondi sono “ad esaurimento” e la platea è molto ampia: c’è il forte sospetto che non basteranno, anche se il governo ha promesso nuovi aiuti. Intanto vediamo chi e come può ottenere quelli già stanziati.
Cassa integrazione. I soldi entro il 15 aprile. Da domani, tutti i datori di lavoro di tutte le imprese – manifatturiere, trasporti, installazione, impianti elettrici e telefonici, cinematografiche, industriali e artigianali e gli enti pubblici – anche al di sotto dei 5 dipendenti (come bar, negozi o uffici) e che mai avevano utilizzato gli ammortizzatori sociali, potranno richiedere la cassa integrazione ordinaria con causale specifica “Covid-19”. In questo caso la domanda di Cassa Integrazione è retroattiva. Si può presentare fino al 31 agosto 2020 per una durata massima di 9 settimane. Non va allegata la relazione tecnica, come normalmente si fa, ma solo l’elenco dei lavoratori beneficiari.
Non è dovuto il pagamento del contributo addizionale e possono chiederla anche le aziende che hanno in corso un’altra domanda. Il bonifico arriverà direttamente sull’Iban del lavoratore e non in busta paga. I pagamenti saranno attivati entro il 15 aprile. Ma se l’ Associazione bancaria italiana e l’Inps troveranno un accordo nelle prossime ore, le banche potrebbero anticipare il versamento della cassa integrazione direttamente sui conti correnti dei lavoratori.  L’importo è più o meno pari all’80% dello stipendio. Varierà a seconda dei settori in cui si lavora. Ci sarà una perdita netta nell’ordine di 400 euro sullo stipendio.

Lavoratori.  Fabbrica di automobili FIAT “Giovanbattista Vico” a Pomigliano d’Arco, vicino a Napoli, nel sud Italia, mentre lavorano.

Cassa in deroga. Si richiede  alle Regioni. Rientrano in questo intervento tutti i datori di lavoro e i loro dipendenti per i quali non sono disponibili gli ammortizzatori sociali ordinari, come i lavoratori intermittenti, somministrati, gli apprendisti, i lavoratori agricoli, della pesca, del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Anche in questo caso il periodo non deve superare 9 settimane e ai beneficiari viene riconosciuto il trattamento d’ integrazione salariale e la contribuzione figurativa. Ma per i datori di lavoro con più di 5 dipendenti è necessario l’ accordo sindacale. Le domande di accesso devono essere presentate esclusivamente alle Regioni e alle Province autonome interessate. Le domande saranno processate, vagliati e approvate in ordine cronologico di presentazione. Tra gli importi più rilevanti spiccano la Lombardia (198,3 milioni di euro), il Lazio (144,4 milioni) e l’Emilia-Romagna (110,9 milioni).
Partite Iva e autonomi. Dal primo aprile hanno diritto all’indennità da 600 euro una tantum partite Iva, autonomi e i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (attivi al 23 febbraio) iscritti alla gestione separata dell’Inps. La somma spetta anche ai dipendenti stagionali del settore del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il proprio rapporto di lavoro dal 1 gennaio 2019 al 17 marzo 2020, ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri versati nel 2019 e con un reddito non superiore ai 50mila euro. Sull’indennità non si pagheranno tasse. La domanda va sempre presentata all’Inps. Mentre gli autonomi e i professionisti iscritti alle casse di previdenza private per percepire i 600 euro devono fare richiesta alla propria cassa: potranno farne richiesta i lavoratori che hanno percepito nell’anno di imposta 2018 un reddito complessivo non superiore a 35mila euro; chi, sempre nello stesso anno di imposta, ha percepito un reddito complessivo compreso tra 35mila e 50mila euro cessando, riducendo o sospendendo la propria attività autonoma o di libero-professionale di almeno il 33% nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 a causa dell’ emergenza sanitaria; chi ha chiuso la partita Iva va dal 23 febbraio al 31 marzo. Ad aprile, se saranno confermate le indiscrezioni sul nuovo decreto, l’ indennizzo salirà a 800 euro.
Agricoltori Ok solo con 50 giornate L’indennità di 600 euro spetterà anche agli operai agricoli a tempo determinato, non titolari di pensione, che nel 2019 abbiano effettuato almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo. L’ importo, come tutti gli altri, non è cumulabile con il reddito di cittadinanza. Sarà erogata dall’ Inps nel limite di spesa complessivo di 396 milioni di euro. Prorogato al 1° giugno 2020 il termine per la presentazione delle domande di disoccupazione agricola.
Congedi 15 giorni per ogni figlio. È la misura straordinaria di massimo 15 giorni complessivi che possono richiedere all’Inps tutti i genitori di figli fino a 12 anni dal 5 marzo al 3 aprile se sono dipendenti privati o autonomi. I dipendenti pubblici devono fare domanda alla propria amministrazione. Per il congedo sono riconosciute un’indennità del 50% della retribuzione e la contribuzione figurativa. Se invece si hanno figli dai 12 ai 16 anni ci si può assentare dal lavoro sempre per 15 giorni, ma senza alcuna indennità e senza copertura figurativa. I genitori che hanno già fatto richiesta e, alla data del 5 marzo hanno in corso un periodo di congedo parentale “ordinario”, non devono presentare una nuova domanda. I giorni di congedo parentale saranno direttamente convertiti d’ ufficio dall’ Inps.
Baby sitting. Fino a esaurimento soldi. Il bonus di 600 euro spetta ai genitori per ogni figlio di età inferiore a 12 anni alla data del 5 marzo 2020. Possono chiederlo sul sito dell’ Inps (dove non è ancora attiva la procedura) i lavoratori dipendenti pubblici, privati, iscritti alla gestione separata Inps e i lavoratori autonomi iscritti e non all’ Inps. verrà erogato “in ordine cronologico di presentazione”. Il voucher diventa di 1.000 euro per medici, infermieri, tecnici di laboratorio e radiologia, operatori sociosanitari e per le forze dell’ ordine. Il bonus non si può chiedere se l’ altro genitore è disoccupato/non lavoratore o con strumenti di sostegno al reddito e se è stato richiesto il congedo.
Ricercatori “Dis-coll” e sussidi Il decreto Cura Italia, al fine di agevolare la presentazione delle domande di Dis-coll, il sussidio di disoccupazione dei collaboratori come gli assegnisti di ricerca e i Co.co.co, ha previsto la proroga dei termini di presentazione della domanda che consente di ottenere l’ assegno di disoccupazione quando scade il contratto, ampliando il termine da 68 giorni a 128 dalla data di cessazione involontaria del rapporto di lavoro.
Disabilità Legge 104 e indennità Ai genitori di figli con handicap in situazione di gravità senza limiti di età, purché iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale, viene riconosciuta dall’ Inps un’ indennità pari al 50 per cento della retribuzione e la contribuzione figurativa. Inoltre è previsto un incremento dei giorni di permesso retribuiti: in aggiunta ai 3 giorni mensili già previsti dalla legge n. 104/92 (3 per il mese di marzo e 3 per il mese di aprile) è possibile fruire di ulteriori 12 giorni complessivi per i mesi di marzo e aprile.
Tali giorni, anche frazionabili in ore, possono essere usati consecutivamente nello stesso mese. I lavoratori dipendenti per i quali è previsto il pagamento diretto dell’ indennità da parte dell’ Inps (lavoratori agricoli e lavoratori dello spettacolo a tempo determinato) devono presentare una nuova domanda solo nel caso in cui non ne sia già stata presentata un’ altra relativa ai mesi per cui è previsto l’ incremento delle giornate.

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Ursula Von Der Leyen stoppa gli eurobond, Conte l’attacca: non decide lei

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“Non c’e’ un piano per i Coronabond, quella parola e’ una sorta di slogan, non si lavora a questo”. La presidente della commissione Ue Ursula Von Der Leyen gela cosi’ il governo italiano. Con una dichiarazione che frena sulla richiesta di emissione di bond garantiti dall’intera Unione europea e definisce “giustificate” le riserve di Paesi come la Germania. Parole che cadono nelle ore in cui e’ in corso la “battaglia” del premier Giuseppe Conte proprio per ottenere uno strumento come i Coronabond (European recovery bond, li chiama Conte). “Non e’ la presidente a decidere ma l’Eurogruppo a dover elaborare proposte al prossimo Consiglio Ue”, taglia corto il presidente del Consiglio. E il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, durissimo: “La presidente della Commissione sbaglia, sia all’altezza della sfida”. “Abbiamo un appuntamento con la storia: l’Europa deve dimostrarsi all’altezza”, dichiara Conte. Lo shock riguarda “tutti i Paesi” e l’Italia e’ “consapevole” che la storia ci chiama a un’azione comune, “poderosa, vigorosa”: “Non passero’ alla storia – afferma in una conferenza stampa – come quello che non si e’ battuto fino all’ultima goccia di sudore e all’ultimo grammo di energia per ottenere una risposta europea forte, vigorosa, coesa”. Se non si trova un accordo, questa volta l’Unione europea rischia davvero di saltare: e’ questo l’avvertimento. La convinzione e’ che tutti, anche chi adesso frena come Germania e Olanda, dovra’ fare i conti con questo rischio e percio’ un compromesso si dovra’ trovare. Lo dice anche l’ex presidente della commissione Ue Jacques Delors: la mancanza di solidarieta’ e’ un “pericolo mortale” per l’Unione. La battaglia, come le parole di Von Der Leyen rendono chiaro, e’ tutta in salita. Emmanuel Macron e’ con l’Italia e lo dice in un’intervista a tre quotidiani italiani: “Se l’Unione puo’ morire e’ perche’ non agisce”, dichiara. E propone uno strumento comune di indebitamento come gli Eurobond o un aumento del bilancio europeo per dare “sostegno reale” ai Paesi. Si discute dell’entita’ e delle garanzie da fornire. E soprattutto, l’asse di Francia, Spagna e Italia non basta per un’azione coordinata. Non basta senza la Germania: e’ ad Angela Merkel che si guarda, nella trattativa che precede l’Eurogruppo della prossima settimana e che entro 14 giorni culminera’ in un nuovo Consiglio. Il commissario all’Economia Paolo Gentiloni assicura che tutte le opzioni sono sul tavolo, dal Mes ai Coronabond. Ma Von Der Leyen, dopo le aperture dei giorni scorsi frena e spiega che il tema sono le “garanzie”: i falchi europei vorrebbero concedere l’accesso ai 410 miliardi del Mes ma alle draconiane condizioni attuali. Secondo il governo italiano non bastano quei soldi e soprattutto non a quelle condizioni, al piu’ si potrebbe accettare una erogazione condizionata all’utilizzo solo in relazione all’emergenza. C’e’ tra gli sherpa chi pensa che un compromesso potrebbe trovarsi proprio sui fondi del Mes. Ma l’Italia punta ai bond (erogati attraverso il Mes o la Bei), nell’ambito di quello che Conte chiama un “European recovery and reinvestment plan”, un piano di investimenti su piu’ livelli contro la crisi economico-sanitaria. L’Italia, ribadisce Conte, e’ in grado di farcela anche da sola. Come estrema ratio tra gli sherpa c’e’ chi cita la possibilita’ che l’Italia possa creare uno strumento per l’emissioni di bond con un gruppo ristretto di Paesi, magari gli altri otto Stati (ma potrebbero a breve diventare di piu’) che hanno firmato la lettera prima del Consiglio europeo per spingere alla creazione degli Eurobond. Una ipotesi per ora del tutto residuale perche’, spiegano piu’ fonti italiane, e’ per una soluzione comune che spinge il governo. Conte e Gualtieri lo dicono insieme, in conferenza stampa, dopo che Palazzo Chigi aveva smentito diversita’ di vedute tra i due e all’interno del governo sulla linea da tenere, su temi come il Mes, che vede anche il M5s sulle barricate. Il Pd lo afferma dopo una riunione di segreteria con i ministri Dem: tutti uniti con Conte, Gualtieri e il ministro Enzo Amendola, per quella che e’ una battaglia epocale. Non e’ il momento di dividersi.

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Settimana mercati, incognita Ue tra Coronabond e Mes

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L’aspettativa di un calo dei contagi per coronavirus, le divisioni dell’Europa sui Coronabond, le misure dei singoli Paesi per contenere i danni all’economia. Sono questi i temi a cui guardano i mercati che si accingono a vivere una nuova settimana all’insegna del nervosismo e della volatilita’. Intanto si attende la riunione (1 aprile) del consiglio direttivo della Bce, che non affrontera’ temi di politica monetaria, e il giorno successivo quella del consiglio generale. Quello su cui ora si interrogano gli analisti e’ quanto sara’ profonda la crisi economica innescata dal coronavirus. Le previsioni si muovono all’interno di un ventaglio piuttosto ampio, che riflette l’incertezza che esiste in questo momento riguardo all’affidabilita’ dei dati in un contesto che muta cosi’ velocemente. Lo stato di salute delle imprese e la fiducia dei consumatori, i cui dati arriveranno il 30 marzo, sono i due indicatori attesi dai mercati per percepire la situazione in Italia ma anche nel resto dell’Eurozona. Tocchera’ poi a Cina e Giappone con i dati sulla produzione industriale e l’indice Pmi manifatturiero (31 marzo). Fari accesi anche sulla Germania dove si guardera’ al livello della disoccupazione e i prezzi al consumo. Indicazioni sulla situazione economica italiana sono attese martedi’ con il rapporto del Centro Studi di Confindustria e l’assemblea di Bankitalia. Si guarda anche ai dati sull’andamento del comparto manifatturiero e del debito pubblico (3 aprile). Resta in primo piano anche l’andamento dell’economia statunitense dopo i 50 miliardi di dollari in aiuti agli Stati per affrontare la pandemia e il pacchetto di stimoli fiscali per sostenere il tessuto sociale ed economico del Paese. C’e’ grande attenzione anche sul fronte del prezzo del petrolio e l’andamento dei titoli azioni legati al greggio. Attesi dagli Stati Uniti i dati sulle scorte petrolifere (1 aprile) A differenza dei mercati finanziari, il mercato “petrolifero sembra avere difficolta’ a guardare oltre l’attuale crisi”, spiegano gli analisti finanziari. Sul fronte finanziario martedi’ 31 marzo Intesa porta in Cda lo stop della Bce ai dividendi mentre sabato 4 aprile Banco Bpm va alla prova dell’assemblea degli azionisti con le nuove modalita’ previste dalle norme per il contenimento del contagio da coronavirus.

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