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Svolta di Grillo sui vaccini, e firma “Patto” di Burioni

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Un accordo bipartisan contro la “pseudo scienza” che mette per una volta insieme i principali antagonisti della più recente stagione politica. Beppe Grillo e Matteo Renzi firmano, insieme a molti altri esponenti piu’ o meno noti, un ‘patto per la scienza’, una sorta di gentlemen’s agreement proposto dall’immunologo Roberto Burioni per sostenere la ricerca scientifica e contrastare la pseudomedicina. E’ una svolta di rilievo soprattutto per il via libera di Grillo, fondatore di un Movimento che annovera tra le sue fila anche convinti No Vax e il cui ministro della Salute, Giulia Grillo e’ di recente finita nel mirino dopo le polemiche dimissioni del presidente dell’Istituto superiore di sanita’ Walter Ricciardi a causa delle “posizioni antiscientifiche” da lui attribuite al governo. “Oggi e’ successa una cosa molto importante. Perche’ ci si puo’ dividere su tutto, ma una base comune deve esserci” esulta Burioni, nei cui confronti, per altro, arriva immediata una presa di distanza del garante pentastellato. “Ho ricevuto il presente appello dal Professor Guido Silvestri. Non conosco il Professor Roberto Burioni” precisa Grillo che, tuttavia, nel merito aderisce all’appello. “Il progresso della scienza deve essere riconosciuto come un valore universale dell’umanita’ e non puo’ essere negato o distorto per fini politici e/o elettorali” dichiara il fondatore M5s. E poco importa se a proporgli la sottoscrizione del patto sia stato Silvestri, professore della Emory University e consulente del M5S per le questioni scientifiche: colui, insomma, che ha suggerito al Movimento la posizione sui vaccini, contro l’obbligo ma anche contro i No vax. Grillo, ormai sempre piu’ libero dagli obblighi imposti dalla linea di partito, nega svolte di alcun genere e bolla le polemiche sorte sulla sua presa di posizione come chiacchiere da “terrapiattisti”. “Io critico l’obbligatorieta’ dei vaccini che e’ questione politica; non i vaccini in se’, che quando sono sicuri ed efficaci rappresentano il frutto della scienza” afferma. Ma prima del chiarimento le parole di Grillo creano il finimondo. I No Vax lo inseguono sui social e lo tacciano di tradimento: “mai piu’ il mio voto dopo questo voltafaccia”, “ci avevate promesso di abolire i vaccini e invece adesso ce li volete iniettare con forza. Bel voltagabbana”, “E pensare che una volta eri il mio mito. Dalle stelle alle stalle. addio Beppe!”. Tra i suoi in pochi intervengono. Solo in serata arriva il commento della ministro Giulia Grillo: “La posizione pro-scienza e’ nel contratto di governo, tutte le azioni messe in campo in questi primi mesi dimostrano che per questo esecutivo il ruolo della scienza e della competenza sono irrinunciabili e non potrebbe essere altrimenti” mette in chiaro. Il presidente della commissione Sanita’ di palazzo Madama, il 5 Stelle Pierpaolo Sileri loda il passo di Grillo e alza le spalle: “Ci sara’ qualcuno che dissentira’ ma quello che dobbiamo cercare e’ la verita’”. Si schiera con Grillo anche la senatrice ‘ortodossa’ Elena Fattori: “Un sentito grazie al fantastico Beppe Grillo che come al solito si dimostra ‘oltre'” lascia scritto in un post. Silenzio assordante, invece, dalla Lega ma neppure Luigi Di Maio si esprime, forse per evitare nuove frizioni con l’alleato di governo. Ne’ si esprime la senatrice Paola Taverna che mantiene la promessa del silenzio dopo le polemiche sorte quando aveva raccontato che per “immunizzarci da piccola andavamo a trovare i cugini malati”. All’appello manca ora solo il possibile incontro tra Grillo e Burioni: il medico lo auspica e dopo le sue parole (“la scienza non viene corretta da quelli che su Twitter scrivono che la Terra e’ piatta”) non e’ detto che la pace non possa essere fatta.

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Xi Jinping sbarca a Roma, Mattarella benedice gli investimenti cinesi: servono

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L’Italia garantirà la “sicurezza” e la “trasparenza” dei rapporti con la Cina, creando un contesto “reciprocamente libero ed equilibrato”, consapevole pero’ del fatto che gli “investimenti nelle infrastrutture” sono necessari. Il capo dello Stato Sergio Mattarella, nel giorno in cui inizia la visita del presidente cinese Xi Jinping a Roma, affida le sue parole a cinque media cinesi per ribadire l’importanza di un progetto nel quale ha sempre creduto, ma anche i paletti necessari per la sua realizzazione. Un messaggio, quello del capo dello Stato, che arriva mentre l’Ue continua a mostrare scetticismo e anche a Roma non tutte le riserve sono state superate. A smarcarsi dalla giornata dedicata a Xi e’ il vicepremier Matteo Salvini, che non parteciperà  al pranzo ufficiale al Quirinale “perche’ impegnato in Basilicata”. Ma e’ da Bruxelles, dove i 27 sono riuniti per il vertice Ue, che e’ arrivato l’affondo piu’ duro, da parte del presidente del Parlamento Ue e numero due di Forza Italia: “E’ un grave errore quello che sta facendo l’Italia – ha tuonato Antonio Tajani -, bisogna fare accordi a livello europeo, anche confrontandosi con gli Usa. Con la scusa di esportare il made in Italy non si puo’ cedere sovranita’ ai cinesi”. Una preoccupazione emersa anche dalla decisione di infilare in agenda il tema degli accordi bilaterali dei singoli Paesi con Pechino nella cena di stasera dedicata al prossimo vertice tra Europa e Cina di aprile. Ma se Conte ha ostentato sicurezza, assicurando di non dover “convincere” i partner europei bensi’ semplicemente “informarli”, perche’ c’e’ “pieno accordo”, e’ stato ancora Mattarella, nella sua intervista, a spiegare i vantaggi non solo per l’Italia del Memorandum. L’obiettivo e’ che “il partenariato italo-cinese possa ulteriormente svilupparsi, anche a piu’ generale beneficio della collaborazione tra Europa ed Asia, che – ha sottolineato – necessita di un volume sempre maggiore di investimenti sostenibili in infrastrutture, per assicurare un futuro di benessere e di pace per tutte le popolazioni dei due continenti”. Il lavoro del Capo dello Stato sulla partnership con il Dragone, del resto, e’ iniziato da tempo, con la visita in Cina due anni fa, quando per la prima volta apri’ alla Via della Seta ed e’ proseguito a Roma, non solo nei rapporti diplomatici con Pechino, che lo vede come un punto di riferimento, ma anche per trovare una sintesi tra gli alleati del governo gialloverde. E non e’ un caso che gli unici momenti in cui il presidente cinese rilascera’ dichiarazioni saranno al Quirinale, dove Xi andra’ tre volte nel corso della sua visita a Roma per poi partire, sempre in omaggio a Mattarella, per Palermo. Oltre ai timori di Bruxelles, ci sono quelli italiani, in particolare per quanto riguarda gli interventi nei porti di Genova e Trieste che, secondo i piu’ critici, rischiano di finire come il Pireo in Grecia, finito di fatto in mano cinese.

 

Non e’ una caso che tra i vari accordi a latere del memorandum proprio quelli che riguardano i porti siano ancora, secondo quanto si apprende, in via di definizione, limati fino all’ultimo tra Roma, che ha chiesto delle modifiche, e Pechino. Tanto che non e’ certo che rientreranno nel pacchetto che verra’ firmato sabato. Ci sono poi le preoccupazioni degli Usa, tutti concentrati sull’interesse di Huawei sul 5G. “Ma il memorandum of understanding che l’Italia e la Cina firmeranno non ha nulla a che fare con il 5G e non nomina specifiche aziende”, ha precisato il sottosegretario Michele Geraci, che da mesi lavora al dossier. Aggiungendo che l’obiettivo del Memorandum e’ uno solo, ed e’ molto chiaro: “Grazie ad un nuovo ciclo dei rapporti con la Cina, l’Italia punta a recuperare almeno 7 miliardi di euro di esportazioni”, superando il gap con la Francia. In una Roma blindata da misure di sicurezza strettissime, oltre al Quirinale Xi ha in agenda colloquio con i presidenti delle Camere Elisabetta Casellati e Roberto Fico, mentre l’appuntamento con il premier Conte e’ per sabato a Villa Madama.

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Conte vede Macron sulla Tav, riequilibrare costi opera

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Ridurre i costi, riequilibrarli. Per capire se si puo’ superare il muro No-Tav innalzato dall’analisi costi benefici commissionata dal governo italiano. Con questo obiettivo Giuseppe Conte prova ad aprire il confronto con Emmanuel Macron. In un incontro a Bruxelles – domani di primo mattino a margine del Consiglio europeo – che servira’ anche a suggellare il disgelo tra Roma e Parigi: e’ il primo colloquio tra il presidente del Consiglio italiano e il presidente francese dai giorni del ritiro dell’ambasciatore francese. L’Italia ha ancora cinque mesi e mezzo per ritirare i bandi avviati sull’opera senza pagare penali. Ma sul governo prosegue il pressing tanto dei Si’ Tav quanto dei No Tav, per avere una risposta definitiva: a Roma sabato i militanti del No scenderanno in piazza con associazioni che sono contrarie anche ad altre grandi opere, mentre le imprese e i sindacati annunciano che il 6 aprile saranno in piazza a Torino con tutti coloro che sono a favore della linea ad alta velocita’. Il sistema produttivo piemontese, che lavora a un Manifesto per lo sviluppo del territorio, invoca la realizzazione del progetto originario, inclusa la stazione di Susa. Ma della necessita’ di abbassare i costi si dicono convinti sia il M5s, che vuole il No, che la Lega, che preme per il Si’: da qui riparte Conte per provare ad arrivare, dopo le elezioni europee, a una decisione. Il colloquio di Bruxelles dovrebbe servire innanzitutto a suggellare il disgelo con Macron, dopo lo strappo diplomatico per il sostegno M5s ai gilet gialli.

Un portavoce dell’Eliseo definisce l’incontro “riservato”, con diversi temi all’ordine del giorno: si parlera’ di Tav ma non viene considerato il tema principale. Potrebbe parlarsi anche di Libia, in prossimita’ della Conferenza nazionale in programma per meta’ aprile. Ma e’ a riaprire il dossier della Torino-Lione che il premier italiano punta, conscio di avere di fronte un governo che in questi mesi ha continuato a difendere l’opera come strategica. Conte lo fara’ probabilmente a partire dalle criticita’ emerse nell’analisi costi benefici commissionata dal ministro Danilo Toninelli. A Macron il presidente del Consiglio dovrebbe porre il tema di un riequilibrio dei costi, alla luce della considerazione che uno dei trattati bilaterali alla base dell’opera prevede una ripartizione a carico per il 62% dell’Italia, per il 38% della Francia. Parigi, spiegano fonti ministeriali, sta gia’ spendendo meno per realizzare il collegamento tra Lione e il tunnel di base. La richiesta italiana ai francesi e’ aprire l’istruttoria. Al momento non sarebbero previsti incontri tra Conte e Jean Claude Juncker. Ma anche l’Ue e’ parte in causa: a giugno fara’ un check up dei progetti Ue prioritari finanziati con i fondi Cef, tra cui rientra la Tav. Il rischio di perdere parte delle risorse c’e’, spiegano da Bruxelles, ma se ne riparlera’ solo dopo le elezioni europee. E’ quella la data che M5s e Lega intendono superare per sminare la portata dello scontro politico. Entro agosto, dovra’ giungere una decisione: il lavoro diplomatico di Conte inizia adesso.

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Il premier Conte toglie il patrocinio posticcio di Palazzo Chigi al Congresso della Famiglia di Verona

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Via il logo della presidenza del Consiglio dal Convegno Mondiale delle Famiglie. Il premier Giuseppe Conte prende le distanze dall’iniziativa sponsorizzata dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. E chiede di eliminare ogni riferimento alla presidenza del Consiglio, spiegando che ai suoi uffici non era giunta nessuna richiesta. Resta il patrocinio del dipartimento per la Famiglia, subito confermato dal ministro leghista. Ma, di fronte a un evento cui prenderanno parte anche associazioni anti-lgbt, il premier sottolinea che il “rispetto della persona indipendentemente dall’orientamento sessuale” e la “piena legittimazione” delle unioni civili e delle convivenze sono “criteri fondamentali” cui il governo non intende derogare. A Verona, nel weekend tra il 29 e il 31 marzo, andra’ anche Matteo Salvini. E Conte puntualizza che “ovviamente ciascun esponente del governo sara’ libero” di andare, “esprimendo le proprie convinzioni”. Ma il patrocinio della presidenza del Consiglio, che campeggia sul sito dell’evento, il premier si rifiuta di avallarlo. All’esito di un’istruttoria, fa sapere – in un lungo post su Facebook – che dai suoi uffici non e’ mai partito il via libera. E aggiunge che per il futuro ha chiesto al segretario generale di adottare una nuova circolare, “piu’ perspicua di quella attuale”.

Avverte Fontana della decisione: solo ieri in Aula alla Camera il ministro aveva affermato che nessuno gli aveva chiesto di revocare il patrocinio. Ma l’esponente leghista decide di andare avanti: il ministero della Famiglia, che e’ senza portafoglio e in quanto tale fa capo a Palazzo Chigi, continuera’ a sostenere il congresso con il suo patrocinio. “Il logo” della presidenza pero’ dovra’ sparire: “La concessione o il ritiro non sono di mia competenza”, dichiara. Dal palco di Verona e’ destinata comunque ad emergere la frattura tra M5s e Lega sui temi legati alla famiglia. Conte ricorda che il ‘contratto’ di governo gialloverde non prende posizione: le due linee diverse non sembrano destinate, in questo senso, ad avere ripercussioni sull’esecutivo. Ma il premier prende le distanze da posizioni estremiste. “Tuteliamo con la massima attenzione ed energia la famiglia fondata sul matrimonio” ma questo non puo’ “in alcun modo compromettere il riconoscimento giuridico e la piena legittimazione delle unioni civili e delle diverse forme di convivenze basate su vincoli di natura affettiva”. Una presa di posizione che fa esultare il M5s, con Francesca Businarolo, ma anche il Pd, con Giuditta Pini: “Abbiamo vinto”, dichiarano entrambe.

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