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Politica

Superbonus, scontro politico sui dati delle irregolarità: Fratelli d’Italia accusa il M5S, replica durissima di Patuanelli

Nuovo scontro politico sul Superbonus dopo le dichiarazioni del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami sulle irregolarità nelle pratiche. Il Movimento 5 Stelle replica accusando il governo Meloni di aver modificato la misura causando il boom delle anomalie nel 2025.

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Si riaccende lo scontro politico sul Superbonus dopo le dichiarazioni del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che ha citato dati dell’Agenzia delle Entrate parlando di “una pratica su tre” con irregolarità.

Secondo Bignami, “l’Agenzia delle Entrate ha certificato che il 33 per cento delle pratiche presentate per accedere al Superbonus presenta irregolarità”. Il parlamentare di Fratelli d’Italia ha inoltre sostenuto che “circa 20 miliardi di euro” sarebbero riconducibili a truffe legate alla misura introdotta durante il governo guidato da Giuseppe Conte.

La replica del Movimento 5 Stelle

Durissima la risposta del Movimento 5 Stelle, che accusa Fratelli d’Italia di utilizzare i dati in maniera strumentale.

Il vicepresidente del M5S Stefano Patuanelli ha sostenuto che il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, avrebbe spiegato “l’esatto contrario” rispetto a quanto sostenuto da Bignami.

Secondo Patuanelli, infatti, il livello storico di irregolarità sarebbe stato attorno al 3 per cento e solo nel 2025 il dato sarebbe salito fino al 33 per cento, cioè durante una fase in cui la misura risultava già profondamente modificata dai governi successivi.

Per il Movimento 5 Stelle, il forte aumento delle anomalie sarebbe quindi legato alle continue modifiche normative e ai cambiamenti introdotti dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Il nodo delle continue modifiche normative

I dati citati nel dibattito politico erano già emersi nei mesi scorsi su diverse testate economiche, che avevano evidenziato come il livello di “infedeltà fiscale” relativo alle pratiche del Superbonus fosse aumentato sensibilmente nel corso del 2025.

Proprio questo elemento viene ora utilizzato dal M5S per sostenere che il problema si sarebbe aggravato dopo le numerose modifiche introdotte negli ultimi anni alla disciplina originaria della misura.

Secondo Patuanelli, “il boom delle anomalie avviene mentre il Superbonus è interamente nelle mani del governo Meloni, con i decreti della destra e con un quadro normativo continuamente modificato”.

Anche il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Michele Gubitosa ha attaccato la maggioranza sostenendo che “la destra ha usato il Superbonus anche per la propria propaganda elettorale”, ricordando inoltre come la misura sia stata prorogata e gestita a lungo dai governi successivi.

Fratelli d’Italia contrattacca

A difesa di Bignami è intervenuto il deputato di Fratelli d’Italia Mauro Malaguti, che ha accusato il Movimento 5 Stelle di voler scaricare sull’attuale governo le responsabilità di una misura nata durante l’esperienza di governo dei Cinque Stelle.

Secondo Malaguti, le proroghe sarebbero state necessarie anche per affrontare le situazioni aperte relative alla cessione dei crediti fiscali e alle numerose truffe emerse nel sistema dei bonus edilizi.

Un confronto ancora apertissimo

Il confronto politico sul Superbonus continua quindi a dividersi su due piani distinti: da una parte il giudizio economico e finanziario sull’impatto della misura sui conti pubblici, dall’altra la battaglia sui numeri relativi alle irregolarità e alle frodi.

Resta il fatto che il Superbonus continua a rappresentare uno dei temi più divisivi del dibattito politico italiano degli ultimi anni, tra chi lo considera uno straordinario strumento di rilancio economico e chi invece lo giudica una misura troppo costosa e caratterizzata da forti criticità nei controlli.

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Politica

L’Unità, il ritorno resta sospeso

Il Pd tratta con Alfredo Romeo per rilanciare L’Unità, ma l’accordo non è ancora firmato. Restano aperti i nodi della proprietà, della direzione e della linea editoriale.

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Romeo acquistò la testata all’asta nel novembre 2022 per 910 mila euro, non nel 2024. Il giornale tornò nelle edicole nel maggio 2023 sotto la direzione di Piero Sansonetti, con una linea editoriale spesso distante dalle posizioni ufficiali del Pd e particolarmente critica nei confronti della magistratura e del Movimento 5 Stelle.

L’esperienza, tuttavia, non è riuscita a raggiungere un equilibrio economico stabile. Nel luglio 2026 l’editore ha sospeso le uscite, dichiarandosi disponibile a cedere la testata a un prezzo simbolico, ma chiedendo un riconoscimento per l’investimento sostenuto e per averne promosso la riapertura.

Il nodo della proprietà

Il principale ostacolo riguarda la futura struttura proprietaria. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Romeo vorrebbe conservare una partecipazione minoritaria. Il Pd, invece, preferirebbe evitare una comproprietà che potrebbe produrre ambiguità politiche ed editoriali.

A seguire il dossier è soprattutto il tesoriere democratico Michele Fina. Fra le formule esaminate ci sarebbe l’affitto della testata per alcuni anni, accompagnato da un’opzione di acquisto. Non risultano però confermati né un canone da un milione di euro né le percentuali del 10 o del 20 per cento attribuite alla possibile quota di Romeo.

Direttore e linea editoriale

La difficoltà non è soltanto economica. Bisogna stabilire quale giornale dovrebbe diventare la nuova Unità: organo del partito, quotidiano autonomo vicino al centrosinistra oppure testata affidata a una fondazione dotata di propri garanti.

Anche la scelta del direttore avrebbe un significato politico. Nel Pd convivono posizioni differenti sulle alleanze con il Movimento 5 Stelle, sulle eventuali primarie del centrosinistra, sul riarmo europeo e sulla collocazione internazionale del partito. Una nomina potrebbe essere interpretata come l’indicazione anticipata della linea scelta da Elly Schlein.

Il rischio opposto sarebbe quello di costruire un semplice giornale d’apparato. Per recuperare lettori e credibilità, la testata avrebbe invece bisogno di autonomia, qualità giornalistica e di un’identità riconoscibile sui temi del lavoro, della pace, dei diritti e delle trasformazioni economiche.

Le ipotesi alternative

Di fronte all’indecisione del Nazareno, alcune indiscrezioni indicano l’interesse di ambienti amministrativi, cooperativi e culturali vicini al centrosinistra, soprattutto fra Roma e Bologna. Sono stati evocati i nomi di Roberto Gualtieri, Claudio Mancini e Matteo Lepore, insieme ad associazioni di enti locali e fondazioni di area progressista.

Al momento, tuttavia, non risultano cordate formalmente costituite né offerte pubbliche alternative. Si tratta quindi di scenari politici, non ancora di trattative concluse.

La Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia potrebbe rappresentare una scadenza simbolica. Annunciare il ritorno del giornale proprio in quella sede avrebbe un evidente valore politico. Prima, però, Schlein dovrà sciogliere i nodi della proprietà, dell’indipendenza e della direzione. Senza queste decisioni, il rilancio resterà ancora una promessa a metà.

Immagine suggerita: una copia storica dell’Unità accanto all’ingresso della Festa dell’Unità, con sullo sfondo bandiere del Pd.

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In Evidenza

Conte prepara la sfida: alleanze, programma e duello con Meloni

Giuseppe Conte prepara un’agenda di quaranta giorni tra Sant’Anna di Stazzema, Cernobbio, feste del centrosinistra e la kermesse Nova. L’obiettivo politico è rafforzare la candidatura alla guida del Campo largo.

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Quaranta giorni per rafforzare il Movimento 5 Stelle, consolidare i rapporti con gli alleati e presentarsi come principale antagonista di Giorgia Meloni. Giuseppe Conte prepara un’agenda fitta di appuntamenti istituzionali e politici destinata a condurlo fino alla ripresa autunnale.

L’obiettivo è costruire un programma condiviso con il centrosinistra e rafforzare la propria candidatura alla guida della coalizione in vista delle elezioni politiche del 2027. Le eventuali primarie del Campo largo, tuttavia, non sono ancora state concordate dagli alleati.

Da Sant’Anna di Stazzema a Cernobbio

Durante la pausa parlamentare Conte continuerà il tour di presentazione del libro Una nuova primavera. Il primo appuntamento istituzionale è fissato per il 12 agosto, quando sarà l’oratore ufficiale alla commemorazione dell’82esimo anniversario dell’eccidio nazifascista di Sant’Anna di Stazzema.

Il 6 settembre, dopo l’assenza dell’anno precedente, il presidente del Movimento 5 Stelle tornerà al Forum di Cernobbio. È atteso nel confronto dedicato ai leader dell’opposizione, al quale dovrebbe partecipare anche la segretaria del Pd Elly Schlein.

La presenza consentirà a Conte di confrontarsi con il mondo economico e imprenditoriale e di recuperare una dimensione istituzionale legata ai suoi anni a Palazzo Chigi.

La costruzione del Campo largo

L’8 settembre Conte interverrà alla festa di Alleanza Verdi e Sinistra. Pochi giorni dopo salirà sul palco della Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia.

La successione degli appuntamenti fotografa il tentativo di costruire un asse tra Movimento 5 Stelle, Pd e Avs. Le tre forze puntano a rappresentare il nucleo principale della coalizione alternativa al centrodestra, pur conservando differenze rilevanti su politica estera, economia, energia e sicurezza.

Il confronto entrerà nel vivo anche con la discussione sulla nuova legge elettorale. Conte vuole accompagnare il progetto di coalizione con un piano di riforme capace, secondo il Movimento, di garantire stabilità e una prospettiva di governo per l’intera legislatura.

Il secondo round in Commissione Covid

Il 14 settembre l’ex presidente del Consiglio tornerà davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, dopo l’audizione di cinque ore del 6 agosto.

Il primo confronto si è concluso con un duro scontro politico. Conte ha accusato Meloni di essere la “regista” di un’operazione diretta a colpirlo, mentre la presidente del Consiglio ha replicato che accertare la verità sulla pandemia rappresenta un diritto degli italiani.

La nuova audizione offrirà a Conte un’altra occasione per proporsi come principale oppositore della premier, ma lo esporrà anche a domande e contestazioni sulle decisioni assunte durante la pandemia.

Nova e il programma dei Cinque Stelle

Il passaggio decisivo arriverà il 19 e 20 settembre a Milano con l’evento conclusivo di Nova – Parola all’Italia, il processo partecipativo promosso dal Movimento 5 Stelle.

La base e gli eletti discuteranno le proposte raccolte attraverso gli incontri territoriali. Il risultato dovrà diventare il programma che il Movimento porterà al tavolo del centrosinistra per definire le condizioni dell’alleanza.

Conte vuole dimostrare di non puntare soltanto alla leadership, ma di possedere una proposta politica riconoscibile. Sarà però necessario trovare un equilibrio tra l’identità dei Cinque Stelle e i compromessi indispensabili per governare insieme con Pd e Avs.

Le dichiarazioni di Zampolli

Su questa agenda continua a pesare la vicenda dell’incontro tra Conte e Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali.

In un’intervista a La Verità, Zampolli ha sostenuto di avere parlato con Conte della possibile vendita del Grand Hotel Plaza, appartenente alla famiglia di Olivia Paladino, compagna del leader pentastellato. Ha aggiunto che esisterebbe un potenziale compratore straniero e che l’eventuale operazione passerebbe attraverso una società americana.

Conte ha ridimensionato la questione, affermando di occuparsi di politica e non di “stupidaggini”. Non risultano elementi che dimostrino un suo ruolo formale nella trattativa né che la vendita sia stata conclusa.

Zampolli ha inoltre dichiarato di avere buoni rapporti con l’ex premier e che Conte sarebbe apprezzato anche dal presidente Donald Trump. Parole destinate ad alimentare il dibattito sull’identità politica del leader dei Cinque Stelle, mentre lui prepara la sfida per conquistare la guida del centrosinistra.

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Politica

Renzi e il ritorno che ritorna alle Feste dell’Unità

La presenza di Matteo Renzi alle Feste dell’Unità viene nuovamente raccontata come un grande ritorno. Ma il leader di Italia Viva partecipa alle manifestazioni del Pd almeno dal 2024. La vera svolta sarebbe un invito alla Festa nazionale.

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Matteo Renzi possiede un’indiscutibile abilità politica e comunicativa. Riesce persino a trasformare ogni estate nelle Feste dell’Unità in quella del suo “grande ritorno”, come se l’ex segretario del Partito democratico mancasse da quegli appuntamenti da un tempo lunghissimo.

La narrazione si ripete anche nel 2026. Renzi ha partecipato alla festa di Bosco Albergati insieme con Stefano Bonaccini, è salito sul palco di Villalunga con il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ed è atteso a un nuovo appuntamento a Bologna.

Presenze politicamente significative, soprattutto mentre Carlo Calenda continua a mantenere le distanze dal campo largo. Ma non rappresentano esattamente una prima volta.

Il ritorno era già avvenuto

Nell’estate del 2025 Renzi aveva compiuto un vero tour tra le manifestazioni democratiche. Aveva dialogato con Gianni Cuperlo alla Festa dell’Unità della Lombardia, incontrato esponenti del Pd in Emilia-Romagna e Toscana e partecipato alla festa di Bologna insieme con il deputato Andrea De Maria.

In quei mesi presentava il progetto della “tenda riformista”, cioè uno spazio centrista e liberaldemocratico collocato stabilmente dentro la coalizione alternativa a Giorgia Meloni. Anche allora le cronache parlarono di ritorno e di riavvicinamento al suo antico partito.

Lo stesso era accaduto nell’agosto 2024, quando Renzi partecipò alla Festa dell’Unità di Pesaro insieme con l’eurodeputato dem Matteo Ricci. Fu accolto con una combinazione di diffidenza e applausi e rilanciò la necessità di un centrosinistra unito sotto la guida di Elly Schlein.

L’errore sulle tappe del 2023

Non appartengono invece al 2023 le presenze di Renzi alle feste di Certaldo, Fucecchio e Livorno citate in alcune ricostruzioni come il primo riavvicinamento al Pd dopo la nascita di Italia Viva.

Quelle tappe si svolsero nell’agosto 2017, quando Renzi era ancora segretario nazionale del Partito democratico e presentava il libro Avanti. Non possono quindi essere utilizzate come prova di un ritorno successivo alla rottura del 2019.

Il dato politico resta comunque chiaro: almeno dall’estate del 2024 Renzi è tornato stabilmente sui palchi delle Feste dell’Unità. Quello del 2026 non è dunque un esordio, ma la conferma di un processo ormai avviato.

Gli applausi di Villalunga

A Villalunga Renzi è stato accolto con calore e ha ribadito che il centrosinistra può vincere le prossime elezioni soltanto se evita divisioni e veti reciproci. De Pascale ha insistito sulla necessità di costruire una proposta credibile, capace di affrontare anche temi come la sicurezza.

Il leader di Italia Viva continua a dividere il mondo democratico. Una parte del Pd non gli perdona la scissione, le polemiche contro i vecchi compagni e la breve esperienza del Terzo Polo con Calenda. Un’altra ne riconosce l’efficacia politica e considera indispensabili, nella sfida contro il centrodestra, anche i voti della sua area.

La vera prova sarà la Festa nazionale

La domanda decisiva riguarda ora la Festa nazionale dell’Unità prevista a settembre a Reggio Emilia. Il programma non è stato ancora completato e resta da capire se Elly Schlein inviterà ufficialmente Renzi.

Quella presenza avrebbe un valore differente rispetto agli appuntamenti territoriali organizzati dalle federazioni locali. Un invito alla principale manifestazione nazionale del Pd rappresenterebbe un riconoscimento politico del ruolo di Italia Viva dentro la futura coalizione.

Non sarebbe il ritorno di Renzi alle Feste dell’Unità, perché quello è già avvenuto da tempo. Sarebbe, semmai, il suo ingresso ufficiale nel campo largo costruito da Schlein. Ed è questa la scelta che il Pd deve ancora compiere.

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