Esteri
Sulla Terra oltre 8 miliardi di abitanti, boom in Africa
La popolazione sulla Terra ha superato gli otto miliardi di persone, un miliardo in più rispetto a soli 12 anni fa ed il doppio dal 1974. Un traguardo che “è un’occasione per celebrare la diversità e i progressi considerando la responsabilità condivisa dell’umanità per il pianeta”, ha detto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres mettendo però in guardia sulla necessità di colmare “l’enorme abisso tra i ricchi e i poveri globali: altrimenti – ha avvertito – il rischio è un mondo di 8 miliardi di persone pieno di tensioni e sfiducia, crisi e conflitti”. Gli importanti miglioramenti nella salute pubblica, nella medicina, nell’igiene personale e nell’alimentazione, che hanno ridotto il rischio di morte e aumentato l’aspettativa di vita, hanno spinto la crescita della popolazione mondiale che continuerà ad aumentare arrivando a circa 10,4 miliardi nel 2080. Il tasso di crescita complessivo sta però rallentando: il numero di esseri umani sulla Terra è raddoppiato dal 1974, ci sono voluti 12 anni perché la popolazione crescesse da 7 a 8 miliardi, ma per passare da 8 a 9 miliardi ci vorranno circa 15 anni, fino al 2037. E il mondo è demograficamente più diversificato che mai, con Paesi che affrontano tendenze nettamente diverse che vanno dalla crescita al declino. Due terzi della popolazione mondiale infatti vive in un contesto di bassa fecondità, inferiore a 2,1 nascite per donna, e allo stesso tempo la crescita della popolazione è sempre più concentrata nei Paesi più poveri del mondo, la maggior parte dei quali si trova nell’Africa subsahariana. La metà della popolazione vive ancora in soli 7 Paesi: Cina, India, Stati Uniti, Indonesia, Pakistan, Nigeria e Brasile. Su 8 miliardi di abitanti del mondo, oltre 1,45 miliardi risiedono in Cina e 1,41 in India (che potrebbe superare il Dragone in qualsiasi momento come Paese più popoloso). La crescita globale da qui al 2050 avverrà invece in otto Stati: India, Congo, Egitto, Etiopia, Nigeria, Pakistan, Filippine e Tanzania. Mentre l’Europa è in costante declino e il suo contributo al prossimo miliardo sarà negativo. Per quanto riguarda l’aspettativa di vita, nel 2019 era di 72,8 anni a livello globale e di 80,4 anni nell’Unione Europea nel 2020. Nei Paesi a basso reddito è di circa 63 anni, quasi 10 anni al di sotto della media. “Un mondo di 8 miliardi di persone è una pietra miliare per l’umanità, il risultato di una durata della vita più lunga, una riduzione della povertà e un calo della mortalità materna e infantile – ha dichiarato la direttrice esecutiva di Unfpa Natalia Kanem -. Tuttavia, concentrarsi solo sui numeri ci distrae dalla vera sfida che dobbiamo affrontare, ossia garantire un mondo in cui il progresso possa essere goduto in modo equo e sostenibile”. “Non possiamo fare affidamento su soluzioni valide per tutti in un mondo in cui l’età media è di 41 anni in Europa rispetto ai 17 dell’Africa subsahariana – ha proseguito il numero uno del Fondo Onu per la popolazione -. Per avere successo, tutte le politiche demografiche devono avere al centro i diritti riproduttivi, devono investire nelle persone e nel pianeta ed essere basate su dati solidi”. Il traguardo odierno quindi solleva preoccupazioni sui collegamenti tra crescita della popolazione, povertà, cambiamento climatico e raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Ad esempio, la maggior parte della crescita della popolazione mondiale è concentrata tra i Paesi più poveri, che hanno tassi di emissioni significativamente più bassi ma rischiano di risentire in modo sproporzionato degli effetti del cambiamento climatico. “Dobbiamo accelerare i nostri sforzi per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile”, ha sottolineato Li Junhua, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari economici e sociali: “Serve un rapido disaccoppiamento dell’attività economica dall’attuale eccessiva dipendenza dall’energia dei combustibili fossili, nonché di una maggiore efficienza nell’uso di tali risorse, e dobbiamo rendere questa transizione giusta e inclusiva”.
Esteri
Usa-Iran, Trump ordina lo stop ai colloqui: «Nuova strategia per soffocare Teheran»
Washington ha informato gli alleati dello stop ai negoziati con l’Iran per ordine diretto di Donald Trump. Frustrato dallo stallo sullo Stretto di Hormuz e insoddisfatto delle mediazioni dell’Oman, il presidente USA abbandona la linea dell’attacco immediato per passare a una strategia di progressivo soffocamento economico di Teheran.
Gli Stati Uniti cambiano approccio nella crisi con Teheran. Come appreso dalla Cnn da un funzionario statunitense, l’amministrazione guidata da Donald Trump ha informato gli alleati di un imminente cambio di rotta: il presidente ha ordinato ai propri alti funzionari di interrompere qualsiasi contatto e colloquio diretto con le autorità iraniane. La nuova linea punta a superare l’obiettivo di “colpire duramente l’Iran il prima possibile” per passare a una strategia volta a “soffocarlo gradualmente” sotto il profilo economico e finanziario.
La decisione del tycoon giunge in una fase di forte frustrazione per lo stallo relativo alla navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Il traffico nell’area rimane ridotto ai minimi termini e i mercantili continuano a subire gli attacchi e i tiri iraniani. L’ordine di sospendere l’interazione con Teheran — rivolto al team negoziale guidato dal vicepresidente JD Vance e dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner — è arrivato nonostante alcune recenti interlocuzioni definite inizialmente positive. Trump si è tuttavia detto insoddisfatto della fermezza iraniana nel non cedere alle richieste americane e intende attendere segnali di reale apertura prima di riaprire i canali diplomatici.
Un punto di forte attrito riguarda le trattative parallele che l’Iran sta conducendo con l’Oman per la gestione del transito nello Stretto. Il presidente USA ha criticato duramente il ruolo di Mascate — arrivando persino a paventare raid aerei contro lo Stato del Golfo, storico mediatore della regione — accusando l’Oman di aver favorito Teheran nei negoziati anziché mantenere una posizione neutrale. Gli Stati Uniti si oppongono con fermezza alle proposte che prevedono la riscossione di tariffe o pedaggi sulle navi in transito, esigendo il totale ripristino della libertà di navigazione antecedente al conflitto ed evidenziando come la concessione di controlli unilaterali sullo stretto rappresenterebbe un pericoloso precedente internazionale.
Esteri
Siria, l’Aiea scopre tonnellate di materiale nucleare in un sito non dichiarato dal vecchio regime
Il direttore dell’Aiea Rafael Grossi ha annunciato il ritrovamento di diverse tonnellate di materiale nucleare in un sito non dichiarato in Siria. L’ispezione è avvenuta dopo una segnalazione spontanea del nuovo governo siriano in merito all’eredità del precedente regime.
Un’importante scoperta in tema di proliferazione nucleare arriva dalla Siria. Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha annunciato il ritrovamento di «alcune tonnellate di materiale nucleare» stoccate all’interno di un sito precedentemente mai dichiarato, risalente alle attività del precedente regime di Bashar al-Assad.
L’operazione è stata resa possibile grazie a una segnalazione spontanea arrivata dalle stesse autorità di Damasco. «Dopo la vostra coraggiosa decisione di informarci dell’esistenza di un altro sito in cui era stato stoccato materiale nucleare, siamo stati in grado di accedere a questo posto», ha dichiarato Grossi nel corso di una conferenza stampa congiunta a Damasco al fianco del ministro degli Esteri siriano Assad al-Shaibani. Il capo dell’Aiea ha sottolineato il potenziale pericolo della scoperta, precisando che si tratta di quantitativi importanti che «potrebbero essere utilizzati in modo improprio».
Il ministro al-Shaibani ha confermato che la cooperazione con l’organismo internazionale è scattata a metà luglio con l’invio di una notifica formale: «Il 17 luglio abbiamo inviato una lettera ufficiale all’agenzia per rivelare volontariamente la presenza di materiale nucleare lasciato in eredità dal precedente regime». Gli ispettori dell’Aiea hanno già completato il primo sopralluogo sul campo prelevando i campioni necessari, che saranno ora analizzati nei laboratori dell’agenzia per determinare la natura esatta e l’origine del materiale rilevato.
Esteri
Spagna, cambio di sesso non annulla le condanne per violenza di genere: la decisione della Corte Suprema
La Corte Suprema in Spagna ha confermato la condanna per violenza di genere nei confronti di una persona che ha aggredito l’ex compagna e la figlia, stabilendo che il successivo cambio di sesso da uomo a donna non ha efficacia retroattiva sulle sanzioni penali.
Il cambio di sesso anagrafico registrato successivamente alla commissione di un reato non ha effetto retroattivo e non consente di eludere le condanne per violenza di genere. A stabilirlo con una sentenza fondamentale è la Corte Suprema spagnola, che ha respinto il ricorso presentato da una persona condannata per aver aggredito l’ex compagna e la figlia di otto anni.
I fatti al centro del procedimento giudiziario risalgono all’aprile del 2022. Secondo quanto ricostruito dagli atti, l’imputato si era presentato presso l’abitazione dell’ex partner per il diritto di visita, aggredendo con violenza la bambina e colpendo con pugni e graffi la madre intervenuta per difenderla. Per tali aggressioni, l’uomo era stato condannato a due pene distinte da nove mesi di reclusione ciascuna: una per violenza di genere nei confronti della donna e una per violenza sulla minore.
Nel ricorso presentato ai giudici di supremo grado, il condannato ha tentato di far cadere l’imputazione di violenza di genere sostenendo che, a partire dal giugno 2023, aveva formalmente registrato il proprio cambio di sesso da uomo a donna presso il Registro Civile di Castellón. La Corte Suprema ha tuttavia bocciato la tesi difensiva, ricordando che le variazioni anagrafiche successive non alterano la qualificazione giuridica dei fatti commessi in precedenza. «Il cambio di sesso non ha effetti retroattivi», hanno ribadito i magistrati, blindando l’impianto della normativa sulla tutela delle donne e dei minori.


