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Successo alla Scala per l’Aida in forma concerto con 650 spettatori

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Seicentocinquanta spettatori ammessi alla Scala, su una capienza totale del teatro di oltre 2000, hanno tributato ieri sera calorosi applausi agli interpreti dell’ ‘Aida’ presentata in forma di concerto. In platea, in particolare, erano piu’ numerose le poltrone con il cartello ‘non disponibile’ che quelle occupate, ma il pubblico presente si e’ goduto ugualmente la musica di Giuseppe Verdi eseguita dall’orchestra diretta da Riccardo Chailly, il coro diretto da Bruno Casoni e le voci di Saioa Hernandez (Aida), Anita Rachvelishvili (Amneris), Francesco Meli (Radames). Ma le voci che circolano su una ulteriore stretta per fermare l’aumento dei contagi di Covid 19, che vorrebbero non piu’ di 200 spettatori in un teatro come la Scala, hanno creato sconforto: “Con 200 spettatori? Non so – risponde il Sovrintendente Dominique Meyer – Credo che dovremmo chiudere, non saprei come far quadrare i conti”. Quella presentata ieri sera non era un’Aida ‘normale’. Ma la sua particolarita’ non risiedeva tanto nel fatto che era data in forma di concerto, senza costumi storici e le monumentali scene della ‘marcia trionfale’, senza le parate dell’esercito egizio e i prigionieri etiopi in catene. L’attesa di un pubblico di appassionati verdiani (e in quello scaligero non mancano di certo) era per un centinaio di battute musicali, circa otto minuti, assolutamente inediti per Aida, all’inizio del terzo atto, che per la prima volta nella storia della musica, il Maestro Chailly ha inserito nella partitura. Otto minuti di musica che figurano nella prima versione scritta da Verdi, che poi ebbe dei ripensamenti e decise di cambiare.

Si sapeva che c’era stato un cambiamento attraverso alcune lettere scritte da Verdi stesso, ma fino a pochi mesi fa non si conosceva la versione originale, resa consultabile dalla primavera del 2019 nei reperti dell’Archivio di Stato di Parma che aveva acquisito le carte del lascito verdiano contenute in un baule conservato presso Villa Sant’Agata, dagli eredi del grande musicista. La prima versione dell’attacco del terzo atto e’ un coro a cappella, a quattro voci, quasi sussurrato dai sacerdoti di Iside, molto intimo, che Verdi decide di sostituire con un inizio piu’ orientaleggiante, ma che utilizzera’ tre anni dopo nel ‘Requiem’ in memoria di Alessandro Manzoni. Il pubblico ha apprezzato, ha alla fine applaudito Chailly e gli altri interpreti dell’opera, in particolare il mezzosoprano Anita Rachvelishvili (Amneris), ma anche Saioa Hernandez e Francesco Meli, oltre a Roberto Tagliavini (il Re), Jongmin Park (Ramfis), Amartuvshin Enkhbat (Amonasro), Francesco Pittari e Chiara Isotton.

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Esteri

Uomo linciato e bruciato vivo per la profanazione del Corano

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Centinaia di persone hanno linciato a Burimari, in Bangladesh, un uomo accusato da loro di aver profanato il Corano. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse. La folla ha intrappolato l’uomo e l’ha picchiato a morte, prima di bruciarne il corpo, ha affermato i capo della polizia del distretto, Abida Sultana. La vittima si era consegnata alla polizia, prima di essere portato via dalla folla inferocita, in cerca di protezione. L’uomo aveva 35 anni. Anche il posto di polizia è stato incendiato.

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Corona Virus

Conte chiede unità anti-covid, il Pd litiga sulla verifica

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Sulla strategia contro il covid, il presidente del consiglio Giuseppe Conte chiede unita’, ma deve vedersela con le perplessita’ degli alleati e con le accuse della destra. Il premier, che continua a chiedere una “risposta coordinata dell’Europa”, ha illustrato a Camera e Senato l’ultimo dpcm, quello con la stretta a ristoranti, bar, teatri e palestre. “Non ci convince”, ha ribadito Italia Viva con Maria Elena Boschi. “Il Governo e’ nel pallone”, ha attaccato la capogruppo di FI alla Camera, Mariastella Gelmini. Ma se i distinguo dei renziani e le critiche degli azzurri erano ospiti attesi, a sfondare la porta e’ stata la richiesta del capogruppo Pd a Palazzo Madama, Andrea Marcucci, che ha chiesto una verifica di maggioranza e ha suggerito un rimpasto. Il segretario Nicola Zingaretti si e’ affrettato a frenare e a ribadire il “pieno sostegno” ai ministri. Ma resta l’impressione che anche fra i dem ci sia chi non e’ soddisfatto della strategia contro la seconda ondata covid. L’occasione per tirare le somme potrebbe esserci gia’ la prossima settimana, di nuovo in Parlamento, magari con uno scenario generale mutato, visto che la curva di crescita e’ “subdola e repentina”. Martedi’ Conte terra’ in Aula delle comunicazioni “sulle misure per fronteggiare la pandemia”. E ci sara’ un voto finale, che potrebbe mettere in piazza i malumori all’interno della maggioranza. Per esempio, da qualche giorno, lo stesso Zingaretti chiede a Conte di coinvolgere di piu’ le opposizioni. Un passo in avanti e’ arrivato con l’assicurazione del ministro degli Affari europei, Vincenzo Amendola: “La governance del piano di rilancio italiano”, quindi la gestione del recovery fund, “sara’ discussa tra novembre e dicembre in Parlamento, per garantire tempi certi nella fase di attuazione”. Ma non bastera’. Sull’accusa di autoreferenzialita’ battono sia il Pd sia le opposizioni. Marcucci ha chiesto a Conte di individuare “un luogo” di confronto, “che sia una bicamerale, un comitato di sicurezza nazionale o un altro organismo”. Matteo Salvini ha aperto, ma con scetticismo: “Il centrodestra e’ pronto a collaborare, ma non ci interessa mezza poltrona, vogliamo dare idee, commissioni e bicamerali non ci interessano”. Anche la capogruppo di Fi al Senato, Anna Maria Bernini, e’ stata cauta: “Telefonateci, siamo sempre disponibili alla collaborazione, l’importante e’ che ci ascoltiate”. Confronto e rimpasto. Due refrain. Ma sul secondo c’e’ stata un’improvvisa accelerazione. Marcucci ha parlato fuori dai denti e ha chiesto a Conte prima di “valutare se i singoli ministri sono adeguati alle emergenze che stiamo vivendo” e poi “la verifica della tenuta della maggioranza”. Un’uscita che non e’ piaciuta a Zingaretti: “Il sostegno del Pd a questo Governo e ai suoi ministri e’ pieno e totale. Non in discussione”. E anche Luigi Di Maio ha frenato: ”Bisogna fermare in questo momento ogni tipo di polemiche. Non ci sono rimpasti ne’ polemiche che tengano”. Salvini, pero’, ha avuto gioco facile: “La bocciatura al suo governo non arriva dalle opposizioni – ha detto a Conte – ma dalla sua maggioranza. E’ evidente che un ministro come la signora Azzolina non e’ in grado”. In tema covid, malgrado Conte abbia avvertito che eventuali altre misure verranno prese solo quando saranno valutati gli effetti dell’ultimo dpcm, e quindi fra una quindicina di giorni, l’appuntamento di martedi’ in Parlamento potrebbe essere l’occasione per preparare il terreno a nuove strette, anche alla luce dei lockdown ‘soft’ tedesco e ‘hard’ francese. “Una nuova chiusura sarebbe il fallimento di questi sei mesi del suo governo”, ha avvertito Salvini che pero’, in mattinata, aveva concesso: “Lockdown? Se ci sono le necessita’ di farlo e’ giusto farlo”.

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Cronache

È l’Italia la “rotta del terrore”, bufera su Lamorgese dopo l’eccidio di Nizza

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“Se per l’attentatore di Nizza sono confermati lo sbarco a Lampedusa a settembre, il passaggio da Bari e poi la fuga chiediamo le dimissioni del Ministro dell’Interno Lamorgese”. Matteo Salvini da’ voce a un centrodestra che torna a compattarsi contro il governo e, soprattutto, contro il ministro Lamorgese, dopo l’attacco jihadista in una chiesa di Nizza il cui bilancio e’ di tre morti e un ferito grave. Il killer, ed e’ questo che scatena la veemente reazione dell’opposizione, prima di giungere in Costa Azzurra ha percorso quella che il vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso (Fdi), ha definito una “rotta del terrore” che troverebbe le porte d’Europa a Lampedusa e l’anticamera su tutto il nostro territorio nazionale. Sotto le ceneri, del resto, ancora covano i rancori politici per la cancellazione dei decreti Sicurezza siglati da Salvini che, a detta del centrodestra, avrebbero potuto costituire almeno uno scudo agli ingressi e alla circolazione degli immigrati clandestini, cui si iscriverebbe l’omicida di Nizza.

“Il governo deve chiarire come sia stato possibile una cosa del genere”, tuona la leader di Fdi Giorgia Meloni che parla di una notizia di “una gravita’ inaudita” che puo’ esporre “la nostra Nazione al rischio di isolamento. E’ uno scenario – aggiunge poi Meloni su Facebook – che Fdi da tempo denuncia e che potrebbe concretizzarsi a causa della furia immigrazionista di questo esecutivo”. Non e’ forse un caso che, in mezzo al coro di chi chiede una immediata informativa parlamentare di Conte e Lamorgese, ci sia anche chi “suggerisce” al governo di “scusarsi con la Francia e Macron”. Edmondo Cirielli – Questore della Camera e membro della commissione Affari esteri – accusa senza mezze misure il Pd e i Cinque Stelle – “con la loro politica dell’accoglienza indiscriminata” – di “corresponsabilita’ morale della strage di oggi”. La presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini, chiedendosi come sia stato possibile che “un migrante sbarcato in Italia in piena pandemia abbia raggiunto impunemente la Francia per compiere una strage”, legge nella vicenda “una precisa responsabilita’ politica che non puo’ essere sottaciuta”. Per il centrodestra, insomma, “ci vuole un’immediata inversione di rotta sull’accoglienza indiscriminata: e’ paradossale che il ministro dell’interno che difendeva i confini sia sotto processo, e chi ha sempre sostenuto che i terroristi non arrivano sui barconi possa restare al suo posto come se nulla fosse accaduto”.

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