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Storia di Daniel Simancas, ingoiato e poi sputato da una balena in cile: storia degna di Pinocchio

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Non è proprio finito nel ventre della balena come Pinocchio, ma ci è andato molto vicino. Daniel Simancas, un giovane 24enne di origine venezuelana, remava tranquillamente nelle acque dello stretto di Magellano, quando all’improvviso si è trovato dentro la bocca di una gigantesca megattera. Il cetaceo, affiorato all’improvviso con le fauci spalancate, lo ha praticamente inghiottito per qualche secondo prima di rigettarlo in superficie, insieme alla sua piccola imbarcazione.

La scena degna di un film

L’incredibile episodio è avvenuto nei giorni scorsi nelle acque al largo di Punta Arenas, in Cile, e fortunatamente è stato interamente ripreso dal padre del ragazzo. Il video, neanche a dirlo, è diventato virale in poche ore sui social, suscitando reazioni di stupore e incredulità. Nel filmato si sente Simancas, ancora sotto shock, esclamare: “Pensavo ormai di essere stato inghiottito!”, mentre il padre, con grande sangue freddo, lo tranquillizza mentre lo riporta verso la riva. Sullo sfondo, intanto, la megattera continua a muoversi con eleganza, ignara di aver quasi riscritto la trama di una fiaba.

Un’esperienza indimenticabile

In un’intervista televisiva, Simancas ha raccontato il momento in cui si è trovato tra le fauci della balena: “Mi sono girato e ho visto qualcosa tra il bianco e lo scuro. Poi ho sentito sul volto una cosa bavosa che si chiudeva su di me. Pensavo non ci fosse più nulla da fare!”.

Fortunatamente, la megattera non era interessata a un insolito pranzo venezuelano e lo ha subito rigettato in mare. Simancas ne è uscito solo con un grande spavento, ma anche con una storia da raccontare per tutta la vita. E, probabilmente, con una nuova simpatia per Pinocchio.

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Trump rafforza Macron in patria: attacchi Usa generano unità politica in Francia

Gli attacchi di Donald Trump a Emmanuel Macron stimolano una temporanea crescita della popolarità del presidente francese e un raro fronte politico unitario in suo sostegno.

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Gli attacchi ripetuti di Donald Trump nei confronti di Emmanuel Macron — amplificati dal palco del World Economic Forum di **Davos — hanno finito paradossalmente per consolidare attorno al capo dell’Eliseo un inedito slancio di popolarità a livello nazionale e un fronte politico trasversale, dopo mesi di flessioni nei consensi.

L’ironia sui “occhiali Top Gun” indossati da Macron — un modello costoso ormai virale sui social, adottato anche per ragioni di salute — è diventata simbolica del confronto con gli Stati Uniti, contribuendo a trasformare un elemento di scherno in un’immagine di determinazione.

Unione dei partiti oltre le linee politiche

La reazione politica interna è stata immediata e rara: forze politiche divergenti come Rassemblement National e La France Insoumise, così come i centristi, hanno espresso solidarietà a Macron. Il deputato Jean-Philippe Tanguy (RN) ha dichiarato che il presidente è “quello scelto dal suo popolo” e va difeso da umiliazioni esterne, mentre Jean-Luc Mélenchon (LFI) ha detto di “approvare e sostenere” la decisione di Macron di non partecipare a un “Consiglio della pace” proposto da Trump.

Sui social, figure come il deputato europeo Raphael Glucksmann hanno denunciato ogni tentativo di “trattare in quel modo la nostra nazione”, invitando a fare fronte comune.

Attacchi Usa e dissidi diplomatici

Le tensioni tra l’Eliseo e la Casa Bianca non si limitano agli scherzi sugli occhiali. Al Forum di Davos Trump ha criticato duramente l’Europa e Macron, ironizzando sul suo tentativo di mostrarsi “duro” e facendo riferimento a questioni commerciali e geopolitiche, comprese minacce di dazi elevati su prodotti francesi come vino e champagne.

Il contrasto si inserisce in un quadro più ampio di rapporti tesi, che include anche divergenze su dossier internazionali come l’operazione Usa in Venezuela, condannata dalla Francia per il metodo impiegato pur salutata come esito positivo da Macron prima di precisare la sua posizione ufficiale.

Dal declino al recupero dell’immagine

La popolarità di Macron in Francia aveva registrato un calo significativo negli ultimi mesi, anche a causa di difficoltà politiche interne dopo lo scioglimento anticipato del Parlamento e il declino della sua maggioranza. In questo contesto, l’esposizione internazionale di Macron e la percezione di un attacco esterno hanno contribuito a ricostruire, seppure temporaneamente, un sentimento di solidarietà nazionale nei suoi confronti.

L’episodio mostra come, nel gioco politico internazionale, anche critiche e provocazioni possano avere risonanze inaspettate nella politica interna, alimentando una coesione difficile da ottenere in normali condizioni.

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Ucraina, colloqui Usa-Russia a Mosca: “Incontro produttivo”, nuovi negoziati attesi ad Abu Dhabi

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L’inviato statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato a Mosca il presidente russo Vladimir Putin per un colloquio durato circa quattro ore.
Secondo quanto riferito da alti dirigenti statunitensi nel corso di una call, i colloqui sono stati definiti “molto produttivi”, senza però entrare nel dettaglio dei contenuti affrontati.

Verso nuovi negoziati sull’Ucraina

Dalla stessa fonte emerge che il prossimo incontro di negoziati trilaterali sull’Ucraina dovrebbe tenersi domenica della prossima settimana ad Abu Dhabi. Anche in questo caso, non sono stati forniti elementi specifici sull’agenda o sui partecipanti ufficiali, ma l’indicazione segnala un possibile nuovo passaggio nel tentativo di rilanciare il dialogo diplomatico.

Un canale di dialogo ancora aperto

L’incontro di Mosca e l’annuncio di un nuovo round negoziale indicano il mantenimento di canali di comunicazione attivi tra Washington e Mosca sul dossier ucraino, in una fase in cui il conflitto resta aperto e privo di una soluzione condivisa.
Al momento, non risultano commenti ufficiali da parte del Cremlino sui contenuti dei colloqui, né conferme formali sull’incontro previsto ad Abu Dhabi.

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Cina, nuova stretta anticorruzione nell’esercito: indagati i vertici della Commissione militare centrale

La campagna anticorruzione in Cina colpisce ancora l’Esercito popolare di liberazione: sotto indagine i vertici della Commissione militare centrale, rafforzando il controllo diretto di Xi Jinping.

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La nuova offensiva anticorruzione in Cina investe nuovamente i vertici militari. Secondo una nota del ministero della Difesa, gli ultimi due generali della potente Commissione militare centrale scampati alle precedenti epurazioni sono finiti sotto indagine per sospette “gravi violazioni disciplinari e violazioni della legge”, la formula con cui Pechino indica in genere casi di malaffare e corruzione.

Nel mirino i massimi gradi militari

Sotto inchiesta risultano Zhang Youxia, primo vicepresidente della Commissione, membro del Politburo e militare più alto in grado del Paese, e Liu Zhenli, capo dello Stato maggiore congiunto e componente dello stesso organismo. Entrambi erano assenti dalla copertura dei media statali relativa a una sessione di studio del 20 gennaio presieduta da Xi Jinping.

Commissione ridotta ai minimi storici

La Commissione militare centrale, responsabile della strategia e della direzione operativa delle forze armate, scende così ai minimi storici nella sua composizione. Della struttura a sette membri emersa dal XX Congresso del Partito comunista del 2022 resta in carica solo Xi Jinping. Nell’ottobre scorso Zhang Shengmin, commissario politico e capo dell’organismo di controllo anticorruzione militare, è stato promosso vicepresidente.

Un colpo simbolico alle forze armate

La caduta di Zhang Youxia, 75 anni, considerato uno dei principali alleati militari di Xi sul fronte della modernizzazione dell’esercito, rappresenta un colpo rilevante. Veterano della guerra contro il Vietnam del 1979, Zhang è uno dei pochi ufficiali di spicco con esperienza diretta di combattimento. I legami personali con Xi sono noti: le famiglie provengono dalla stessa regione e i rispettivi padri combatterono insieme nella guerra civile cinese.

Una campagna iniziata nel 2012

L’Esercito popolare di liberazione è uno degli obiettivi principali della vasta campagna anticorruzione avviata da Xi Jinping alla fine del 2012, all’ascesa al potere del leader più influente dai tempi di Mao Zedong. Nel 2023 erano già stati rimossi i vertici della Rocket Force, unità d’élite che gestisce anche le testate nucleari.

Epurazioni ai massimi livelli

Nell’ottobre 2025 otto alti generali sono stati espulsi dal Partito comunista con accuse di corruzione, incluso He Weidong, numero due dell’esercito e figura di primo piano nella Commissione militare centrale. Negli ultimi anni anche due ex ministri della Difesa sono stati espulsi dal Partito, in un’azione volta a rafforzare lealtà e affidabilità politica ai vertici militari.

Ambizioni globali e nodo Taiwan

La stretta anticorruzione si inserisce nell’ambizione di Xi Jinping di trasformare la Cina in una potenza militare comparabile agli Stati Uniti. Secondo valutazioni di governi occidentali e di Taiwan, il leader avrebbe chiesto all’esercito di prepararsi a un’eventuale conquista dell’isola entro il 2027, anno che segna il centenario delle forze armate e la fine del suo terzo mandato. Alcuni osservatori ritengono tuttavia che Xi sia insoddisfatto della lentezza con cui l’esercito sta sviluppando pienamente le proprie capacità operative.

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