Cronache
Stop Alta velocità, sospetti su gruppo di anarchici
Sono puntati sul gruppo di anarchici attivo a Firenze – una trentina di persone – gli accertamenti che la Digos sta facendo per trovare i responsabili dell’interruzione dolosa della linea dell’Alta velocità ferroviaria in Mugello, due sere fa. Si sospetta che gli autori possano essere più di uno, con vari ruoli, nel salire dalla città fino alla galleria Firenzuola, in Appennino, per dare il falso allarme sulla presenza di un ordigno, causando l’immediato blocco dei convogli veloci in transito tra Nord e Sud della Penisola e molte ore di disagi. Il contesto su cui si indaga è quello di una reazione a due fatti precisi che hanno investito l’area anarchica l’8 agosto: uno, sono gli arresti e le misure ottenute dalla Dda di Genova per nove soggetti dell’area apuana, tra Carrara, Massa e La Spezia; due, lo sgombero di uno stabile occupato a Firenze in Ponte di Mezzo. Non risultano al momento né soggetti indagati, né interrogati.
Al momento la Digos, con la Polfer, procede alla raccolta degli indizi. L’obiettivo è stabilire chi ha agito in Appennino e si cercano immagini e testimonianze. I macchinisti dei treni transitati prima del blocco dell’Av sono stati sentiti a sommarie informazioni ma dai loro racconti non risulta che abbiano visto qualcuno. La segnalazione di ‘estranei’ sui binari, come spiegazione dell’interruzione, risulta la causale più vicina a un fatto di danneggiamento o sabotaggio, tra quelle disponibili nei protocolli di sicurezza delle ferrovie per comunicare il motivo dello stop alla circolazione dei treni. Ma in realtà è scattata dopo l’allarme dato da una colonnina Sos delle emergenze dentro la galleria, un impianto vicino all’ingresso sud. La voce è di una persona che ha parlato dopo aver tirato giù una levetta per mettersi in comunicazione con la sala operativa. E che ha segnalato la bomba, poi non trovata, non c’era. Prima, però, sono stati i tagliati i cavi che alimentano due telecamere delle Fs per evitare riprese.
Alcune immagini utili, però, sarebbero lo stesso rimaste disponibili prima del sabotaggio. Per raggiungere la galleria da Firenze serve fare 60 km di strade statali e secondarie – viene escluso che i sabotatori abbiano preso l’Autosole – e poi bisogna camminare nei boschi per un buon tratto di sentieri, quindi scavalcare la recinzione, non granché alta, che separa i terreni dal demanio ferroviario. L’azione si è svolta con le ultime luci del giorno. Nei pressi, a poche decine di metri ci sono delle case rurali sparse, ma non è detto che qualcuno abbia notato presenze vicino alla ferrovia: è facile camminare in montagna senza farsi vedere tenendosi al riparo della vegetazione. Gli investigatori sperano di trarre qualche spunto dalle telecamere lungo gli abitati. E’ presto, si fa capire, per concludere con l’identificazione di uno o più soggetti. E’ necessario, invece, individuare il mezzo usato per raggiungere la galleria ‘Firenzuola’.
Una targa automobilistica sarebbe decisiva. Accertamenti vengono fatti anche sulle presenze degli anarchici a Firenze: chi era in città e chi no, è scrematura che gli investigatori fanno per esclusione. La Dda di Firenze indaga per attentato alla sicurezza dei trasporti, aggravato dalla finalità di terrorismo ed eversione. Nel procedimento si ipotizzano anche i reati di furto aggravato e danneggiamento. Intanto, mentre a Firenze due anarchici restano sul tetto dello stabile sgomberato in via Ponte di Mezzo e altri albergano in una decina di tende in un giardino vicino, a Genova davanti al gip Riccardo Ghio si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia gli altri anarchici accusati di associazione per delinquere finalizzata all’istigazione al terrorismo che sono stati colpiti da misure per un’indagine della Digos coordinata dalla Dda genovese.
Cronache
Torino-Lione, consegnata la maxi talpa per scavare il tunnel del Moncenisio
Consegnata in Germania la prima maxi fresa destinata al cantiere di Chiomonte per lo scavo del tunnel di base della Torino-Lione. L’opera prevede 65 chilometri di sezione transfrontaliera tra Italia e Francia.
Cronache
Blitz dei carabinieri a Roseto: smantellata cellula neofascista legata agli ultras del basket
Operazione dei carabinieri a Roseto degli Abruzzi contro una presunta cellula neofascista legata agli ultras del basket. Otto misure cautelari e perquisizioni per aggressioni e propaganda razzista.
Un’operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Teramo ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari nei confronti di persone ritenute coinvolte in un gruppo di estrema destra attivo tra Roseto degli Abruzzi e Pesaro.
L’intervento è scattato all’alba con il supporto dei Nuclei cinofili di Chieti, Roma e Sarno, della Guardia di Finanza di Giulianova e di un elicottero del Nucleo elicotteri carabinieri di Pescara.
Le misure cautelari, disposte dal giudice per le indagini preliminari, comprendono un arresto in carcere, tre ai domiciliari e quattro obblighi di firma e dimora. Contestualmente sono state eseguite diciassette perquisizioni.
Le accuse e l’inchiesta della procura
Le persone coinvolte nell’indagine sono accusate, a vario titolo, di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo di armi e violazione del Daspo.
L’indagine, coordinata dalla procura di Teramo con il pubblico ministero Enrica Medori, ha preso avvio dai disordini verificatisi l’8 ottobre 2025 al termine della partita di basket Roseto-Pesaro del campionato di Serie A2.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al termine dell’incontro alcuni ultras travisati avrebbero assaltato le pattuglie dei carabinieri presenti all’esterno del palasport, danneggiando con una mazza il lunotto di una gazzella mentre i militari si trovavano all’interno del mezzo.
Dalla violenza sportiva alle spedizioni punitive
L’attività investigativa ha portato gli inquirenti a ipotizzare l’esistenza di un gruppo organizzato che, secondo l’accusa, si riconosceva nella sigla “Gioventù fascista rosetana”.
Gli indagati sarebbero stati collegati tramite una chat denominata “Roseto Youth” e, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero avuto rapporti con un movimento neofascista denominato “Il Duce”.
Tra gli episodi contestati vi sarebbero almeno cinque raid contro il centro di accoglienza per stranieri “Felicioni” di Roseto degli Abruzzi e alcune aggressioni a sfondo razziale, tra cui il pestaggio di cittadini bengalesi avvenuto in città il 24 gennaio scorso.
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati dispositivi elettronici e materiale di propaganda di matrice fascista.
Le reazioni delle istituzioni locali
Il sindaco di Roseto degli Abruzzi, Mario Nugnes, ha espresso apprezzamento per l’operazione delle forze dell’ordine, sottolineando l’impegno della città nel promuovere valori di inclusione e convivenza civile.
Il primo cittadino ha ricordato come la tradizione sportiva della città, in particolare quella legata alla pallacanestro, sia storicamente associata a principi di confronto leale e integrazione.
L’intervento della politica
Sull’operazione è intervenuto anche il deputato abruzzese di Azione Giulio Sottanelli, che ha ringraziato carabinieri e magistratura per l’attività investigativa.
Secondo il parlamentare, la risposta delle istituzioni deve essere ferma di fronte a fenomeni che possono mettere a rischio la convivenza civile e i valori democratici. Roseto, ha aggiunto, è una città caratterizzata da un forte tessuto sociale fondato sul rispetto e sulla partecipazione civica.
Cronache
La Fenice, caso Venezi: si dimette il consigliere Tortato dopo la nomina a direttore musicale
Nuove tensioni al Teatro La Fenice di Venezia dopo la conferma della nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale dal 2026. Si dimette il consigliere d’indirizzo Alessandro Tortato.


