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Politica

Stop al TgR della notte, l’Usigrai contro Fuortes

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Stop dal 9 gennaio alle edizioni notturne della TgR: una scelta dettata da “motivi assolutamente editoriali”, leggi i bassi ascolti, spiega l’ad della Rai Carlo Fuortes, suscitando pero’ la protesta dell’Usigrai che punta il dito contro il “mancato confronto” con il sindacato e la “violazione delle piu’ elementari regole contrattuali”. L’occasione per lo scontro e’ la seconda puntata dell’audizione dei vertici della tv pubblica in commissione di Vigilanza. Fuortes torna anche sulle recenti nomine alle testate, spiegando di aver “avuto, tra le molte interlocuzioni, anche interlocuzioni con rappresentanti dei partiti politici”, ma ribadendo “l’autonomia e l’indipendenza” nelle scelte. “Tutti conosciamo l’importanza dei tg regionali, che sono amati dal pubblico, tranne che in questa edizione che fa registrare un crollo dello share: passiamo dal 14% di Buongiorno Italia al 15% di Buongiorno Regione, al 18% dell’edizione delle 14, al 15% di quella delle 19, poi la TgR delle 24 precipita al 5%. A quell’ora l’emissione informativa non diminuisce di un minuto, perche’ va in onda Linea notte”, sottolinea Fuortes, spiegando che su questa modifica editoriale “c’e’ stata una presa di visione unanime in cda”. L’Usigrai non ci sta: “I dati audirai del 2021 dicono con estrema chiarezza che la terza edizione non perde ascolti. Anzi, le edizioni della TgR fanno da traino alla programmazione di Rai3. Si tratta dunque di un taglio che mortifica il ruolo e la funzione dell’informazione Rai”. E il consigliere eletto dai dipendenti, Riccardo Lagana’, precisando che sul tema c’e’ stata solo “una presa d’atto in cda”, sottolinea che “tagliare trasversalmente non e’ la soluzione, ma ottimizzare e ridisegnare in chiave moderna, anche ottimizzando, la TgR e’ il nostro compito di amministratori. Gli sprechi sono altrove: si comincino, tanto per citare un esempio, a tagliare gli appalti delle grandi societa’ di produzione”. Nel mirino del sindacato dei giornalisti della tv pubblica anche la circolare che limita a dieci all’anno le partecipazioni esterne dei dipendenti Rai. “Hanno un contratto in esclusiva – rivendica l’ad in audizione – e credo che dieci possibilita’ nell’anno non sia un numero basso, compatibilmente con il grande impegno che deve essere svolto in azienda”. “E’ Fuortes che dovrebbe spiegare perche’ ha accettato di fare l’amministratore delegato della Rai se sapeva di non poter lasciare gli incarichi di amministratore unico e sovrintendente del teatro dell’Opera di Roma”, la replica del sindacato. Sul punto il cdr del Tg1 scrive una lettera aperta all’amministratore delegato, chiedendo la revoca di una circolare che “configura una violazione dell’art. 21 della Costituzione” e sollecitando “un maggiore ricorso ai giornalisti della Rai come ospiti ed esperti nei programmi e negli approfondimenti”, piuttosto che incentivare presenze esterne. Incalzato dai commissari a San Macuto sui metodi di nomina e sui contatti con la politica e Palazzo Chigi, il capo dell’azienda torna sugli avvicendamenti ai tg, ammettendo “le interlocuzioni” con i partiti, ma ribadendo che “il processo di formazione delle proposte sta all’autonomia e indipendenza dell’ad. Non e’ specificato nella legge il metodo: se lo fosse stato, lo avrei rispettato alla lettera”. “Entro dicembre”, annuncia, arriveranno le nomine alle direzioni di genere”, che avranno la responsabilita’ sul prodotto. Il nuovo modello organizzativo “e’ solo una parte del piano industriale” la cui implementazione “andra’ di pari passo con il nuovo contratto di servizio”, ma anche “con le nostre capacita’ finanziarie: abbiamo un canone e un tetto pubblicitario stabiliti per legge, potremo lavorare solo all’interno del quadro di risorse che abbiamo”. In cantiere, pero’, c’e’ una novita’: Piero Angela, patriarca della divulgazione, “fara’ L’ora di tecnologia, una striscia che andra’ in onda da gennaio-febbraio”.

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La ministra della Giustizia Marta Cartabia: mai più casi Maresca

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Un magistrato non solo deve essere imparziale ma anche sembrarlo. Il caso Maresca continua a infuriare. Catello Maresca è un magistrato per anni al lavoro a Napoli che oggi è allo stesso tempo un  magistrato a Campobasso e un politico diventato consigliere comunale del centrodestra a Napoli. “Oggi sono circolate non so sulla base di quali fonti delle informazioni sbagliate sul caso Maresca. La proposta che farò alle forze di maggioranza è come un caso come quello non possa mai più ripetersi”. Cosi’ la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ad Atreju, discute del caso Maresca. “Che un giudice possa svolgere contemporaneamente, anche e lontano dal suo distretto, funzioni giudiziarie e politiche non deve accadere. C’è una stella polare della magistratura che deve essere non solo praticata ma anche percepita. Non importa se si tratta di cariche elettive locali, ne’ per queste, ne’ a maggiore per quelle parlamentari”.

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Luigi de Magistris attacca Maresca: fa il magistrato a Campobasso e il politico a Napoli, è una vergogna

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 “Il candidato sindaco di Napoli Catello Maresca ritorna a esercitare le funzioni di magistrato, a Campobasso, continuando pero’ a essere contestualmente consigliere comunale e presunto capo dell’opposizione. E’ una vergogna che si possa fare il politico e il magistrato allo stesso tempo”. Lo afferma l’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che pone il tema “della questione morale perche’ mentre scrivi una sentenza detti un comunicato politico, mentre tieni una requisitoria ti prepari il comizio. Parliamo – prosegue – dello stesso magistrato che prima di mettersi in aspettativa per candidarsi nella citta’ dove aveva espletato le funzioni di pm stava facendo campagna elettorale da mesi”. De Magistris dice di provare “amarezza per i tanti magistrati e i tanti cittadini che come me vogliono credere in una magistratura autonoma e indipendente”.

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Cartabia: è imminente la riforma del Csm

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E’ “imminente” la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario.Lo ha annunciato la ministra della Giustizia, Marta Cartabia . “Dal sistema giustizia i cittadini si attendono che i giudici siano indipendenti, autonomi, competenti. Si attendono che i loro diritti processuali siano pienamente rispettati e che le decisioni giudiziarie siano accurate e adeguatamente motivate – ha detto Cartabia, intervenendo da remoto, alla seconda edizione del Global Dialogue of Justice Leaders – Ma si aspettano anche che la risposta alla loro domanda di giustizia arrivi in tempi ragionevoli. Si aspettano efficienza. Queste sono le componenti fondamentali di un sistema giudiziario affidabile, credibile e meritevole della fiducia dei cittadini, per il quale il governo italiano sta lavorando”.  Quello a cui ha partecipato la ministra e’ uno degli eventi organizzati durante la Global week for justice, ospitato quest’anno dal governo della Lettonia e organizzato da Ocse, Open Government Partnership (Ogp) e Pathfinders for Peaceful, Just and Inclusive Societies. Nella riunione a cui hanno partecipato ministri della giustizia e giuristi internazionali si e’ parlato di cooperazione nazionale e globale secondo i punti tracciati dall’Agenda 2030. La Guardasigilli ha partecipato in particolare alla sessione: “People-centred justice transformation”. Sono stati ricordati i principi per le buone prassi nei sistemi di giustizia lanciati dall’Ocse che mirano a sviluppare una giustizia incentrata sui bisogni delle persone. La ministra ha sottolineato come l’Italia abbia fatto proprie tali buone pratiche nell’insieme delle riforme che il ministero della Giustizia sta portando avanti.

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