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Economia

Stop a tasse e pignoramenti fino al 31 dicembre

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Via libera da parte del Consiglio dei ministri al decreto che sospende la riscossione fino al 31 dicembre: lo stop riguarda l’invio di nuove cartelle, i pagamenti di quelle gia’ ricevute e la sospensione dei pignoramenti. Nel decreto, chiarisce il comunicato diffuso da Palazzo Chigi al termine del cdm, viene disposta la proroga fino al 31 dicembre 2020 della sospensione delle attivita’ di notifica di nuove cartelle di pagamento, del pagamento delle cartelle precedentemente inviate e degli altri atti dell’Agente della Riscossione. Allo stesso tempo, si proroga al 31 dicembre anche il periodo durante il quale si decade dalla rateizzazione con il mancato pagamento di 10 rate, anziche’ 5. Per consentire uno smaltimento graduale delle cartelle di pagamento che si sono gia’ accumulate, alle quali si aggiungeranno quelle dei ruoli che gli enti consegneranno fino al termine della sospensione, precisa ancora il comunicato, e’ inoltre previsto il differimento di 12 mesi del termine entro il quale avviare alla notifica le cartelle.

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Economia

Rapporto Censis, il sistema Italia procede con una ruota quadrata che non gira

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Una ruota quadrata che non gira. Il sistema Italia avanza a fatica, arranca tra pesanti tonfi e tentennamenti. Mai lo si era visto cosi’ bene come durante questo anno eccezionale: l’epidemia, infatti, ha squarciato il velo sulle vulnerabilita’ strutturali del nostro paese. Il re e’ nudo e ora il rischio e’ che, una volta che ci saremo lasciati alle spalle il virus, questi difetti si ripresentino domani piu’ gravi se non si interviene ora in maniera energica. La fotografa che il Censis scatta come ogni anno nel 54.mo Rapporto sulla situazione sociale del Paese, trova una societa’ indebolita e impantanata, in cui prevalgono paura e ansia e che nella logica del meglio sudditi che morti rinuncia ai propri diritti, si aggrappa al salvagente dello Stato e approva anche le ultime restrizioni natalizie; ma proprio in questa crisi si scorge l’opportunita’ di quel cambio di passo, non piu’ rinviabile, per poter rimettere in cammino l’economia e risaldare la societa’. Nell’anno della paura nera dell’epidemia, il virus ha aggredito una societa’ gia’ stanca e ha accelerato alcuni processi gia’ in atto. Nell’Italia gia’ provata da anni di resistenza alla divaricazione dei redditi, il Covid ha infatti ampliato le disuguaglianze sociali gia’ esistenti, con da una parte sempre piu’ famiglie con un sussidio di cittadinanza (+22,8%), e dall’altra pochi miliardari (40) aumentati sia in numero che in patrimonio durante la prima ondata dell’epidemia. La vera frattura sociale risulta essere tra chi ha la certezza del reddito e chi no. Se ci sono 3,2 milioni di “garantiti assoluti”, i dipendenti pubblici, cui si aggiungono 16 milioni di pensionati che si trasformano in “silver welfare” a supporto di figli e nipoti, per il resto si entra nelle “sabbie mobili: il settore privato senza casematte protettive”; c’e’ poi la falange dei piu’ vulnerabili, i dipendenti del settore privato e le partite Iva; infine, “l’universo degli scomparsi”, circa 5 milioni di persone alle prese con lavoretti nei servizi e lavoro nero, inabissatisi senza rumore. E con il lavoro che va a picco, a pagare il conto sono i piu’ deboli, i giovani e le donne, che hanno perso nel terzo trimestre gia’ 457 mila i posti di lavoro, mandando in fumo il 76% dell’occupazione. In questa crescente incertezza, in cui si fanno sempre meno figli (i nuovi nati nel 2019 sono stati 420.170 e quest’anno sprofonderanno sotto soglia 400 mila) e si riduce la propensione al consumo, si sceglie la strada di mettere i soldi da parte per evitare di contrarre debiti: cresce infatti la liquidita’ delle famiglie (contante e depositi a vista hanno superato 1.000 miliardi). Ma ci sono anche persone a rischio immediato di insicurezza economica, che dispongono di risorse finanziarie per meno di un mese (il 17,1%).

E sempre piu’ famiglie in difficolta’ a pagare il riscaldamento della casa. L’emergenza accentua i divari anche nelle scuole: l’esperimento della didattica a distanza, infatti, sembra non aver funzionato adeguatamente tanto che per il 74,8% dei dirigenti ha ampliato il gap di apprendimento tra gli studenti. Il virus ha anche evidenziato i limiti del sistema sanitario nazionale, che e’ arrivato all’appuntamento col Covid “piuttosto fragile”, dopo anni di contenimento della spesa pubblica nella sanita’ e di “mancato ricambio generazionale di medici e infermieri”. Ma ha anche portato il 37% degli italiani ad utilizzare molto meno di prima i mezzi pubblici. E’ una societa’ in cui si e’ radicata la “bonus economy”, una mole di sussidi per 26 miliardi a oltre 14 milioni di beneficiari (quasi 2 mila euro a testa ad un quarto della popolazione). Una societa’ che nel 2020 ha preferito spostarsi nelle seconde case piuttosto che viaggiare e si e’ riscoperta sempre piu’ digitale. Ma anche una societa’ in cui il clima di incertezza e paura legato alla pandemia spinge il 40% degli italiani a considerare un’azzardo avviare un’impresa dopo l’epidemia e fa riaffiorare l’idea di giustificare la pena di morte (quasi la meta’ degli italiani la reintrodurrebbe). “Il timore e’ che questi difetti possano ripresentarsi domani piu’ gravi di prima se non interverremo in maniera energica”, osserva il direttore generale del Censis Valerii. La strada, indica il Censis, parte dal sistema fiscale, per arrivare al ridisegno del sistema fiscale, fino alle questioni territoriali. “La sfida e’ che la classe dirigente ritrovi la forza e il coraggio di mettere mano ai problemi del Paese”, osserva il segretario generale De Rita. E soprattutto serve chiarezza, indica il presidente del Cnel Treu, luce indispensabile per aiutare il disorientamento.

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Cronache

Bonfica Bagnoli, la stroncatura della Corte dei Conti: finora solo studi e soldi sprecati

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Nella bonifica dell’ex area Italsider di Bagnoli ci sono stati “criticita’ e ritardi negli interventi tra il 2015 ed il 2018”, che hanno consentito di realizzare finora “soltanto attivita’ di studio e di caratterizzazione”. La stroncatura arriva dalla Corte dei Conti nella sua relazione conclusiva sul controllo dei finanziamenti destinati alla riqualificazione dell’eterna incompiuta. Gli interventi “hanno comportato – rileva la Corte dei Conti – un recente finanziamento assegnato ad Invitalia s.p.a. di 442,7 milioni di euro (di cui 87,5 effettivamente erogati), che si aggiungono ai 177 e ai 285 milioni erogati ai precedenti soggetti attuatori e che hanno consentito, finora, di realizzare soltanto attivita’ di studio e di ‘caratterizzazione’ delle aree, propedeutiche alla progettazione degli interventi di bonifica e di risanamento, tuttora in corso, e che allo stato vedono il commissario impegnato nell’attivazione degli atti necessari alla configurazione urbanistica dell’area e alla programmazione delle opere di bonifica”. E’ evidente che qualcosa e’ andato storto rispetto al cronoprogramma annunciato dall’allora premier Renzi.

“La conclusione della bonifica di Bagnoli “e’ prevista entro il 2019. Io avevo chiesto il 2018 pero’ meglio essere prudenti e saggi. Per ripulire quest’area da anni di incuria ci sara’ bisogno di un lavoro di 36 mesi” disse Renzi presentando il progetto in prefettura a Napoli il 6 aprile del 2016. “Azioni immediate di bonifica – spiego” l’allora capo del governo – partiranno nel 2016, poi la rigenerazione a gennaio 2017 e dalla fine del 2017 le infrastrutture”. Per finanziare il tutto centinaia di milioni nello Sblocca Italia. Ma a partire davvero furono solo le polemiche con il sindaco de Magistris contrario all’istituzione di un commissario. Un braccio di ferro di un anno fino all’intesa poi raggiunta col successore di Renzi, Paolo Gentiloni. Nel giugno 2019 – sottolinea la magistratura contabile – il commissario Francesco Floro Flores “ha adottato lo stralcio urbanistico del Piano di risanamento ambientale e di rigenerazione urbana, con il quale e’ stata individuata la destinazione urbanistica dell’area all’interno del sito, step fondamentale per la programmazione delle opere di bonifica”. “Lo stesso pero’ – rileva la Corte dei Conti – presenta criticita’ sia sotto il profilo della definizione delle strutture da realizzarsi, sia sotto quello di una non puntuale previsione finanziaria”. “Risulta anche da affrontare con urgenza il problema della rimozione della colmata a mare di cemento”, considerando che non sono stati ancora individuati i siti nei quali destinare l’enorme quantita’ di materiali inquinati provenienti anche dal fondale marino circostante. Ulteriore urgenza – osserva ancora la Corte dei Conti – e’ rappresentata dall’ultimazione della bonifica dell’area ex Eternit, i cui fondi sono stati posti a disposizione del soggetto attuatore fin dal 2017.

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Economia

Unicredit, in pista il comitato per le nomine: pressing dei sindacati

amministratore

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Per il nuovo board di Unicredit e la ricerca dell’a.d, dopo l’annunciato addio di Jean Pierre Mustier, scende in pista il Comitato nomine guidato da Stefano Micossi e di cui fa parte anche il presidente designato, Pier Carlo Padoan. Un primo giro di tavolo per fare il punto e mettere a terra uno schema ed arrivare, in un tempo congruo, alle scelte corrette. Lo chiede il mercato e lo chiedono anche i sindacati che compatti invitano il consiglio di amministrazione a indicare “al piu’ presto la strada” nella convinzione che con Mustier la linea imprenditoriale “si e’ allontanata dal cuore italiano dell’azienda”. La paura di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin e’ che “la fase di incertezza abbia conseguenze finanziarie ed economiche sull’intero gruppo”. In quel caso sarebbe ancora tutto piu’ complicato e, forse, tardi per recuperare. Nessuno ha intenzione di arrivarci e quello che si vuole evitare, in una vicenda che non e’ priva di incognite, e’ che una banca sistemica come Unicredit – e’ il ragionamento che si raccoglie – faccia passi falsi. Non puo’ permetterselo. Intanto c’e’ da registrare la tenuta del titolo (+0,4% e vicino agli 8 euro) dopo due giorni sott’acqua e dopo la presa di posizione del cda che ha chiarito che mai accettera’ operazioni che danneggino il gruppo. “Mustier ha attuato – sottolineano ancora i sindacati – una fortissima politica di riduzione dei costi, ma con una strategia di fatto inesistente sui ricavi”.

Tutto questo ha portato negli ultimi mesi, in cui il gruppo peraltro si e’ trovato ad affrontare l’emergenza Covid, ad un logoramento con il Consiglio. Quindi prima dell’arrivo dell’ex ministro Padoan che ora insieme a Micossi, al presidente, Cesare Bisoni e all’intero consiglio e’ impegnato nella ricerca di una nuova guida. Chi arrivera’ dovra’ avere l’unanimita’ del consiglio, essere apprezzato dagli azionisti internazionali e dagli investitori istituzionali. Ma anche avere un profilo professionale tale che non possano esserci veti da parte di Francoforte. Serve anche chiarezza sul fronte parlamentare. Per potere portare avanti o anche solo esaminare il dossier Mps-Unicredit anche un a.d e un consiglio piu’ propensi alla fusione dovranno poter contare su alcuni punti fermi: le norme su Dta e incentivi alle fusioni che assicurerebbero circa 3 miliardi di euro e, soprattutto, lo ‘scudo legale’ sulle cause di Mps. La mancanza di questi elementi vedrebbe un’operazione punita dal mercato e osteggiata dalla Bce. Per questo, secondo alcuni, i vari elementi e cioe’ indicazione del nuovo a.d, lista del cda, misure parlamentari e di conseguenza piano industriale, devono andare assieme.

Il processo per arrivare ad individuare un nuovo a.d e’ ben strutturato. L’orizzonte non pare immediato anche se le pressioni non mancano. Quando si tratto’ dell’uscita di Federico Ghizzoni e dell’arrivo di Mustier ci vollero due mesi. Il mercato, comunque, ha da subito fatto partire il toto-Ceo su cui non c’e’ riscontro e che sembra piu’ una fuga in avanti che altro. Tra i piu’ accreditati Marco Morelli, che ha un curriculum di tutto rispetto e fino a poco tempo fa e’ stato proprio alla guida di quella Mps che qualcuno vorrebbe dare in sposa ad Unicredit. Ma c’e’ anche Victor Massiah che e’ uscito da Ubi con l’acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo e non ha patti di non concorrenza tali che ostacolino l’assunzione di eventuali incarichi. Si sono fanno poi i nomi dell’ex Deutsche, Flavio Valeri, dell’ex dg Roberto Nicastro che e’ concentrato sulla sua fintech al servizio delle Pmi. E tra gli interni, Carlo Vivaldi (gia’ citato all’epoca dell’uscita di Ghizzoni) e del banker dal profilo internazionale Diego De Giorgi entrato in consiglio a febbraio scorso. Quello delle banche e’ un settore in profondo cambiamento che il Covid ha accelerato tanto che Moody’s vede un outlook negativo in tutta Europa nel 2021. A pesare il contesto di attivita’ sfidante generato dalla lenta ripresa economica, dai crescenti problemi della qualita’ del credito e delle indebolite prospettive di redditivita’.

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