Collegati con noi

Politica

Stefani, Fico e Decaro vincono le Regionali: 3 a 3 tra centrodestra e centrosinistra, ma l’astensione domina

Stefani, Fico e Decaro conquistano Veneto, Campania e Puglia. Le Regionali si chiudono 3 a 3 tra centrodestra e centrosinistra, ma l’astensione supera la metà degli elettori. Il dibattito sulla legge elettorale si riaccende.

Pubblicato

del

Il mid term politico delle regionali d’autunno si chiude senza scosse ma con un quadro chiarissimo: Alberto Stefani conquista il Veneto, Roberto Fico vince in Campania, Antonio Decaro domina in Puglia. Tre regioni al centrodestra e tre al centrosinistra, che insieme alle precedenti tornate portano il bilancio nazionale a 12 presidenti di Regione per il centrodestra, 6 per il centrosinistra e uno autonomista.

Un equilibrio politico che accende subito il dibattito sulle regole del gioco. Matteo Renzi è il primo a evocare il rischio per Giorgia Meloni: «Il centrosinistra unito può vincere le politiche. Domani proverà a cambiare la legge elettorale». Una preoccupazione che trova eco nelle parole del dirigente FdI Giovanni Donzelli, pronto a ragionare su un nuovo sistema: «Serve stabilità, nessun dogma sulla legge elettorale».
Sul fronte opposto Elly Schlein ribatte: «La destra ha paura di perdere. Con la coalizione che abbiamo costruito, nel 2027 la partita è aperta».

Veneto: Stefani vola al 65% e la Lega doppia FdI

In Veneto il successo di Alberto Stefani è schiacciante. Oltre il 65% dei consensi, anche grazie alla spinta di Luca Zaia, tre volte governatore e capolista in tutte le province. La Lega non solo vince il derby interno con FdI, ma lo fa con proporzioni inattese: il Carroccio supera il 36%, mentre Fratelli d’Italia resta sotto il 20%.
Per Matteo Salvini è una vittoria pesante: «Risultato oltre ogni previsione, mi davano per morto».
Sul fronte centrosinistra Giovanni Manildo si ferma sotto il 30%. A sorpresa supera la soglia di sbarramento il medico no vax Riccardo Szumsky, attestato intorno al 6%.

Campania: il campo largo traina Fico oltre il 60%

In Campania gli elettori seguono la linea unitaria voluta da Elly Schlein e, insieme al M5S, portano Roberto Fico oltre il 60% dei voti, doppiando il candidato del centrodestra Edmondo Cirielli.
Una sconfitta netta per Giorgia Meloni, che aveva sostenuto con forza il suo viceministro agli Esteri, anche su temi divisivi come il condono edilizio. Non sono bastati i big della coalizione: la Campania si conferma terreno difficile per il centrodestra.

Schlein esulta con un messaggio chiaro: «L’alternativa c’è. Uniti possiamo battere le destre».
A chi fa notare che M5S e De Luca nel 2020 insieme sfioravano l’80%, Donzelli replica: «Non so cosa festeggino».
Ma Fico guarda avanti: «Sarò il presidente di tutti», commenta dopo la vittoria.

Puglia: Decaro supera il 65% e si conferma leader nazionale del campo largo

In Puglia Antonio Decaro vince con un risultato enorme: oltre il 65%, doppiando Luigi Lobuono. Con le liste a suo sostegno è secondo solo al PD, che in regione vola sopra il 25%.

Pagano la sua popolarità, i suoi 500mila voti alle Europee e il lavoro da sindaco di Bari.
«Grazie a Elly che ha insistito per convincermi. Io non voglio fare politica su un ring, rivendico le mie fragilità», dice nel suo victory speech.
Conte, Vendola ed Emiliano lo sostengono da lontano. In questo scenario, Decaro diventa una figura nazionale del campo largo.

Astensione record: meno della metà al voto

Il dato più amaro è quello della partecipazione: 14 punti in meno rispetto alle precedenti regionali. Meno della metà dei 13 milioni di elettori è andata alle urne.
Un segnale che pesa sulle leadership regionali e nazionali, perché conferma la crisi di fiducia nella politica.

Tra scenari e leadership: chi sfida Meloni nel 2027?

Nonostante la vittoria di un suo candidato, il M5S soffre e rimane debole in tutte le tre regioni. Giuseppe Conte commenta con orgoglio: «Fico è presidente, è un segnale politico», ma resta chiaro che la contesa principale per la premiership è tra Schlein e Meloni.

Il messaggio finale arriva dalla segretaria del PD, che cita Pino Daniele: «L’aria s’adda cagnà».
E per la prima volta, dopo mesi, il campo largo vede una strada possibile verso il 2027.

Advertisement

Politica

Francesca Albanese, Francia e Germania chiedono le dimissioni: anche l’Italia prende le distanze

Francia e Germania chiedono le dimissioni di Francesca Albanese dall’incarico Onu. Tajani prende le distanze. L’Onu replica: «Sta agli Stati membri dissentire».

Pubblicato

del

Dopo la Francia, anche la Germania chiede le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, ritenendo «insostenibile» la sua posizione su Israele. Alla richiesta si è associata anche l’Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha preso ufficialmente le distanze dalle sue dichiarazioni.

Le dichiarazioni contestate

Al centro delle polemiche le parole pronunciate da Albanese durante una conferenza organizzata da Al Jazeera a Doha, in cui si era riferita a Israele come «nemico comune dell’umanità». Una formulazione che ha suscitato la condanna del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot e del suo omologo tedesco Johann Wadephul.

Wadephul ha affermato di rispettare il sistema dei relatori indipendenti delle Nazioni Unite, ma ha condannato quelle che ha definito «dichiarazioni inappropriate».

La posizione dell’Italia e dell’Unione europea

Tajani ha dichiarato che le posizioni di Albanese «non rispecchiano quelle del governo italiano» e che le sue affermazioni «non sono adeguate all’incarico ricoperto all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite».

Parallelamente, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elena Donazzan ha inviato una lettera all’Alta rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione europea, Kaja Kallas, chiedendo un intervento formale della Commissione europea.

La replica di Albanese e dell’Onu

A distanza di due giorni dall’evento, Albanese ha diffuso l’intervento integrale sostenendo che il riferimento al «nemico comune» riguardasse «il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina» e che l’accostamento diretto a Israele deriverebbe dal montaggio del video.

Interpellato sulla vicenda, il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric ha precisato che l’Onu non condivide necessariamente tutte le dichiarazioni dei relatori indipendenti, ma che spetta agli Stati membri utilizzare i meccanismi previsti per esprimere dissenso.

Le ripercussioni in Italia

Il caso ha riacceso il dibattito anche in alcune città italiane dove erano state avanzate proposte di riconoscimenti istituzionali nei confronti della relatrice Onu. A Napoli e Firenze le iniziative sono state bloccate dai sindaci, mentre a Milano la mozione per la cittadinanza onoraria è in attesa di discussione. A Bari è stata chiesta la restituzione delle chiavi della città precedentemente consegnate.

La vicenda resta aperta sul piano politico e diplomatico, con un confronto che coinvolge governi europei, istituzioni locali e Nazioni Unite, in un contesto internazionale già fortemente polarizzato sul conflitto israelo-palestinese.

Continua a leggere

In Evidenza

Vertice Ue ad Alden Biesen, Draghi e Letta spingono sull’urgenza competitività: decisioni attese a marzo

Al vertice informale Ue ad Alden Biesen Draghi e Letta sollecitano scelte rapide su mercato unico e investimenti. Decisioni operative attese già a marzo.

Pubblicato

del

Dal “ritiro” dei leader europei nel castello fiammingo di Alden Biesen emerge un messaggio politico netto: l’Unione avverte l’urgenza di reagire al deterioramento del contesto economico e alla crescente pressione geopolitica e intende tradurre già a marzo la riflessione sulla competitività in decisioni operative.

Il vertice, non decisionale, ha però segnato un cambio di passo. I Ventisette hanno condiviso un senso di urgenza e la volontà di accelerare su dossier rimasti a lungo in sospeso.

Draghi: mercato unico e strumenti finanziari comuni

Mario Draghi ha richiamato il peggioramento del quadro economico e la necessità di affrontare tutte le criticità già evidenziate nel suo rapporto. Tra le priorità indicate: riduzione delle barriere nel mercato unico, mobilitazione del risparmio europeo, integrazione dei mercati dei capitali, interventi sui costi energetici e possibilità di ricorrere, se necessario, a cooperazioni rafforzate.

Particolare attenzione è stata dedicata agli investimenti e agli strumenti finanziari comuni. Su questo fronte restano le aperture di Francia e Spagna, mentre la Germania mantiene una linea prudente.

Il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito che non può approvare il ricorso agli eurobond, richiamando i vincoli costituzionali tedeschi e rinviando il tema al confronto sul prossimo bilancio Ue.

Letta: completare il mercato unico per rafforzare la sovranità

Enrico Letta ha insistito sulla necessità di completare il mercato unico come risposta strategica alle pressioni globali. Secondo quanto riferito, ha definito il mercato unico la migliore risposta europea alle sfide provenienti da Stati Uniti e Cina.

Letta ha proposto un “One Market Act” articolato su energia, connettività e mercati finanziari, con strumenti comuni orizzontali per convogliare il risparmio europeo verso investimenti produttivi. Senza integrazione finanziaria, ha avvertito, sarà difficile restare competitivi.

Von der Leyen e la roadmap di marzo

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha indicato giugno come prima scadenza per progressi concreti sull’integrazione dei mercati dei capitali. Pur preferendo procedere con tutti i 27, ha lasciato aperta la possibilità di cooperazioni rafforzate qualora non si registrassero avanzamenti.

La Commissione presenterà già a marzo una roadmap sul “One Market Act”.

Competitività come questione di sicurezza

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha parlato di consenso unanime sulla necessità di spingere l’agenda della semplificazione.

La premier Giorgia Meloni ha sottolineato che non c’è più tempo da perdere e che l’Europa deve tornare a “pensare in grande”. Tra costi energetici, concorrenza globale e tensioni geopolitiche, la competitività è ormai considerata parte integrante della sicurezza europea.

Dal castello fiammingo arriva quindi un doppio segnale: consapevolezza delle debolezze interne e pressione esterna crescente, ma anche volontà di reagire con scelte rapide. Resta alto, tra i leader e nei corridoi diplomatici, il prestigio di Draghi, con ricorrenti ipotesi su un possibile ruolo europeo di primo piano nei dossier internazionali, a partire dall’Ucraina.

Continua a leggere

Esteri

Vertice Ue, tensioni sul pre-summit Italia-Germania: protesta Sanchez

Al vertice Ue di Alden Biesen tensioni sul pre-summit Italia-Germania-Belgio. Protesta formale di Pedro Sanchez, irritazione tra i leader esclusi.

Pubblicato

del

Il vertice sulla competitività al castello di Alden Biesen si apre con una frattura politica inattesa. Al centro delle tensioni il pre-summit convocato da Italia, Germania e Belgio prima della riunione formale dei Ventisette, letto da alcuni come il primo passo di un’Europa a geometrie variabili.

La premier Giorgia Meloni è arrivata in Belgio forte di un ruolo crescente nello scenario europeo, ma l’iniziativa ha suscitato reazioni contrastanti.

L’asse Parigi-Berlino resta centrale

Subito dopo la riunione dei Paesi “like-minded”, il cancelliere Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macronsi sono presentati insieme davanti alla stampa, ribadendo la solidità dell’asse franco-tedesco.

Fonti francesi hanno sottolineato la normalità di incontri tra gruppi di Paesi prima dei Consigli europei, evitando di leggere l’iniziativa italo-tedesca in chiave conflittuale. Da Parigi non sono arrivate critiche a Meloni, anzi è stato ricordato il prossimo vertice intergovernativo nel quadro dei Trattati del Quirinale.

Meloni ha parlato di un “motore tedesco-italiano” sui temi della competitività, precisando che la cooperazione non è rivolta contro altri partner.

La protesta della Spagna

La reazione più netta è arrivata dalla Spagna. La Moncloa ha reso noto che il premier Pedro Sanchez ha sollevato formalmente la questione dell’esclusione dal pre-summit, sostenendo che simili iniziative rischiano di minare i principi fondamentali dell’Unione e di allontanare soluzioni condivise.

Palazzo Chigi ha fatto sapere che a margine dei lavori un confronto tra Meloni e Sanchez c’è stato, ma senza che fosse sollevata direttamente la questione del mancato invito.

Irritazione tra gli esclusi

Segnali di malumore sono filtrati anche da altre delegazioni. Dall’Irlanda è trapelato stupore per l’assenza dall’incontro preliminare. Il premier Michael Martin, parlando ai cronisti, ha accennato alla mancata partecipazione prima di correggersi.

Tra gli invitati figuravano, oltre ai Paesi organizzatori, anche i leader sovranisti Viktor Orban, Robert Fico e Andrej Babis, su posizioni affini a quelle del Partito Popolare Europeo in materia di competitività.

Le assenze di Spagna, Portogallo e Irlanda evidenziano differenze di approccio, in particolare su Green Deal, dimensione sociale della crescita e deregulation.

Verso un nuovo format?

Palazzo Chigi ha annunciato l’intenzione di replicare il formato prima del Consiglio europeo di marzo, con l’obiettivo di consolidare un gruppo stabile sui dossier economici, sul modello già sperimentato sul tema migratorio.

La partita è appena iniziata. L’idea di un’Europa più flessibile nelle alleanze prende forma, ma resta da capire se il nuovo equilibrio riuscirà a evitare fratture permanenti tra i Ventisette.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto