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Stazione zoologica Anthon Dohrn, quando la scienza piega la schiena e allunga la lingua alla casta della politica

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La notizia della riapertura della Stazione zoologica Anthon Dohrn riempie di gioia perché è una delle più importanti istituzioni scientifiche mondiali che studia e difende la risorsa mare. L’orgoglio che abbia sede a Napoli, ovviamente, rende questa inaugurazione ancora più felici quanti ogni giorno lottano perché Napoli venga conosciuta e riconosciuta come una capitale culturale del Mediterraneo e non per camorre, degrado e altre espressioni macchiettistiche della napoletanità. 

Peccato che gli attuali vertici della stazione zoologica abbiano pensato di trasformare questo momento di orgoglio cittadino in una kermesse elettorale. Eh sì, quelli che comandano alla Dohrn hanno offerto un palcoscenico importante ad un candidato sindaco, quello della sinistra, Gaetano Manfredi, che nulla ha a che vedere con l’oggetto della giornata inaugurale della stazione Dohrn. Cosa che accadrà il giorno 8 del mese di giugno.  

Dice: ma perché non si può invitare Gaetano Manfredi? E perchè Manfredi non può essere addirittura un relatore? Perché Manfredi non riveste alcun ruolo. Ad una inaugurazione con rappresentanti delle istituzioni (Presidente della Camera, Presidente di Regione, Sindaco di Napoli, ministri e altri onorevoli rappresentanti delle istituzioni), offrire un palcoscenico a Manfredi significa negarlo a tutti gli altri candidati sindaci e non è corretto.

Ciò detto, il presidente della stazione zoologica, il dottor Roberto Danovaro, che è a capo di una istituzione scientifica, ancora non è riuscito a capire che la scienza è neutra, è patrimonio di tutti ed è al servizio di tutti. Danovaro, purtroppo, ancora non ha capito che è un errore trasformare una giornata di orgoglio napoletano in una passerella elettorale per amici ed amici degli amici. Napoli è una città rispettabile e Danovaro dovrebbe evitare di esporla al ridicolo con i suoi comportamenti faziosi. Speriamo che l’invito a Manfredi sia stata una dimenticanza, una sciatteria, una penosa caduta di stile. E speriamo che Danovaro rinsavisca e risolva invitando tutti i candidati sindaci già in campo. 

Magari togliendo il palcoscenico elettorale a Manfredi. Purtroppo in una campagna elettorale difficile e lunga, abbiamo già assistito a pesanti intromissioni di alcune istituzioni che dovrebbero essere neutre in vicende elettorali. Qualche giorno fa il Mezzo Rettore Lorito (mezzo perchè ha appena la metà dei consensi nell’Ateneo Federico II) pubblicamente fece l’endorsement del suo predecessore Manfredi. 

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Cultura

Giulio Ruffini, pittore di Romagna. Stili di memoria e metamorfosi del mondo

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Gli Enti promotori, dalla Regione ai Comuni, ai Musei alle Accademie, alle Associazioni, alla fine hanno deciso così. Nel centenario della nascita, a Glorie di Bagnacavallo, Giulio Ruffini sarà dunque ricordato con una serie di mostre, allestite nei vari luoghi emiliani e romagnoli dell’artista, valendosi del contributo di diversi studiosi.

Frammenti documentali e celebrativi disseminati sul territorio. Si comincia tra primavera ed estate 2021 con la mostra di Bagnacavallo. Si prosegue con le esposizioni novembrine di Faenza e Bologna. Per terminare l’anno con gli appuntamenti di Ravenna e Rimini. Debbo dire che, un po’ sorpreso all’inizio, ho finito per apprezzare questa soluzione “geografica” delle esposizioni. Se da un lato, infatti, la frammentazione è rischiosa perché spezzetta –o replica- dall’altra essa rappresenta l’opportunità di ricomporre nuclei tematici o stilistici che rischierebbero altrimenti di non essere colti nel loro giusto spessore. Del resto, la distribuzione spaziale recupera in qualche modo l’artista alla sua territorialità. E ciò, in una indubbia unità identitaria, ma declinata nelle sue diverse espressioni culturali e storiche, oltre che nelle plurime sensibilità ispirative di una carriera artistica così lunga e proteiforme (Ruffini muore a Ravenna nel 2011).

A Bagnacavallo si è seguito il filo denominato “L’epica popolare e l’inganno della modernità, 1950-67”. Con un riferimento dominato dall’impegno civile, dalle lotte bracciantili, dalla voglia di riscatto dei ceti più umili, dalla furia repressiva. La “Pietà per il bracciante assassinato”, un dipinto di fortissima suggestione, emotivamente coinvolgente e pietra miliare di una pedagogia civile praticata senza retorica, risale agli inizi degli anni ’50. I germogli della nostra seconda modernità si innestano sul vecchio mondo contadino (così emblematicamente popolato di donne) e sugli antichi mestieri (“Operai alle saline di Cervia”, “Cavasabbia”). E però si mostrano nell’insostenibile passaggio da una violenza all’altra: dalle “fucilazioni” di ieri, agli “incidenti” stradali di oggi – quale che sia il colore delle lamiere contorte –, quelli portati dal miracolo economico.

A Faenza è la traccia di un intimismo polimorfo e non rassegnato che viene seguita, in un itinerario che trapassa, se posso dire, da niente a niente, pur conducendoci “Dalla meraviglia del vero al rimpianto del passato, 1942-2006”. Sono nature morte dai colori irrimediabilmente spenti che ci accolgono alla Galleria Comunale d’Arte. Sono i resti di universi che scompaiono, destinati a non lasciare traccia alcuna. C’è un intento compositivo in quei residui, che sono ordinati, è evidente, ma non riescono a strutturarsi in un qualche profilo. Lo stesso “Monumento alla madre” (1975-76), è una testimonianza affettiva di rara profondità, e tuttavia resa allegoricamente attraverso una disposizione di oggetti, sia pure tutt’altro che meccanica. 

E tuttavia non è il “rimpianto”, ma, piuttosto, la sua qualità che Ruffini mette in gioco nella rappresentazione. Credo. Impiegherei perciò, per questa metamorfosi del mondo, termini che non esistono nella lingua italiana, ma che mi sembrano più consoni per descrivere la poetica della riflessività dell’artista, come hiraeth, acquisito dalla lingua inglese ma di provenienza gallese, oppure come il turco hüzün. Parole che esprimono, certo –come del resto saudade– il procelloso e mai concluso va e vieni dalla “tristezza” alla “nostalgia”, ma per dire, forse, il desiderio per qualcosa che non si è mai avuto. Un sentimento di afflizione causato non solo e non tanto da una perdita fisica, quanto piuttosto, e soprattutto, da una grave perdita spirituale.

A Bologna, Palazzo d’Accursio, in sala d’Ercole, un ulteriore frammento dell’opera di Ruffini. Mentre a Faenza prevalevano le evocazioni, l’hiraeth, qui è il presente che massimamente irrompe nella pittura. Intanto con una riproposizione delle allegorie della sofferenza: le crocifissioni, simboli universali, ma anche –di nuovo- gli “incidenti” stradali, le nuove forme attraverso cui la violenza della modernità –la violenza del benessere- si annuncia agli attoniti abitanti del mondo in mutazione. Non che manchino anche qui le evocazioni, beninteso: quelle che mettono insieme “la madre e il pane” sono tra le più toccanti (“Monumento alla madre e al pane, 1972). Per chiudere, un artista estremamente pudico, che si esprime per simboli e attraverso formalizzazioni visive ellittiche ma mai ammiccanti, ci viene presentato qui in un intenso autoritratto e al lavoro, nel suo atelier, con una (dolente) modella.

Giulio Ruffini. I prossimi appuntamenti di Ravenna e Rimini, ci racconteranno altri spezzoni di una storia artistica tra le più seduttive del Novecento.  

  

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Corona Virus

Pillola Merck efficace al 30%, meno rispetto dati preliminari

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Il farmaco antivirale orale sperimentale di Merck (Msd in Europa) Molnupiravir, in adulti a rischio con COVID-19 da lieve a moderato, ha ridotto il rischio di ospedalizzazione o morte dal 9,7% nel gruppo placebo (68/699) al 6,8% (48/709) nel gruppo Molnupiravir, “per una riduzione del rischio relativo del 30%”. Gli studi preliminari di fase 3 indicavano invece una riduzione del rischio del 50%. Lo comunica l’azienda farmaceutica Msd che, con il partner Ridgeback Botherapeutics, ha fornito aggiornamenti sui risultati dello studio MOVe-OUT. Sono infatti ora disponibili i dati da tutti i partecipanti arruolati nello studio (1433). Nove decessi, rileva Msd, sono stati segnalati nel gruppo placebo e uno nel gruppo Molnupiravir: “Il profilo degli eventi avversi per Molnupiravir e’ rimasto coerente con il profilo riportato nell’analisi ad interim pianificata”, precisa l’azienda. Nell’analisi provvisoria dello studio clinico di fase 3 MOVe-OUT, che ha valutato molnupiravir in pazienti adulti non ospedalizzati con COVID-19 da lieve a moderato che erano a maggior rischio di progressione a COVID-19 grave e/o ricovero, era emerso che il farmaco somministrato due volte al giorno aveva ridotto il rischio di ospedalizzazione o morte di circa il 50%. L’ Agenzia europea dei medicinali Ema ha iniziato a valutare una domanda di autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale antivirale orale di Merck nei giorni scorsi. All’esame dell’Ema e’ attualmente anche il candidato farmaco orale antivirale contro COVID-19 dell’azienda Pfizer (Paxlovid), che, come comunicato dall’azienda sulla base dell’analisi intermedia dello studio di fase 2/3 EPIC-HR, “ha dimostrato di ridurre il rischio di ricovero o di morte dell’89%”.

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Esteri

Dodicenne accoltellata a morte, arrestati 4 ragazzini

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Un nuovo caso di violenza giovanile torna a turbare la Gran Bretagna. Ava White, 12 anni, e’ morta per le gravissime ferite riportate ieri sera dopo che alcuni teenager l’avevano aggredita e accoltellata nel centro di Liverpool, poco dopo la tradizionale accensione delle luci di Natale nella citta’ inglese, quindi con decine di persone intorno. Quattro ragazzini, di eta’ compresa tra i 13 ei 15 anni, sono stati arrestati dalla polizia locale con l’accusa di omicidio. Secondo la ricostruzione della Bbc, gli agenti hanno trovato Ava mentre si trovava a terra e un passante, che aveva assistito al fatto, le ha prestato i primi soccorsi. La ragazza si trovava li’ con gli amici e all’origine dell’aggressione ci sarebbe stata una discussione tra alcuni teenager. E’ stata portata in un ospedale pediatrico ma e’ morta poco dopo. La vittima frequentava una scuola cattolica nel quartiere di Everton. “Questo tipo di violenza che coinvolge un minore e con conseguenze cosi’ tragiche e’ scioccante in ogni caso, ma quando la vittima ha 12 anni lo e’ particolarmente”, ha detto Rachel de Souza, che occupa la carica di commissaria per l’Infanzia in Inghilterra.

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