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Esteri

Stati Uniti–Iran, Trump valuta opzioni diplomatiche e militari: sul tavolo anche cyberattacchi

Donald Trump valuta opzioni diplomatiche e militari nei confronti dell’Iran. Il Pentagono presenta nuovi scenari, inclusi cyberattacchi e azioni contro l’apparato di sicurezza.

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Il presidente americano Donald Trump sta esaminando una gamma di opzioni diplomatiche nei confronti dell’Iran, senza escludere la possibilità di un attacco militare con funzione di deterrenza rispetto all’uso della forza letale contro i manifestanti.

Le opzioni presentate dal Pentagono

Il Pentagono avrebbe ampliato il ventaglio delle opzioni sottoposte al presidente, includendo scenari che vanno oltre i raid aerei di giugno. Tra i possibili obiettivi figurano il programma nucleare iraniano e i siti di lancio di missili balistici, secondo un funzionario statunitense.

Le ipotesi più probabili

Le opzioni considerate più probabili comprenderebbero un attacco informatico o un’azione mirata contro l’apparato di sicurezza interno iraniano, accusato di ricorrere alla forza letale contro i manifestanti. Si tratta di scelte che mirano a limitare l’escalation militare diretta, pur esercitando pressione su Teheran.

Tempi e rischi di escalation

Qualsiasi azione non sarebbe immediata e potrebbe avvenire tra diversi giorni. Resta il rischio di una forte rappresaglia iraniana, con potenziali conseguenze regionali. Trump dovrebbe ricevere un briefing dettagliato sulle diverse opzioni nel corso della giornata.

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Esteri

Emirati Arabi Uniti: “Abbiamo diritto a difenderci, ma scegliamo la moderazione”

Gli Emirati Arabi Uniti affermano di avere il diritto di difendersi dagli attacchi dell’Iran ma ribadiscono la scelta della moderazione e della diplomazia.

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Gli Emirati Arabi Uniti affermano di avere il diritto di difendersi dagli attacchi in corso attribuiti all’Iran, ma ribadiscono di voler mantenere una linea di moderazione.

A dichiararlo è stato il consigliere presidenziale Anwar Gargash.

Le dichiarazioni del consigliere presidenziale

“Gli Emirati Arabi Uniti hanno il diritto di difendersi da questa aggressione terroristica imposta, ma continuano a dare priorità alla ragione e alla logica”, ha affermato Gargash.

Secondo il consigliere presidenziale, Abu Dhabi sta esercitando moderazione mentre cerca una via d’uscita dalla crisi che coinvolge l’Iran e l’intera regione.

I tentativi di mediazione tra Washington e Teheran

Gargash ha inoltre sottolineato che gli Emirati hanno tentato fino all’ultimo momento di favorire una soluzione diplomatica.

Secondo quanto dichiarato, Abu Dhabi avrebbe compiuto “sforzi sinceri” per mediare tra Washington e Teheran nel tentativo di evitare lo scoppio della guerra.

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Esteri

Trump frena su un accordo con l’Iran: “I termini non sono ancora abbastanza buoni”

Donald Trump afferma di non essere pronto a un accordo per fermare la guerra con l’Iran: “I termini non sono ancora abbastanza buoni”, nonostante segnali di apertura da Teheran.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non essere ancora pronto a firmare un accordo per porre fine alla guerra con l’Iran, nonostante segnali di disponibilità da parte di Teheran.

In un’intervista telefonica rilasciata alla NBC, il presidente ha spiegato che i termini proposti finora non sarebbero soddisfacenti.

“I termini non sono abbastanza buoni”

Secondo Trump, la trattativa non può essere conclusa finché le condizioni dell’intesa non cambieranno.

“Non sono pronto a fare un accordo perché i termini non sono ancora abbastanza buoni”, ha affermato il presidente, evitando però di specificare quali siano le condizioni richieste dagli Stati Uniti.

La posizione della Casa Bianca sul conflitto

Le dichiarazioni arrivano mentre la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran continua a influenzare l’equilibrio della regione e i mercati energetici globali.

Trump ha sostenuto in più occasioni che l’Iran starebbe cercando un’intesa per fermare il conflitto, ma che Washington non accetterà un accordo considerato insufficiente o poco solido.

Diplomazia ancora in stallo

Nonostante le aperture diplomatiche, la prospettiva di un negoziato appare ancora lontana. L’amministrazione statunitense mantiene una posizione rigida sui contenuti di un eventuale accordo, mentre il conflitto continua a generare tensioni geopolitiche e a influenzare il mercato del petrolio.

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Esteri

Iraq vola in Messico per lo spareggio mondiale nonostante la guerra

La nazionale irachena partirà per il Messico per lo spareggio verso i Mondiali 2026 nonostante le difficoltà legate alla guerra in Medio Oriente.

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La nazionale di calcio dell’Iraq partirà per il Messico per disputare uno spareggio decisivo in vista dei Mondiali del 2026, nonostante le difficoltà logistiche causate dalla guerra che sta interessando il Medio Oriente.

L’annuncio è arrivato dalla federazione calcistica irachena.

Partenza con un aereo privato

Il presidente della federazione, Adnan Dirjal, ha spiegato che la squadra partirà alla fine della settimana a bordo di un aereo privato per raggiungere il Messico.

La decisione è stata presa per superare le difficoltà nei collegamenti aerei causate dal conflitto in corso nella regione.

Il coinvolgimento della Fifa

Dirjal ha riferito di aver contattato la FIFA per facilitare il viaggio della delegazione irachena e garantire che la nazionale possa raggiungere la sede della partita senza ulteriori problemi.

La partita a Monterrey il 31 marzo

Lo spareggio si disputerà il 31 marzo nella città di Monterrey. La sfida rappresenta un passaggio decisivo per le ambizioni dell’Iraq di partecipare alla fase finale dei Mondiali del 2026.

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