Esteri
Stati Uniti e Iran colpiscono le infrastrutture: la guerra si allarga nel Golfo
Stati Uniti e Iran intensificano la guerra, estendendo gli attacchi dalle installazioni militari alle infrastrutture energetiche e di trasporto. La nuova escalation allontana ulteriormente la possibilità di una ripresa del negoziato e aumenta il rischio di un coinvolgimento diretto di altri Paesi del Medio Oriente.
Le forze americane hanno colpito ponti, collegamenti ferroviari, un aeroporto e installazioni utilizzate per il controllo delle attività marittime nel sud dell’Iran. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro obiettivi legati agli Stati Uniti in Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman e Giordania. Molti risultati militari rivendicati dall’Iran non risultano però verificabili in maniera indipendente.
I raid americani nel sud dell’Iran
Secondo le autorità e i media statali iraniani, gli attacchi statunitensi avrebbero colpito lo scalo aeroportuale di Iranshahr, una stazione ferroviaria, due ponti e una torre per le telecomunicazioni nella zona di Bandar Abbas.
A Chabahar sarebbe stata inoltre distrutta una torre utilizzata per il controllo del traffico marittimo. Washington sostiene che la struttura fosse impiegata dai Guardiani della rivoluzione per coordinare operazioni militari, mentre Teheran la descrive come un’infrastruttura civile.
Il bilancio riferito dalle autorità iraniane è di almeno otto morti e venti feriti. Non è stato possibile verificare autonomamente né il numero delle vittime né la natura di tutti gli obiettivi colpiti.
Colpite anche le reti elettriche
I bombardamenti avrebbero danneggiato infrastrutture energetiche nel sud della Repubblica islamica. Le autorità hanno invitato la popolazione a limitare il consumo di elettricità e a ridurre l’uso dei condizionatori, nonostante le temperature particolarmente elevate.
L’estensione degli attacchi a ponti, ferrovie, energia e comunicazioni indica un ampliamento della campagna americana, inizialmente concentrata sulle capacità militari iraniane e sulle strutture collegate al controllo dello Stretto di Hormuz.
La rappresaglia iraniana nei Paesi del Golfo
I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro basi, radar e velivoli statunitensi dislocati in diversi Paesi della regione.
In Kuwait, un missile iraniano ha danneggiato una centrale per la produzione di energia e la desalinizzazione dell’acqua. L’episodio ha provocato incendi e interruzioni del servizio, evidenziando la particolare vulnerabilità di un Paese che ricava dalla desalinizzazione la maggior parte della propria acqua potabile.
Le autorità kuwaitiane hanno riferito anche di militari feriti durante gli attacchi contro basi e accampamenti. Le dimensioni dei danni militari rivendicati da Teheran non sono state confermate da fonti indipendenti.
Missili contro la base di Al-Udeid
In Qatar, l’Iran ha sostenuto di avere colpito sistemi radar e aerei americani nella base di Al-Udeid, una delle principali installazioni militari degli Stati Uniti in Medio Oriente.
Doha ha confermato di avere intercettato missili diretti verso il proprio territorio. Un bambino sarebbe rimasto ferito dalla caduta di detriti. Non sono emerse conferme indipendenti sulla distruzione di velivoli o radar rivendicata dai Guardiani della rivoluzione.
Teheran ha inoltre dichiarato di avere attaccato installazioni radar in Oman, aerei americani in Giordania e velivoli ed elicotteri in Bahrein.
Versioni contrastanti sull’attacco in Siria
Le forze iraniane hanno rivendicato anche un’azione contro la base americana di Al-Tanf, in Siria. Una fonte militare siriana ha però negato che l’attacco sia avvenuto.
Il contrasto tra le versioni conferma la difficoltà di verificare in tempo reale le comunicazioni diffuse dalle parti, spesso utilizzate anche come strumento di propaganda e deterrenza.
Hormuz paralizzato dalla guerra
La crisi resta concentrata soprattutto attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Il traffico navale è fortemente ridotto e le navi attraversano il braccio di mare in numero limitato.
Il Comando centrale americano ha riferito che Marines statunitensi hanno abbordato la petroliera M/T Wen Yao, carica di carburante iraniano, per verificarne il rispetto del blocco imposto da Washington. L’azione segna un ulteriore passaggio dalla guerra aerea al controllo diretto delle rotte marittime.
La minaccia sul Mar Rosso
A preoccupare è anche la possibilità che la guerra si estenda al Mar Rosso e allo stretto di Bab el Mandeb, altra rotta fondamentale per il commercio internazionale.
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha avvertito che una chiusura del passaggio da parte degli Houthi avrebbe gravi conseguenze economiche. Intanto l’agenzia britannica Ukmto ha segnalato l’abbordaggio di una nave da parte di persone non autorizzate nel Golfo di Aden.
Nuovi aerei americani verso Israele
Secondo Axios, l’amministrazione Trump avrebbe comunicato a Israele l’invio di decine di ulteriori aerei cisterna per il rifornimento in volo, mentre alla Casa Bianca vengono valutate opzioni per un’espansione delle operazioni contro l’Iran.
La mossa potrebbe preparare missioni aeree più lunghe e complesse, condotte direttamente dagli Stati Uniti oppure a sostegno dell’aviazione israeliana. Il ritorno di Israele nel conflitto su vasta scala resta quindi una possibilità concreta, ma non ancora una decisione annunciata ufficialmente.
Lo scambio di attacchi delle ultime ore appare il più intenso dalla rottura del cessate il fuoco. Con infrastrutture civili, reti energetiche, impianti idrici e rotte commerciali ormai coinvolti, il rischio non riguarda più soltanto gli eserciti: la guerra minaccia direttamente le popolazioni e l’intera economia globale.
Stati Uniti e Iran intensificano la guerra, estendendo gli attacchi dalle installazioni militari alle infrastrutture energetiche e di trasporto. La nuova escalation allontana ulteriormente la possibilità di una ripresa del negoziato e aumenta il rischio di un coinvolgimento diretto di altri Paesi del Medio Oriente.
Le forze americane hanno colpito ponti, collegamenti ferroviari, un aeroporto e installazioni utilizzate per il controllo delle attività marittime nel sud dell’Iran. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro obiettivi legati agli Stati Uniti in Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman e Giordania. Molti risultati militari rivendicati dall’Iran non risultano però verificabili in maniera indipendente.
I raid americani nel sud dell’Iran
Secondo le autorità e i media statali iraniani, gli attacchi statunitensi avrebbero colpito lo scalo aeroportuale di Iranshahr, una stazione ferroviaria, due ponti e una torre per le telecomunicazioni nella zona di Bandar Abbas.
A Chabahar sarebbe stata inoltre distrutta una torre utilizzata per il controllo del traffico marittimo. Washington sostiene che la struttura fosse impiegata dai Guardiani della rivoluzione per coordinare operazioni militari, mentre Teheran la descrive come un’infrastruttura civile.
Il bilancio riferito dalle autorità iraniane è di almeno otto morti e venti feriti. Non è stato possibile verificare autonomamente né il numero delle vittime né la natura di tutti gli obiettivi colpiti.
Colpite anche le reti elettriche
I bombardamenti avrebbero danneggiato infrastrutture energetiche nel sud della Repubblica islamica. Le autorità hanno invitato la popolazione a limitare il consumo di elettricità e a ridurre l’uso dei condizionatori, nonostante le temperature particolarmente elevate.
L’estensione degli attacchi a ponti, ferrovie, energia e comunicazioni indica un ampliamento della campagna americana, inizialmente concentrata sulle capacità militari iraniane e sulle strutture collegate al controllo dello Stretto di Hormuz.
La rappresaglia iraniana nei Paesi del Golfo
I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro basi, radar e velivoli statunitensi dislocati in diversi Paesi della regione.
In Kuwait, un missile iraniano ha danneggiato una centrale per la produzione di energia e la desalinizzazione dell’acqua. L’episodio ha provocato incendi e interruzioni del servizio, evidenziando la particolare vulnerabilità di un Paese che ricava dalla desalinizzazione la maggior parte della propria acqua potabile.
Le autorità kuwaitiane hanno riferito anche di militari feriti durante gli attacchi contro basi e accampamenti. Le dimensioni dei danni militari rivendicati da Teheran non sono state confermate da fonti indipendenti.
Missili contro la base di Al-Udeid
In Qatar, l’Iran ha sostenuto di avere colpito sistemi radar e aerei americani nella base di Al-Udeid, una delle principali installazioni militari degli Stati Uniti in Medio Oriente.
Doha ha confermato di avere intercettato missili diretti verso il proprio territorio. Un bambino sarebbe rimasto ferito dalla caduta di detriti. Non sono emerse conferme indipendenti sulla distruzione di velivoli o radar rivendicata dai Guardiani della rivoluzione.
Teheran ha inoltre dichiarato di avere attaccato installazioni radar in Oman, aerei americani in Giordania e velivoli ed elicotteri in Bahrein.
Versioni contrastanti sull’attacco in Siria
Le forze iraniane hanno rivendicato anche un’azione contro la base americana di Al-Tanf, in Siria. Una fonte militare siriana ha però negato che l’attacco sia avvenuto.
Il contrasto tra le versioni conferma la difficoltà di verificare in tempo reale le comunicazioni diffuse dalle parti, spesso utilizzate anche come strumento di propaganda e deterrenza.
Hormuz paralizzato dalla guerra
La crisi resta concentrata soprattutto attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Il traffico navale è fortemente ridotto e le navi attraversano il braccio di mare in numero limitato.
Il Comando centrale americano ha riferito che Marines statunitensi hanno abbordato la petroliera M/T Wen Yao, carica di carburante iraniano, per verificarne il rispetto del blocco imposto da Washington. L’azione segna un ulteriore passaggio dalla guerra aerea al controllo diretto delle rotte marittime.
La minaccia sul Mar Rosso
A preoccupare è anche la possibilità che la guerra si estenda al Mar Rosso e allo stretto di Bab el Mandeb, altra rotta fondamentale per il commercio internazionale.
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha avvertito che una chiusura del passaggio da parte degli Houthi avrebbe gravi conseguenze economiche. Intanto l’agenzia britannica Ukmto ha segnalato l’abbordaggio di una nave da parte di persone non autorizzate nel Golfo di Aden.
Nuovi aerei americani verso Israele
Secondo Axios, l’amministrazione Trump avrebbe comunicato a Israele l’invio di decine di ulteriori aerei cisterna per il rifornimento in volo, mentre alla Casa Bianca vengono valutate opzioni per un’espansione delle operazioni contro l’Iran.
La mossa potrebbe preparare missioni aeree più lunghe e complesse, condotte direttamente dagli Stati Uniti oppure a sostegno dell’aviazione israeliana. Il ritorno di Israele nel conflitto su vasta scala resta quindi una possibilità concreta, ma non ancora una decisione annunciata ufficialmente.
Lo scambio di attacchi delle ultime ore appare il più intenso dalla rottura del cessate il fuoco. Con infrastrutture civili, reti energetiche, impianti idrici e rotte commerciali ormai coinvolti, il rischio non riguarda più soltanto gli eserciti: la guerra minaccia direttamente le popolazioni e l’intera economia globale.
Esteri
Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita
Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.
Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.
Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.
Più di 360 millimetri in un giorno
Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.
Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.
Settemila passeggeri bloccati a Narita
All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.
Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.
Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.
Il governatore: «Mai visto un disastro simile»
Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.
L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.
Il ruolo del riscaldamento globale
Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.
Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.
Esteri
Farage rieletto a Clacton, ma riparte l’inchiesta sui suoi finanziamenti
Nigel Farage ha riconquistato il seggio di Clacton con 22.239 voti. Secondo il candidato satirico Count Binface. Con il ritorno alla Camera dei Comuni riprende l’indagine parlamentare su un contributo da cinque milioni di sterline che il leader di Reform UK avrebbe omesso di dichiarare.
Nigel Farage è stato rieletto deputato nel collegio di Clacton, nell’Inghilterra sudorientale, al termine dell’elezione suppletiva da lui stesso provocata con le dimissioni dalla Camera dei Comuni.
Il leader di Reform UK ha ottenuto 22.239 voti, pari al 63,34%, migliorando la percentuale del 46,2% raccolta alle elezioni politiche del 2024. La consultazione è stata però disertata dai principali partiti britannici, che l’avevano definita un’iniziativa propagandistica destinata a distogliere l’attenzione dall’inchiesta parlamentare sulle finanze di Farage.
Count Binface secondo con il 26,9%
Al secondo posto si è classificato Count Binface, personaggio satirico interpretato dal comico Jonathan Harvey, con 9.455 voti e il 26,93% dei consensi. Alla competizione hanno partecipato complessivamente 34 candidati, molti dei quali indipendenti o appartenenti a formazioni minori.
L’affluenza si è fermata al 44,4%, in calo rispetto al 58,7% registrato nel collegio alle politiche del 2024. Farage ha presentato il risultato come una sfida vinta contro l’establishment politico, mentre Count Binface si è proclamato ironicamente «vincitore morale».
L’assenza alla proclamazione
Farage non ha partecipato alla cerimonia di proclamazione. Reform UK ha motivato l’assenza facendo riferimento a una minaccia alla sicurezza del leader. La polizia dell’Essex ha tuttavia precisato di non avere consigliato ad alcun candidato di disertare lo scrutinio e ha riferito che non si sono verificati incidenti.
Farage ha successivamente spiegato di avere temuto contestazioni e iniziative organizzate per metterlo in imbarazzo durante la proclamazione.
Sul tema della sicurezza pesa anche il clima seguito all’uccisione dell’ex ministra Ann Widdecombe. Gli investigatori dell’antiterrorismo stanno verificando un’eventuale connessione tra quell’omicidio e un precedente episodio incendiario avvenuto nell’abitazione londinese di Farage. Il possibile collegamento resta un’ipotesi investigativa.
Riprende l’inchiesta parlamentare
Con il ritorno di Farage alla Camera dei Comuni riparte l’indagine del commissario parlamentare per gli standard, sospesa quando il leader di Reform aveva lasciato il seggio. Gli accertamenti riguardano la mancata dichiarazione di un contributo da cinque milioni di sterline ricevuto dall’imprenditore delle criptovalute Christopher Harborne.
Farage respinge le contestazioni e sostiene di non avere commesso irregolarità. Al termine dell’inchiesta potrebbe essere proposta una sanzione parlamentare. Un’eventuale sospensione che rientrasse nei casi previsti dalla legge potrebbe aprire la strada a una petizione di revoca: per provocare una nuova elezione suppletiva sarebbe necessaria la firma del 10% degli elettori del collegio.
Labour e Conservatori hanno sottolineato che la rielezione non chiude il caso. La presidente laburista Bridget Phillipson ha affermato che il risultato non cancella le questioni ancora aperte sui finanziamenti di Farage.
Esteri
La Groenlandia blocca le trivelle della compagnia vicina a Trump: mancano i permessi
Le autorità groenlandesi hanno fermato il progetto esplorativo di Greenland Energy nella regione protetta di Jameson Land. La società aveva portato attrezzature sull’isola senza tutte le autorizzazioni necessarie. Le perforazioni non potranno iniziare prima dell’inverno 2027.
La Groenlandia ha imposto il rinvio delle trivellazioni programmate da Greenland Energy, compagnia petrolifera statunitense sostenuta da investitori e personalità vicine a Donald Trump.
La società aveva fatto arrivare a luglio alcune attrezzature sulla costa orientale dell’isola senza aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Le prime perforazioni esplorative sarebbero dovute iniziare nelle prossime settimane, ma il governo groenlandese ha stabilito che la procedura di valutazione non potrà essere completata in tempo.
Trivellazioni rinviate almeno al 2027
Le autorità dovranno esaminare l’impatto ambientale e sociale del progetto, previsto nella regione di Jameson Land. Si tratta di un’area umida protetta, popolata da specie rare di uccelli e da buoi muschiati dai quali dipendono anche le attività dei cacciatori locali.
Nella migliore delle ipotesi, le trivellazioni potrebbero cominciare durante l’inverno del 2027. Il rinvio smentisce le previsioni dell’inviato presidenziale statunitense Jeff Landry, secondo il quale il petrolio groenlandese avrebbe potuto entrare in produzione entro una decina di mesi.
È inoltre necessario distinguere tra perforazioni esplorative ed estrazione commerciale: anche l’eventuale individuazione di un giacimento non consentirebbe l’avvio immediato della produzione.
Il progetto da 60 milioni di dollari
Greenland Energy intende finanziare con circa 60 milioni di dollari le attività esplorative, ottenendo in cambio una partecipazione di maggioranza nel progetto. Il partner britannico 80 Mile possiede alcune licenze rilasciate prima del 2021, anno in cui la Groenlandia ha smesso di concedere nuovi permessi petroliferi per ragioni climatiche e ambientali.
L’amministratore delegato Robert Price sostiene che sotto Jameson Land potrebbero trovarsi riserve petrolifere dal valore di mille miliardi di dollari. Si tratta, però, di una stima della società non ancora dimostrata attraverso perforazioni.
Dopo lo stop, Greenland Energy ha dichiarato di voler rispettare le regole groenlandesi e utilizzare il rinvio per perfezionare il progetto e rafforzare i rapporti con le comunità locali.
La vicenda assume anche un significato geopolitico per le ripetute dichiarazioni di Trump sull’interesse statunitense verso la Groenlandia. Le autorità dell’isola ribadiscono però che lo sfruttamento delle risorse naturali deve sottostare alle leggi locali, indipendentemente dai legami politici o finanziari dei potenziali investitori.


